E' morto l'onore del mondo

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10 Risposte

  1. yakoviev ha detto:

    Onore al patriota, onore al socialista, onore all'arabo, onore all'africano, onore al beduino orgoglioso di essere tale. Spero che ci sia già o che nasca presto qualcuno degno di raccoglierne, nel mondo arabo e in Africa, l'eredità politica e morale.

  2. la congiura degli eguali ha detto:

    l'imperialismo purtroppo ha vinto ancora, ha vinto forte della ragione della forza ma non della forza della ragione; e la forza all'imperialismo criminale viene alimentata anche dai tanti servi sciocchi mezzobusti dei tg televisivi, i quali dalle  loro comode poltrone negli ovattati studi televisivi, propagandano la cultura barbara del dominio politico, economico, culturale ma soprattutto militare, delle potenze assassine che continueranno a tenere l'africa sotto il tallone d'acciao dei carri armati e degli aerei che continuano a seminare morte e distruzione nei paesi dove ci si ribella allo schiavismo dell'impero del male, al capitalismo imperialista amerikano ed all'imperilaismo servile europeo; sull'italia c' è da confermare  il ruolo di paese senza onore, epiteto che si confà per il ruolo straccione che riveste sempre nella storia; servo verso il nazismo e servo verso l'imperialismo yankee; se gli invasori della nato ed i loro servi libici del cnt credono di aver chiuso la partita, si sbagliano in modo assoluto; spunterà una autentica resistenza libica, orgogliosa di esser africana ed antimperialista, capace di riconquistare l'indipendenza del proprio paese, padrone delle prorie risorse, a causa delle quali si è scatenata la guerra di aggressione da parte dell'occidente, immerso in una crisi dalla quale non potrà più uscire, perchè il modello di sviluppo su cui si era adagiato non ha più futuro, per fortuna del pianeta e dei popoli oppressi.

  3. eros barone ha detto:

     
    Epicedio per Muammar Gheddafi
     
    «…dimoreranno in giardini e in mezzo a fiumi, nella pianura della verità, presso un re potentissimo.»
    “Il Corano”, sura LIV, vv. 54-55. 
     
       A proposito della morte di Gheddafi i giornali hanno riportato la notizia che il leader libico, nascondendosi in una buca come un topo, avrebbe gridato ai ribelli di non sparare. Altri giornali sostengono invece che sia rimasto vittima di un bombardamento della Nato mentre abbandonava la città di Sirte. Io propendo per questa seconda versione, perché un leone non grida e non chiede pietà nemmeno di fronte ad un fucile spianato. Un leone capace di resistere per mesi sotto una pioggia di bombe non si fa intimorire dai topi di Bengasi e di Misurata.
       Gheddafi se ne è andato lottando fino all’ultimo per il suo paese e bagnando con il suo sangue la terra della patria. Berlusconi ha commentato l’evento con una frase latina, “sic transit gloria mundi”, forse pensando alla sorte che attende anche lui o forse, come è più probabile, dando prova di un cinismo raggelante (lui, che era arrivato, soltanto un anno fa, a baciare la mano di Gheddafi!). Comunque sia, se è vero che la gloria del mondo passa, è anche vero che la forza dell’esempio, il coraggio delle idee e la fedeltà ai valori anche nelle situazioni più tragiche, tutto ciò resta e ha un valore immenso.
       Il ricordo di Gheddafi vivrà per sempre nella testa e nel cuore di chi non intende piegarsi ad un mondo che basa la sua arroganza sulle falsità e sulle menzogne. Gheddafi era un grande condottiero, certo non immune dalle contraddizioni tipiche dell’uomo di potere il quale, pur di salvare la nazione, non ha esitato a commettere crimini e violenze, ma sempre in nome di princìpi superiori e garantendo al suo popolo benessere e prosperità. Solo le “anime belle”, che per definizione sono stupide, possono credere che, in Libia come altrove, lo Stato si diriga coi fiori e col fioretto, anziché con la spada ed il coltello tra i denti.
       Ma di coloro che hanno ucciso Gheddafi che cosa resterà? Abiezione, viltà, ignominia e scelleratezza sono i vizi di cui si sono macchiati coloro che hanno cercato prima di screditarlo e poi di eliminarlo. Immagino, allora, che, giungendo nei verdi prati del paradiso islamico solcati da ruscelli di fresca acqua e cosparsi di alberi ricolmi di frutti, Muammar Gheddafi sia stato accolto con paterna cordialità da Omar al-Mukhtiar, il “leone del deserto”, vittima del colonialismo italiano e martire della resistenza libica. Io desidero ricordarlo avvolgendo il suo corpo ferito e martoriato di combattente nel drappo dell’onore, perché là dove sono i leoni non vi è spazio per le scimmie ammaestrate o le iene ululanti.
     
    Eros Barone
     

  4. Lorenzo ha detto:

    In un commento di qualche settimana fa dicevo che l’umana associazione è una corda tesa fra gli estremi della brutalità e dell’ipocrisia. Mi sembra che questo concetto si applichi perfettamente alla guerra in Libia.
     
    Concordo perfettamente con tutto quanto avete scritto in argomento. Ma forse pensate che i leoni e i guerrieri, pel fatto di essere tali, si vergognino a invadere, a soggiogare, a instaurare governi fantocci? Pensate che Gheddafi fosse meno rapace della coalizione che lo ha sconfitto? E che avendone la possibilità non avrebbe, egli stesso, sfruttato ogni vantaggio tecnologico per appropriarsi delle risorse/ricchezze che lo interessavano?
     
    Mi sembra che reiteriate l’errore canonico della sinistra post-sessantottina, portata a sognare un mondo senza prevaricazioni, e quindi a trasvalutare ogni sconfitto in un "angelo" (eh, eh…) dotato di straordinarie qualità morali. Forse che URSS, Cina comunista e Vietnam – per nominare alcuni miti-forza di cui si è nutrito l'immaginario del XX secolo – si sono mostrati meno pronti degli stati occidentali ad opprimere Ungheria, Tibet, Cambogia ecc.?
     
    Nella guerr(igli)a mondiale per il controllo delle fonti energetiche che va profilandosi pensate che Russia o Cina o India o gli stati arabi mostreranno un’indole più gentile e remissiva dell’impero statunitense e dei suoi satelliti europei? Aspettate che abbiano loro il coltello dalla parte del manico, e vedrete di che pasta son fatti gli angeli fra gli angeli adorati da Dio…
     
    Nell’arena della politica internazionale non ci sono oppressori ed oppressi; ci sono soltanto oppressori vittoriosi o soccombenti. E allora vedete che l’alternativa non era fra invadere la Libia e non invaderla, ma fra invaderla chiamando le cose con il loro nome, in una tracotante rivendicazione di volontà di potenza (giusto il modello tedesco tradizionale) o invaderla accampando speciosi pretesti che vengono fissati nelle povere teste del gregge dalla martellante ripetitività dei media di regime (giusto il modello anglosassone).
     
    O la brutalità di una casta di "guerrieri", o l’ipocrisia di una casta di principi mercanti che fanno la guerra tramite eserciti mercenari. Preferite Roma o Cartagine, la Grande Germania o la perfida Albione? Non c’è mai stata altra scelta e mai ce ne sarà – o quantomeno vorrei imparare da voi dove realisticamente sia dato rinvenire una terza opzione.

  5. stefano.dandrea ha detto:

    Lorenzo, posso convenire che il mondo sia volontà di potenza. Non credo che sia soltanto volontà di potenza.

    Nel campo specifico della politica internazionale, mentre l'Italia fascista voleva italianizzare gli slavi e gli stati uniti vogliono americannizzare il mondo, non mi sento di dire che l'Unione sovietica, piena di limiti e difetti da molti altri punti di vista, volesse sovietizzare il mondo.

    Questa mi sembra già una differenza.

    Sulla Cina tu rechi un solo esempio, almeno dubbio, nel senso che, se non erro, la contesa con il Tibet (se dovesse essere cinese o se dovesse essere autonomo) ha una storia piuttosto lunga.

    Insomma, è ingenuo atteggiarsi ad anime belle e pretendere che uno stato, grande media potenza o ex media potenza che stipuli un trattato internazionale con un piccolo e debole stato non approfitti della forza contrattuale. Accade tra le persone fisiche, quindi accade anche tra gli stati.

    Inoltre, è ovvio che uno stato, tanto più se potenza regionale (o addirittura una delle potenze mondiali), tenda a costituire un fascio di alleanze e ad avere attorno a sé stati alleati (talvolta dando materialmente piùdi ciò che prende ma ottenendo alleanze strategiche e adesione ideologica).

    La logica di potenza imperiale violenta e in continua espansione, invece, non corrisponde alla generalità dei casi e non è storicamente riscontrata in tutte le culture. Quando c'è, è accompagnata e anzi preceduta, almeno in epoca moderna, da una "vocazione" messianica, universalistica; dalla persuasione che il popolo imperialista sia un popolo eletto (questa idea è molto diffusa nella "cultura" dello statunitense medio).

    Insomma la teoria (e la psicologia) di Schmitt coglie gran parte della realtà, ma non tutta la realtà. Anche al livello della lotta di potere personale, c'è chi è capace di tutto e chi non è capace proprio di tutto.

    Quanto agli angeli, si tratta semplicemente di una qualifica che intendeva lodare il coraggio, l'abnegazione e la disponibilità al sacrificio dei difensori di Sirte, tanto più che dall'ammiraglio Di Paola, poco elegantemente, essi erano stati definiti bestie feroci.

    Resta inoltre questa differenza. Molti “dittatori” fuggono (non per preparare una rivincita o per guidare dall’esterno una guerriglia, bensì semplicemente per salvare la pelle). Altri compiono fino alla fine il loro destino. Non mi sembra una differenza irrilevante.

    • Lorenzo ha detto:

      Anzitutto ti ringrazio per la documentata risposta.
      Non è certo mia intenzione fare il nietzscheano o lo schmittiano militante. La metafisica della volontà di potenza è una stilizzazione della realtà al pari delle metafisiche liberali col loro individuo trasvalutato in monade sradicata e raziocinante. Detto fra parentesi sono un simpatizzante dell’Unione sovietica dove ebbi a vivere per qualche tempo con piena soddisfazione.
      Sul fatto che l’URSS avesse minor tendenza di Italia fascista e USA ad esportare il proprio modello, e qualche volta la propria popolazione, ho seri dubbi. Le repubbliche baltiche erano oggetto di una vera e propria russificazione etnica, più pesante dell’italianizzazione fascista degli slavi (a carattere culturale ed esercitantesi su territori quasi sempre misti). La religione marxista universaleggiava quanto e più di quella individual-capitalista e l’ideale di un mondo comunista costituiva l’alfa e l’omega dell’educazione di stato sovietica.
       
      >>> La logica di potenza imperiale violenta e in continua espansione, invece, non corrisponde alla generalità dei casi e non è storicamente riscontrata in tutte le culture. Quando c'è, è accompagnata e anzi preceduta, almeno in epoca moderna, da una "vocazione" messianica, universalistica; dalla persuasione che il popolo imperialista sia un popolo eletto (questa idea è molto diffusa nella "cultura" dello statunitense medio).
      >>> Quanto agli angeli, si tratta semplicemente di una qualifica che intendeva lodare il coraggio, l'abnegazione e la disponibilità al sacrificio dei difensori di Sirte, tanto più che dall'ammiraglio Di Paola, poco elegantemente, essi erano stati definiti bestie feroci.
      >>> Resta inoltre questa differenza. Molti “dittatori” fuggono (non per preparare una rivincita o per guidare dall’esterno una guerriglia, bensì semplicemente per salvare la pelle). Altri compiono fino alla fine il loro destino. Non mi sembra una differenza irrilevante.
       
      Qui siamo d’accordo. Volevo solo mettere in guardia contro l’associazione istintiva – mutuata dalla subcultura filmico-fumettistica di stampo hollywoodiano – fra coraggio, abnegazione e disponibilità a mettersi in gioco fino al sacrificio della vita da una parte, e qualità come lealtà, senso della misura e rispetto del prossimo dall’altra. Nella realtà chi è pronto a rischiare la propria vita in genere è fortemente incline a mettere a rischio anche quella altrui. I guerrieri fanno le stesse cose dei mercanti, soltanto in maniera meno ipocrita e più brutale; Gheddafi era un leone, e i leoni si nutrono volentieri di carne umana.

  6. FRank ha detto:

    Proprio per quanto affermi, caro Stefano, la questione non è risolvibile (nè in linea teorica nè opratica) su un piano nazionale. Il caso libico conferma la necessità di un approccio internazionalista. Immagina cosa sarebbe accaduto se in Africa vi fossero stati 4 o 5 Gheddafi stretti da unità di intenti…….
    (perchè da questa parte ne avevamo – e ne abbiamo – una trentina uniti da obbiettivi comuni)

  7. stefano.dandrea ha detto:

    Caro FRank,

    io sono internazionalista.

    Io credo che esistano i popoli e che siano realtà concrete e vive. I popolo, stanziandosi su un luogo della terra, lo organizzano, dettano una disciplina e edificano una civiltà.

    I detentori di capitale hanno bisogno di distruggere i popoli. Hanno interesse ad avere davanti una massa amorfa di consumatori, ai quali vendere a credito prodotti standardizzati. Le diverse discipline, i diversi istituti, usi e costumi, le diverse tradizioni devono essere spazzati via dal capitale, che ha interesse a un sistema semplificato, "che funzioni".

    Se poi la terra sulla quale vive un popolo è strategica sotto il profilo geopolitico o è ricca di risorse o se quel popolo è riuscito ad esprimere una classe dirigente autonoma e indipendente con la quale le forze imperiali non riescono a venire a patti e che non riescono a corrompere, quel popolo è attaccato e la sua terra viene occupata.

    Una alleanza dei popoli; un patto di amicizia tra le classi dirigenti dei medesimi; l'unione delle volontà collettive indipendenti sono  necessari.

    Non è necessario, invece il mega-stato. Ci può essere talvolta, quando è bilingue, riconosce ampia autonomia ai popoli che lo compongono ed è storicamente fondato su omogeneità o affinità linguistiche, religiose, di livello di sviluppo delle forze produttive; sopratutto, come avveniva in unione sovietica, quando abbia una vocazione all'uguaglianza (un numero enorme dei più alti dirigenti del pcus non proveniva dalla russia).

    Mancando i presupposti per la costruzione del mega-stato, esso non va costruito. A maggior ragione devono essere rifiutate quelle "entità" non politiche o impolitiche come l'Unione europea, le quali non aspirano a unificare più popoli in uno, pur preservando l'autonomia dei singoli popoli, bensì a sopprimere i popoli stessi. L'unione europea, sotto la finzione del riconoscimento di libertà individuali, che sono libertà delle imprese (libera circolazione delle merci, dei capitali, dei servizi) o prese per il culo per i singoli (libertà di circolazione delle persone significa che se perdi lavoro in Puglia non devi rompere le scatole se nel frattempo si è creato un posto di lavoro in Olanda – mio fratello ingegnere ha conosciuto decine di ingegneri che a quaranta anni avevano già vissuto in cinque stati degli stati uniti!), toglie ai popoli la possibilità di scegliere liberamente che civiltà intendono costruire e li costringe a vivere in una struttura liberistica, mercatistica, consumistica e usuraria, accettata la quale tutto è perduto (un credente direbbe che si tratta di una organizzazione satanica). Usciti dall'unione europea noi saremmo liberi di stipulare infiniti trattati di alleanza o commerciali, con altri stati che adesso sono parti dell'Unione e con altri stati terzi. Oggi quei trattati non possiamo stipularli (la politica commerciale, in particolare, è ormai comune e dunque sottratta ai popoli).

    Stiamo attenti al falso internazionalismo.

    Il globalismo, l'universalismo individualistico, l'indistinto, falso e inattuabile, “volemose bene" che dovrebbe caratterizzare il mondo, gli slogan "un altro mondo è possibile", "un'altra europa è possibile", l'unità delle moltitudini contro l'impero, sono tutte forme di indebolimento dei popoli, ossia delle concrete collettività, che sono chiamate dalla storia a costruire civiltà e che devono allearsi, in considerazione del fatto che le civiltà di non pochi popoli, nei vari momenti della storia, hanno per matrice la volontà di potenza.

    Ti ringrazio di avermi consentito queste riflessioni. Per risponderti ho scritto un post che non avevo ancora scritto. Con poche revisioni e approfondimenti lo pubblicherò.

  8. Leonida Laconico ha detto:

    Onore al beduino Gheddafi trucidato, e NON giustiziato, dai barbari !
    LE ORDE BARBARICHE ED I CACASOTTO (20.000 ribelli predoni con armi pesanti e forze Nato con costanti bombardamenti aerei “umanitari” – contro 300 irriducibili a mani nude delle Termopoli di Sirte )  DELLE DEMOCRAZIE OCCIDENTALI HANNO AVUTO RAGIONE, DOPO 8 MESI DI ENORMI SFORZI MILITARI NAVALI, AEREI, TERRESTRI DI UN MICRO-POPOLO (NUMERICAMENTE) E DI UN EX AMICO DELL’ITALIA, PAESE DI GRANDI TRADIZIONI NEI TRADIMENTI, PRESO AL GUINZAGLIO DALLA “SANTA ALLEANZA”, MA SUBITO GENEROSO PROTAGONISTA NELLA GUERRA, PER POI FINIRLA DA GRANDE SCONFITTO, TROVANDOSI ORA ,NELLA SPARTIZIONE DEL BOTTINO, SUPERATA A SORPRESA PERSINO DALLA TURCHIA, CHE DA “INDIFFERENTE” SPETTATRICE ORA SI CANDIDA COME FIGURA EGEMONICA NEL CONSOLIDARE I FRUTTI DELLA VITTORIA .
    L’OMBRA DEGL’INTEGRALISTI ISLAMICI QUINDI ORMAI SI MATERIALIZZA IN PIENO PER LA CECITA’ CONSAPEVOLE E L’AVIDITA’ DELL’OCCIDENTE IN NECROSI AVANZATA.
    LA STORIA E’ LA MADRE DELLA VERITA’, GHEDDAFI “CADUTO IN PIEDI”, ORMAI NE FA PARTE !
    20.10.’11                                                                       Leonida.Laconico@Inbox.Com
     

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