Il tempo necessario per costruire il partito o fronte sovranista e far ad esso ottenere il successo di fase

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10 Risposte

  1. mirko ha detto:

    " Una società fondata sul lavoro…" 

    Si potrebbe cambiare paradigma? Il lavoro è una necessità, non vi è dubbio, ma deve essere anche un "valore"? La vita di ognuno deve essere misurata in funzione del proprio lavoro? Della capacità di produrre? Dell'efficienza? Se un tempo si era costretti a lavorare 60/70 ore alla settimana e oggi 36/40, non si può ragionevolmente supporre che presto (e forse subito) si possa (o si debba) scendere ulteriormente? Insomma, si può considerare una società fondata sull'istruzione e la libera circolazione delle idee e non sul lavoro? Il resto, di conseguenza.

    Grazie.

  2. stefano.dandrea ha detto:

    Ho qualche perplessità.

    Intanto 36-40 ore lavorano i dipendenti che non svolgono un secondo lavoro per arrotondare. Professionisti, commercianti, dirigenti pubblici, manager, giudici, imprenditori agricoli, titolari di imprese industriali lavorano di più o molto di più.

    Se poi consideriamo i braccianti agricoli, essi normalmente lavorano una giornata e mezza (dodici ore) per 6-7 ore al giorno, quindi 72-84 ore, almeno tutte le volte che possono. Ciò mi fa pensare che nei lavori che non facciamo più e che lasciamo agli stranieri anche il lavoratore di fatica ha una giornata di lavoro lunghissima.

    In sostanza bisognerebbe chiedersi se è vero ciò che dici e in che misura è vero. Inotre, man mano che si svegliano i popoli del sud e dell'est e che riescono a farci concorrenza in un numero sempre maggiore di settori, salvo chiudere il nostro sistema, temo che la tendenza sarà a lavorare di più, non di meno.

    Quindi sono perplesso sul fatto che affermi e sulla tendenza che ipotizzi.

    In generale in ciò che affermi vedo il perenne rischio di ideologia da figlio dei fiori. Non mi sembra che tu abbia parlato di dovere di studiare ma di società fondata sull'istruzione. Che significhi poi fondare una società sulla libera circolazione delle idee mi sfugge addirittura.

    Non sostengo che si debba lavorare tanto e che più si lavora e più si vale. Anzi se intendiamo il lavoro come strumento per guadagnare reddito, credo che ciò sia falso. Fondata sul lavoro significa che la ricchezza va al salario, al reddito del professionista e al capitalista che investe il proprio risparmio rischiandolo, mentre non va alle rendite, alle vincite e al grande capitale, che è in buona parte pubblico. Significa poi che chi non lavora per sua colpa non mangerà e che lo stato deve perseguire la piena occupazione.

    Perché si abbia la possibilità di lavorare poco quanto dici tu, si deve scegliere una vita frugale e rischiosa per sé e per i propri figli. Credo che sia una scelta legittima e per certi versi ammirevole ma deve restare e comunque resterà uno stile di vita personale.

  3. AdrianOttaviani ha detto:

    Eppure dev'esserci un limite alla produzione di oggetti, non  possiamo riempire il mondo con le nostre merci perpetuando l'ideologia dello sviluppo infinito.
    Non credo che si possa ipotizzare una società diversa senza proporre anche diverse finalità sociali, non siamo più nell'800, bisogna fare i conti con il fatto che il nostro è un mondo con dei limiti che vanno rispettati, a meno di non colonizzare un altro pianeta…
    Oltretutto la tecnologia ci consente ottimizzazioni che aumentano costantemente la produttività del lavoro, oggi probabilmente lo stesso oggetto si produce con la metà di lavoro umano necessario trent'anni fa , allora perché non pensare ad una generalizzata diminuzione del tempo di lavoro ?
    Non è più valida la parola d'ordine del "lavorare meno lavorare tutti" ?

  4. stefano.dandrea ha detto:

    Adriano,

    il pil è per il 70%, credo, composto di servizi. Gli oggetti (di consumo) e le automobili che hanno invaso le nostre città (direi la discplina del traffico dei parcheggi, ecc.) sono un problema di tipo culturale. In certa misura, ma solo in misura minima o comunque relativa, la programmazione della produzione indirizza non solo quest'ultima ma anche il consumo. Ma come si fa a vietare ai genitori di acquistare un pupazzetto di plastica ogni volta che i figli fanno i capricci? Come si fa a costringere i genitori a usare per i propri figli i capi d'abbigliamento del cugino? Al più si può fare una politica che scoraggi il credito al consumo. Ma l'uso del salario o del reddito non è vincolabile. Non confonderei i piani. Eventuali suggerimenti concreti sono ben accetti.

  5. gios ha detto:

    E poi rimane il “piccolissimo” problema di capire cosa sia il lavoro in cui si dovrebbe fondare la nostra repubblica. che caratteristiche deve avere? Deve produrre utilita? O può essere anche un modo per ammazzare il tempo (li teniamo i forestali della calabria che superano quelli del canada)? Per dirla alla Grillo abbiamo bisogno di un posto di lavoro o di un posto di reddito?

  6. stefano.dandrea ha detto:

    Personalmente direi posti di lavoro. Ci sono tante di quelle cose da fare: ricostruire tutte le strade ormai assolutamente dissestate; bonificare fiumi e laghi, ripulirne le sponde, costruire parcheggi ai margini delle città per svuotare le città di automobili, costruire deputatori da impiantare dove non funzionano o sono insufficienti,rifare le reti fognarie, aprire i musei,dal pomeriggio alla sera. Fino a proteggere la nostra agricoltura e in cambio far crescere i salari e occupare italiani, anziché stranieri.

  7. AdrianOttaviani ha detto:

    Il tema delle 35 ore, per esempio, non è una parola d'ordine dei figli dei fiori , è un tema molto concreto con il quale confrontarsi visto che il padronato vuole appropriarsi in modo esclusivo dei progressi della produttività espellendo lavoratori dal ciclo di lavoro.
     

  8. stefano.dandrea ha detto:

    Ma le 35 ore sono possibilissime anche se in tentativi non hanno dato grossissimi risultati; in ogni caso pesuppongono aziende che mediamente riescono a stare sul mercato e non siano quindi in situazione di crisi. Però attualmente il regime è 36-40. Quindi non misembra una rivoluzione. Piena occupazione lotta alla rendita e lavoro come titolo per avere altri diritti mi sembra che resterebbero i cardini della società.

  9. luca russi ha detto:

    Le idee sono nobili. Il ragionamento non fa una piega.
    C'è un piccolissimo dettaglio, però..
    Non abbiamo sette anni a disposizione per scongiurare la catastrofe

  10. stefano.dandrea ha detto:

    Direi che tre anni sono gia' passati. Quindi ne restano 5. Bisognera' essere piu' bravi di lega e m5s e impiegare sette anni, quindi essere pronti nel 2018. Se si votasse nel 2016 e poi nel 2019 sarebbe una grande fortuna, perche' nel 2019 saremo certamente pronti.

    Non abbiamo tempo? Ne abbiamo ne abbiamo. Se non ci organizziamo e restiamo fermi, nel 2018 dovremo iniziare a lavorare per il 2023. E' impossibile riuscire in meno di quattro anni. Assolutamente impossibile. Quindi che senso ha dire che non abbiamo tempo se invece abbiamo NECESSITA' DI ALTRI 4 ANNI? Il rischio della tua impostazione e' che non ci si impegni o non ci simpegni nel giusto progetto, a causa della fretta.

    La calma e' la virtu' dei forti. La fretta e' il vizio dei perdenti.

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