La condizione di consumatore è la moderna forma di asservimento.

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  1. Cruciani Battista ha detto:

    Apprezzo molto l'obiettivo di Stefano di indagare su «quale tutela ha il cittadino nei confronti della pubblicità e quale dovrebbe pretendere». In articoli precedenti egli ha già allarmato il lettore sul fatto che la pubblicità ha assunto da tempo una pervasività totale nella nostra vita (L’uomo assoggetto alla totalità pubblicitaria e al quale è fornito gratuitamente o quasi l’intero contesto di simboli attorno al quale si sviluppa il pensiero è di regola, a ragione della quale noi è condizionato dalla comunicazione pubblicitaria). Questa totalità come scrive Stefano «concorre a creare i linguaggi, gli stili, i desideri, i problemi, le soluzioni, le gerarchie di valori e quant’altro presiede alla vita associata del popolo» così come concorre a formare gli stessi cittadini (http://www.appelloalpopolo.it/?p=472). Questi due aspetti non possono essere lasciati in mano alle società per azioni che sono proprietarie dei medium che informano i cittadini e così formano  l’“opinione pubblica” che è «uno strumento di dominio» (http://www.appelloalpopolo.it/?p=163).
    La conferma degli eccessi della pubblicità e di coloro che trasmettono la pubblicità è platealmente mostrata da chi è osservatore attento e che non può essere accusato di pregiudizi politici. Ho travato interessante la seguente denuncia di Roberto La Pira:
    Il 24 ottobre 2009 Rete 4 trasmette il film "Ramson il riscatto" di Ron Howard  con Mel Gibson. Le interruzioni per la pubblicità sono 4. La prima arriva dopo 20 minuti e comprende 20  spot e promo, poi ne seguono altre tre. Il bilancio finale è disastroso, la visione complessiva della pellicola  dura 28 minuti di più per lasciare spazio a 80  inserzioni pubblicitarie di prodotti e di programmi oltre ad un TGcom di un minuto e un meteo di 40 secondi circa. Naturalmente i titoli di coda vengono tagliati (http://robertolapira.nova100.ilsole24ore.com/2009/10/mediaset-non-rispetta-la-legge-sulla-pubblicita-in-un-film-di-90-minuti-ci-sono-84-spot-che-durano-2.html)
    Cosa afferma il diritto? Lo stesso La Pira ce lo dice:
    La trasmissione di messaggi pubblicitari da parte della concessionaria del servizio pubblico generale radiotelevisivo non può eccedere il 4 per cento dell'orario settimanale di programmazione ed il 12 per cento di ogni ora; un'eventuale eccedenza, comunque non superiore al 2 per cento nel corso di un'ora, deve essere recuperata nell'ora antecedente o successiva.
    Come vediamo le ben note televisioni private nazionali fanno scempio del diritto dei consumatori e dei fruitori televisivi, ma come sostiene Stefano D'Andrea il tema è ignorato dai media, cioè da coloro che sono pagati dai brand e che esistono grazie ai brand.
    Le uniche reazioni che emergono sono delle iniziative individuali di qualche amministratore che, per esempio può vietare la vendita di merendine o la loro diffusione gratuita fuori dalle scuole perché quei regali servono a creare la “dipendenza” dei bambini dalle merendine confezionate, esattamente come accade con le droghe; oppure le iniziative per servire ai bambini della frutta fresca (http://www.genitori.it/documento.asp?sotto=10&articolo=10402) cosa questa che peraltro è troppo associata all'idea del “prodotto biologico”.
    Non possiamo limitarci alle azioni sporadiche; se la legge è violata occorre cambiare la legge per eliminare radicalmente il problema. Si tratta di fare una nuova legislazione a tutela di tutti i consumatori e degli spettatori, ma per arrivare a una nuova legge occorre discutere a partire dai principi enunciati nel manifesto: 17) La pubblicità deve essere ridotta. Una lenta ma inesorabile riduzione della pubblicità: questa è la strada e 18) Il termine consumatore deve essere bandito. Esistono soltanto il consumismo e la spesa equilibrata. Il consumismo è l’atteggiamento e l’ideologia dei drogati del consumo; il consumerismo magari fosse metadone: è la dose a basso prezzo.
    Cruciani Battista

  2. Piero Iacono ha detto:

    La pubblicità condiziona. Immaginate:  una donna in perfetta salute  entra in un supermercato per comprare i biscotti. Prende la scatola dallo scaffale e per prima cosa legge i carboidrati. 5 grammi ? " Non fa per me – pensa – Il mio limite è 3 grammi". Posa la scatola e non li compra.  La campagna pubblicitaria del ministero della salute funziona e determina le decisioni di acquisto ( anche di chi sta bene ! )

  3. stefano.dandrea ha detto:

    Gentile Pietro, le cose stanno proprio così.

    Il problema è che la liceità della pubblicità non è un dato di natura, bensì un dato normativo. E' possibile, astrattamente, limitarla, anche severamente, e vietarla, almeno in certi "luoghi" (sugli organi di informazione e intrattenimenti). Forse serviranno secoli o magari soltanto decenni. Ma non è escluso che prima o poi qualcuno la vieterà. E' stata vietata anche la proprietà privata dei mezzi di produzione. figuriamoci se non sarà vietata, prima o poi, la pubblicità!

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