Le strategie dell'integrazione europea e il loro impatto sull'Italia

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4 Risposte

  1. Lorenzo ha detto:

    La domanda più interessante sarebbe allora (specie essendo l'articolo scritto da una persona di sinistra): per quale motivo o somma di motivi la sinistra ha rigettato, nel corso di questi ultimi 30 anni, tutto il proprio bagaglio ideale? Quali fattori strutturali hanno portato la sinistra – non solo in Italia ma in tutta Europa – a trasformarsi nel principale servitore del capitale, più zelante delle stesse destre?
     
    Si tratta di un fenomeno di corruttela universale, di un gigantesco riflusso politico-ideologico indotto dal tracrollo del socialismo, del frutto d'una geniale strategia mediatica messa in piedi con mezzi enormi dal capitale, di una semplice direttiva impartita dai padroni del vapore una volta che non c'è stato più il pericolo che il gregge decidesse di cambiare padrone — ovvero, come suppongo io, si tratta della manifestazione esterna d'un processo epocale di decadenza d'un'intera civiltà, in fase di precipitoso sgretolamento nell'atomismo?

  2. Tonguessy ha detto:

    La manovra a tenaglia della destra è riuscita perfettamente. Da una parte il modello liberista ha conquistato tutti (o quasi) grazie alla generosa offerta di gadget  e miti postmoderni (l'I-pad come l'alta velocità), mentre dall'altra la sinistra veniva svuotata dei significati che la rendevano tale. Dopo gli anni di piombo siamo entrati negli anni di merda e da lì sempre più giù, nella cloaca della Storia.

    La situazione merita ben più di un articolo e pochi commenti.

    La mia personale analisi si muove dalla constatazione che  una società strutturata in piramide stratificata non riesce MAI a valutare le esigenze dei ceti più umili, salvo rarissime eccezioni. I motivi sono nella struttura stessa della società: se lo scopo è l'arrampicamento sociale, la dimostrazione migliore di "essere arrivati" (vedi etica protestante) è il narcisismo, ovvero la beata ostentazione della propria posizione. Il che è l'esatto contrario della condivisione, che non gode di nessun punto di appoggio.

    Abbiamo quindi D'Alema ed il suo Ikarus II (comprato con mutuo presso Fiorani) che bombarda la ex Jugoslavia, che combina i pateracchi con Consorte e l'Unipol.

    Cosa ci ha rimesso di suo, differentemente da che so Andreotti? Nulla. Non ha operato nessuna condivisione, ha solo portato avanti il suo prestigio personale, la sua fama internazionale presso i salotti buoni del globo, i suoi redditi e le sue proprietà esattamente come qualsiasi appartenente alla destra. Se destra e sinistra fanno le stesse cose, la Storia ci insegna, significa che sono entrambi di destra.

    Il problema è sistemico, e tale problema mette una seria ipoteca alle buone speranze di Lotta Comunista, ad esempio. La mia domanda preferita: quale meccanismo può garantire che una volta acquisito il potere (?!) le cose non vadano nella stessa direzione di prima? Pare che ci si possa fidare solamente, e che quei meccanismi che hanno portato alla rovinosa sconfitta della sinistra possano essere disabilitati a comando, ma solo da loro. Il che francamente mi sembra pochino, dato che loro stessi descrivono l'ex URSS come capitalismo di Stato. La degenerazione sta nel sistema, e chiunque se ne serva viene messo davanti alla tremenda tentazione di servirsene. Questa è stata la fine della sinistra italiana e non.

    Il taglio progressivo dei privilegi sarà il segnale che la sinistra sta risorgendo. Fino a quel momento i nostri rappresentanti, di destra e di sinistra, continueranno a percepire le loro scandalose prebende con cui dare sfoggio della loro superiorità sociale.

     

     

  3. Emanuele Liguori ha detto:

    Un elemento in particolare ha segnato questo percorso di impoverimento culturale che ancora oggi, purtroppo, attanaglia la sinistra italiana: un micidiale quanto perverso processo di delegittimazione della classe politica.
    Tangentopoli ha costituito il presupposto storico per filtrare nell'opinione pubblica l'idea che la categoria del politico per professione fosse un disvalore dell'agire politico in quanto sinonimo di corruzione e malaffare, dimenticando però che a quella dimensione appartenevano personalità del calibro di Antonio Gramsci, Palmiro Togliatti, Alcide De Gasperi, Amintore Fanfani.. 
    Prevalse così l'idea che la politica non dovesse più affidarsi all'idea tradizionale del partito, filtro fondamentale tra società civile e istituzioni, ma che fosse la società civile stessa a prendere le redini del gioco affidandosi alla bontà dell'eroe a cottimo di turno. Berlusconi ha costruito le sue fortune su questa forzatura ideologica e lo stesso risultato cercò miseramente di ottenere Achille Occhetto con la sua tentazione maggioritaria e le sue scelte di comodo anti-casta. 
    Nel complesso poi le colpe della sinistra risiedono tutte nell'aver subito passivamente queste regressioni populiste, nel non aver opposto una visione nobile e responsabile a chi risolveva il tutto con facili proclami e ricette messianiche. 
    In questi anni c'è chi ha speculato sulle debolezze della politica e ancora oggi questa prospettiva sembra essere il canale privilegiato nella ricerca del consenso ( vedi Di Pietro-Vendola-Grillo). Il risultato pratico di questo accanimento è la perdita della sovranità della politica e l'ingerenza sempre meno osteggiata delle tecnocrazie militanti nelle decisioni della collettività.
    Torniamo a investire sulla politica e sulla categoria nobile del politico per professione, questo è l'unico elemento di discontinuità utile a superare le vischiosità neo-liberiste di questo ventennio ormai alle spalle. 

  1. 17 Dicembre 2012

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