Proposte per l'Alternativa: valorizzare il lavoro, non soltanto subordinato ma anche autonomo, in tutte le sue forme

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  1. marco ha detto:

    caro stefano,
    l'articolo è illuminante, chiarissimo, conseguente dalle premesse alle proposte.
    Non vedo l'ora che arrivi quello sul lavoro dipendente (io sono un dipendente), perché in questi giorni parlavo con un amico come meccanismo che trasferisce denaro dal tassato al capitale (seguendo varie strategie).
     
    continua così
    marco

  2. Armando ha detto:

    Alcuni elementi dell'articolo sono interessanti e si possono pure condividere.
    La chiosa invece a mio parere è demenziale.
    Infatti per scardinare la gabbia italiota bisogna respirare in Europa. L'unico "partito" che serve è quello rinnovativamente europeista. Condividere i ragionamenti proposti dall'articolo in una prospettiva europea, ovvero declinarli per tante quante sono le cittadinanze in Europa, allargare la rete a soggetti di nazionalità e matrici culturali diverse : questo è da fare.
    Rinchiudersi invece in un cortile pieno di merda, quale è l'Italia, infestato da italioti lobotomizzati ed autoreferenziali, è roba da sfigati, ed è una penosa e narcisistica  perdita di tempo. Ciao, Armando.

  3. stefano.dandrea ha detto:

    Sotto il profilo del desiderio, ciò che dici mi sta bene. Tu, infatti, intendi per "partito europeista" quello che condivide con altri partiti di altre nazioni europee "i ragionamenti proposti nell'articolo", che quindi sarebbero declinati per tutte le cittadinanze europee.

    Osservo che questi partiti (desiderabili) sarebbero antieuropeisti, nel senso che proporrebbero, ciascuno per la propria nazione, leggi che oggi, se fossero emanate, sarebbero (per lo più) invalide o comunque inefficaci , perché contrastanti con il diritto europeo, il quale, per giurisprudenza pacifica della nostra Corte Costituzionale (e di tutte le altre corti costituzionali dei paesi europei, eccettuata – forse – soltanto quella tedesca, che è stata un bel pò più dignitosa delle altre) prevale anche sulle norme della nostra Costituzione, salvo quelle che prevedono le libertà fondamentali e i principi fondamentali dell'ordinamento (categoria vaga ma che purtroppo non comprende, secondo la vulgata, la nostra costituzione economica).

    L'Europa è: la BCE e il diritto della concorrenza. Chi è favorevole al ritorno alla sovranità monetaria o comunque a riacquistare allo Stato (agli stati europei) la politica monetaria, quindi la manovra del tasso di interesse, quella della riserva frazionaria e così via ed è allo stesso tempo contrario al diritto della concorrenza ha una posizione che è la più antieuropeista pensabile (anche se non lo sa). Naturalmente, ribadisco, parlo dell'europa che c'è; la quale verrebbe distrutta se tutti o soltanto alcuni stati emanassero legislazioni come quelle ipotizzate nell'articolo.

    Dopo di che a me pare che sia più difficile allargare la rete a soggertti di nazionalità e matrici diverse, che non creare un partito italiano (che poi si raccordi con analoghe esperienza europee). La Giovane italia è servita a qualche cosa; la Giovane europa a niente.  Ciò è dovuto ad un fatto: nonostante la ideologia globalista e mondialista, noi viviamo su una terra, che è inserita dentro i confini di uno stato. Questo è un fatto, che è valido per noi come per tutti. Si agisce nei luoghi; si prende il potere, con i voti o con le armi (come potrebbe accadere tra breve in Grecia), nei luoghi: il potere di organizzare gli Stati; magari di frazionarli; ma comunque il potere nei luoghi. Perciò, anche se si tratta di un cortile pieno di merda e infestato da italioti lobotomizzati e autoreferenziali è un fatto che noi siamo cittadini italiani e, al più, abbiamo capacità di agire e incidere sulla realtà italiana.

    Servono diecimila militanti, con l'unico scopo e dovere del proselitismo; che costituiscano diecimila sezioni. E questo in ogni paese europeo (su questo convengo). Poi, ricordiamoci che c'è la storia. A noi spetta soltanto fare la nostra parte. I risultati e le novità arriveranno. Ciao

  4. Armando ha detto:

    Caro Stefano,
    Badiale & Bontempelli hanno anche pubblicato un libro che si intitola "Civiltà Occidentale" . Su alcune cose non sono daccordo con loro, ma su una cosa si : la civiltà occidentale è Europa e diritti dell'uomo.
    Civiltà occidentale non è sinonimo di Occidente.
    Anzi, l'Occidente cosiddetto sta tradendo la civiltà occidentale. La sola alternativa storicamente interessante sarebbe quella di rivendicare la civiltà occidentale ed i diritti dell'uomo come dato irrinunciabile, come origine dell'idea stessa di cittadinanza. E questa origine è in Europa e si identifica con l'Europa. La legislazione dell'Unione Europea prefigura la cittadinaza europea. L'Europa non è solo BCE. E sta agli Europei riconoscersi, unirsi in quanto tali e contrastare le oligarchie neo-medioevali che si stanno imponendo un po' dappertutto.In Italia queste oligarchie hanno già stravinto e detengono saldamente il cuore,  il cervello e pure la pancia delle moltitudini e delle classi dirigenti ed intellettuali italiote. In Italia non vi è più nessuna possibilità di riscatto. Qui il gioco è chiuso, l'Italia non esiste più. Attardarsi in illusioni nazionalistiche è fuorviante e nocivo, e come ho detto è pure in qualche modo narcisistico ed autocelebrativo. Bisogna uscire di qui, bisogna alzare lo sguardo. Bisogna rivendicare il primato della civiltà della cittadinanza, ovvero dei diritti, dell'uguaglianza, dello spirito critico. Questo primato è rappresentato dall'Europa. Se abbandoniamo anche questa posizione, saremo inghiottiti presto dalla barbarie assoluta. Il nazionalismo ci porterà, come sempre è stato, all'ignoranza ed alla rovina. Ciao, Armando.

  5. stefano.dandrea ha detto:

    Caro Armando, il diaologo è interessante; perciò proseguo.

    Il rischio del nazionalismo, che secondo la versione fascista è intrinsecamente imperialismo, va assolutamente evitato, tanto più se lo si intende nella versione fascista.

    Da celebrare abbiamo ben poco; ma quel che abbiamo deve essere celebrato. E' una regola generale. Così come le persone che non accettano sé stesse, che guardano soltanto ai propri difetti e si disinteressano o rimuovono i propri pregi, cadranno fatalmente in depressione, allo stesso modo si deprimono e disintegrano i popoli e le nazioni. Non è serio; non è utile; non è da persone mature ed equilibrate. Io credo che dell'Italia si possa narrare una storia che non sia apologetica ma che al tempo stesso non sia nemmeno la lagna che ultimamente si sta diffondendo (ti rimando ad un mio commento all'articolo di Franco Cardini, Un'Italia senza cuore, che troverai pubblicato su appelloalpopolo e che ripeterei qui parola per parola).

    Credo inoltre che evadere in spazi che non dominiamo, fisicamente, culturalmente e linguisticamente sia una fuga o una operazione irrazionale (e tutta mentale), suggerita dalla postmodernità, che ci ha fatto credere che siamo cittadini del mondo o dell'occidente o dell'europa. Non si tratta, ripeto, di essere nazionalisti, bensì di prendere atto che viviamo in un luogo, che le nostre azioni (semmai sia ancora possibile compiere azioni che incidano, sia pure minimamente, sulla realtà) hanno una efficacia spaziale circoscritta; che parliamo una lingua, che le leggi che disciplinano la nostra condotta sono scritte in quella lingua, che gli organi legislativi emanano testi scritti in quella lingua; che l'obiettivo – anche per chi volesse ricorrere alle armi – è la conquista del potere di legiferare in italiano, che, pur volendo che tutti i fiumi tornino ad essere puliti, abbiamo interesse a fare in modo che almeno i nostri figli possano tornare a bagnarsi nelle acque limpide dei nostri fiumi, ecc.

    Insomma, non si tratta né di essere nazionalisti, né patriottici, bensì di prendere atto che gli stati nazione sono dati di fatto, che il capitale, che non ha nazione, ha cercato di demolire senza peraltro riuscirvi completamente e che adesso, come unici e veri centri di decisione (il fatto che negli ultimi anni gli stati ratificassero scelte fatte altrove non toglie nulla al fatto che fossero necessarie le ratifiche degli stati) reagiranno, perché è questo ciò che accadrà. Contrariamente a ciò che pensi, si tratta proprio di evitare il nazionalismi, i fascismi, l'oscurantismo e i razzismi. I confini torneranno a chiudersi. I popoli, in uno o altro modo, riprenderanno il potere di decidere come si deve vivere dentro i confini degli stati. L'europa dovrà essere un'alleanza tra stati: militare (l'alleanza degli eserciti europei dovrebbe sostituirsi alla nato); culturale: la storia che si studierà nelle scuole europee sarà principalmente la storia europea; e politica. Non economica: la decrescita, per esempio, implica scelte statali, in un luogo, coraggiose e antagoniste con gli stati vicini (che per esempio non possono esportare ciò che prima esportavano). Una decrescita al livello europeo è una utopia più difficile da realizzarsi che non il comunismo ottocentesco (parlo di quella "felice", perché quella infelice arriverà da sola ed è il destino del prossimo decennio, per nostra fortuna aggiungo io)

    Così come era illusorio e ingenuo credere che esistessero moltitudini contro l'impero; allo stesso modo è illusorio credere che si formi un unico partito europeo che prenda il potere in europa. "Ogni popolo avrà la sua lotta" rispose Marcos a chi voleva farne il capo della moltitudine (ossia di una realtà inesistente). A lui è toccatto il chapas. A noi è toccata l'Italia. E' questo il nostro luogo di battaglia. Si tratta di un dato. Spero di averti convinto che non sono nazionalista. 

    Infine, se guardiamo al dato politico giuridico e non al dato culturale; se osserviamo i datti e non teniamo conto dei desideri, l'Europa è la BCE, il diritto della concorrenza e poco altro. Comunque, su questo punto tornerò con un breve articolo, che spero di pubblicare presto, perché si tratta di una "verità spiacevole", che abbiamo per anni rimosso, e che a rigore non può essere onestamente negata. Quella rimozione è la causa di parecchi dei guai che ci hanno gettato nella situazione da te esattamente descritta. 

    Grazie, inoltre, per avermi segnalato il libro di Badiale e Bontempelli. Ciao

  6. Armando ha detto:

    Caro Stefano,
    questo messaggio puoi non pubblicarlo, perché è personalmente rivolto a te.
    Io parlo tre lingue, mia moglie viene dall'Europa dell'Est, ho una dimensione di lavoro europea. Io in Italia ci soffoco, come una trota nel fango.
    Non esiste più la lingua italiana. Non esiste lo stato italiano.
    Esistono degli idiomi italici mutuati dalle televisioni e soaps-opera, e delle consorterie più o meno occulte e molto molto criminali. Poi c'é ipocrisia a fiumi, ed ogni giorno di più ci si affoga dentro. 
    Le leggi sono del tutto illusorie, perché é ormai illusorio confidare nella loro equa appicazione: la maggior parte del territorio nazionale è controllato dalle mafie, a tutti i livelli. Che senso razionale ha, in questa situazione, confidare nella legge ? 
    Bisogna rinunciare all'Italia ed agli italiani. Sono entrambe entità che appartengono al passato, non al presente né tantomeno al futuro.
    E' triste, lo capisco, ma è così. Il destino peninsulare è già segnato, ed è quello di disgregarsi, anche politicamente, ed in  tempi piuttosto rapidi. Nessuno potrà fermare questo esito storico, assolutamente nessuno, perché è un esito già raggiunto, che aspetta solo di manifestarsi compiutamente.
    Chi arriva a vedere e capire questo, può cominciare a lavorare al "dopo", e prepararsi.
    Chi invece no, sguazza nell'illusione, spreca il suo tempo, e irretisce in buona fede il prossimo suo, inutilmente.
    Saluti anarchici, ciao, Armando.

  7. stefano.dandrea ha detto:

    Se si sposa una donna dell'europa dell'est si appartiene anche a un altro stato; se si è scelto di vivere in un diverso stato si appartiene anche ad un terzo stato. E si può essere sentimentalmente legati ad alcuni altri stati. Il problema è se vogliamo combattere per sottrarre la vita di uno o altro popolo (o dei popoli tutti; ma allora il problema non è soltanto l'Italia) al al dominio del capitale o no. Io il popolo l'ho scelto: è il mio. Non troverei niente di male che tu scegliessi uno dei tuoi. Lotteremmo per le stesse idee. Ecco, queste si che bisogna diffonderle. Ma questo è un obiettivo diverso, che mi pongo anche io. Saluti garibaldini. Ciao Stefano (n.b. se prosegui ti rispondo via mail)

     

     

    Scrivi cose interessanti.

    La disgregazione. Credo che siano attive forze disgregatrici e che siano in grado, a certe condizioni, anche di creare un vortice. Immaginiamo che quese condizioni si verifichino. In tal caso i militari interverrebbero. Alla disgregazione si arriva soltanto dopo la guerra civile.E' interessante

  1. 31 Marzo 2010

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