Fondare la decrescita: l'argomento del carattere finito delle risorse

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Nessuna risposta

  1. Claudio Martini ha detto:

    Non sono d'accordo.
    Quello che hai presentato come argomento non lo è affatto: è un postulato logico. Non ha bisogno di essere dimostrato, come non ne ha bisogno la proposizione "se da un insieme finito X sottraggo ad intervalli costanti una quantità X/n, entro un periodo T proporzionale all'entità di X il procedimento non sarà più riproducibile." o, se preferite, "la stessa mezza dozzina di vermi non può rodere la stessa mela all'infinito". Certo, si potrebbe ribattere che , essendo X l'insieme delle risorse del piante terra, esso assommi quantitativi così giganteschi di materie prime e quant'altro da spostare la "data" dell'esaurimento in un futuro talmente remoto da essere al di fuori del raggio delle nostre preoccupazioni. Vero, come è d'altro canto vero che, nell'esempio, ho parlato di "intervalli costanti". In realtà i ritmi di esaurimento delle risorse sono in aumento esponenziale, in quanto il dato dell'industrializzazione è un dato dinamico, non statico, e sempre più popoli e paesi si accingono a partecipare (ed è loro sacrosanto diritto) al banchetto. Tornando a noi: ribadisco,
    "le risorse sono finite. Perciò la crescita infinita è impossibile" è un assioma che non necessita di dimostrazioni; non è un argomento a favore della decrescita, è semmai, questa cosa che chiamiamo decrescita, uno dei possibili atteggiamenti che si possono assumere di fronte a quell'assioma.
    Di fronte al FATTO che le risorse sono in esaurimento, sono possibili, a livello di indirizzi politici, diverse opzioni. Enuncerò le più interessanti. La prima, più ovvia e ragionevole, è che i beni vengano razionati, le libertà democratiche ridotte, gli f-16 messi in stato d'allerta e le conseguenze dell'industrializzazione vadano “esternalizzate” (un esempio pratico: i rifiuti tossici delle fabbrichette del triveneto interrati nell'agro casertano).
    La seconda, decisamente più impegnativa, è appunto la decrescita; sulla teoria e la pratica di questa “visione” ci diffonderemo di più in seguito. Per ora è sufficiente che sia chiaro che l'assioma della finitezza delle risorse NON è un argomento a favore della decrescita, ma è la questione (frage) a cui la decrescita tenta di dare risposta (losung).

  2. Tonguessy ha detto:

      "non c’è alcun bisogno di fondare ciò che vogliamo su affermazioni scientifiche. Noi vogliamo ciò che per noi ha valore."

    Messa così tutta l'epistemologia assume un valore fortemente relativista e dà pienamente ragione a Feyerabend quando afferma che il metodo scientifico consiste in un semplicissimo "anything goes" (qualsiasi cosa va bene). Viene fortemente limitata quindi la pretesa di "oggettività" dell'indagine scientifica a fronte di ciò che lo scienziato considera di valore. Si assiste così ad uno scontro di dati e teorie senza soluzione di continuità. Vedasi il caso dei cambiamenti climatici.

    La problematica aperta è sempre la stessa: cosa ci interessa veramente? In base al sogno che vogliamo realizzare si apriranno conseguentemente teorie e dati. Non viceversa.

    Il sogno attuale è ormai logoro, come dimostrano gli episodi sempre in crescita di insofferenza. E' perciò importante ripartire da considerazioni differenti e risognare tutto. Riconsiderare ad esempio i limiti. Non si tratta di questioni prettamente scientifiche in base a quanto finora detto. Si tratta di modestia. Certo, perchè accontentarsi? L'epistemologia non tiene in alcun conto la modestia. Ma l'epistemologia, come ho appena detto, è un sottoinsieme da ascrivere al grande insieme della filosofia. Non ne determina gli andamenti, ma ne viene pilotata. E la modestia è da sempre un elemento valutato in ambito flosofico, basti pensare ad Epicuro.

    Ecco, una scienza Epicurea sarebbe altamente auspicabile. Non più una epistemologia prevaricatrice (Popper inventò la falsificabilità per tagliare fuori Marx e Freud dall'alveo scientifico) ma scienza della sostenibilità che si ponga a servizio dell'uomo e non viceversa, come affermato nel motto della Fiera Internazionale di Chicago del 1933: "Science finds, Industry applies, Man conforms" (La Scienza scopre, l'Industria realizza e l'Uomo si adatta).

  3. daniela ha detto:

    Gentile signor D'Andrea,
    di solito i suoi ragionamenti mi piacciono molto ma in questa caso proprio no. Mi ricordano le discussioni dei capi sull'isola di Pasqua. Non si può aspettare che l'ultimo albero venga abbattuto per invertire una rotta altamente distruttiva non solo delle risorse ma dell'umanità

  4. stefano.dandrea ha detto:

    Gentile Daniela,

    credo di non aver ben spiegato la ragione dell'articolo e quindi di aver provocato qualche incomprensione o dissenso che avrei potuto evitare.

    Lo faccio ora, anticipando ciò che sarò costretto a chiarire nel prossimo articolo della piccola serie.

    La decrescita presenta due ordini di problemi.

    Il primo riguarda la sua essenza. Cosa si intende per decrescita? Su questo tema non mi soffermo e do per scontato che esista un nocciolo duro del concetto che accomuna tutte le possibili concezioni. Tornerò sul tema dopo aver scritto la serie degli articoli dedicata agli argomenti a favore della decrescita.

    Il secondo è il problema, poco discusso o forse ignorato e che può apparire di lana caprina degli argomenti da invocare a sostegno della decrescita. Se il discorso della decrescita deve diventare un discorso di dominio pubblico, diffuso, credo sia importante interrogarsi sugli argomenti che devono sostenere la proposta della decrescita. Alcuni, per esempio, pensano che la decrescita sia una proposta newage. Altre persone non sopportano l'argomento climatico (la crescita concorre a cambiare il clima e ciò conduce alla catastrofe).

    Una volta accettato che l'obiettivo è rendere coerente, stringato, efficace e persuasivo il discorso sulla decrescita, consapevoli che il latinetto entia non sunt multiplicanda praeter necessitatem contiene un insegnamento universale e che quindi non è detto che dieci argomenti siano meglio di uno o di due, mi sembra legittimo e oppoertuno sottoporre ad analisi i diversi argomenti.

    Io che sono ambientalista e anticonsumista non ho bisogno dell'argomento criticato in questo articolo per accogliere la proposta della decrescita. Lei crede che una persona disinteressata ai problemi dell'ambiente e alle derive antropologiche prodotte dal consumismo possa lasciarsi convincere dall'argomento del carattere finito delle risorse (che è diverso dall'argomento secondo il quale le risorse si stanno già esaurendo)?

    @Claudio incollo la risposta che ho scritto sul sito di Alternativa

    Caro Claudio,
    se fosse vero ciò che dici, la decrescita avrebbe essere dovuto essere una teoria dominante da molti anni, forse decenni, se non secoli.
    L'argomento secondo il quale le risorse stanno per finire è diverso da quello che io ho considerato: le risorse sono finite; perciò la crescita infinita è impossibile.
    Per verificare se l'argomento possa essere pesuasivo devi metterti nella posizione di una persona alla quale non interessa nulla l'ambiente (perciò su di essa non fanno leva gli argomenti "ambientalistici) o la lotta al consumismo (perciò su di essa non incidono gli argomenti anticonsiumistici).
    Per persuadere persone come me e credo come te bastano gli argomenti ambientalistici e anticonsumistici. Io perseguirei la decrescita anche se le risorse fossero infinite e la scienza avesse scoperto il modo di rigenerarle a piacimento.
    Insomma quell'argomento va considerato isolatamente, immaginando di utilizzarlo per persuadere una persona felicemente consumista o che aspira a divenntare consumista e disinteressata all'ambiente.
    Ebbene, di persone del genere ne esistono a milioni e ciononostante credo che nemmeno una si farebbe persuadere dall'argomento contestato. Esso non significa nulla; non aggiunge nulla ai motivi per perseguire la decrescita; non persuade nessuno e dunque non ha valore.
    Ciao

  5. daniela ha detto:

    Mi scuso per la mia cocciutaggine ma devo insistere.
    La sua argomentazione non mi convince. Ricordo benissimo che le prime volte che ascoltai discorsi sulla decrescita rimasi un po' perplessa. Non ci avevo mai pensato. Eppure ero insegnante di economia politica alle superiori, e già ambientalista e e poco consumista da tempo. Alla conferenza di Latouche nella mia città, quattro o cinque anni fa, una delle frasi più forti, che mi colpì immediatamente, fu proprio quella che "in un pianeta finito una crescita infinita non era possibile". Era semplice e chiara. Tutte le mie teorie economiche che facevano riferimento alla crescita e allo sviluppo andavano a farsi benedire. Non so se si può dire che si tratta di un postulato logico, come fa Claudio Martini, però credo che sia senz'altro efficace. Non è poi giusto partire dal fatto che abbiamo fatto bene ad arraffare finchè è stato possibile e dobbiamo arrenderci ora solo perché le risorse si stanno esaurendo. Anche se potessimo grattare il fondo del barile, il nostro comportamento è dissennato, qui ed ora, e ovunque e sempre, perché depreda le generazioni future, cosa dalla quale si guardavano gli antichi.

  6. lucio ha detto:

    ammazza malthus ve fa na pippa

  7. admin ha detto:

    Caro Lucio,

    bentornato.

    La tua osservazione mi interessa. Perciò di pregherei di tradurre in tre o quattro righe (o di più, se vuoi) la tua battuta.

  8. lucio ha detto:

    Carissimi,
     
    innanzitutto scusatemi per il mio primo intervento superficiale; mi dilungherò un pò di più.
    Innanzitutto sono perfettamente d'accordo con il ragionamento dell'autore per quel che concerne l'aspetto speculativo: è del tutto evidente che un argomento deve bastare a sostenere una conclusione senza ausilii logici esterni per essere un argomento (mi permetto solo di precisare – e solo a fini ancora una volta speculativi –  che non esaustività in sè  può a volte essere solo sintomo del che ci troviamo innanzi a una "parte" di argomento che va completata con altre "parti" apparentemente autonome, ma, in realtà, altrettanto parziali);
    per quel che concerne il tema della crescita/decrescita attendo di leggere il perchè l'autore preferisca la decrescita prima di pronunciarmi espressamente sul tema, anche se non posso esimermi di segnalare (onde chiarire il richiamo al noioso e menagramo malthus) che il tema è spesso oggetto di confusione e ciò per due fattori culturali:
    1) l'obliterazione del tema della produttività e dell'innovazione tecnologica: a cagione della quale non si tiene conto del fatto che le risorse oggi in via d'esaurimento, potrebbero domani non assolvere più alle nostre necessità – si pensi, a titolo di esempio, che fino all'inizio del 19° secolo una delle fonti primarie di riscaldamento era la combustione del legname, successivamente del tutto abbandonata a favore del carbone e del petrolio – perchè sostituite da altre;
    2) l'antimodernismo: ovvero la pigra tendenza presente presso quasi tutti i popoli, in quasi tutte le epoche, a rimpiangere "i bei tempi andati" ignorando il fatto che la contemporaneità – se avessi più tempo vi spiegherei perchè secondo me contemporaneità e crescita sono sinonimi, ma risparmio i colpi per contraddire D'Andrea quando scoprirà tutte le sue di carte….. – assommando pregi e difetti non presenta un bilancio in rosso, nè in pareggio, ma fortemente in attivo (si pensi alla riduzione delle carestie, della povertà e all'aumento dell'aspettativa di vita- tutti fatti incontestabili!!)
    infine, tornando, al mio precedente – poco approfondito – commento, preciso che esso era rivolto agli altri commentatori e non all'autore con il quale dibatterò volentieri non appena giungerà al merito della questione, posto che sulla forma speculativa – ripeto – sono perfettamente d'accordo.
     
    ciao torno a lavoro!
    lucio

  9. Non esistono limiti allo sviluppo, la creatività umana può e deve trovare i miglioramenti tecnologici e scientifici capaci di migliorare i processi produttivi atti a elevare la condizioni di vita dell’intera umanità semplicemente migliorando il flusso della densità energetica disponibile.
    Pochi secoli fa la legna era la fonte energetica primaria, poi sostituita dal carbone e successivamente da petrolio e gas e poi dalla fissione nucleare.
    La Cina dal 2020 inizierà le operazioni minerarie sul suolo lunare per estrarre Elio-3, il “combustibile” necessario alle prossime centrali a fusione nucleare, e la Luna potrà fornire Elio-3 per 10.000 anni di funzionamento di migliaia di centrali nucleari a fusione sulla Terra.
    Poi l’uomo può e deve colonizzare lo Spazio, e senza pensare adesso alle potenzialità dei singoli pianeti, basti pensare ai materiali estraibili anche dagli asteroidi che abbondano a “poca distanza” dalla Terra.
    Inoltre, come stanno dimostrando i BRICS+, è possibile grazie alle centrali nucleari, dissalare l’acqua degli oceani e pomparla la dove serve, anche a migliaia di Km di distanza, per irrigare i deserti e trasformarli in immense produzioni agro-industriali.

  1. 4 Gennaio 2011

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