La République est morte! Vive la République!

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10 Risposte

  1. ndr60 ha detto:

    Gent.mo Sig. Di Vincenzo, non vedo dove sia il problema; del resto è stato lo stesso Manuel Valls a dire, a proposito di Dieudonné, che “il razzismo, l’antisemitismo, il negazionismo e l’apologia di terrorismo non sono opinioni, sono reati” e aggiunge che “ occorre essere implacabili nel battersi contro il terrorismo ma anche contro la parola che uccide, la parola di odio”. In sintesi, l’anti-islamismo è satira, l’antisemitismo (che spesso è semplice critica ad Israele, dunque anti-sionismo) è un reato. Se poi i musulmani si arrabbiano perchè il Profeta viene ridicolizzato (o anche solo raffigurato) sono fatti loro, razza di barbari medioevali ignoranti, violenti e sanguinari! Devono solo abbassare la testa e condannare i (finora) pochi pazzi che prendono le armi. Per tutti i recalcitranti è comunque pronto un euro-Patriot Act, che sarà approvato nel tripudio generale e che sarà prontamente applicato in tutta la UE. Dunque basta buonismo, viva la laicità e i valori della République, che del resto la Francia ha abbondantemente esportato in Indocina, in Algeria e, più recentemente, in Libia, Siria, ecc.

  2. Giampiero Marano ha detto:

    Marcello Di Vincenzo, posso chiederle, senza alcuna intenzione polemica ma per comprendere meglio la situazione del paese transalpino, quale storia si studia a scuola, se non si studia Carlo Magno? Può citarmi documenti utili in tal senso? Quali sono i nomi dei quartieri parigini in cui le donne possono uscire solo velate? E quelli delle chiese gotiche distrutte perché lo Stato non può più provvedere alla manutenzione?

    p.s. Nei centri commerciali di Nizza e Perpignano il prosciutto non halal si vende ancora.

  3. stefano.dandrea ha detto:

    Provo a dipanare la matassa, distinguendo vari profili.

    Nella misura in cui le cose che scrive Vincenzo sono quantitativamente rilevanti, o comunque tendono a divenire quantitativamente rilevanti, la Francia si trova a risolvere un contrasto che si crea tra la laicità e il multiculturalismo. Se una delle culture nuove è quantitativamente notevole, si espande, rimane unita, vota massicciamente per un partito e un giorno fonderà un suo partito, ha quartieri suoi, la laicità trova ostacoli. Qui non c’è un dogma da seguire. Ogni popolo si trova a scegliere.

    Tuttavia, penso che punire i francesi che partono volontari, senza guadagnare un euro, ma lasciando il lavoro, per combattere una guerra alla quale la Francia è estranea è una cosa senza senso. Loro stanno combattendo per la costituzione degli stati uniti dell’islam, un progetto utopistico ma al quale credono e che non coinvolge la Francia, salvo che la Francia decida di andarli a combattere. Cosa deve interessare ad un laico francese se un cittadino va a combattere a migliaia di chilometri per concorrere a costituire gli stati uniti dell’islam?

    Per quanto riguarda la libertà, l’arresto di Dieudonné, la legge contro il negazionismo, e il licenziamento che i giudici hanno accertato essere illegittimo del vignettista accusato di antisemitismo, paragonati, non tanto alla blasfemia ma alla miseria delle vignette di Charlie, stanno a dimostrare che la laicità è una cosa e il liberalismo un’altra. Anche uno stato comunista può essere laico. In Francia, se è in crisi la laicità, sembrerebbe altresì essere in crisi il liberalismo perché non sono ammesse critiche o satire o ricostruzioni storiche che possano danneggiare gli ebrei o israele.

    In questo contesto, la strage di Parigi c’entra poco, sebbene essa abbia indubbiamente elementi anti israeliani o addirittura antiebraici. Infatti, Al Qaeda fin dal 2011 aveva indicato Charlie come obiettivo e il 7 gennaio un combattente che è stato con Al Qaeda nello Yemen ha deciso di colpire, assieme a suo fratello, l’obiettivo indicato dai vertici.
    L’IS, da parte sua, si trova ad essere bombardato da Stati che nemmeno scendono a terra e che non riesce a combattere, come invece ha fatto con grande successo contro gli Stati Uniti dal 2004-2006 al 2011 in Iraq (ma è di ieri la notizia che il primo aereo, con pilata Giordano, è stato colpito e il pilota catturato). Come ha detto Amedy Coulibaly: “Voi attaccate il Califfato, voi attaccate lo Stato Islamico, e noi attacchiamo voi… Tutto quello che facciamo è legittimo. Non potete attaccarci e pretendere che non rispondiamo. Voi e le vostre coalizioni sganciate bombe sui civili e sui combattenti ogni giorno. Siete voi che decidete quello che succede sulla Terra? No. Non possiamo lasciarvelo fare. Vi combatteremo”. I due episodi di parigi sono scollegati tra loro. Per la conquista dell’egemonia tra i salafiti takfiri, Al Qaeda è in contrasto con l’IS e in Siria IS e Al Nusra si sono scontrati per mesi, con qualche migliaio di morti.

    Certo, se Sarkozy dichiara pubblicamente di aver ricevuto una telefonata di Bernard Henry levy (firmatario di un editoriale su Charlie nel 2006), il quale gli dice di aver trovato 3 generali libici disposti a ribellarsi contro Gheddafi e Sarkozy promuove una guerra assurda con conseguenze gravissime e se è vero che due di quei generali ora stanno con l’IS o meglio con milizie islamiste takfire che si sottomettono al Califfo (notizia da confermare), abbiamo comportamenti assurdi e incoerenti, visto che poi la Francia partecipa ai bombardamenti contro l’IS in Siria. Ma questo è un’altro problema ancora: la Francia non sta tanto meglio di noi, perché la classe dirigente è pessima. Sarkozy è criminale come D’Alema; e Hollande è stupido come e più di Renzi. Viva l’Italia.

  4. Giampiero Marano ha detto:

    Nell’articolo che mi ha cortesemente linkato non è scritto che non si studia più Carlo Magno: “Le programme de sixième passe sans transition de l’Empire romain au IIIe siècle à l’empire de Charlemagne”. Ciò non toglie, a dire il vero, che l’approssimazione e la superficialità “politicamente corrette” del ministero dell’istruzione francese siano come minimo sconcertanti. Sui valori occidentali e sulla percezione del “pericolo saraceno” (a proposito: in Francia i musulmani sono l’8% della popolazione, il 20%, non il 70, a Roubaix http://www.thepostinternazionale.it/mondo/francia/un-esempio-di-integrazione) la mia posizione è diametralmente opposta alla sua: per me l’Occidente è il nemico, il mondo arabo un alleato e il Mediterraneo il nostro futuro.

  5. Marcello.Di.Vincenzo ha detto:

    il mito fondatore da sempre della Francia é il battesimo del re clovis nel quinto secolo, infatti viene cancellato! 4 secoli di storia cancellati, poi carlo magno napoleone sono lasciati, ma opzionali per fine anno. Chiunque sa che quando si arriva a giugno si é sempre in ritardo coi programmi, e quindi equivale di fatto a toglierli. Per quanto riguarda la popolazione di Roubaix, il 20% sono gli immigrati(di cui il 60% magrebino) In franci asi é considerati immigrati fino ai 5 anni di residenza, poi si acquisisce la nazioanlità francese. Il che vuol dire che il 20% della popolazione di roubaix é formata da stranieri presenti in città da meno di 5 anni, considerando che le immigrazioni massive in Francia dall’Africa sono iniziate 50 anni fa…

  6. enrico ha detto:

    l impressione che mi lascia questa testimonoanza e che si stia realizzando una “israelizzazione”dell europa occidentale conseguenza della “palestinizzazione” di tutto il medio oriente: da una parte territori destabilizzati dall imperialismo euroatlantico senza istituzioni credibili dall altra stati di polizia che prosperano sulle paure generate dalle inevitabili reazioni indotte dalla disperazione. e a legittimare il tutto una propaganda becera che accusa di antisemitismo o.addirittura fascismo qualunque critica al sionismo.

  7. stefano.dandrea ha detto:

    La discussione ha avuto un seguito su facebook e mi sembra importante riportarne qua alcuni elementi essenziali, perché non vadano perduti.

    Intanto ho chiesto a un amico che lavora a Parigi da otto anni di confermare i fatti narrati da marcello Di Vincenzo.Li ha confermati soltanto parzialmente, così:

    Massimo: “A gentile richiesta rispondo. Quello che dice Marcello Di Vincenzo nel suo articolo, benché sia interessante e dia alcuni spunti di riflessione, è in totale contrasto con la mia esperienza personale in 8 anni di Francia (a Parigi). Non posso toccare e ribattere punto per punto alle sue osservazioni, anche perché ho imparato cose che non conoscevo (e sulle colpe di Sarkozy sono pienamente d’accordo), ma in linea generale qui, in Francia, stando alla mia esperienza, posso dire che quelli che non contano NULLA sono i mussulmani, per la maggior parte poveri e senza speranza di riuscita sociale. Me lo diceva, giusto stamane, perfino una professoressa di collège del 20 arrondissement. Qui gli arabi e i neri delle banlieues non hanno le stesse possibilità di qualsiasi altra parte della società. Tutti i lavori umili e degradanti, col salario minimo, sono fatti da africani e arabi. Ho lavorato nei quartieri ghetto nel nord di Parigi. Mai visto niente di più brutto. Ma non credo che la situazione disperata sia attribuibile ai suoi abitanti e alla loro cultura. La violenza e il degrado sono spaventosi, non a caso non faccio più l’insegnante in quelle zone (St-Denis, Aubervilliers, Bagnolet, Créteil) dato che lavorarci mi ha fatto venire un rigetto totale nei confronti dell’insegnamento (e anche problemi di salute). Allo stesso tempo, ho insegnato agli studentelli borghesi di Paris 3 o all’istituto italiano di cultura ai ricchi anziani che amano l’Opera italiana. Ho visto i due lati della barricata e non mi sognerei mai di pensare che i carnefici sono i ghettizzati. Abito a Vincennes, città con una forte comunità ebraica, e quel clima di terrore che Di Vincenzo descrive non l’ho mai visto ne qui ne a Parigi (nel Marais, quartiere in cui adoro camminare non mi sono mai sentito in pericolo). Non l’hanno neanche mai sentito gli alunni ebrei del collège in cui lavoro quest’anno a Vincennes. Venerdi scorso, mentre c’era la prise des otages a poche centinaia di metri di distanza, ed eravamo bloccati nella scuola, una bambina ebrea mi ha chiesto perché i terroristi ce l’avevano con loro. Non si era mai posta la domanda, prima. Ci sono luoghi in Francia, come Vincennes, in cui non si è mai respirato questo antisemitismo di cui parla Di Vincenzo, al contrario. L’unico caso che conosco di ebrei che vogliono rientrare in Israele è quello di una ragazzina, la quale mi ha detto che il padre avrà migliori occasioni di lavoro. Nel milieu intellettuale parigino è impossibile parlare male della politica di Israele, sei subito tacciato di antisemitismo. Par contre, se parlare del massacro dei palestinesi non è ben visto, un applauso lo si strappa sempre se si parla dell’antisemitismo di Putin. Per quanto riguarda lo studio della storia, i francesi sono da sempre pessimi, non sanno cosa sia ne come si debba leggerla (vedi Foucault), ma state tranquilli, dei nazisti e della Shoah parlano continuamente. Il tono dell’articolo è comunque pienamente in linea con qualsiasi testata ufficiale cioé : noi siamo la democrazia buona, loro sono selvaggi da educare (al massimo). Detto questo il mio è un punto di vista parziale, non complessivo del problema”.

    Massimo ha poi aggiunto, dopo un mio intervento: “La cosa del tifo sollevata da Marcello è ridicola : i miei amici algerini tifano innanzitutto per l’équipe de France che è piena di arabi, magrebini e neri, poi, come seconda squadra l’Algeria. Tutti. Nessuno tifa contro Zidane, che è invece il (ben misero) simbolo del riscatto sociale che vorrebbero avere e non hanno. Sono spesso schizofrenici, ma non per colpa loro. Si sentono francesi, ma anche esclusi e quindi si riallacciano alla cultura dei genitori. Purtroppo molti non accettano neanche quella e desiderano solo più beni di consumo dozzinali”.

  8. stefano.dandrea ha detto:

    Proseguo riiportando una mia risposta a Marcello Di Vincenzo che aveva affermato: “però si riconosca allora anche ai giovani francesi il diritto di battersi per liberare la propria terra, riconquistare le proprie tradizioni,…”

    Mia replica: “questo è un errore grave e macroscopico. Chi ha ammesso la doppia nazionalità e la possibilità di conservarla? Una legge francese. E se un cittadino ha doppia nazionalità mi sembra normale che tifi per una o altra nazionalità. E coloro che sono arrivati sono arrivati legalmente, non hanno occupato assolutamente niente. Né ci sono corilegionari uccisi a migliaia.Sono stati i politici francesi,al più, a volere mano d’opera a basso costo e ad abbracciare il multicuturalismo. E sono stati i cittadini francesi a votare quei politici. Permettimi di dire con certezza che gli unici assolutamente non colpevoli della situazione che descrivi (e che a molti pare esagerata,per come la descrivi) sono i magrebini”.

    E dopo la precisazione di Marcello di Vincenzo – “Sono arrivati regolarmente? lo stato francese regolarizza ogni anno da Mitterand a Sarkozy 200.000 clandestini l’anno…perché gli italiani, i polacchi e i portoghesi di terza generazione non hanno la doppia nazioanlità? Ovvio che a molti pare esagerata la mia ricostruzione non vivendola, se le informazioni non arrivano..oggi un’auto con dei magrebini a bordo ha tentato di uccidere una poliziotta, sui giornali c’é scritto che si tratta di incidente stradale, il sindacato di polizia ha protestato contro questa ricostruzione dei fatti. l’italia ha conosciuto le prime ondate immigratorie di notevali proporzioni solo negli anni novanta…” – Ma anche la scelta di regolarizzare 200.000 persone l’anno e quindi di non combattere la clandestinità è una scelta dei politici francesi votati dai cittadini francesi… secondo me l’errore che fa Marcello è quello di dare le colpe ai magrebini: un giudizio privo di fondamento storico: le decisioni, qualunque sia il livello della situazione, sono state assunte tutte dai politici Francesi e dal popolo Francese, quanto meno ideologizzato o distratto.”

    Mi è sembrato di poter concludere così, con riguardo sia all’intervento di Massimo sia alle osservazioni di Marcello:

    “Grazie Massimo. Allora diciamo così. Senza colpa dei magrebini degli stranieri e degli islamici, si sono formati quartieri malfamati, da uno dei quali tu sei fuggito. Figuriamoci a Marsiglia. Questa situazione, ovviamente attribuibile soltanto alla classe dirigente francese, comincia a dare fastidio ad alcuni, che ne danno la colpa agli stranieri. Tra gli infastiditi c’è anche Huellebecq, che più volte ha dichiarato che “l’ateismo è debole”, che il secolo dei lumi è finito, che laicità e antirazzismo non sono compatibili (insomma se sei laico devo essere razzista), che era di casa in un giornale dove nel 2006 fu pubblicato un editoriale di Bernard Henry Levy, massimo responsabile e promotore della assurda guerra di Libia. Insomma, elementi oggettivi di fastidio per i francesi e ovviamente un certo aumento delle violenze in certi quartieri, nonché la presa d’atto che l’Islam è islam e che gli islamici proseguiranno per la loro strada e non saranno mai francesi non islamici o laici sta suscitando avversione, non tanto alle politiche fino ad pra perseguite, bensì nei confronti degli islamici”.

    In

  9. durga ha detto:

    Non si dice pero’ che cosa dovrebbero fare dei politici francesi piu’ adeguati e onesti per combattere la clandestinita’.

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