Infrastruttura 5G e Huawei, tra guerra e de-globalizzazione

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2 Risposte

  1. Andrea Bartalini ha detto:

    Se il senso dell’articolo è quello di mettere in rilievo la pregiudiziale verso la tecnologia cinese, adducendo un ipotetico pericolo di spionaggio, quando invece si tace sulla conpenetrazione di altri soggetti da noi ritenuti nient’affatto affidabili e in ogni caso percepiti come minaccia nazionale di prim’ordine, non posso che essere d’accordo.
    Rimango invece alquanto perplesso, essendo il nostro un Partito che si prefigge di ridare rappresentanza al popolo, attuare la Costituzione e promuovere il primato della politica sull’economia al fine di tutelare il pubblico interesse, che non si faccia menzione alcuna dei rischi per la salute attribuiti agli effetti di onde elettromagnetiche ad alta frequenza, ormai evidenza scientifica riconosciuta a livello internazionale, e l’aumento esponenziale di tali rischi per mezzo della installazione di antenne per la tecnologia 5G.
    Neanche una parola, inoltre, sui rischi per la privacy, l’autonomia del singolo individuo e quindi la sopravvivenza di margini di agibilità dialettica, e cioè di democrazia, con l’arrivo di tecnologia 5G ch’è preliminare all’Internet delle cose, al quale stanno lavorando alacremente i grandi colossi mondiali dell’Hi-Tech muovendo una massa immensa di denaro per tale investimento.
    Barnard è sicuramente un sociopatico irresponsabile ma, mi si perdoni la critica (che è costruttiva), sembra da questo articolo, leggendolo, di non aver imparato davvero niente dal suo dossier, dalla sua analisi, dai suoi appelli.
    E di analisi azzeccate qualcuna ne ha fatta.

    • Sante Barbano ha detto:

      Ciao Andrea. Gli articoli della nostra rassegna stampa possono non essere totalmente il linea con l’indirizzo politico del partito.

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