“Nulla è più anarchico del Potere” (processo al ’68)

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4 Risposte

  1. max ha detto:

    bellissimo articolo di cui condivido anche le virgole!
    Bisogna però rompere il tabu del femminismo, e indicarlo chiaramente come il principale strumento liberista sul fronte culturale della guerra ai popoli. Non è infatti possibile parlare di lotta ad ogni forma di autorità e della distruzione della famiglia, senza nemmeno citare il processo di distruzione culturale del maschile prima e del paterno poi. prima o poi una forza sovranista che aspira ad essere seria dovrà affrontare il tema e ridare al paterno il ruolo gli compete e che ha sempre svolto nella storia dell’ umanità, che non è quello di essere il padre padrone (espressione che poi ha aperto la strada al famoso “stato padrone che imperversava ovunque”) ma è un ruolo fondamentale nella costruzione ed educazione di cittadini, invece che di individui. Finche il valore del maschile e del paterno non verra culturalmente ripristinato, la società non esisterà, prima lo capisce e meglio è. la denigrazione prima, la dichiarazione di inutilità del ruolo paterno e l’espulsione giudiziara del padre dalla famiglia, sono temi per nulla secondari.

  2. Stefano D'Andrea ha detto:

    Caro Max sono d’accordo ma solo parzialmente. Avendo figli piccoli, osservo moltissime madri che sanno fare bene le madri e che talvolta son costrette a fare anche i padri. I padri che sanno fare i padri invece sono parecchi per fortuna ma in numero minore alle madri che sanno fare le madri.
    Ora di questa carenza statistica di bravi padri gli unici responsabili sono loro o se vuoi è il genere maschile. Fare il padre è duro e sovente implica che si debba affrontare la madre, per imporre il proprio punto di vista su taluni profili dell’educazione dei figli: bisogna volerlo, bisogna saperlo fare e bisogna superare, talvolta, un potenziale conflitto con la madre e quindi bisogna voler e saper affrontare questo conflitto.
    Parlo di famiglie che funzionano, nelle quali la coppia sta ancora assieme. Qui non c’è alcun legislatore o giudice che possa intervenire.
    Poi c’è il problema delle separazioni e dei divorzi. Qui si tratta di individuare le circostanze particolari che non consentirebbero o che renderebbero più difficile al padre che voglia e sappia fare il padre di continuare a farlo. Deve trattarsi però di condizioni diverse dalla separazione o dal divorzio in sé considerati, che sono ormai dei dati. Tuttavia, si tratta di un problema secondario, sia perché il problema del maschile come lo chiami tu si pone anche per le coppie non separate o divorziate, sia perché non si capisce per quale ragione coloro che non volevano o sapevano o non riuscivano (perché incapaci di imporsi sotto certi profili sulla moglie) a fare il padre, una volta separati dovrebbero volerlo e saperlo fare.
    Esistono dunque tre problemi: a) il problema dei maschi che non vogliono fare il padre non sanno più cosa significhi non sono capaci e comunque non sanno imporsi sotto certi profili alle moglie; b) il problema dei padri separati che, pur astrattamente capaci e che ben svolgevano il ruolo di padri prima della separazione, non riescono a svolgere il ruolo di padre a causa delle condizioni della separazione; c) il problema dei maschi in sé considerati e non in quanto padri, che non riescono a soddisfare sufficientemente il proprio desiderio e bisogno affettivo, a causa delle condizioni della separazione (ma riescono ugualmente a svolgere il ruolo di padri). Questo terzo profilo è completamente fuori dal nostro discorso.
    Con tutto ciò, il femminismo e le femmine non c’entrano assolutamente niente. C’entra al più una certa femminilizzazione culturale e antropologica, indubbiamente abbastanza diffusa (per esempio, l’importanza che oggi danno all’estetica i bambini maschi desta sgomento), alla quale, però, devono reagire i maschi. Quando la società ri-avvertirà l’esigenza del padre che fissa le regole e separa il bambino dalle ansie dai desideri (spesso piccoli) e dalle paure della mamma, allora ne terrà conto anche nelle condizioni di separazione, sebbene sia evidente che quando un padre è separato, nel tempo in cui non c’è, nel tempo in cui è fuori dalla casa familiare, ci sia poco da fare. Anche in caso di affido condiviso, non c’è nessuna possibilità di imporre certe regole (che poi sono pochissime perché in famiglia il 95% delle regole le fissa la moglie ed è bene che sia così) che valgano quando il figlio vive con la madre. Qui il problema è la separazione in sé. E ciò che può fare il maschile è sviluppare una idea di donna ideale che non lo porti troppo spesso a scegliere la persona sbagliata. Ma il discorso sarebbe lungo. Quando si sceglie una donna come sposa, quest’ultima è stata oggi già forgiata da altri rapporti (uno, due tre sei dieci). E l’uomo ha forgiato o viziato altre donne, che andranno in spose ad altri i quali saranno costretti a subire i vizi lasciati formare dai ragazzi o compagni precedenti.
    Sono discorsi complessi, che in gran parte non possono essere risolti con norme giuridiche. Converrebbe evitare, perciò, discorsi ideologici, slogan e categorie filosofiche e limitarsi a proporre profili di disciplina giuridica delle separazioni e degli affidi. Tutto il resto è rimesso a movimenti di opinione, che tuttavia devono lottare contro il mostro televisivo che femminilizza i maschi. Si deve prendere atto che ci vorranno secoli o almeno ci vorrà un secolo, mettersi l’anima in pace che si vive in questo momento storico (nel quale c’è molto di bello per fortuna ma anche cose che non ci piacciono) e accontentarsi di dare il proprio piccolo contributo e di fare il padre nella misura in cui è possibile (ma chi ha scelto un’arpia, una donna venale, una donna leggera ed è separato ha commesso un errore irreparabile e deve farsene una ragione; l’unico vero responsabile del suo male è lui, perché convivente o separata la madre dei tuoi figli è quella che hai liberamente scelto).

  3. max ha detto:

    Stefano, io spero tanto che tu abbia ragione (sarebbe indubbiamente una gatta da pelare in meno per i sovranisti), io personalmente temo non sia cosi, (come ho scritto temo, credimi, non senza importanti indizi a mio favore, che la mancanza di cittadini, e l abbondanza di individui sia imputabile a questi processi) e lo scrivo qui come allarme alle uniche persone che mi sembrano abbastanza intelligenti per capirlo e abbastanza libere per sfidare il politicamente corretto. prima o poi la verità verrà a galla, spero di avere torto, ma anche di poter in qualche modo contribuire al suo emergere. preciso infine che per me il femminismo non sono le donne (il femminismo è un ideologia e le donne sono le donne). Buona giornata, con grande stima.

  1. 1 ottobre 2017

    […] Luca Russi in http://appelloalpopolo.it/?p=31959 […]

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