La riforma degli enti territoriali in Italia

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7 Risposte

  1. Luciano Del Vecchio ha detto:

    La proposta è molto convincente. Ho sempre visto con molta diffidenza le regioni e lo stato regionale, e ancor di più quello federale. Credo che le regioni siano organismi artificiali, che non rispecchiano la vera e autentica tradizione autonomistica italiana, rappresentata storicamente da Comuni e Province. Un ritorno allo Stato unitario è auspicabile per fronteggiare al meglio le aggressioni di organismi globalizzati contro gli stati nazionali. Questi organismi internazionali spesso fanno leva proprio sull'articolazione interna degli stati regionali e federali per sferrare i loro attacchi mirati alla disintegrazione sociale e territoriale.

  2. Andrea Franceschelli ha detto:

    Apprezzo molto questo contributo. I miei complimenti a Luca Cancelliere.

  3. Paride DV ha detto:

    D' accordissimo sulla critica alle regioni e con l' idea della grandi provincie. Non sulla sopressione dei comuni al di sotto dei 20 000 abitanti. Quantomeno, dovendo venire incontro a questa proposta, abbasserei la soglia. 

  4. anna biancalani ha detto:

    Concordo con la modifica delle regioni e loro cambiamento in "grandi province", e pure con la diminuzione dei Comuni (peraltro già avviata per quelli più pccoli). Concordo in generale con la restituzione dei poteri legislativi e di controllo allo Stato, tuttavia mi pare che lasciare la funzione di controllo statale alle sole Prefetture-Questure lasci fuori i cittadini, esattamente come è successo negli ultimi 25-30 anni con i gravissimi danni sociali, patrimoniali ecomici culturali politici., ricaduti sugli stessi cittadini, che ormai  ARS conosce molto bene. E' mio parere che occorra prevedere , e quindi anche codificare, una funzione e un potere almeno propositivo e di controllo ai gruppi di cittadini riuniti in associazioni, riconosciute giuridicamente, aventi lo scopo della difesa della salute, la salvaguardia del paesaggio e del territorio, e dei beni comuni in generale.

  5. Stefano Rosati ha detto:

    Ottimo. Chiunque abbia studiato un minimo di diritto costituzionale e abbia una qualche esperienza di amminstrazione pubblica non può che condividere questo progetto. Vorrei solo segnalare un aspetto, per altro implicito nella ottima trattazione di Luca Cancelliere, e cioè la necessità di recidere il nesso funzionale tra Sindaco e Segretare comunale. Sarebbe necessario ripristinare il sistema antecedete nel quale il Segretario comunale non era scelto dal Sindaco e svolgeva in posizone di terzietà una funzione di controllo della legittimità dell'azione dell'amminstrazione comunale. Coerentemente, a garanzia della sua terzietà il Segretario comunale era un dipendente dello Stato e non dell'amminstraizone comunale. 

     

  6. Osvaldo Leone ha detto:

    Effettivamente l'unificazione di due livelli di governo, regioni e province, in un ente intermedio da nominare (distretto, area, dipartimento, ecc.) unito a un ripristino dei controlli amministrativi ex-ante, avrebbe non solo riflessi positivi sulle economie delle singole zone, ma contribuirebbe a contrastare e ridimensionare le piaghe della corruzione e del malaffare a beneficio dell'economia locale e centrale.
    Quello che non trovo soddisfacente è la proposizione di numeri per la suddivisione territoriale dei distretti, individuando (secondo me con insufficienti motivazioni) in 60 il loro numero ottimale e proponendo accorpamenti di comuni sulla base di parametri di popolazione non si sa bene scaturenti da quali considerazioni.
    Trovo inoltre non corretto scartare con sole due righe e mezza  la proposta della Società Geografica di creazione di 36 distretti o aree ("Tale proposta, tuttavia, a parere di chi scrive allontanerebbe troppo l’istituzione intermedia dalle comunità locali, profilando in tal modo il rischio di una sorta di “centralismo distrettuale”) quando, a consultare l'ebook della stessa Società Geografica, ci si accorge che la mappa di proposizione delle 36 aree è preceduta da più di 200 pagine di considerazioni e studi sulle suddivisioni territoriali italiane dall'unificazione a oggi.
    Credo pertanto sia necessario emendare il testo del documento per ricondurlo alla logica del medesimo, di indirizzo politico, senza entrare nel merito di quante possano essere le nuove aree intermedie o di che dimensioni debbano essere i nuovi comuni accorpati.

  7. stefano.dandrea ha detto:

    Osvaldo, il testo è stato in parte rivisto, sebbene non credo nelle parti da te considerate. Vai su riconquistarelasovranita.it formula un emendamento e scrivi ilcommento. E' assolutamente necessario che tulo faccia. L'emendamentolo devi scrivere tu.

     

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