La soluzione "germanica" e asiatica alla Depressione e alla Moneta

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  1. Tonguessy ha detto:

    Ci risiamo. Frotte di analisi che concorrono ad un unica standing ovation per Hitler ed i suoi modelli di sviluppo. Andiamo per ordine. Ci furono dapprima le leggi per l'ereditarietà della terra legata alla purezza della razza: gli appezzamenti del bauer (contadino) dovevano avere una dimensione minima e andavano affidati ad ariani puri. A chi non era in grado di dimostrare l'appartenenza a tale "razza" (voglio qui rammentare che secondo il genetista Cavalli-Sforza esiste solo un'unica razza umana) venivano confiscate le terre. Esisteva poi l'obbligatorietà della mansione,  una moderna servitù della gleba così come la legge del '33 di Walther Darrè imponeva.

     

    Il 1° Maggio del '34 Hitler organizzò un'imponente manifestazione per i diritti dei lavoratori, che come premio per avervi partecipato si videro chiudere e confiscare tutte le sedi sindacali il giorno seguente. Non andò diversamente ai partiti politici, che a cominciare dai comunisti furono uno ad uno dichiarati fuori legge grazie alle leggi speciali. Per arrivare alla Notte dei lunghi coltelli in cui fu epurata la "sinistra" nazista.

    Fine della piccola digressione politica. Torniamo ai numeri. La disoccupazione.

    Se Stalin attuò la trasformazione dell'URSS da agricola ad industriale tramite i lavori forzati, Hitler non fece di meno. La trasformazione dell'economia fallimentare di Weimar alla florida economia nazista aveva un prezzo: sottoccupazione e riarmo.

    L'introduzione della leva obbligatoria, ad esempio, riduceva i giovani disoccupati. Nel '33 la Germania aveva solo 100.000 militari. Nel giro di pochi anni sarà la maggiore potenza militare europea. 

    Come si fa a dire che in quegli anni, dal '33 al '38 l'economia tedesca non era un'economia di guerra?

    Guardate gli investimenti nelle forze armate (miliardi di marchi)

    1933-0,7

    1935-5,2

    1937-11

    1939-26

    Ora è chiaro che una parte sostanziosa di quegli investimenti riguardava l'arruolamento. Qui si spiega una parte del fenomeno "disoccupazione sparita" della Germania di Hitler. Si va dalle 100.000 unità del '33 al 1.400.000 militari del '39.  

    Parliamo delle donne. Non dovevano lavorare, secondo Hitler, quindi vennero semplicemente escluse dal computo. Semplice, no? E gli ebrei? Pensate che avessero diritto al lavoro e quindi ad essere conteggiati come disoccupati? Sbagliate di nuovo. Nel '35 grazie alle leggi di Norimberga gli ebrei avevano perso il diritto di cittadinanza, quindi non contavano più come cittadini. Tutti a lavorare per la IG Farben, ad Auschwitz. Gratis, naturalmente.

     

    Stephen Roberts, storico economico dell'Università di Sidney, afferma che furono adottate dalla Germani nazista delle misure straordinarie che potevano avere effetti solo momentanei.  Di tale provvisorietà ne era consapevole lo stesso Hitler, che nel '38 affermava: "La nostra situazione economica è tale che potremmo reggerla solo per pochi anni ancora. Pertanto non abbiamo tempo, dobbiamo agire"

    Capito com'era stato impostato il miracolo nazista?

    Le "misure straordinarie" riguardavano la manomissione delle statistiche non solo sull'occupazione ma anche sull'economia, basti citare le MEFO (Metallurgische Forschung) create da Schacht, capo della banca centrale , la Reichsbank, durante la repubblica di Weimar prima e la dittatura nazista dopo.

    Fu grazie alle MEFO che Schacht riuscì a portare a compimento il riarmo nazista, proibito dai trattati di Versailles. Si trattava di moneta parallela, cambiali redimibili che non comparivano nei registri contabili e che fu usata appunto per far quadrare i bilanci nonostante i pesantissimi investimenti militari e bellici.

     

    Penso per il momento basti. Sinceramente non ne posso più di leggere elogi verso quel tipo di politica. 

    Lascio due link che sicuramente possono aiutare chiunque voglia approfondire quel 2% di critica totale verso le politiche naziste. Il 98% di elogi lo conosciamo già.

    http://www.luogocomune.net/site/modules/news/article.php?storyid=2460

    http://www.viaggio-in-germania.de/hitler.html

    Ricordo anche i miei articoli sul cartello petrolchimico dove analizzo i rapporti tra nazismo e industria chinica, qui sul sito di appelloalpopolo.

  2. stefano.dandrea ha detto:

    Tonguessy,

    grazie per le precisazioni, sempre puntuali. Credo che si possa pervenire a una sintesi che non contraddica né l'articolo né le tue precisazioni.

    "Negli Stati Uniti nel 1939, dieci anni dopo il crollo di Wall Street, sette anni anni dopo il crollo del sistema bancario internazionale del 1931-1932 e sei anni dopo l'elezioni di Roosevelt la disoccupazione era sempre tra il 15 e il 20%.

    Keen menziona nell'intervista anche il fatto che i tedeschi consideravano Hitler un semidio perchè aveva ridotto dal 25% a praticamente zero la disoccupazione tra il 1933 e il 1938 (quando la corsa agli armamenti era ancora all'inizio, cioè senza un economia di guerra a differenza degli Stati Uniti che risolsero la disoccupazione solo dal 1941 quando l'economia fu totalmente mobilitata per la guerra)."

    Dunque la germania fece scendere l'occupazione del 25% in cinque anni. Gli stati uniti nemmeno del 10% in dieci anni.

    Possiamo anche dire che tra il 33 e il 38 l'economia tedesca era "un'economia di guerra". Ma questo potrà significare che era un economia di un paese che si preparava alla guerra ma che non era in guerra. L'economia non era "totalmente mobilitata per la guerra".

    Tu dai per la germania questi dati (in miliardi di marchi): "1933-0,7; 1935-5,2; 1937-11; 1939-26" Dunque quando l'occupazione già era cominciata a scendere vorticosamente 1933-1935 (è la metà del periodo che va dal 1933 al 1938; sarebbe interessante avere i dati sulla disoccupazione nel 1935), gli investimenti nelle forze armate variarono da 1/35 rispetto a quelli che si ebbero poi nel 38 a meno di 1/5 di quelli che si ebbero nel 1938, quando l'economia sarà pure stata di guerra ma "non era totalmente mobilitata per la guerra" eppure la disoccupazione era quasi a zero. Ciò vuol dire che la successiva mobilitazione totale dell'economia per la guerra comportò mutamenti nella produzione ma non aumentò occupazione.

    Orbene, a quanto ammontavano in percentuali del pil l'economia statunitense nel 1941 ("che l'autore dichiara totalmente mobilitata per la guerra") e quella tedesca nel 1938? Senza una esatta risposta a questa domanda non mi sembra che si possano approvare senz'altro alcune affermazioni dell'articolo ma nemmeno le tue osservazioni critiche.

    Se poi conoscessimo la disoccupazione tedesca nel 1935 potremmo sapere in che misura i provvedimenti economici presi dal governo tedesco furono efficaci mezzi contro la disoccupazione anche quando l'economia non poteva assoltamente dirsi di guerra, nemmeno in senso lato (l'economia statunitense, altrimenti. dovrebbe dirsi perennemene di guerra. Direi quindi che per definire una economia come di guerra dobbiamo riscontrare percentuali assolutamente eccezionali straordinarie di pil).

    "

    Tu scrivi: "Ora è chiaro che una parte sostanziosa di quegli investimenti riguardava l'arruolamento. Qui si spiega una parte del fenomeno "disoccupazione sparita" della Germania di Hitler. Si va dalle 100.000 unità del '33 al 1.400.000 militari del '39".

    Questa notizia non aggiunge niente a quanto hai già scritto e rischia di far credere che sia un dato che si aggiunge a quello che hai enunciati in precedenza e che ho riportato. C'è il rischio di credere che questi siano altri soldi investiti in economia di guerra. mentre sono parte dei medesimi soldi dei quali hai già parlato.

    Quanto alle donne, non credo che nelle altre nazioni d'europa e anche negli stati uniti nel 1935 le percentuali di occupazione delle donne, al di fuori della famiglia, superasse il 10% (ma davvero la cifra è esagerata). Non credo che le laureate fossero più di 1/50 dei laureati. Chi la mandava una moglie a lavorare in fabbrica? Chi lasciava che emigrasse in altro luogo, allontanandosi dalla famiglia? C'erano forse donne soldato negli stati uniti nella seconda guerra mondiale, a parte qualche crocerossina? In Italia le donne sono state ammesse in magistratura nel 1967! Quindi l'obiezione sulle donne ha poco o nessun valore. Sono certo che le statistiche del tempo ne tenevano conto, in uno o altro modo, anche in Italia o negli stati uniti.

    Gli ebrei erano una piccola percentuale del popolo tedesco. Non mi sembra che tu abbia dimostrato che le affermazioni contenute nell'articolo non sono veritere perché non tengono conto della percentuale di ebrei che non hai citata o perché hai dimostrato che, seppure il regime avesse deciso di pagarli, non avrebbe potuto sostenere la spesa e un po' di disoccupazione ci sarebbe stata. Insomma, la tua non è un'obiezione. 

    Tu hai anche argomentato che la situazione economica "aveva carattere provvisorio". Qui andrebbe chiarito che cosa sarebbe accaduto se la germania non avesse agito (disoccupazione del 5-5%?; crollo economico?). Soprattutto, per uscire dalla depressione ed evitare una grande depressione, ben mi sembra che possano essere presi provvedimenti che durano 10 anni. Anche questa non mi sembra una obiezione all'articolo, nel senso che non contraddice alcuna delle affermazioni in esso contenute.

    Quanto alla economia nascosta, a parte che di essa si tiene sempre conto nel calcolare il PIL, non credo che gli autorevoli economisti che hanno studiato la materia, tra i quali Galbraith abbiano tenuto conto dei puri dati contabili, senza tener conto delle scoperte che successivamente sono state fatte. Non credo che le statistiche presenti nelle serie storiche tengano conto ancora dei falsi. A parte che il fatto che tutt'oggi gli stati uniti sono accusati di falsare i dati relativi al pil e alla disoccupazione. Insomma i dati li falsano tutti, mica solo i nazisti. Non vorremo mica credere alla immagini che ci davano i films statunitensi di tedeschi tutti seri cativi e insensibili e di marines buoni sorridenti e gentili? Lo sappiamo ormai, spero, che il livello di educazione, gentilezza e simpatia era uguale! Anche questa, insomma non mi sembra una obiezione.

    Ka digressione politica che hai svolto all'inizio è appunto una digressione politica che nemmeno aspirava a contrattire o precisare una o altra affermazione dell'articolo. E quindi la lascio fuori dal ragionamento.

    Quanto ai lavori forzati, bisogna distinguere. Se mi dici che un professore di liceo o un impiegato che aveva un suo posto o un avvocato o un artigiano che svolgeva il suo lavoro produttivo o un carpentiere regolarmente assunto da una ditta vennero presi e sbattuti a costruire ferrovie, allora darei una grave censura morale ma il fenomeno sarebbe irrilevante ai fini del nostro discorso, perché non avrebbe comportato aumento dell'occupazione. Se invece intendi dire che, anziché dare un salario garantito anche a chi era disoccupato si pretese che il disoccupato al quale veniva assegnato un lavoro doveva accettarlo e svolgerlo (salvo, magari, trovarne un altro), allora questo principio, che è il principio fondatore del comunismo, è altamente positivo.

    Mi dovresti spiegare per quale ragione in una situazione in cui l'economia è a pezzi e la disoccupazione giunge al 20%, dovremmo curare negli ospedali pubblici, lasciar camminare sull'asfalto pubblico, dotare di carta di identità e di patente, e garantire strade prive di immondizia, fornire di acqua (pubblica), di energia (pubblica) e quanto altro, un parassita al quale lo stato offre un lavoro e non intende svolgerlo pur non avendone trovato un altro? E se tutti i cittadini avessero simili pretese che si fa?

    Io posso ammettere un ordinamento non socialista ma individualista nel quale uno rifiuta il lavoro (che è un dovere anche per la nostra costituzione) ma è privato di ogni servizio pubblico e gli è impedito l'accesso a ogni luogo pubblico. Insomma, mi sembra che si possa rimproverare a Stalin e a Hitler soltanto di non aver rispettato gli eremiti. Ma dovremmo verificare se esistevano norme nel comunismo e nel nazismo che garantivano di vivere in eremi.

    In sintesi, mi sembra che hai reso più vischioso il tema e non lo hai chiarito.

    Il punto, a mio avviso, resta quello segnalato sopra: "

    Orbene, a quanto ammontavano in percentuali del pil l'economia statunitense nel 1941 ("che l'autore dichiara totalmente mobilitata per la guerra") e quella tedesca nel 1938? Senza una esatta risposta a questa domanda non mi sembra che si possano approvare senz'altro alcune affermazioni dell'articolo ma nemmeno le tue osservazioni critiche.

    Se poi conoscessimo la disoccupazione tedesca nel 1935 potremmo sapere in che misura i provvedimenti economici presi dal governo tedesco furono efficaci mezzi contro la disoccupazione anche quando l'economia non poteva assoltamente dirsi di guerra, nemmeno in senso lato (l'economia statunitense, altrimenti. dovrebbe dirsi perennemene di guerra. Direi quindi che per definire una economia come di guerra dobbiamo riscontrare percentuali assolutamente eccezionali straordinarie di pil)".

    Soprattutto c'è un'altra domanda, fondamentale. Il meccanismo descritto nell'articolo, che la Germania applicò (anche) per riarmarsi, è applicabile – e se si con maggior o con minor profitto -, magari soltanto per un periodo provvisorio di dieci anni,  a una economia non di guerra?

    Personalmente è da ieri che vado riflettendo su questo punto e mi pare di aver trovato anche un miglioramento. Ma voglio ancora rifletterci. D'altra parte l'autore segnala che meccanismi simili sono stati usati dalla Cina e anche dalle tigri asiatiche per uscire dalla depressione nella quale erano cadute.

  3. Tonguessy ha detto:

    Caro Stefano,

    le questioni che poni (sollevate prima dall'articolo e poi da me) sono troppe. Ne prendo solo una, ad esempio, restando disponibile per ulteriori discussioni sia sulla questione disoccupazione che su altre che per il momento preferisco tralasciare.

    Riporto integralmente una parte del testo che puoi trovare qui

    http://www.lumhi.net/TESTI%20collegati/SBLIBRO.DOC

     

    "quando Hitler realizzò i primi provvedimenti di avviamento al lavoro per riassorbire a tappe forzate la disoccupazione, lo fece richiamandosi alla legge istitutiva del lavoro coatto. La legge del primo giugno 1933 (Gesetz zur Verminderung von Arbeitslosigkeit, ossia la "Legge per la riduzione della disoccupazione"), una delle leggi-quadro più importanti di politica attiva del lavoro, si richiama esplicitamente alle norme sul lavoro obbligatorio del 1924. In questo contesto il rapporto di lavoro viene visto come un rapporto che non dà diritto a una retribuzione, perchè è parte di una erogazione assistenziale, quindi si pone al di fuori delle norme del diritto civile che regolano il rapporto di lavoro; non avendo il lavoratore diritto a una retribuzione, i servizi in natura che egli riceve, cioè vitto e alloggio, sono parte integrante dell'erogazione assistenziale, la quale si configura giuridicamente come un atto di diritto pubblico. Il riassorbimento della disoccupazione da parte del governo Hitler nei due anni successivi viene realizzato affidandosi a questo strumento di ordine giuridico.

    Il regime nazista si vantò di avere riassorbito nel giro di due anni un numero di disoccupati pari a circa 8 milioni; non bisogna però dimenticare che circa il 70% dei posti di lavoro creati dalla politica attiva dell'occupazione del regime nazista riguardava lavori che facevano parte del grande programma di opere pubbliche di tipo infrastrutturale (come le autostrade). La forza-lavoro così impiegata rientrava nel quadro giuridico del lavoro obbligatorio (Pflichtarbeit). Questa è la ragione anche del crescente malcontento che si diffuse tra questi lavoratori e che negli anni 1935-36 diede luogo a quello che alcuni hanno definito un vero e proprio "ciclo di scioperi". Furono segnalate dalle autorità di polizia e dagli organi del Partito 260 fermate sul lavoro, la maggior parte delle quali si verificarono nei cantieri per la costruzione delle autostrade o in cantieri di altre opere pubbliche. Gli scarsi dati a disposizione relativi alle figure che hanno svolto un ruolo di agitatori o di iniziatori o di organizzatori di queste fermate, mettono comunque in evidenza che la grande maggioranza degli operai più attivi nella protesta aveva dietro a sé esperienze, sia pure brevi, di prigionia e di internamento nei campi.
    Questi elementi, e il dato di fatto che la grande maggioranza dei lavoratori sono stati avviati al lavoro in maniera più o meno coatta, rendono poco credibile la tesi che il regime nazista sia stato un esempio molto avanzato di keynesismo. Più esatto sarebbe dire che il regime nazista ha combinato assieme alcune formule che potremmo chiamare keynesiane (finanziamento di opere pubbliche per creare posti di lavoro) con i meccanismi di tipo assistenziale ereditati dall'epoca weimariana e con – fattore assolutamente fondamentale – un sistema di coercizione e di repressione dentro il quale il Lager è una componente essenziale della politica del lavoro. Insomma l'erogazione di spesa pubblica per riassorbire disoccupazione potè sussistere solo all'interno di un regime del lavoro dove non solo sono sospese le variabili di mercato ma sussiste una vastissima area in cui il lavoro è considerato al di fuori delle regole del codice civile ed è un fattore affidato in buona parte alla discrezionalità del potere esecutivo, cioè è un lavoro militarizzato. Dunque l'atteggiamento prevalente del nazismo nei confronti della classe operaia è quello che porta non alla sua promozione e/o emancipazione (come sostiene Zitelmann) ma alla sua militarizzazione."
     
    Insomma credo tu abbia poca speranza di convincermi che sia giusto  che uno Stato "offra un lavoro" non retribuito e che tutti debbano essere contenti per questo. Potesti provare a convincere i cassintegrati (o licenziati?) di Termini a rifare la Salerno-Reggio Calabria gratis, e vedere cosa ti rispondono. Magari per mezzo di un novello Deutsche Arbeitsfront (DAF), quell'ente voluto da Hitler che si proponeva di "superare la lotta di classe e l'antagonismo tra datore di lavoro e operaio salariato" (da un comizio del 1933).
     
    Per me, vetusto che sono, lavoro non può essere disgiunto da salariato. Sennò è schiavismo. Punto.
    Meglio schiavi o disoccupati? Sarebbe questa la domanda?
  4. stefano.dandrea ha detto:

    Tonguessy,

    che il lavoro sia soltanto l'attività psichica e/o fisica esercitata in un regime di discina, più o meno rigoroso, svolta in vista di un compenso, non possono esservi dubbi. Per quale ragione, il regime nazista, oltre a dare vitto e alloggio (che sono compenso oggi per le badanti che vivono in casa dell'assistito; ti assicuro che se ne prendi in casa una, a parità di ore ti costa la metà), non desse anche una parte di compenso in denaro, che, anche in ragione dei tempi, sarebbe stata modestissima, non riesco a capirlo.  Come potesse il popolo tedesco tributare un consenso enorme al regime e giungere a sostenere un sacrificio immane di circa 13 milioni di persone tra soldati e civili senza organizzare una vera rivolta (vi fu, come è noto, almeno un tentativo di colpo di stato organizzato dentro i vertici del potere), mi riesce davvero cincomprensibile. Perciò mi resta il dubbio che il giudizio doverosamente negativo contro l'imperialismo, il bellicismo e il razzismo tedesco conducano gli storici a giudizi poco obiettivi; a svolgere analisi con tesi precostituite; ad attribuire al regime colpe e limiti che a quel tempo avevano tutti; a dare importanza enorme, nella descrizione della situazione economico-sociale, a situazioni marginali, soltanto perché moralmente spregevoli; magari, per recare un esempio paradossale, vitto e alloggio gratuito (ma forse anche qualche indumento), non solo per il lavoratore (come oggi per le badanti), ma anche per tutta la famiglia, è esattamente ciò che negli stati uniti a quel tempo riusciva ad acquistare un lavoratore regolarmente pagato e molto di più delle eventuali sovvenzioni ottenute dal 15-20% dei disoccupati statunitensi (se avevano sovvenzioni). A parte ciò, sono certo che anche ai lavoratori ai quali veniva garantito vitto e alloggio per tutta la famiglia e probabilmente qualche indumento, per tutta la famiglia, venivano dati anche pochi spiccioli per qualche "capriccio". Insomma il problema è di verificare se gli operai tedeschi (socialmente assistiti, compresa l'intera famiglia) stavano economicamente meglio o peggio del 90% degli operai di quel tempo (statunitensi, russi e di qualsiasi parte del mondo). Non vorrai mica fare il paragone con gli operai italiani negli anni settanta? 

  5. Tonguessy ha detto:

    Come potesse il popolo tedesco tributare un consenso enorme al regime e giungere a sostenere un sacrificio immane di circa 13 milioni di persone tra soldati e civili senza organizzare una vera rivolta (vi fu, come è noto, almeno un tentativo di colpo di stato organizzato dentro i vertici del potere), mi riesce davvero cincomprensibile. 
     
    Risulta incomprensibile a molti, ed è da sempre argomento molto discusso. Faccio solo l'esempio della segretaria personale di Hitler, Traudl Junge, che descrive quest'ultimo come paterno e gentile e verso cui volle, per tutta la durata del regime nazista, dimostrare la propria incondizionata devozione. Quando il regime nazista crollò, dovette ammettere che: "avendone avuta la voglia, ciascuno di noi (impegnati col regime ndr) avrebbe avuto la possibilità di conoscere cosa stava succedendo davvero. Ma penso fossimo troppo codardi e troppo poco eroi per farlo".
    "Più divento vecchia e più sento il peso delle mie colpe per avere collaborato con un uomo che mi era veramente simpatico ma che aveva causato così tante sofferenze"
    "La nostra rovinosa sconfitta, i rifugiati, le sofferenze, naturalmente reputavo Hitler responsabile di tutto ciò. Il suo testamento, il suicidio, fu allora che cominciai ad odiarlo. Ma quando il tuo amore per qualcuno, diciamo tuo marito, diventa odio, si tende a preservare i ricordi dei tempi felici. Penso che la mia relazione con Hitler fu qualcosa del genere"
    Il commento di Ephraim Zuroff, direttore del Centro Simon Wiesenthal: "la sua storia riflette la cieca lealtà di troppi tedeschi verso Hitler ed i nazisti che permisero l'implementazione della soluzione finale".
     
     http://www.world-war-2-diaries.com/traudl-junge.html
     
    Ci sono in rete foto degli addetti di Auschwitz che ballano allegramente al suono di una fisarmonica dopo avere espletato le loro terribili funzioni. Se tutto questo è incomprensibile, è addirittura improponibile quello che successe dopo la sconfitta del nazismo. La stessa Junge emigrò in Australia dove si rifece una vita. Altri divennero rispettati cittadini della DDR. Altri ancora mantennero il timone di quelle attività che diedero inizio al riarmo tedesco che portò decine di milioni di morti.
     
    Come ho scritto nel mio articolo:
    "(Adenauer)  Il 22 ottobre 1952 fu costretto ad
    ammettere, replicando al deputato Erler che era stato incaricato di
    riferire al Parlamento sull’infiltrazione nazista nel ministero degli
    Esteri:
    “Erler ha dichiarato che più si sale in alto nelle cariche dello
    Stato e più nazisti si trovano. Questo è vero. E’ vero che il 66% dei
    funzionari sono stati membri del partito nazista. A mio avviso
    dovremmo smetterla di dare la caccia ai nazisti”
    http://www.appelloalpopolo.it/?p=2193
     
    Cos'è che ti riesce incomprensibile? Che la Storia ci abbia consegnato questi fatti e testimonianze?

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