Corpi politici in cerca di rappresentanza

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2 Risposte

  1. Paolo Di Remigio ha detto:

    Se “per un tempo incalcolabile, e non ancora concluso, abbiamo attribuito alle persone la stessa sovrabbondante qualità che abbiamo sottratto alle cose”, qualche motivo dovrà pur esserci: la distinzione tra persona e cosa è la base del diritto – la persona è la prima forma di esistenza della libertà; la cosa (cfr. § 42 dei “Lineamenti” di Hegel) è il diverso dallo spirito libero, l’esteriore, ciò che è privo di diritto. E la riduzione della persona a cosa, nelle sue varie forme, è la negazione del diritto, la soppressione della libertà – il male. Qui sembra che il signor Esposito, per un’ansia di originalità, non si accorga di rovesciare, senza una chiara prospettiva, una delle distinzioni più elementari dell’etica. Feuerbach volle ridurre la teologia ad antropologia; fu un’operazione abbastanza mediocre ma perlomeno voleva riportare in terra i tesori dilapidati in cielo, restituire all’uomo corporeo i significati alienati nello spirituale; qui si vuole riportare l’etica alla meccanica, ma per cosa? Vorrei disfarmi dell’impressione di un inconsapevole feticismo.

  2. Giampiero Marano ha detto:

    Paolo, secondo me Esposito pensa alla filosofia italiana rinascimentale con l’idea che tutta la natura sia animata. E forse anche alla poesia delle origini di cui parla Vico: nell’Iliade, ad es., leggiamo di fiumi che combattono come eroi e di cavalli che parlano. Qui la distanza fra le persone e le cose si riduce all’osso.

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