Massimo Campanini: Cos'è il fondamentalismo islamico

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12 Risposte

  1. Lorenzo ha detto:

    Bel trionfo della political correctness. La verità è che la caratteristica quintessenziale di tutte le religioni, finché sono vitali, è una violenta intolleranza nei confronti di culti diversi. Quando una religione smette di suscitare identificazioni (e quindi contrapposizioni) forti deperisce e muore: allora l’elemento nobile dell’essere umano, l’omicidio cruento del proprio simile, si trasferisce in capo a ideologie profane.

    Infine la stretta interazione fra politica e religione (politica è reggimento della polis, dnque aggregazione; religo significa tenere assieme, dunque ancora aggregazione) è fondamento di ogni convivenza e infatti in ambito demoplutocratico politica e religione si diluiscono in perfetto unisono nell’ammuina dei diritti umani.

  2. Giampiero Marano ha detto:

    Dag Tessore ha scritto un bellissimo e spregiudicato libro sul tema della guerra santa, dimostrando testi sacri alla mano che nessuna religione, sia essa monoteista o politeista, è pacifista. Dunque il ricorso alla violenza, al bellum iustum, non va mai escluso in linea di principio. Ma da qui a dire che la fede istighi all’intolleranza più feroce e all’omicidio di miscredenti e infedeli ne passa: anzi la guerra santa è tradizionalmente oggetto di restrizioni piuttosto rigide. Il nemico principale che il credente di ogni religione deve combattere è metafisico: l’inclinazione al male che ognuno ha dentro di sé.

  3. Lorenzo ha detto:

    Lessi anni fa il libro di Tessore e se la memoria non mi gioca un brutto scherzo la tua interpretazione è pesantemente riduttiva. Tessore ricostruisce tutta la metafisica del sangue e del sacrificio (umano), intesi come lavacro sacrificale e momento di affrancamento dai vincoli terreni, che è sempre stata connaturata al cristianesimo (prima che si dissolvesse nella pappina odierna) e alle altre religioni del libro.

    In questa chiave “il male che ognuno ha dentro di sé” si identifica con il materialismo e la guerra diviene percorso di autotrascendenza in direzione dell’idea e, quindi, del divino: “gloriosa vittoria della libertà sul gretto impulso animale” come la definiva A.W. Schlegel. Il platonismo cristianizzato dei padri della chiesa confluirà nel platonismo panteizzato dei romantici e, di qui, addiverrà al suo momento di più elevata esplicazione nel romanticismo d’acciaio (Goebbels), che scorgerà nell’atto bellico la miglior cura contro il processo di reificazione (e quindi di decadenza) indotto dalla modernità.

    Scrivi con il sangue, e scoprirai che il sangue è spirito.

  4. stefano.dandrea ha detto:

    Ovviamente, se questa è la tesi di Tessitore e se Tessitore ha ragione, per fortuna che il cristianesimo si è trasformato in una pappa. Il romanticismo d’acciaio lo lasciamo ai depressi che trasfigurato la loro depressione in desideri imperialistici ridicoli.
    per quanto riguarda l’islamismo radicale, esso è un progetto politico militare di liberazione da governanti corrotti o seguaci di ideologie estranee ai popoli arabi in primo luogo e islamici in secondo. È altresi un progetto di liberazione dal dominio statunitense. La forma di violenza atroce che esso ha assunto in certe formazioni politico militari credo che corrisponda a una identica violenza dei nemici combattuti e alla potenza tecnologica e militare di questi ultimi. La proposta di un’ordinamento civile e penale ricavato dalla interpretazione letteralista del corano è soltanto una scelta delle élite politiche di questo progetto, le quali credono, a torto o ragione, che i guerrieri necessari per combattere per molti decenni per ottenere la liberazione politica e quindi un diritto pubblico indipendente possano essere raccolti soltanto chiamando a raccolta i seguaci del letteralismo.
    Noi italiani siamo estranei a questa guerra, non essendo l’impero né i governanti corrotti. Spingere gli islamisti radicali ad abbandonare l’Italia per andare a combattere nei campi di battaglia è il miglior modo per combattere l’islamismo radicale in casa nostra. Andare a combattere gli islamisti radicali nei campi di battaglia è invece il modo migliore per promuovere l’islamismo radicale e gli attentati terroristici in Italia.

  5. Lorenzo ha detto:

    Bene, godetevi la pappina della società multi-tutto. Basta non volere la botte piena e la moglie ubriaca.

    • stefano.dandrea ha detto:

      Noi non c’è la godiamo. Come credo saprai, visto che frequenti questo sito da molto tempo la analizziamo e diffondiamo criteri per giudicarla. In più promuoviamo un progetto di aggregazione su alcune proposte politiche che non hanno niente da spartire con il sangue e l’acciaio.
      Esaltare oggi il sangue e l’acciaio in Italia mi appare infantile, nel migliore dei casi, segno di squilibrio negli altri. Sono frasi che rispetto sotanto in bocca a coloro che il giorno dopo averle pronunciate si vanno a schiantare con l’autobomba contro il nemico. Auguri di buono schianto (ma attento agli effetti collaterali).

      • Lorenzo ha detto:

        Nel mio intervento non facevo “politica per l’Italia di oggi”: ricostruivo radici spirituali e dottrinarie, senza attendermi rispostacce stile newsgroup a metà fra dileggio, battutine, attualità e politica politicata.

        Scorgere in ideali alternativi un segno di infantilismo e/o di squilibrio mentale è proprio della miopia prospettica di chi vive immerso nel regime immaginale (in tedesco Ideenkleid = “vestito di idee”) imposto dal conquistatore di turno. Come accade a voi che vorreste la rivoluzione senza violenza, il vincolo organico senza rinunciare alla metafisica dell’individuo, lo stato nazionale insieme alle nazioni unite. Tanto che là dove i nodi vengono al pettine, come sull’invasione extracomunitaria, non sapete che pesci prendere e comincia il balletto dei sottili distinguo.

        Auguri a voi di risuscitare l’Italia anni 50-60, ma attenzione a non schiantarvi quando vi accorgerete che il mondo è cambiato e che in quell’Italia lì c’erano tutti i semi di quella attuale.

  6. Matteo ha detto:

    Quando Stefano non sa cosa rispondere, cioè 8 volte su 10, la butta sulla delegittimazione esistenzialistica dell’interlocutore, sostanzialmente dandogli del pazzoide.
    L’imperialismo britannico (di cui gli USA sono semplicemente una propaggine malata) è stata la cosa più antiromantica che ci sia stata nella storia, indi faccio molta fatica a capire cosa diavolo voglia dire il suo panegirico, se non insinuare “sottilmente” che Lorenzo o in generale chiunque abbia una visione tragica dell’esistenza sia uno psicopatico che domani riaprirebbe i campi di concentramento (anche quelli non sono stati inventati da Goethe, tanto per dire).
    Che il salafismo (così si chiama, il fondamentalismo islamico è una cosa serissima che ha il suo centro principale nell’università di al-Azhar al Cairo, da sempre avversa all’IS) sia un progetto di liberazione dalla dominazione straniera è talmente falso che io mi vergognerei persino a pensarlo, e denota una crassa ignoranza della genesi di una scuola di pensiero che ha la sua origine nell’Hanbalismo del 9 secolo dell’Era Volgare.
    Senza il fondamentale apporto britannico formalizzato nel 1927 con il trattato di Gedda, i sauditi non avrebbero mai mantenuto il potere, e non potrebbero quindi usare i propri petrodollari per finanziare il salafismo planetario.
    Hassan al-Banna, fondatore della famigerata Fratellanza Musulmana, era membro del britannico Institute for Propaganda and Guidance, una organizzazione di intelligence volta a scatenare gli estremisti arabo-islamici contro l’Impero ottomano. La moschea di Ismailia, in Egitto, dove la fratellanza ebbe il suo primo centro, fu edificata da un’impresa britannica, la Suez Canal Company, nei pressi di una base militare britannica della prima guerra mondiale. Durante la seconda guerra mondiale la Fratellanza Musulmana funzionò di fatto come un reparto delle forze armate britanniche.
    Durante la Guerra Fredda fu ampiamente teorizzato, per esempio dal grande esperto strategico americano Bernard Lewis l’uso dell’islam contro il comunismo ateo, e per questo motivo fu consentito ai sauditi di sviluppare la cosiddetta “finanza islamica”, ovvero la rete di banche ed holding con cui viene finanziato il terrorismo jihadista di tutto il mondo, non necessariamente arabo.
    Indi, meno terzomondismo d’accatto e più rispetto per l’interlocutore.
    Altrimenti bloccate i commenti e nessuno verrà più a rompervi i coglioni.

  7. stefano.dandrea ha detto:

    A Lorenzo ho risposto sopra. Se certe dichiarazioni secondo me hanno una spiegazione psicologica non vedo perché non dovrei scriverlo.
    Il riferimento ad alcune formazioni politico-militari salafite era dovuto al fatto che in esse è palese il sangue e l’acciaio e voleva segnalare come queste caratteristiche fossero proprie di progetti politico-militari, non dell’islam e tanto meno del salafismo come teoria.
    Cosa c’entra la fratellanza con il salafismo? Cosa c’entrano i Saud con Osama Bin Laden o con Al Zarqawi e il gruppo di militari iracheni (ex baathisti) che crearono lo Stato Islamico in Iraq nel 2006, modificando la strategia di Bin Laden? Io stavo parlando di gruppi che hanno combattuto contro gli stati uniti in Afghanistan e in Iraq e che andarono a sfidare gli Stati Uniti anche in Somalia. Uno dei due ora è di nuovo combattuto dagli stati uniti, alleati in Iraq degli sciiti iracheni capeggiati spesso a terra da generali iraniani (è accaduto di recente a fallujah: a terral’esercito sciita iracheno era comandato da un generale iraniano, mentre la città veniva demolita dall’alto dai caccia statunitensi) e in Siria dei seguaci di Ocialan (ypg): se vuoi cominciare ad informarti comincia a googlare cercando Manbij.
    In ogni caso il mio non è terzomondismo né d’accatto né serio. Da tempo ho smesso di tifare nelle partite giocate da squadre straniere. Lascio il tifo agli antimperialisti ingenui che credono di partecipare a un’unica battaglia geopolitica globale.

    • stefano.dandrea ha detto:

      Il laicismo socialista panarabista è finito nel 1991, quando il padre di Assad si alleo’ con gli usa che aggredirono l’Iraq. E negli anni successivi al 2003 non vi fu una sola formazione della resistenza irachena che raggruppasse panarabisti laici e socialisti provenienti dalla Libia o dall’Egitto o dalla Siria o dalla Turchia. Saddam se ne era accorto nel 1991, quando decise di inserire nella bandiera irachena la scritta Dio è grande e incaricò Al Duri di curare la reislamizzazione del baath: ormai il cemento unitario era l’islam e non un morto socialismo laico. Non a caso nel 2003 accorsero invece alcune migliaia di salafiti. E non a caso la rivolta dei sunniti nel 2013 e’stata capeggiata dall’armata naqsbandy di al duri e dall’Isis due formazioni settare che hanno combattuto gli usa fino al 2011 (anche se poi l’isis molto piu’settario ha eclissato l’altra formazione). Indubbiamente i progetti di al qaeda e dello stato islamico sono “internazionalisti” e antinazionalisti. Per loro gli stati nazione sono invenzione dell’occidente.

  8. Matteo ha detto:

    La Fratellanza Musulmana è un movimento salafita, esattamente come Al Quaeda, l’IS, Boko Haram (che però aggiunge delle strane componenti tribali o addirottura, secondo alcune testimonianze, animiste) ecc…
    Cosa centrino con questi movimenti i petrodollari del Golfo mi pare abbastanza ovvio.
    Certamente, è esistita una vasta temperie culturale di liberazione dei popoli arabi, ma quello era il laicissimo socialismo panarabo baathista di cui solo la Siria mantiene almeno una parvenza.
    Il salafismo a guida anglo-saudita non ha alcuna dignità “nazionalista” da rivendicare.
    Che poi la partita non sia unilaterale è ovvio, ma non capisco chi abbia detto il contrario.
    Tanto per dire, sia la Turchia che Israele vedrebbero di buon grado la Siria smembrata, ma sono decisamente opposti rispetto alla questione Curda.
    Indi…di che parliamo?

  1. 17 agosto 2016

    […] Fonte: The Post Internazionale via Appello al Popolo […]

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