Sbarazzarsi della Sinistra- il caso URSS

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4 Risposte

  1. E se invece Schumpeter avesse ragioni da offrire a riguardo? Se non è stata proprio la "vittoria" del capitalismo moderno, e di matrice iussei, a caratterizzarne il declino in cui oggi esso versa non per involuzione alle origini proto-capitalistiche e selvagge ma per evoluzione statalizzante che lo caratterizza? Come altrimenti spiegare il fatto che oggi sono gli apparati statali che, con la scomparsa del mercato, assumono su di sè l'eutanasia di ogni patto di cittadinanza e di ogni scambio sociale? Forse con il fatto storico che la classe dominate genera la sovrastruttura statale? Forse con il fatto che lo Stato è ormai appendice funzionale completa dell'apparato capitalistico contemporaneo? Ma di quale capitalismo? Di ogni forma di capitalismo? Di ogni forma del fare impresa? Di ogni forma organizzata (e necessariamente  conflittuale) dei fondamentali economici? Quale forma di produzione e quale Stato potremmo provare a salvaguardare o volgere lo sguardo per provare a salvaguardare il lavoro e il diritto di cittadinanza?

  2. Tonguessy ha detto:

    Non ho ben capito cosa intenda N.O.I. per "scomparsa del mercato", perchè questo fatto non riesco a notarlo, anzi noto un progressivo aumento del mercato, cosa visibile dai dati sull'occupazione del primo mondo (grosso modo 2% primario, 25% secondario ed il resto terziario). La "scomparsa del mercato" prevede un forte ridimensionamento del terziario a favore del primario.

     

    Sulle forme del capitalismo ci sarebbero alcune cose da dire, legate alle percentuali di occupati cui accennavo: una società dove il terziario occupa la maggioranza della forza lavoro è una società più distributiva che produttiva, e questo richiede un cambiamento di interpretazione delle dinamiche capitaliste. Diventa più interessante, ad esempio, fare utili attraverso le spa che attraverso l'innovazione e la ricerca. I piani quinquennali di investimento sono sostituiti dai rendimenti trimestrali. Se poi tali piani mettono in ginocchio l'industria, beh…che vuoi farci, è il nuovo che avanza.

    Nel caso tempo addietro accennavo a queste nuove modalità del capitalismo moderno che non vanno esattamente d'amore e d'accordo.

    http://www.appelloalpopolo.it/?p=2689

  3. E' appunto per quello che aggiunge a commento, e per le letture che ha proposto, che deve riformularsi un progetto che veda alleati, in questa contingenza storica, impresa e lavoro. Senza demonizzare la finanza, ma semplicemente rivedendo le leggi bancarie introdotte in Italia dal fu primo governo Amato (se memoria non sbaglia), fra il 1992 e 1993. 
    Grazie e saluti vivissimi

  4. altrecorrispondenze ha detto:

    Come scriveva a metà degli anni Settanta Michel Clouscard (I tartufi della rivoluzione):  ” Il piano Marshall è l’atto etimologico della nostra modernità. Il suo ruolo è fondamentale. Nell’immediato dopoguerra, esso ha innestato un’economia
    dell’abbondanza su un’economia della carenza e della miseria.”.

    spero che al ciclo non manchi una puntata sul 68

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