Lessico famigliare sovranista

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2 Risposte

  1. Stefano D'Andrea ha detto:

    Caro Luca,
    quando prendemmo l’iniziativa, sapevamo che, di lì a qualche tempo, molti ci avrebbero seguiti nei contenuti, ossia nella proposta politica: una parte dei liberali (quasi tutti erano divenuti liberali) avrebbero via via accolto proposte del socialismo costituzionale, prima una poi un’altra e così via, fino ad aver maturato un pensiero nuovo; una parte dei figli di socialisti, democristiani, comunisti, socialdemocratici e persino di ex missini, non attiva politicamente nella seconda repubblica, e quindi meno impregnata dei principi liberali che hanno caratterizzato questa fase politica, ma rimasta per cultura familiare agganciata al principio sociale, avrebbe ri-trovato la linea della quale a casa aveva sentito tessere le lodi; una parte dei residui comunisti avrebbe accettato la fase e quindi accolto, sia pure come contingente e di fase, il nostro programma.
    Tuttavia, non ci interessava attrarre (allora nell’ARS) tutti coloro che avrebbero fatto propria la nostra proposta politica o avessero avuto proposte politiche simili. Costruire un partito ci sembrava un obiettivo nobile ma difficilissimo da portare a termine, senza dubbio ambiziosissimo, qualcosa di molto più difficile che metter su una multinazionale con 5000 dipendenti. Sarebbe stato necessario, dunque, che per lungo tempo fossimo riusciti ad attrarre soltanto persone consapevoli della enorme difficoltà dell’obiettivo, che quindi non intendessero chiacchierare (la polemica contro i chiacchieroni l’abbiamo ripetuta mille volte) ma marciare disciplinatamente (concetto espresso anche esso migliaia di volte). Insomma persone ingenue ma disciplinate si,perché con il tempo avrebbero potuto perdere la ingenuità, geni della teoria indisciplinati no, perché senza disciplina si è sfascisti: costruissero la loro frazione e poi ci alleeremo, dicevamo!
    Infatti, per giustificare agli occhi degli estranei questa nostra rigidità, che credevamo necessaria, dicemmo fin a principio che noi saremmo stati soltanto una frazione di una futura alleanza. Diveniva facile, con questo accorgimento, dire agli altri: se le regole organizzative, i tempi e il progetto che ci siamo dati non vi convincono, create un’altra frazione, noi vogliamo essere soltanto una frazione di una futura alleanza. Insomma non volevamo con noi tutti coloro che si avvicinavano alle nostre idee ma soltanto coloro che accettavano il nostro progetto, i tempi, i modi e l’organizzazione. In tutte le relazioni assembleari ho ribadito che un partito si caratterizza per le idee e per l’organizzazione, le quali hanno la medesima importanza.
    Avevamo poi al nostro fianco piccoli gruppi che ci chiedevano di allearci. Si formavano, creavano un blog o un gruppo facebook e volevano allearsi 🙂 Per liberarci da queste fastidiose proposte, che ovviamente provenivano spesso da persone per bene ma estremamente deboli (nel campo ella organizzazione politica ovviamente; magari erano giganti del pensiero e certamente persone onestissime), dicemmo fin da principio che noi non esistevamo fino a quando non saremmo riusciti a radunare in una assemblea nazionale 500 persone e che soltanto a quel punto, ormai esistenti, avremmo dialogato con altri soggetti esistenti, che quindi avessero già dimostrato di essere capaci di radunare 500 persone, appartenenti ad un’unica associazione, in una assemblea nazionale. Questa regola mostrava la nostra umiltà (non esistiamo) e pretendeva dai nostri interlocutori umiltà (voi non esistete). Inoltre serviva a selezionare i capaci dagli incapaci.
    Lo statuto dell’ARS ci aveva dato qualche problema, perché, sebbene fosse quasi tutto scritto, alcune cose si erano affermate nella prassi o erano state sempre ribadite in assemblea senza trovare contestazioni o erano in realtà affermate nel progetto, che non tutti conoscevano.
    Lo Statuto del FSI, invece, è perfetto e completo. Lo è a tal punto che quest’anno si è verificata una sola discussione, quella dalla quale hai preso le mosse, in cui neo-iscritti pretendevano di mettere in discussione molti caratteri del FSI. Quando ammisi il post sul gruppo pubblico, lo feci per fare in modo che questo gruppetto di ex (ex?) comunisti che era entrato trovasse l’opposizione spontanea di molti soci, come è puntualmente accaduto e che i neo-iscritti, entrati senza conoscere il progetto, andassero via, come pure è accaduto (incidentalmente osservo che la persona che dava ad essi ragione e che dall’esterno impartiva suggerimenti era un fascista, ennesima prova che oggi comunisti e fascisti non servono a nulla e sono identici nel loro fanatismo irragionevole).
    Aggiungo che lo Statuto che abbiamo è tanto completo che nemmeno il Comitato Direttivo ha granché da discutere. Quest’anno ci siamo riuniti pochissime volte e un paio di volte tanto per riunirci: il comitato direttivo dirige l’esecuzione di un progetto già scritto e non ha nulla di definitivo da deliberare: delibera soltanto le modalità esecutive. Abbiamo il pilota automatico e quel pilota è lo Statuto, immodificabile per quattro anni. Abbiamo a lungo discusso e l’esito della discussione si è incarnato nello Statuto. Ora dobbiamo soltanto marciare applicandolo, fino al 2020, quando in assemblea saremo certamente un migliaio. Allora sarà a tutti chiaro che il nostro metodo “settario” avrà aggregato 2000 persone e ne avrà radunate 1000 in assemblea. A quel punto avremo a fianco un’altro paio di frazioni, più o meno significative, numerosi gruppi non organizzati, alcuni divulgatori di qualità, talora di grande qualità, e di successo e, infine, innumerevoli individui, sicché ci toccherà porci alla testa dell’alleanza e mettere assieme tutti i pezzi e pezzetti. Ma l’alleanza sarà possibile soltanto perché esisterà una forza di 2000 iscritti, con alto tasso di militanza, l’unica o quasi l’unica non settaria (se noi saremo settari, i gruppetti rimasti tali per anni e le persone rimaste isolate anch’esse per anni cosa saranno?) 🙂

  2. Luca Russi ha detto:

    Caro Stefano, ti ringrazio del commento perchè chiarisce una volta di più l’ importanza del progetto complessivo (e anche del percorso fatto sino ad ora). Anche il sottoscritto, che faceva parte a pieno titolo della categoria degli ingenui (e non me ne vergogno affatto, perchè come ho scritto non avevo mai fatto militanza in un partito politico fino ad oggi) è cresciuto un po’ durante questo tempo, e ha avuto modo di capire che costruire un partito politico nuovo non è una passeggiata ed implica una buona dose di umiltà, chiarezza di intenti e moltissima determinazione. Chiacchierare di improbabili rivoluzioni è facile, costruire un’ alternativa vera molto meno. Purtroppo, molte persone a volte si fermano ad una lettura perfino più ingenua di quella avevo io, ma ovviamente non tutti rientrano nella categoria dei narcisi e dei chiacchieroni, e hanno solo bisogno di altro tempo capire. Per cui, ripetendo tutta questa serie di considerazioni che ho imparato a fare mia, molto immodestamente, ho pensato di contribuire a chiarire qualcuno dei loro dubbi, ed è quindi a queste persone che intendevo rivolgermi 🙂

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