Breve appunto su marxismo, sovranità e federalismo

Spesso le parole d'ordine della sinistra italiana, che sia quella più democratica o quella più estrema e vicina in qualche modo teoricamente alle dottrine marxiste sono: internazionalismo, più europa, uguaglianza dei popoli e via dicendo. Tutto ciò deriva da una lettura e da una trasmissione storica poco attenta del patrimonio culturale marxista che almeno lontanamente appartiene a questa stessa parte politica. Qui si tenterà in poche righe di porre l'attenzione su aspetti trascurati del pensiero di Marx ed Engels, che pongono varie criticità in relazione alle soprammenzionate teorie ormai accettate placidamente e acriticamente dalla sinistra ufficiale. Partirò perciò da una citazione dal Manifesto del partito comunista, del 1848, di Marx ed Engels.

 

«La borghesia elimina sempre più la dispersione dei mezzi di produzione, della proprietà e della popolazione. Ha agglomerato la popolazione, ha centralizzato i mezzi di produzione, e ha concentrato in poche mani la proprietà. Ne è stata conseguenza necessaria la centralizzazione politica. Province indipendenti, legate quasi solo da vincoli federali, con interessi, leggi, governi e dazi differenti, vennero strette in una sola nazione, sotto un solo governo, una sola legge, un solo interesse nazionale di classe, entro una sola barriera doganale».

 

Qual'è la tendenza di ciò che Marx ed Engels chiamano il capitale? La tendenza insita al capitalismo sembra quella di capitalizzare e di accumulare sempre di più. I centri di piccolo accumulo vengono via via scalzati in favore dei grandi centri. Come dire che tra gli iceberg sopravvivono i più grandi, mentre quelli più piccoli tendono via via a sciogliersi. La tendenza a lungo periodo del capitalismo non è perciò, secondo la presente lettura, l'auto-distruzione necessaria, per contraddizione interna, di tutto il sistema capitalistico, ma al contrario l'accentramento sempre più selvaggio di risorse e ricchezze, fino alla situazione limite di un solo centro di accumulo, una sola punta dell'iceberg. La tendenza del capitalismo a lungo periodo è l'Impero. L'unicum. La prevalenza dell'Uno su tutti. La chiamerei una Monocrazia, dai tratti teologici e metafisici. La centralizzazione imperiale ha però una caratteristica fondamentale: l'espansione. Come un buco nero l'impero si espande ed ingloba tutto. Anche etimologicamente Im-perare significa parare dentro, cioè inglobare tutto nella medesima logica: fagocitare tutto ciò che è esterno al centro imperiale ed in tal senso estendere a maglia l'impero a tutto. La caratteristica principale dell'accentramento è perciò contraddittoriamente l'espansione.

 

Ogni sistema capitalistico tende a produrre questa condizioni nei limiti e modi sopra descritti magnificamente da Marx ed Engels, cioè eliminando le barriere doganali, imponendo un unico cambio, al limite un'unica moneta, andando ad annientare tutte le autonomie e sovranità locali, cioè l'auto-organizzazione dei territori che è il vero e unico concetto chiave del marxismo. L'unico esempio di società comunista adoperato da Marx è infatti quello della comune di Parigi, cioè di un momento storico di auto-organizzazione di una piccola comunità territoriale a fronte di uno stato nazionale (la Francia) avverso.

 

Come combattere tale tendenza autarchica e omni-comprensiva del capitale? Opponendo alla logica dell'impero sottostante alle tendenze espansive del capitale, una logica federativa, che mantenga autonomie e sovranità locali. Nella stessa citazione di Marx ed Engels è chiaro il disappunto dei due autori nei confronti della perdita di indipendenza che subirebbero i vari territori laddove stretti dalla morsa accentratrice del capitale. Sembra perciò chiaro di rimando il loro apprezzamento per le autonomie locali, per l'indipendenza dei territori e dei popoli e via dicendo. Se ne conclude che le stesse idee abbracciate da molta sinistra nostrana, ovvero il facile internazionalismo, l'appiattimento di ogni popolo, di ogni territorio a tutti gli altri in nome di un ideologico “siamo tutti uguali”, siano più che altro invenzioni a tavolino atte a giustificare linee politiche altresì ingiustificabili, che poco hanno a che fare con il reale pensiero di Marx ed Engels.

 

Cosa c'entra tutto questo con la situazione odierna? A mio modo di vedere la citazione sopra riportata e il commento datone risultano quanto mai attuali. Si pensi a cos'è l'Unione Europea per come si è sviluppata, ovvero l'abbattimento di dazi e dogane, nell'accentramento di tutta la moneta in un unico istituto bancario, ovvero la BCE. Si pensi all'accentramento di poteri che i trattati europei conferiscono sempre di più alle istituzioni europee nella distruzione di sovranità e autonomia locali. Si pensi che il federalismo europeo sotto questo punto di vista non ha nulla di realmente federale, ma che rappresenti solamente il maldestro tentativo di nascondere sotto una bella parola la non tanto poco evidente logica imperiale, capitalista, della finanza internazionale, ad accentrare poteri su poteri a Bruxelles e Francoforte. Si pensi a tutto questo e poi si pensi alla sinistra nostrana che “dovrebbe” rappresentare il risultato storico della sinistra, comunista e non, italiana, e che si fa invece portavoce della politica accentratrice europea in nome di quell'internazionalismo di cui si è parlato. Cioè in fin dei conti si fa portavoce del capitale e delle sue tendenze più nocive, facendo il gioco della finanza e degli istituti europei che poco hanno a cuore pace, uguaglianza, equa distribuzione delle risorse e via dicendo. Insomma, si pensi che ciò che in Italia si chiama sinistra in altri paesi si chiamerebbe, e giustamente, destra liberale. E si pensi infine che l'unico antidoto, l'unico movimento in cui sarebbe degno quindi militare per cambiare le carte in tavola, sia un movimento che lotti per una riconquista della nostra sovranista così perduta sotto la scure europea e per una idea politica di base realmente federale.

 

Jacopo-Niccolò Bonato

Ars Veneto

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8 Risposte

  1. Tania ha detto:

    No guarda , credo tu faccia confusione . Marx non si è mai posto il problema dell'indipendenza(?) dei popoli(?) : Marx si è posto il problema della liberazione dell'uomo . E Marx ( al contrario di quello che "sembra chiaro" a te ) in realtà elogia la funzione progressiva e rivoluzionaria della borghesia ( Ps : semplicemente , e giustamente – nella sua visione dialettica della storia – sostiene che la borghesia ha esaurito il suo compito e che questo ruolo progressivo e rivoluzionario potrà essere preso solo dal proletariato mondiale ). Lo spiega in tante opere ma , poichè tu hai preso IlManifesto , lo trovi anche nel Manifesto :

    La borghesia ha messo in chiaro come la brutale manifestazione di forza , che i reazionari tanto ammirano nel Medioevo , avesse il suo appropriato completamento nella più infingarda poltroneria . Essa , per prima , ha mostrato che cosa possa l'attività umana ….

    Sfruttando il mercato mondiale la borghesia ha reso cosmopolita la produzione e il consumo di tutti i paesi . Con gran dispiacere dei reazionari , ha tolto all'induzstria la base nazionale ….

    L'isolamento e gli antagonismi nazionali dei popoli vanno via via scomparendo con lo sviluppo della borghesia , con la libertà di commercio , con il mercato mondiale , con l'uniformità della produzione industriale e con le condizioni di vita ad essa corrispondenti . Il dominio del proletariato li farà scomparire ancor di più . L'azione unita almeno nei paesi civili è una delle prime condizioni della sua emancipazione.

    I comunisti si distinguono dagli altri movimenti proletari per il fatto che da una parte mettono in rilievo e fanno valere gli interessi comuni , indipendenti dalla nazionalità , dell'intero proletariato mondiale ; dall'altra per il fatto che sostengono costantemente l'interesse del movimento complessivo

     

    • Jacopo-Niccolò Bonato ha detto:

      dici a me tania? se dici a me io non faccio per nulla confusione se prendo una citazione diretta di Marx ed Engels e mostro che tale citazione è ben distante dalla vulgata leninista classica del pensiero marxista. era questo l’intento e forse non è risultato molto chiaro. pazienza. ad ogni modo. forse tu fai confusione con il pensiero di marx e il successivo leninismo e internazionalismo. trovami una frase qualsiasi dove marx sosterebbe che è utile per il proletariato accettare una moneta unica che faccia gli interessi del sistema produttivo capitalistico (come appunto è l’euro)? Marx poi non parla di sovranità? Non usa la parola direttamente, ma trovami una sola citazione di Marx dove egli direbbe che è utile per un paese vendersi, dismettere le proprie frontiere e dazi e acquisire una moneta unica che lo porti ancor di più in crisi. la comune di parigi citata sia da marx e lenin come UNICO esempio di comunismo in terra da loro accettato è una forma di auto-organizzazione diretta che strappa tutti i cordoni con lo stato francese. se non erano sovrani di se stessi non saprei proprio chi lo sia.

      inoltre, tu confondi la funzione del proletariato, cioè della categoria degli oppressi, che chiaramente vale in tutto il mondo e per tutte le persone, con le vicende storiche effettive di un paese determinato, così come non riconosci che marxisticamente lo stesso intero paese possa essere sottomesso ad altri. perché marx e engels si prendono sempre cura di citare i comunisti e socialisti degli altri paesi, se non perché si rendono conto delle differenze reali e materiali tra un paese e l’altro e quindi delle differenze di organizzazione del proletariato stesso??? il materialismo storico, cioè la primaria dottrina di marx, ti dovrebbe suggerire che materialmente un paese non è un altro e che l’appiattimento di un paese ad un altro non ha nulla a che fare con il pensiero marxista, nel quale quindi rimangono le differenze materiali inalienabili tra i vari paesi, o vuoi sostenere che se nel mondo intero la rivoluzione proletaria avesse successo e un sistema comunista fosse sviluppato ovunque, questo significherebbe che io non sarei più italiano? cioè confondi un cambio economico con un cambio etno-sociologico-culturale??? insomma, non mi pare una grande idea e non mi pare per nulla marxista. nella tua citazione marx sostiene che la borghesia fomenta gli antagonismo tra i popoli, così come fomenta l’antagonismo nel proletariato. marx non scrive certo che l’italia è bene che non sia sovrana di sé, autonoma, indipendente, in grado di fare la proprio economia e politica da sé. rispolvera solo la vecchia idea di antagonismo come funzionale alla borghesia, che è ben contenta se gli operai litigano tra di loro invece di fare la guerra al padrone. così in quella citazione dovevi leggere che l’antagonismo tra gli stati è esso stesso indotto dalla borghesia, perché, fino a ché le nazioni si combattono tra di loro la borghesia continuerà a fare i propri comodi, continuando a sfruttare quelle stesse nazioni. e in tal senso la citazione avvalora un’idea nazionalista, ovvero che esistono nazioni sfruttate da altre e che è ben lecito sottrarre non solo il proletariato dallo sfruttamento, ma tanto più un’intera nazione, che in questo caso almeno formalmente acquisirà essa stessa la funzione di proletariato.

      ad ogni modo, con quella citazione del manifesto io volevo solo fare capire che già marx intuiva come fosse possibile sfruttare interi paesi distruggendo le loro frontiere e inglobandoli in un unico sistema monetario e capitalistico, ti sfugge perciò la dinamica più profonda del capitale, ovvero la sua espansione, quella dinamica ben descritta da marx per il quale il capitale esaurito un mercato, una volta che l’ha sfruttato al massimo, cambia mercato e sfrutta pure quello, deprivando di ogni risorsa qualsiasi cosa esso tocchi. io l’ho chiamato impero, mi riferivo anche a toni negri, ma non sto qui a fare citazioni oltre il dovuto, che non mi interessano.

  2. Tania ha detto:

    Dimanticavo . Marx non si è nemmeno mai posto il problema della "sovranità nazionale" . Se mai Marx sfiora l'argomento solo una volta ( nei Manoscritti del 1843 ) per mettere intelligentemente in evidenza una contraddizione , appunto per quanto riguarda il concetto di "sovranità del popolo" : la contraddizione contenuta nell'idea di un collettivo o di un "corpo morale" che sarebbe al tempo stesso "sovrano" e "soggetto" , cioè capace dell'esercizio della potenza di governare e legiferare , ma anche vincolato vincolato all'obbedienza incondizionata alle sue stesse leggi e ai suoi stessi decreti . Come noto è un dilemma insoluto che metterà in difficoltà molti giuristi .

     

    • Tania ha detto:

      In effetti Marx , quando scrisse quella frase , si riferiva alle borghesie del Regno di Sardegna , Lombardo Veneto , Prussia eccetera eccetera , ovviamente non per suggerire un semplice aggregato disomogeneo di rasformazioni di quei paesi : l'Indirizzo inaugurale alla "Prima Internazionale" è esplicito sul forma esclusivamente internazionale della rivoluzione , poichè notoriamente i proletari "non hanno patria" . Se quella frase la scrivesse oggi è vero che potrebbe anche riferirsi alle borghesie di UE ,"zone speciali" cino-indiane eccetera , ma è molto più probabile che ragionerebbe direttamente in termini di sistema-mondo .

       

      • Jacopo-Niccolò Bonato ha detto:

        fossi in te tania non mi arroghnerei il diritto di dire cosa penserebbe o meno marx oggi. non lo sai né puoi saperlo e non è bene parlare a nome di altri. 😀

  3. da ha detto:

    la prassi politica di "Appello al popolo non ha alcuna possibilità di opporsi al Capitale, le sue armi concettuali tutte interne al dominio. l' insistenza, altrimenti non giustificata, di fornire una base anche marxiana (in altri post leniniana) al sovranismo è il collaudato metodo ideologico del socialismo in un solo paese.  Niente a che fare con Marx e Lenin, al contrario programmatica sconfitta dei dominati e veicolo del Capitale che si fa totalità sociale a livello mondiale. la contraddizione tra sovranità nazionale e globalizzazione capitalistica è più apparente che altro, il loro è un rapporto innanzitutto necessario

    da

    • Jacopo-Niccolò Bonato ha detto:

      forse non hai capito che non ce ne frega nulla di essere comunisti nel senso sdoganato da uno dei tanti partiti comunisti e quindi la nostra idea non è quella di opporci al capitale, tra l’altro con un linguaggio ottocentesco che oggi non fa più presa su nessuno. La nostra idea è quella di opporci all’Europa e al suo strapotere finanziario. Voi comunisti (presunti) vivete ancora di latifondi, rentier, industriali cattivi e operai salariati, e non siete più in grado di capire le reali, oggettive, materiali esigenze odierne, del 2014. Volete il socialismo in tutto il mondo ma non siete nemmeno in grado di costruire un circolo comunista o simil tale che sia uno solo e solo uno nel raggio di 50 km. Già nel piccolo siete divisi in decine di gruppetti contrapposti, ciascuno dei quali pensa di essere l’univo e vero comunista. Se le armi concettuali di appello al popolo sono carenti e limitate non è un peccato: nessuno è perfetto e noi dobbiamo ancora crescere e svilupparci. Io però mi preoccuperei delle armi dei movimenti comunisti odierni, che più che limitate, direi essere totalmente inesistenti.

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