“Normalità” nei mercati finanziari?

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Nessuna risposta

  1. Alba Kan ha detto:

    “E’ infatti dovuta, in gran parte, a questa sottostima la crisi finanziari che ci ha investiti nel 2008”

    Siamo sicuri che questa “sottostima” sia stata casuale?
    Secondo me è stata ben studiata e premeditata, in fondo quando c’è una crisi chi la paga? I poveri! …Che diventano ancora più poveri.
    Ed è sempre stato così, la crisi del ’29 non è stata creata a tavolino forse?
    Siamo in mano alle solite persone…se non hanno previsto tutto questo ci sono solo 2 possibilità:
    1 sono incompetenti
    2 sono truffatori
    Ovviamente la risposta giusta è la seconda, se fossero incompetenti sarebbero stati mandati a casa…invece ognuno è al suo posto.
    Ovvio che non ci può essere soluzione a questo.
    Obama ha riconfermato criminali come Bernake, tanto per fare un esempio…
    E stranamente tutte le misure adottate da Obama sono esattamente il contrario di quello che la Banca Mondiale e il Fondo Monetario Internazionale (FMI) hanno raccomandato ai paesi poveri in momenti di crisi!
    I famosi “aggiustamenti strutturali” sono arrivati anche nell’Impero economico più grande del mondo.
    Questo a dimostrazione che la socializzazione delle perdite è planetaria, nessun angolo del mondo è esentato…forse le isole Cayman…
    😉

  2. stefano.dandrea ha detto:

    Cara Alba,
    è superfluo dire che sono daccordo.
    Filippo è uno scienziato e tende ha scrivere soltanto ciò che è “oggettivamente” vero. Ed è vero che sia stata sottovalutata. Perché ciò sia avvenuto è un’altra questione, che sta a monte.
    E’ vero, comunque, che la ideologia diffusa sosteneva che il meccanismo della creazione di titoli di debito poteva durare all’infinito e credo che non pochi (a mio avviso quasi tutti) e rampanti laureati in economia o matematica fiinanziaria agissero sulla base di quel presupposto, che sfuggiva alle loro conoscenze matematiche (anche gli “economisti” ormai erano matematici, che non sapevano nulla o quasi di stotia economica e di storia delle dotrine economiche, cioè di economia).
    La sottostima, dunque, dipendeva da interessi al vertice del sistema e dalla ideologia, che una volta creata ha una propria vita e una propria capacità di persuasione, anche di persone in buona fede.
    Se la crisi sia stata voluta o si sia assunto il rischio che si verificasse o ci si sia disinteressati ad essa non lo so.
    Io credo tuttavia che sia una occasione storica per i popoli (per alcuni: per quelli che sapranno approfittarne) e quindi sono tra coloro che si augurano che duri allmeno dieci anni, così da suscitare o agevolare i conflitti che gli uomini di buona volontà sapranno organizzare. La storia poi dirà quali popoli, classi, idee e valori prevarranno e quali perderanno.
    Un caro saluto. Buona giornata.

  3. lucio ha detto:

    Se posso lascio anche qui un paio di considerazioni, visto che nella vita mi occupo mio malgrado di questa robaccia:
    1) i modelli cui fa riferimento l'autore – con il quale mi complimento per la non scontata capacità espositiva – sono "intellettualmente" contari a considerare il c.d. "rischio disastro" come evento normale non per caso, ma per una precisa scelta gestionale; mi spiego meglio: se devo prevedere cosà accadrà scontando il disastro come ipotesi ordinaria, dovrò accantonare nel mio bilancio somme così elevate da mettere in dubbio la bontà del mio business o magari rinunciare a lavorare (è lo stesso motivo per cui chi sale in macchina non lo fa pensando che un incidente mortale sia un ipotesi non rara – pur ahimè non essendolo); si sceglie dunque di considerare (pur perdendo inevitabilmente aderenza con la realtà) il rischio disastro come un evento non controllabile e ci si concentra sugli strumenti di mitigazione del rischio (per tornare al nostro esempio la cintura di sicurezza);
    2) fattore molto rilevante degli ultimi tempi è l'incremento della volatilità dei mercati (in sostanza, da un pò di anni è molto più facile fare brutti incidenti): non escludo che uno dei fattori possa essere anche l'enorme diffusione dei modelli cui fa riferimento l'autore e, più in generale, l'automatizzazione degli strumenti di trading; in altre parole i pc delle banche comprano e vendono tutti assieme in base alle stesse regole, determinando pertanto un'amplificazione artificiale dei fenomeni;
    3) è un fattore molto rilevante (e molto trascurato) il fatto che vi siano tantissimi intermediari che non sono tenuti al rispetto delle regole sull'indebitamento proprie delle banche; pochi sanno che una delle determinanti della crescità del mercato degli hedge funds sta proprio nel fatto che – ancora per poco spero – al contrario di tutti gli altri intermediari, essi sono sostanzialemente liberi di indebitarsi senza limiti e quindi amplificano con la loro sola esistenza la volatilità dei mercati grazie al c.d. "effetto leva";
    saluti

  4. Anna Maria D'Arcangelis ha detto:

    Con tutto il rispetto, prima di parlare di cosa fanno le banche, penso che sarebbe utile entrare in una banca di investimento ed imparare lì come i desk di Risk management stimano i rischi finanziari. L'idea che tutto si basi sulla normale forse sta in qualche testo di prima degli anni '90, o in qualche cattivo testo che circola ancora oggi. Pubblicizzo volentieri il corso di Risk management della Facoltà di Economia dell'Università della Tuscia, non tenuto da me, dove questi concetti si approfondiscono seriamente. 
     

  5. Anna Maria D'Arcangelis ha detto:

    Ovviamente non faccio lo scienziato, sono un semplice professore di Economia dei Mercati Finanziari.

  6. lucio ha detto:

    Gentile professoressa,
    non so all'università, ma in banca i desk di risk management non se li fila nessuno.
     
     

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