L'Italia deve combattere l'IS?

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43 Risposte

  1. Emilio Martines ha detto:

    Io sono d’accordo con te. Al contempo, è però necessario rivedere profondamente il nostro modo di stare al mondo, fare opposizione alle politiche imperialiste e colonialiste dei nostri alleati, rinunciare al ricco business dell’esportazione di armamenti, ecc. Tuttavia, riconosco anche che la mia posizione è naif. Il nostro “benessere”, così come è oggi, è fortemente basato su politiche imperialiste. Questo si può cambiare, ma occorre un radicale ripensamento dell’intero modello di sviluppo.

    • stefano.dandrea ha detto:

      Caro Emilio,
      mi permetto di sollevare un dubbio sulla espressione “rivedere profondamente il nostro modo di stare al mondo”, non perché il sia contrario a rivederlo,anzi. Bensì perché, nonostante l’opportuno uso della parola “nostro”, che pone una distanza abissale dal vago e insignificante “un altro mondo è possibile”, l’espressione è generica e non in grado di attirare l’attenzione degli Italiani concreti ed effettuali dei quali andiamo alla ricerca.
      Meglio, ipotizzare soltanto politiche concrete. “Fare opposizione alle politiche imperialiste e colonialiste dei nostri alleati” mi trova d’accordo ma necessità di specificazioni. A mio avviso, voler concorrere a decidere chi debba vincere la guerra civile tra le oltre 100 formazioni che si oppongono ad Assad e il legittimo governo Siriano è già politica imperialista. Perciò si può tifare, al più finanziare( ma io mi asterrei) una delle parti ma non bisogna intervenire nella guerra interna, come invece hanno fatto gli Stati Uniti, sia promuovendo o comunque appoggiando la rivolta dell’ESL, sia schiarandosi a favore di alcuni ribelli e contro altri. Ugualmente, interferire tra il tentativo di rivincita dei sunniti iracheni che – pur dispiacendo a chi sapeva apprezzare la politica laica e socialista del partito Baath e ferma la critica della dittatura e della violenza utilizzata dal baath nelle repressioni, critica che tuttaviua è astratta, perché in quel mondo non si hanno democrazie – ha preso la forma radicale dell’IS, da una parte, e le squadracce della morte sciite che negli anni passati hanno commesso, a detta dei sunniti, inenarrabili violenze contro i sunniti (e certamente le hanno commesse contro gli islamisti sunniti e l’intellighenzia laica baathista durante la guerra di aggressione condotta dagli Stati Uniti) e che ora per riconquistare Tikrit dimostrano di non essere irachene, facendosi comandare da un generale iraniano, dall’altra, è già politica imperialista. Essere neutrali e stare in pace con i vincitori dei due conflitti è, a mio avviso, politica antimperialista.
      Ho più dubbi, invece, sul “rinunciare al ricco business dell’esportazione di armamenti”,perché l’espressione deve essere precisata. Rinunciare a produrre armi per la nostra difesa è una follia. La pace è finita e cosa accadrà nei prossimi 30 anni non si può sapere. Allora che si fa? Si comprano le armi ma non si producono (non gli F35 ma tutte le armi potentissime utilizzabili dall’esercito di popolo previsto nella nostra Costituzione in caso di invasione dell’Italia per resistere decenni in una guerra di resistenza: simili ai missili TOW alle IED, la difesa antiaerea; gli aerei che possano svolgere funzione difensiva ma anche andare a colpire lo stato dell’esercito nemico che ci attacca; ecc. ecc.)? Si producono le armi ma non le si vende? Direi che in questa proposta concreta c’è un principio giusto che tuttavia deve essere declinato in modo concreto e realistico.

      • Emilio Martines ha detto:

        Ho scritto di getto di mattina presto 🙂 Effettivamente “rivedere il nostro modo di stare al mondo” era molto generico, infatti dopo ci avrei dovuto mettere due punti, perché il seguito serviva a precisarlo un po’. Concordo con il modo in cui hai declinato il concetto di “politica antimperialista”. Sulla parte finale, non vedo particolari problemi riguardo al produrre per la propria difesa ma non vendere all’estero (che è appunto il “non esportare”), se non una questione di mancati introiti, ma del resto nulla viene gratis a questo mondo. Era comunque solo un base generica su cui costruire proposte più dettagliate.

  2. Emilio Martines ha detto:

    Con l’occasione vorrei ricordare un grande italiano che si adoperò per coniugare sviluppo del paese e politiche antimperialiste e anticolonialiste: https://youtu.be/Q4dSTD07CX4

  3. Luca maniscalco ha detto:

    No…noi ripudiamo la guerra

  4. Luca ha detto:

    Il mondo dell’Islam, a differenza di quanto diffuso dalla vulgata, è tutt’altro che un blocco unico. Se non si capisce questo, ci si condanna a non comprendere nulla sui fatti che in questi giorni stanno avvenendo in Medio Oriente.All’origine è la divisione tra sunniti e sciiti. I seguaci della Sunna, cioè della Tradizione profetica, rappresentano oggi la stragrande maggioranza dei musulmani.All’origine della divisione sta una questione di natura dinastica: i sunniti sostengono la legittimità di Abu Bakr, nominato dal Profeta come suo successore, mentre gli sciiti sostengono‘Ali, genero del Profeta. Il nome “sciiti” deriva infatti da Shi‘at ‘Ali, che significa “Partito di Ali”.A loro volta, i sunniti conoscono quattro grandi scuole giuridiche: malikita, shafi’ita, hanbalita e hanafita. Gli sciiti, invece, in quella duodecimana, la principale, e poi in quellaismaelita e zaidita.Ci sono poi alcune differenze di natura esclusivamente formale, ad esempio nella preghiera, ma questo, a differenza della percezione europea, che vede in un cavillo il motivo di una netta scissione, non mette in discussione l’ortodossia né dello sciismo, né della Sunna. Lo spiegava lo Shaykh ‘Abd al-Wahid Yahya (René Guénon) in un’epistola a Caudron: “I Sunniti, gli Sciiti ed i Kharigiti si differenziano principalmente per la questione delle modalità del Califfato; non v’è, in ciò, eterodossia e, d’altra parte, è lungi dall’essere tanto netta quanto sembra in Europa; ci sono tanti gradi e sfumature che è quasi impossibile stabilire delle delimitazioni nette”. PersinoDante, in Inf. XXVIII, 32-33 mostra come Ali e Muhammad siano strettamente affini.Se, come detto, i sunniti sono la stragrande maggioranza dei musulmani nel mondo, lo sciismo è maggioritario in Iraq, in Libano e in alcune aree del Golfo Persico e, con poche eccezioni, del tutto dominante in Iran.I wahabiti, che non sono riconosciuti come islamici da molti musulmani, si caratterizzano per un formalismo esteriore di tipo letteralistico, salvo poi tenere, nella nazione in cui conoscono la maggior diffusione, l’Arabia Saudita, un atteggiamento filo-occidentale in politica estera. Fondato da Abd al-Wahhab nel XIV secolo, il wahabismo ha in Taymiyyah un forte riferimento. Taymiyyah criticava lo sciismo e il sunnismo, detestava quelli che pregavano sulla tomba del Profeta, accusandoli di idolatria. Il wahabismo proibisce qualsiasi tipo di preghiera rivolta ai santi o ai propri parenti defunti, i pellegrinaggi alle tombe, la celebrazione del compleanno del Profeta. Da qui l’operazione di sistematica distruzione dei luoghi sacri attuata in Arabia, molto prima che l’Isis cominciasse a distruggere i templi.All’inizio del XX secolo la monarchia saudita ha impresso una forte crescita a questa fede eterodossa inserendone lo studio nelle scuole. Il forte formalismo wahabita non ha però impedito alla monarchia saudita di trasformare Mecca, città santa, in un vero e proprio centro commerciale con alberghi di lusso e negozi che incombono sulla Kaaba.Il salafismo, il cui nome deriva da al-ṣaliḥīn (“i pii antenati”), nasce in Egitto nel XIX secolo e propone un ritorno alle origini, criticando aspramente il sufismo, la componente esoterica dell’Islam che, invece, è indissolubilmente legato all’Islam puro. I salafiti si rifanno sempre di più ad Abd al-Wahhab e dunque sta diventando impercettibile la distinzione tra salafismo e wahabismo.Fortemente avversi al wahabismo, sono gli alawiti, presenti solo in Siria, dove rappresentano circa il 10% della popolazione, e in Libano. Nati intorno al X secolo ad Aleppo, come parte dellosciismo duodecimano, gli alawiti devono il loro nome ad Ali, genero del Profeta. L’alawismo,molto vicino al cristianesimo per alcune proposizioni, propone la tolleranza religiosa.Nel 1980 i Fratelli musulmani (nati nel 1928 e che costituiscono un’altra delle varianti del tutto moderne dell’islam letteralista) cercarono di assassinare il padre di Bashar al Assad, anch’egli alawita, perché eliminò dalla costituzione l’Islam come religione di Stato in nome del principio della tolleranza religiosa. È un concetto di laicismo estraneo all’Occidente: in Siria il laicismo non è l’assenza del sacro nella vita politica di un Paese, ma il concorrere di tutte le fedi al bene di un popolo. Per questo, ad esempio, in Siria, non è inusitato vedere il Gran Mufti, autorità sunnita, difendere il governo di Assad, alawita, e pregare per i cristiani uccisi a Maloula dai terroristi.

  5. aaron ha detto:

    Aprirei prima un dialogo con i Mussulmani presenti in Italia, dimostrando quanto le barbarie di certi organismi politici non hanno nulla da condividere con il progresso della nostra Costituzione.
    Spiegherei loro che il nostro paese è più Mediterraneo che Europeo, cioè abbiamo più da spartire con il nord africa che con il nord europa, raccontando loro che uomini come Mattei e Pertini erano grandi amici dei loro paesi ( ma vi assicuro, come ho scoperto con piacere, che nei licei in marocco o in egitto come nelle scuole professionali viene studiato sia Mattei che Pertini ).
    Lavorerei, politicamente parlando, per far comprendere loro l’importanza del concetto di Cittadinanza lasciando intendere che per i Sovranisti non è un problema se tra qualche anno, in un governo sovranista, il Presidente del Consiglio sia una 2° generazione, perchè nella Roma antica nessuno si indignava dell’Imperatore Eliogabalo e della sua origine Siriane, come nel mondo Cristiano abbiamo Santi importanti nati in nord africa.

    Questo per dire che NOI abbiamo il dovere di combattere il NEMICO vicino, prima di pensare a quello lontano e alle sue manifestazioni, possibilmente aggregando anche i Mussulmani, perchè se esiste una strategia efficace contro la globalizzazione è Unire non Dividere.
    ISIS è uno strumento per alimentare la divisione nel mondo Islamico, costruendo un contenitore grande ( il califfato ) per attrarre il più possibile dei Fedeli.

    La nostra Costituzione non prevede nessuna fede religiosa ma accetta tutte le confessioni, questo fa della Carta Costituzionale un arma molto più efficace di quelle in mano al Califfato.
    Basta solo iniziare ad imparare ad usarla.

    • stefano.dandrea ha detto:

      Aaron, hai toccato più di un punto.
      Per ora mi limito ad una osservazione, relativa al punto forse più in tema con il mio commento (che stiamo commentando).
      Scrivi: “ISIS è uno strumento per alimentare la divisione nel mondo Islamico…”.
      A parte che si chiama IS (il nuovo nome designa un progetto diverso), eviterei di dire che l’IS “è uno strumento”. In primo luogo l’IS è un gruppo politico militare, per ora soltanto a sembianze statuali – e dunque è UN SOGGETTO COLLETTIVO, NON UNO STRUMENTO – precisazione importantissima, che ci allontana e distingue dal linguaggio complottista, che lo vuole strumento altrui. In secondo luogo, è vero che ALLA LUNGA ha il progetto (SECOLARE, nel senso che se riuscisse impiegherebbe un secolo) di ricostituire il Califfato, ASTRATTAMENTE creando anche nell’immediato province anche “staccate” dal nucleo centrale (in Afghanistan e in Libia in particolare). Tuttavia, IN CONCRETO E PER ORA non ha nemmeno fretta di far cadere Assad (a differenza di tutti gli altri gruppi ribelli), bensì è intento esclusivamente a consolidare uno Stato sunnita salafita nel nord Iraq e nella parte desertica della Siria, per poi, nei prossimi anni, attaccare e conquistare Baghdad (nel frattempo avrebbe forse attaccato anche la Giordania ma l’intervento dei bombardieri russi-occidentali impedirà che questa eventualità si realizzi). L’obiettivo concreto dell’IS, ammesso che sia realizzabile, implica almeno 10 anni, nei quali indubbiamente l’IS cercherà basi in altri Stati e in particolare in Afghanistan, dove andare a rifuggiarsi in caso di sconfitta (l’IS ha di recente dichiarato guerra ai talebani).
      Il “pericolo” che abbiamo davanti per i prossimi 10 anni -non quello sbandierato dai media occidentali – dunque, è SOLTANTO QUESTO. Un pericolo che non ci riguarda. Poi, ovviamente, se decideremo di partecipare alla coalizione anti-isis e loro compiranno, come è ovvio, uno o più attentati (quelli che sono in grado di compiere, non molti), le cose cambieranno e il pericolo, sia pure nella forma del terrore e dell’angoscia, lo avremo in casa.

    • Matteo ha detto:

      Nessuno si scandalizzava per Eliogabalo?
      Mah, a parte che elogiare la decadenza di Roma mi sembra abbastanza avventato, ma in generale si scandalizzavano eccome, in particolare per la sua perversa religione matriarcale e pansessuale.
      E infatti non è morto per un raffreddore.

  6. Dario Morgia ha detto:

    la Siria deve combattere l’IS. Nessun altro. Al massimo i paesi esteri possono (anzi dovrebbero) dare supporto all’esercito di Assad. Ma solo la Siria può combattere e battere l’IS.

  7. Alessandra ha detto:

    Concordo con tutti coloro che ritengono che dobbiamo rimanere neutrali e che solo Assad col suo esercito e con l’ aiuto dei russi debba combattere l’Isis..

  8. Fabio Mincuzzi ha detto:

    L’Italia deve rispettare l’art. 11 della Costituzione e rimanere neutrale

  9. Sergio ha detto:

    Solo il governo siriano dovrebbe combattere l’IS, assieme alla Russia che ha un concreto interesse nell area (Tartus) e a cui è stato chiesto aiuto esplicito dal governo siriano stesso. Tuttavia non sono di certo d’accordo con chi dice che il restare imparziali, riguardo l esito del conflitto, significhi avere una politica estera antimperilista. Al massimo potrebbe significare avere una politica estera opportunista (il che non sarebbe necessariamente un male), ma una politica estera antimperialista a mio avviso significa lavorare per un mondo multipolare basato sul rispetto delle reciproche aree di influenza delle superpotenze (esistono, bisogna farci i conti in ogni caso) e non rifugiarsi a priori nella neutralità. Siccome una caduta di Assad sposterebbe gli equilibri della regione ancor più verso gli Usa, una corretta politica estera italiana dovrebbe lavorare afffinchè gli alleati europei prendano atto che le alternative sono Assad o IS, sostenendo dunque il governo siriano nella lotta per la Siria pur senza bombardare ne’ tantomeno partecipare a eventuali coalizioni sul terreno.

    • stefano.dandrea ha detto:

      Sergio, più superpotenze,per una potenza regionale o per una non-potenza, sono più utili rispetto all’unilateralismo soltanto se servono a liberarsi e a emanciparsi dai vincoli. Farci i conti significa che si utilizza l’una per liberarsi dall’altra e la seconda per liberarsi da un profilo di potenza della prima e così via. Una caduta di Assad non sposterebbe gli equilibri della regione verso gli USA. Dipende dall’esito. Assad ha partecipato alla coalizione che ha attaccato l’Iraq nel 1991. In Iraq, quando nel 2003 si verificò l’invasione statunitense, non accorse nemmeno una piccolissima formazione di volonatari alawuiti,mentre l’ISI (poi isis e ora is) ha ucciso almeno un migliaio di soldati statunitensi, probabilmente ne ha feriti 10.000 e ne ha fatti impazzire o spinti al suicidio alcune decine di migliaia. Puoi tifare per Assad ma lo devi fare nonostante che l’IS sia un miliardo di volte più antistatunitense di Assad. L’italia deve utilizzare il multiporalismo e così devono fare tutte le potenze regionali e le non potenze. Non lo devono costruire loro. Il multipolarismo lo devono costruire Russia, Cina, Giappone, Germania e magari qualche altro ambizioso stato. Noi e gli stati come noi dobbiamo semplicemente emanciparci.
      Comunque vedrai che in Siria USA e Russia combatteranno fianco a fianco.

      • Sergio ha detto:

        Certo, il multilateralismo è utile perchè permette di togliere più vincoli, vedasi le possibilità di autonomia in politica estera che aveva l Italia della guerra fredda rispetto a quella attuale. Una caduta di Assad metterebbe in serio pericolo la base russa sul mediterraneo, il che è gia di per se uno spostamento degli equilibri della regione verso gli Usa. Poi non mi interessa sapere chi vince la sfida del più antiamericano tra gli antiamericani tra Assad e IS, mi basta sapere chi ha OGGETTIVAMENTE un ruolo filoamericano nell area, senza badare più di tanto alla filosofia di ognuno.

        • stefano.dandrea ha detto:

          “Rruolo filo americano” non significa niente.
          Gli Stati Uniti bombardano l’IS ma non bombardano Assad, però non lo bombardano quanto DESIDERANO alcuni anti-statunitensi del tuo tipo e allora, siccome gli USA non esaudiscono i vostri desideri, sostenete che un soggetto politico collettivo bombardato dagli USA ha un “ruolo filo americano”.
          Aggiungo che i Curdi, principalei alleati statunitensi nell’area, hanno sconfitto l’IS nella battaglia di Kobane (l’unica vera sconfitta dell’IS ) SOLTANTO grazie ai bombardamenti statunitensi.
          Ti rendi conto che deve esserci un salto logico nel tuo ragionamento, se secondo te – nonostante che l’IS sia bombardato dagli USA e combatta contro l’YPG, il più solido alleato statunitense ( 45 kamikaze si sono socgliati contro l’YPG da metà luglio a metà novembre) – l’IS svolge un “ruolo filoamericano”?
          Nell’ARS simili modi di sragionare sono banditi 🙂

          • Sergio ha detto:

            Il ruolo OGGETTIVAMENTE filoamericano è dato semplicemente dai risultati che produrrebbero una eventuale vittoria della formazione in questione…. Francamente i dati numerici dei bombardamenti americani o russi sull’IS non hanno alcuna rilevanza al fine di stabilire quali sarebbero le conseguenze se IS prendesse Damasco, che è l unica cosa a cui chi guarda la situazione dall esterno dovrebbe essere interessato. La vittoria dell IS causerebbe la fine della presenza militare russa nel mediterraneo e nel MO e ciò sarebbe oggettivamente un avvenimento filoamericano, visto che nell area resterebbero solo basi USA alternate a situazione di puro caos (vedere a tal proposito quanto dice Friedman, uomo del Council for Foreign Relations: quando non si può governare un terrotorio, il caos è la situazione preferibile https://www.youtube.com/watch?v=aYgmhO9QJFc) . Anche la vittoria delle altre formazioni antiassad sarebbero egualmente avvenimenti filoamericano, al di là se siano finanziati direttamente dagli USA o meno, esattamente come lo sarebbe la vittoria dell IS, anche se ha un suo piano e una sua agenda autonoma dagli americani. Mi pare molto chiaro e logico il mio ragionamento, che si può condividere o meno, ma di certo non si può dire che sia illogico. Una vittoria dell IS non sarebbe un avvenimento filoamericano solo se fossero in grado di cacciare gli USA dall intera area, cosa che francamente non ritengo verosimile. Se mi chiedi perche allora gli USA bombarderebbero IS ti rispondo già adesso che sono talmente interessati a far male che i piloti USA si sono lamentati epr la prima volta nel ritardo delle autorizzazioni per i bombardamenti e che non vogliono condividere le loro informazioni sui covi IS con la Russia… non atteggiamenti che tradiscono una determinazione di ferro nello sconfiggerli al più presto possibile.

  10. Lorenzo D'Onofrio ha detto:

    Assolutamente d’accordo con Stefano e leggo con piacere opinioni, almeno finora, tutte contrarie all’intervento italiano. Credo che noi dell’ARS dovremmo prendere una posizione in merito, visto che si tratta di difendere la nostra sovranità e il ripudio della guerra di aggressione sancito nell’art. 11 della nostra Costituzione, posizione che ancora una volta ci distinguerebbe dalle assurdità di lega e casa pound, contribuendo a definire il vero pensiero sovranista, ma che soprattutto avremo modo di rivendicare con orgoglio alla luce dei sicuri disastri che un (purtroppo) probabile intervento genererà.

  11. Giuseppe ha detto:

    Nessuna lotta o guerra come dir si voglia, al di fuori dei nostri confini. Implacabili e rigidissimi in fatto di prevenzione sul suolo italiano. Se proprio volessimo agire al di fuori dei nostri confini aiutare una delle parti coinvolte in situ.

  12. Giuseppe ha detto:

    Dimenticato Assad rimane dov’è, nessuna replica dell’ Irak, Libia….

  13. Rosario Domino ha detto:

    Nessun intervento diretto,al limite un tentativo di intermediazione se esistono i presupposti.La neutralità dell’Italia è un presupposto necessario per il dialogo con i Paesi Mediterranei.

  14. FRANCESCO MIGLINO ha detto:

    ATTENZIONE, una irresponsabile operazione provocatoria, finalizzata a disorientare l’ opinione pubblica è messa in atto dal giornalismo nostrano che non può o non ha il coraggio di spiegare che l’ ISIS è una formazione strategicamente concepita, finanziata e flessibilizzata dalla finanza criminale, in base agli scenari da creare, ha fatto coincidere le azioni di questo indistinto gruppo di 50.000 mercenari mascherati e sanguinari, con il mondo islamico.
    Alla luce di questa impostazione, le due sanguinarie operazioni di intelligence messe in atto a Parigi, sono presentate come un attacco del mondo islamico al mondo cristiano, con il conseguente fine di aizzare all’ odio, proprio come vuole la criminalità finanziaria, che da troppo tempo,per evidenti fini predatori e di dominio, organizza impunemente, a spese della pace internazionale e dei popoli, questi scenari di sangue e di morte.

  15. stefano.dandrea ha detto:

    FRANCESCO MIGLINO NON E’ DELL’ARS

  16. Massimiliano Veneziani ha detto:

    Io sono contrario all’intervento militare contro il neonato stato islamico in quanto, quest’ultimo, per l’Italia e per i suoi interessi non rappresenta nessun pericolo, non ripeterei mai l’errore di mandare soldati come in Iraq dove gli USA hanno contribuito con la loro cecità ed ingordigia a svegliare lo jihadismo. Ho appreso molto seguendovi in questi mesi sul variegato mondo mussulmano e vi ringrazio vorrei però aggiungere che l’Italia non deve assolutamente perdere la prerogativa di un’esercito forte, preparato è sempre pronto all’azione in caso di necessità di difesa nazionale, bensì perdere il concetto di interventismo tipico di un paese coloniale quale siamo diventati. Concludo dicendo che non sono d’accordo con Aaron sul discorso di stabilire un contatto con le minoranze Mussulmane nel nostro territorio, il che non vuol dire che intendo denigrarle o sminuirle

  17. Max Bonelli ha detto:

    Riesco a concordare solo con alcuni punti dell´intervista, in particolare che l´Italia deve mantenere una posizione
    neutrale , se non collaborativa dal punto di vista di servizi segreti con la Siria di Assad che e´ l´unica insieme alla Russia che per davvero combatte l´IS o ISIS che dir si voglia. Per il resto un analisi che non vuol vedere la dimostrata regia Nato in queste “primavere arabe ” sia in Libia, dove tutto e´ avvenuto alla luce del sole, sia in Siria, (per chi e´ bravo in Inglese fornisco)una delle tante fonti attendibile che spiega i meccanismi ben collaudati che sono stati dietro alle “primavere arabe”
    http://www.globalresearch.ca/unknown-snipers-and-western-backed-regime-change/27904
    Non voglio dare addosso a nessuno non e´ facile dall´Italia, interpretare i meccanismi, i giochi di servizi in paesi lontani da noi culturalmente e linguisticamente. Mi metto anche io tra quelli che possono prendere cantonate, le informazioni mi arrivano rielaborate da media che lavorano al soldo di quello o quell´altro potente.
    L´unico modo per interpretare i fatti e´ il modo degli antichi romani”Cui Prodest? Una Siria divisa.
    Certo non ai russi che hanno delle basi ed una relazione storica di amicizia con Assad. D´altro canto Usa ed Istraele hanno solo da guadagnare in un Califfato arabo che si frapponga tra un Iran alleato di Siria ed Hezbollah ed un Irak scita. Stesso dicasi della Turchia, Qatar ed Arabia Saudita con sogni diversi ma con scopi a breve coincidenti. Il patriottismo sunnita arabo esiste solo nel fanatismo religioso del califfato. L´esercito siriano e´ inter etnico, e questo e´ un dato di fatto. Chiudo con una nota positiva su una cosa che ha detto Stefano D´Andrea, bando al pacifismo ottuso le armi vanno prodotte in Italia, stiamo andando verso un mondo molto piu´ arrogante di quello che abbiamo conosciuto, l´Italia ha bisogno di una neutralita´armata.

  18. luca bennati ha detto:

    Secondo me, l’Italia sarebbe chiamata a combattere solamente se attaccata e per difendersi. Nel frattempo dovrebbe porre in atto tutte le misure necessarie per garantire un adeguato livello di sicurezza interna.
    D’altronde sosteniamo l’incompatibilità del trattato di Lisbona con la costituzione repubblicana, anche in questo.

  19. stefano.dandrea ha detto:

    Luca
    hai mostrato una lacuna notevole. Che fare in caso di attacco sconsiderato all’Italia, senza che l’Italia abbia prima bombardato l’IS?
    Se attaccata, certamente dovrebbe reagire e dovrebbe brutalmente vendicare l’offesa. Ma non è detto che serva la guerra. Proviamo a pensare a qualcosa di meno duraturo e definitivo, sebbene di ugualmente terribile. Restituire il mal tolto e poi tornare a casa. Un duro colpo, civili contro civili; e un chiaro discorso fatto ai cittadini dello Stato islamico e alle classi dirigenti del medesimo. Poi se continuassero amen. Ma non sono stupidi.
    Sebbene a malincuore, accetterei di prendere questa decisione terribile, come scelta migliore per tornare alla posizione di reciproca indifferenza.

    • luca bennati ha detto:

      Che significa civili contro civili? Lo stato islamico sedicente, che è ciò che andrebbe combattuto eventualmente solo a seguito di offesa, è per ora un apparato militare. Nel momento dell’intervento io vorrei ottenere la completa sconfitta di questo apparato militare.

      • stefano.dandrea ha detto:

        Ovvio, naturalmente, che se saranno rimaste installazioni militari dell’IS fuori dalle aree abitate si bombardano quelle. Ma il capo delle forze armate russe in Siria ha detto che stanno ritirando verso i centri abitati. Ora i bombardamenti cominceranno ad avere quasi sempre effetti collaterali.

        • Mourad Imanebasta ha detto:

          Bombardare le installazioni militari dell’ISIS sarebbe come dire dichiarare guerra ad un asset fra i principali della Cia. Ma ve ne rendete conto?
          In un’evenienza del genere, come potete pensare che dalle basi Usa (e sottolineo Usa, non Nato, non prendiamoci in giro…) in Italia e da tutti gli eredi di Gladio (presenti sul nostro territorio e in diversi importanti apparati…) non parta una qualche forma di sanguinosa rappresaglia contro la popolazione civile italiana?
          Ne siete almeno un po’ consapevoli?

          • stefano.dandrea ha detto:

            Mi sembra che tu non abbia la minima cognizione di come stiano le cose. Gli Stati Uniti stanno già bombardando l’IS e lo stanno bombardando dove e nella misura in cui ne hanno interesse, ovviamente non nella misura DESIDERATA da alcuni sciocchi teledipendenti putiniani complottisti e sedicenti antimperialisti. Gli Stati Uniti infatti, come è ovvio, e come fanno tutti, non agiscono nell’interesse di teledipendenti putiniani complottisti e sedicenti antimperialisti, bensì nell’interesse degli stati uniti così come valutato dalla loro classe dirigente. L’IS può essere utile agli USA e alle monarchie del golfo perché concorre a combattere Assad. Ma l’IS, che è sempre stato nemico degli USA dal 2004-6 al 2011 in Iraq, quando si chiamava ISI, è destinato strutturalmente ad essere combattuto dagli Stati Uniti, dalla Russia, dalla Francia e comincio a temere anche dalla Germania.

          • Mourad Imanebasta ha detto:

            Probabilmente lei, Sig. D’Andrea, non ha una qualche apprezzabile cognizione di come funziona (e da tempo) la strategia del caos studiata dagli strateghi Usa, nonostante quanto le aveva fatto presente Sergio in un suo recente commento.
            Sappia, in ogni caso, che all’interno di essa non vi è alcuna contraddizione (anzi, la cosa è esplicitamente prevista) tra la creazione prima (compreso il foraggiamento e la preparazione) e l’eventuale bombardamento poi dei propri asset (in questo caso l’IS), che non per questo cessano di essere tali.
            Gli esempi storici in questo senso non mancano, dall’Afghanistan all’Irak alla Libia, tanto per restare sugli anni recenti. Ma ce ne sarebbero anche di meno recenti ed ugualmente probanti…
            In ogni caso, se lei non è in grado di (o non vuole) accostarsi a questa questione con categorie un po’ più sottili di quelle per le quali “l’IS è sempre stato nemico degli USA”, peggio per lei. Francamente però, se così fosse, a livello di autoinganno lei non sarebbe granché differente da quegli “sciocchi teledipendenti putiniani complottisti e sedicenti antimperialisti” contro cui sembra scagliarsi con una certa veemenza.
            Il che, peraltro, se fosse vero sarebbe anche veramente disdicevole in capo ad un dirigente responsabile di un futuro fronte sovranista.
            Personalmente ne sono profondamente preoccupato, visto che come tanti considero cruciale ed irrinunciabile la prospettiva del fronte.
            Lei cosa ne pensa?

          • stefano.dandrea ha detto:

            L’IS non è stato creato dagli USA. L’IS è un nome nuovo per l’ISIS che era un nome nuovo scelto nel 2013 (o fine 2012) per l’ISI. Quindi quando ci si interroga sulla creazione di questo soggetto collettivo, ci si sta interrogando sulla creazione dell’ISI. L’ISI fu creato nel 2006 per combattere contro gli USA; nel 2010 fu più o meno decimato dagli USA ma soprattutto dalle varie ex formazioni della resistenza irachena che erano entrate nei consigli del risveglio, ma continuò a combattere contro gli USA quando questi andarono via, fino al 2011. Chi muove dal presupposto che gli USA abbiano creato l’ISI costruisce ragionamenti sul nulla.
            L’IS(I) non è stato incaricato dagli USA nemmeno di promuovere la guerra civile siriana, visto che dall’Iraq è entrato in Siria tra la fine del 2012 e i primi del 2013, quasi due anni dopo l’inizio della guerra civile. Non esiste nessuna forza al mondo oggi che abbia ucciso più soldati statunitensi di quanti ne abbia uccisi l’IS, non certo gli “antimperialisti” siriani iraniani e di Hezbollah, che non hanno mai combattuto contro gli Stati Uniti (anzi gli Stati Uniti in Iraq hanno fatto una guerra per conto dell’Iran, come è provato dal fatto che il governo iracheno, alcuni mesi fa, per riconquistare Tikrit si è servito di milizie sciite comandate da un generale iraniano).
            Perché gli USA allora non lo hanno bombardato a sufficienza? La risposta è banale.
            Gli USA hanno per nemico Assad, fondamentalmente perché è alleato della Russia, che ha una base in Siria (ma un ministro Russo in questi giorni ha dichiarato che la base è su territorio russo) e quindi sono restati a guardare mentre l’IS avanzava, anche perché i ribelli con i quali avevano contatto valevano poco e non riuscivano a progredire. Hanno bombardato l’IS, e molto violentemente, soltanto quando l’IS attaccava a Kobane i più fedeli alleati degli USA in medio-oriente: i curdi dell’YPG. Poi lo hanno bombardato un po’ qua e là per non so quale ragione, magari perché in taluni luoghi c’erano conflitti con ribelli vicini agli usa. Certamente gli USA non erano così idioti da bombardare l’IS quando quest’ultimo andava all’attacco di Assad, per esempio a Palmira, ossia da bombardarlo contro il proprio interesse (far cadere Assad). Nè avevano interesse a indebolirlo e disarmarlo. Caduto Assad, gli USA si sarebbero impegnati a far fuori l’IS.
            Ma Putin ha rotto le uova nel paniere. E ora abbiamo una situazione nuova, che non è chiaro come evolverà, nel senso che gli obiettivi delle potenze terroristiche bombardanti (USA e Russia) sono chiari e non coincidenti, anzi opposti, e che la loro azione incide su ciò che si verifica sul terreno.
            Io mi scaglio contro i tifosi Assadiani e Putiniani, tra i quali ho parecchi amici (lo faccio soprattutto sulla mia pagina facebook). Li reputo poco intelligenti o meglio sostengo che assumendo l’atteggiamento dei tifosi mettano il cervello sott’olio. Ho mille argomenti in proposito, che ho espresso più volte sulla pagina facebook. Essendo un po’ stanco di questa materia, e volendo riposare per un po’ di tempo, la prego di perdonarmi se non approfondisco. Ma qualche esempio glielo faccio.
            A) Le assicuro che su facebook parlavo con persone potenzialmente intelligenti che credevano che la Russia avrebbe fatto fuori l’IS in 8 giorni! O era tifo o erano persone stupidissime. Altre sostenevano in 2 mesi. Ebbene dopo due mesi, nonostante la sorpresa, l’esercito siriano ha riconquistato circa 500 kilometri quadrati, che moltiplicato per sei, in un anno fa 3000, sessanta kilometri per cinquanta, la provincia di Rieti. Lei crede che tra dieci mesi queste persone diranno che l’IS non è stato sterminato dalla Russia perché la Russia in realtà non vuole sterminarlo, come dicevano degli USA? Non lo faranno. Sarebbe coerente con ciò che hanno sempre detto ma loro non sono coerenti: sono tifosi.
            B) Nell’intervista a Russia Tooday, Assad, che è persona di grande intelligenza, a differenza della maggioranza degli assadiani nostrani, ha dichiarato che gli USA in Iraq non hanno combattuto l’IS fino in fondo. Dunque ha ammesso che l’ISIS (quando era ISI) stava in Iraq e combatteva contro gli USA. Ma di ciò i tifosi assadiani nostrani non prendono atto. Peraltro tutte e due le grandi formazioni della resistenza irachena (erano rimaste in due dopo laformazione dei consigli del risveglio, composti da ex resistenti) hanno resistito (oltre l’ISI l’armata naqshabondi) e probabilmente si sono unite nella rivolta del 2013 e poi certamente nella conquista del nord iraq del 2014,quindi l’accusa di Assad (non lo hanno combattuto fino in fondo) è molto dubbia. Ma ciò che qua rileva è che Assad ha detto circa l’origine dell’IS ciò che dico io da due anni e che gli assadiani, tutti dediti a tifare, non ne prendono atto.
            C) La cosa è stata confermata da Kartapolov, capo delle forze armate russe in Siria e in Iraq (intervista pubbicata qua su appello alpopolo), che non ha esitato ad affermare ciò che ho sempre scritto, ossia che a loro modo i veri vertici dell’IS, i vertici militari, sono costituiti da “patrioti”, che avevano resistito all’occupazione degli USA (anche se Kartapolov ha ovviamente aggiunto che hanno sbagliato a unirsi all’IS). Nemmeno di questa dichiarazione i tifosi assadiani-putiniani tengono conto.
            Come si fa a parlare con persone che fuggono la verità?
            Comunque saranno i fatti a parlare. Prima o poi si scoprirà che gli USA non diversamente dalla Russia sono nemici dell’IS, soltanto che hanno interessi diversi e quindi la soluzione del caso IS per gli USA è rinviata o deve seguire strade diverse da quelle suggerire e percorse dalla Russia.

  20. Davide Visigalli ha detto:

    Come diceva Giolitti: “la politica estera bisogna farla il meno possibile…”

    Penserei a intervenire militarmente solo in caso di attacco sul territorio italiano. Se ci trovassimo nella necessità di rispondere, bisognerebbe valutare bene le dinamiche e la tipologia di un nostro attacco. Quest’ultimo punto non mi è ben chiaro ma ci penseremo se capiterà.

  21. stefano.dandrea ha detto:

    No, non è soltanto un apparato militare. Una delle caratteristiche più importanti è che invita alla emigrazione, invita milioni di musulmani ad andare là. E c’è un po’ di gente che ci va. Gestisce scuole. Amministra la giustizia. Ritira la tassa. Ottiene obbedienza dalla tribu’. Ciò implica l’obbligo dei giovani delle tribù di addestrarsi e poi combattere con loro (in cambio assicura protezione da Assad se Assad tornasse). Emana ordinanze, organizza servizi di polizia. Attraverso la sua rivista in PDF (che credo abbia qualche centinaio di migliaia di lettori) diffonde una dottrina, un piano strategico e giudizi. Conforma quindi una vasta opinione pubblica. Diffonde una ideologia, un modo di vivere, una volontà di riscatto. Soprattutto chiede che vadano ingegneri, architetti, uomini di legge, amministratori. L’IS non ha fretta di far cadere Assad, come Al Nusra. IS si dedica intanto a costruire lo Stato Sunnita, quello che gli Stati Uniti hanno distrutto aggredendo l’Iraq. L’obiettivo dell’IS è Baghdad. Il deserto è un utile luogo dove rifuggiarsi. Invitano gli emigranti ad adattarsi alla logica della tribù. E’ un fenomeno molto complesso l’IS. Raqqa l’anno scorso era questa, piena di civili: https://www.youtube.com/watch?v=jOaBNbdUbcA

  22. Max Bonelli ha detto:

    beh il video non so se l´hai visto da l´impressione di una versione mussulmana dei kmer rossi, comunque andando al punto principale continui a mancare il passaggio fondamentale. Questo fanatismo non ha niente a che fare con il patriottismo che s´identifica con una cultura regionale legata alla religione sunnita. Questi sono una risposta dovuto all´imposizione del modello occidentale in aree che giustamente lo rifiutano perche´imposto con la forza e non accompagnato da nessuna forma di giustizia nel trattamento degli arabi(vedi la questione palestinese). Ma e´ un movimento il (califfato), utilizzato dagli USA ed Istraele per contenere l´Iran e tutte le componenti scite ad esso collegato. Bisogna seguire i flussi di denaro e di armi per capire i giochi altrimenti si pigliano cantonate “romantiche”. Ultimamente e´ venuta fuori una trangolazione di missili antiaerei di fabbricazione ucraina che tramite il Qatar dovevano arrivare al califfato. Niente si muove dall´Ucraina senza l´approvazione dell´ambasciata USA di Kiev

  23. Lorenzo ha detto:

    D’accordo con il ricupero dell’indipendenza nazionale – che non è solo indipendenza economica, militare ecc. ma anche e in primo luogo spirituale – e sull’ estraniamento dall’impero statunitense in decadenza. Tuttavia un progetto del genere dev’essere supportato dalla consapevolezza delle rappresaglie che l’impero adotterebbe nei confronti del transfuga. Dai boicottaggi economici a crisi finanziarie mirate, fino al semplice rifiuto da parte americana di evacuare le proprie basi militari. Senza una seria analisi in proposito si rimane al livello delle parole.

    • stefano.dandrea ha detto:

      Per una decina di anni il problema primario è ricostituire lo stato, riconquistando i poteri che non abbiamo e che sono essenziali per essere veramente uno stato.
      Quanto alla NATO, basta astenersi sulle proposte di guerre di aggressione. Ma ormai ci sono altri che si astengono. O meglio gli stati uniti, sapendo che altri si asterrebbero, non portano più le proposte in consiglio. La NATO non funziona a livello operativo. Ecco la ragione delle “coalizioni dei volenterosi”. Dire che bisogna lasciare USA e Russa a combattere contro l’IS e contro Al Nusra mi sembra più che sufficiente. Dire oggi come ci si comporterà tra dieci anni, in una situazione che potrebbe essere nuova sia per la riconquistata sovranità, sia per lo scenario internazionale, mi sembra che sarebbero pure parole.

      • Mourad Imanebasta ha detto:

        Scrivi: “Per una decina di anni il problema primario è ricostituire lo stato, riconquistando i poteri che non abbiamo e che sono essenziali per essere veramente uno stato”.
        Questione: non penserai mica che per dieci anni le forze delle quinte colonne interne rappresentate da tante forze ma in primis dall’Ambasciata americana in Italia, dalle basi americane in Italia, dagli apparati formanti la galassia degli eredi di Gladio, da pressoché tutto il mondo dei giornalisti italici formati e foraggiati da agenzie di intelligence Usa nonché dalle ong partecipate delle foundations usa, se ne staranno con le braccia conserte a guardare lo spettacolo politico della riconquista della sovranità italiana?
        Se davvero tu lo pensassi (ma non ci posso credere), le tue parole rischierebbero di essere non semplicemente “pure parole”, bensì parolemolto avventate, irresponsabili e veramente imbarazzanti, considerando che sarebbero uscite dalla bocca di una persona che presumibilmente si accinge ad avere un ruolo di punta e di grande responsabilità all’interno della formazione sovranista del fronte in programma per il prossimo anno.

        • stefano.dandrea ha detto:

          Questo commento mi era sfuggito.
          L’Unione europea imploderà e gli USA non potranno farci niente, come non hanno potuto far niente contro l’Intervento russo in Siria, come non hanno potuto far niente controla Vittoria di Morales e di Chavez, come l’URSS non poté impedire (senza voler sparare) l’implosione dell’URSS. E potrebbe implodere ben prima che in Italia forze sovraniste arrivino al potere. Diffondere le idee, ramificare e far mettere radici alle organizzazioni sovraniste, maturare, divenire disciplinati è ciò che dobbiamo fare noi dal basso. Per adesso, purtroppo, la Cia proprio non ci considera. Dico purtroppo perché il cammino è appena cominciato e non siamo rilevanti 🙂

  24. Davide De Santis ha detto:

    Buonasera, sono Davide De Santis, probabile nuovo membro di questa realtà politica quale il Fronte Sovranista Italiano. La risposta all’interrogativo (l’italia deve combattere l’IS?) si trova nell’art. 11 della Costituzione della Repubblica Italiana e nelle proposte dell’ARS di cui ai numeri 13 e 14.
    Da effettivi sovranisti dovremmo adottare una politica neutrale. Personalmente sono dell’opinione di uscire dal patto NATO. Si tratta di una questione assolutamente attuale. Immaginatevi se la Francia si appellasse all’art. 5 del patto atlantico… l’Italia dovrebbe impegnare le sue forze. Poi una volta deciso di fare la guerra con chi ce la dovremmo prendere ? con la Siria, con l’Iraq ? non penso. L’incapacità di dare una risposta a questa domanda svela l’essenza del terrorismo. Il terrorismo non può che essere la nuova dimensione della guerra (più precisamente la quarta dimensione della guerra, come affermato da Vincenzo Vinciguerra, terrorista nero condannato all’ergastolo) ; il terrorismo è lo strumento con il quale non si vuole conquistare il territorio di un’altro Stato, ma l’opinione pubblica. Non credo che l’Isis voglia portare la legge del Corano a Roma; piuttosto l’Isis, come tutto il terrorismo islamico, come il terrorismo rosso e nero degli anni di piombo, sia un efficace strumento per pilotare le democrazie europee verso determinati obiettivi politici. Se vi è questa consapevolezza, la risposta al terrorismo sta proprio nella riconquista della Sovranità, ossia nella piena indipendenza del nostro paese e nella rottura di tutti i legami che ci fanno dipendere dalle sorti e dalle scelte politiche degli altri Stati.
    Ove si verificasse un attacco terroristico sul territorio italiano, l’Italia non dovrebbe mobilitare le forze armate, ma perseguire penalmente gli eventuali responsabili dell’attacco. A proposito, vorrei lanciare uno spunto di riflessione: ogni terrorista islamico non è stato mai processato. Bin Laden è stato brutalmente assassinato dalla Nazione che si dice essere la patria dello Stato di diritto, della Democrazia e della Libertà. I terroristi di Charlie Hebdo e degli ultimi attacchi di Parigi sono stati tutti ammazzati. Certo qualcuno si è fatto esplodere, ma a me pare che da parte delle Forze di polizia francesi non c’è la volontà di catturare i terroristi per poi sottoporli a processo, ma una ferma volontà di eliminarli fisicamente.

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