{"id":1003,"date":"2010-01-07T07:59:41","date_gmt":"2010-01-07T06:59:41","guid":{"rendered":"http:\/\/www.appelloalpopolo.it\/?p=1003"},"modified":"2010-01-07T07:59:41","modified_gmt":"2010-01-07T06:59:41","slug":"le-privatizzazioni-come-arma-politica","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=1003","title":{"rendered":"Le privatizzazioni come arma politica"},"content":{"rendered":"<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify; line-height: normal; margin: 0cm 0cm 10pt; mso-margin-top-alt: auto; mso-margin-bottom-alt: auto; mso-outline-level: 2\"><b><span style=\"color: black; font-size: 12pt; mso-fareast-font-family: 'times new roman'; mso-fareast-language: it; mso-ascii-font-family: calibri; mso-hansi-font-family: calibri; mso-bidi-font-family: 'times new roman'\">di Fabrizio Fiorini<\/span><\/b><span style=\"font-family: 'times new roman', 'serif'; color: #222222; font-size: 12pt; mso-fareast-font-family: 'times new roman'; mso-fareast-language: it\"><o:p><\/o:p><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify; line-height: normal; margin: 0cm 0cm 10pt; mso-margin-top-alt: auto; mso-margin-bottom-alt: auto\"><span style=\"font-family: 'times new roman', 'serif'; color: #222222; font-size: 12pt; mso-fareast-font-family: 'times new roman'; mso-fareast-language: it\"><font face=\"Times New Roman\">fonte <\/font><a href=\"http:\/\/www,mirorenzaglia.org\"><span style=\"color: blue\"><font face=\"Times New Roman\">Ilfondomagazine<\/font><\/span><\/a><o:p><\/o:p><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify; line-height: normal; margin: 0cm 0cm 10pt; mso-margin-top-alt: auto; mso-margin-bottom-alt: auto\"><span style=\"color: black; font-size: 12pt; mso-fareast-font-family: 'times new roman'; mso-fareast-language: it; mso-ascii-font-family: calibri; mso-hansi-font-family: calibri; mso-bidi-font-family: 'times new roman'\">Nel corso di una recente trasmissione televisiva che accampa, senza vergogna alcuna, pretese di ereticit&agrave;, il maggiore esponente del maggiore partito dell&rsquo;opposizione di Sua Maest&agrave; incalzava il ministro dell&rsquo;economia <b>Giulio Tremonti<\/b> contestandogli svariate circostanze di cattiva gestione delle finanze pubbliche. Il ministro, con uno dei suoi <i>coup de th&eacute;&acirc;tre<\/i> abituali e incisivi &ndash; ma, ahinoi, spesso sconclusionati &ndash;&nbsp; fece presente al suo interlocutore e al pubblico che le cause all&rsquo;origine dei mali contingenti che affliggono l&rsquo;economia nazionale sono da cercarsi altrove; ebbe inoltre il coraggio (fuor di metafora) di affermare che sarebbe ora di scrivere, in Italia, una storia delle privatizzazioni, di chi le ha fatte e perch&eacute;, di chi ci ha guadagnato e come. D&rsquo;improvviso il guareschiano politicante d&rsquo;opposizione di cui sopra si &egrave; ammutolito, ed &egrave; dovuto intervenire il conduttore della trasmissione che, non disponendo (forse a causa dei &lsquo;tagli&rsquo; alla Rai) di nani, ballerine e giocolieri, si &egrave; dovuto accontentare di sviare il discorso con l&rsquo;ausilio di un attempato vignettista, sovrapponendo alle parole del ministro, con fare circense, un &ldquo;facciamo entrare Vaurooo!&rdquo;.<\/span><span style=\"font-family: 'times new roman', 'serif'; color: #222222; font-size: 12pt; mso-fareast-font-family: 'times new roman'; mso-fareast-language: it\"><o:p><\/o:p><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify; line-height: normal; margin: 0cm 0cm 10pt; mso-margin-top-alt: auto; mso-margin-bottom-alt: auto\"><span style=\"color: black; font-size: 12pt; mso-fareast-font-family: 'times new roman'; mso-fareast-language: it; mso-ascii-font-family: calibri; mso-hansi-font-family: calibri; mso-bidi-font-family: 'times new roman'\">Quanto sopra, al di l&agrave; della trita e ritrita aneddotica che contraddistingue le grigie figure della politica e dell&rsquo;informazione nazionali, valga per esemplificare come di privatizzazioni non sia d&rsquo;uopo finanche parlarne. Non siamo certo ai livelli della <i>religio holocaustica<\/i>, ma di vero e proprio Verbo privatizzatore &ndash; che negli ultimi lustri risuona con forza sempre maggiore &#8211;&nbsp; si pu&ograve; e si deve iniziare a parlare, considerate l&rsquo;intangibilit&agrave; di cui gode tale teoria socioeconomica e come questa sia ormai considerata parte integrante delle strutture produttive degli Stati o di quello che ne rimane.&nbsp; Tant&rsquo;&egrave; che se il solo parlare di &ldquo;partecipazioni statali&rdquo; pu&ograve; far storcere il naso all&rsquo;illuminato esperto, al lucido economista o al ligio politicante, a parlare addirittura di &ldquo;nazionalizzazione&rdquo; e &ldquo;socializzazione&rdquo; quasi quasi si viene accompagnati direttamente al patibolo.<\/span><span style=\"font-family: 'times new roman', 'serif'; color: #222222; font-size: 12pt; mso-fareast-font-family: 'times new roman'; mso-fareast-language: it\"><o:p><\/o:p><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify; line-height: normal; margin: 0cm 0cm 10pt; mso-margin-top-alt: auto; mso-margin-bottom-alt: auto\"><span style=\"color: black; font-size: 12pt; mso-fareast-font-family: 'times new roman'; mso-fareast-language: it; mso-ascii-font-family: calibri; mso-hansi-font-family: calibri; mso-bidi-font-family: 'times new roman'\">E&rsquo; un drammatico dato di fatto che la disgregazione dell&rsquo;economia sociale, la privatizzazione e l&rsquo;assunzione, da parte di potentati non autoctoni, del controllo delle leve dell&rsquo;economia e delle risorse delle nazioni siano fenomeni che sono storicamente andati di pari passo con le dinamiche imperiali, coloniali, belliche e prevaricatrici degli Stati Uniti d&rsquo;America e della loro putrescente appendice, bonariamente definita &ldquo;Occidente democratico&rdquo;. Occorre per&ograve; distinguere, a seconda della fase storica, del collocamento geografico e del contesto internazionale, molteplici modalit&agrave; attraverso le quali queste dinamiche hanno preso forma, aprendo le porte al controllo imperialista dell&rsquo;economia degli Stati e strutturandosi in un processo politico conosciuto appunto come privatizzazione. Prendiamo ad esempio, ai fini esemplificativi, tre modelli relativi a tre diversi teatri di guerra economica.<\/span><span style=\"font-family: 'times new roman', 'serif'; color: #222222; font-size: 12pt; mso-fareast-font-family: 'times new roman'; mso-fareast-language: it\"><o:p><\/o:p><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify; line-height: normal; margin: 0cm 0cm 10pt; mso-margin-top-alt: auto; mso-margin-bottom-alt: auto\"><b><span style=\"color: black; font-size: 12pt; mso-fareast-font-family: 'times new roman'; mso-fareast-language: it; mso-ascii-font-family: calibri; mso-hansi-font-family: calibri; mso-bidi-font-family: 'times new roman'\">Il modello irakeno. <\/span><\/b><span style=\"color: black; font-size: 12pt; mso-fareast-font-family: 'times new roman'; mso-fareast-language: it; mso-ascii-font-family: calibri; mso-hansi-font-family: calibri; mso-bidi-font-family: 'times new roman'\">Alla fine di quella che viene impropriamente definita &ldquo;seconda guerra irachena&rdquo; (che nella realt&agrave; non &egrave; stata altro che l&rsquo;ultima sanguinosa fase di un pi&ugrave; che decennale conflitto imposto alla nazione sovrana e socialista dell&rsquo;Iraq), le strutture dello Stato vennero integralmente soppresse per essere sostituite con delle catene di comando coloniali funzionali alle velleit&agrave; di completo controllo che gli Stati Uniti manifestarono nei confronti di quel disgraziato Paese. Tale processo fu talmente rapido e radicale che fece sollevare dei dubbi relativi alla sua efficacia persino all&rsquo;interno dei centri decisionali politico-militari che si erano resi responsabili dell&rsquo;aggressione e della guerra; non furono infatti pochi quanti &ndash; soprattutto tra i militari &ndash; lamentarono delle difficolt&agrave; nella gestione ordinaria dell&rsquo;occupazione (ordine pubblico, servizi essenziali) una volta che anche i vigili urbani e i consorzi agrari erano stati aboliti per legge. Tuttavia questa manovra &ndash; per quanto considerata azzardata anche dai pi&ugrave; insospettabili &ndash; permise agli occupanti di incamerare sotto la loro gestione privata la totalit&agrave; delle ingenti risorse naturali di cui &egrave; ricca la nazione irachena, e segnatamente delle risorse petrolifere. Queste risorse, che fintanto che l&rsquo;Iraq &egrave; stato un Paese sovrano erano gestite dallo Stato attraverso il Ministero del Petrolio, finirono quindi nella loro interezza nei rapaci artigli delle compagnie petrolifere internazionali legate agli interessi occidentali e nordamericani, i quali misero in atto il sistematico saccheggio che &egrave; ancora in corso. E&rsquo; stato quindi, quello iracheno, un caso in cui non si pu&ograve; propriamente parlare di privatizzazione di strutture preesistenti, poich&eacute; queste strutture &ndash; funzionali, nonostante il rigido embargo internazionale &ndash; vennero preventivamente soppresse. L&rsquo;intera nazione irachena si trov&ograve; quindi, <i>perinde ac cadaver, <\/i>re-integrata in nuove istituzioni politiche ed economiche create <i>ad hoc <\/i>e nate &ldquo;gi&agrave; privatizzate&rdquo; nelle mani delle multinazionali facenti gli interessi degli aggressori.<\/span><span style=\"font-family: 'times new roman', 'serif'; color: #222222; font-size: 12pt; mso-fareast-font-family: 'times new roman'; mso-fareast-language: it\"><o:p><\/o:p><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify; line-height: normal; margin: 0cm 0cm 10pt; mso-margin-top-alt: auto; mso-margin-bottom-alt: auto\"><b><span style=\"color: black; font-size: 12pt; mso-fareast-font-family: 'times new roman'; mso-fareast-language: it; mso-ascii-font-family: calibri; mso-hansi-font-family: calibri; mso-bidi-font-family: 'times new roman'\">Il modello jugoslavo. <\/span><\/b><span style=\"color: black; font-size: 12pt; mso-fareast-font-family: 'times new roman'; mso-fareast-language: it; mso-ascii-font-family: calibri; mso-hansi-font-family: calibri; mso-bidi-font-family: 'times new roman'\">Alla fine della campagna di massicci bombardamenti che per tre mesi martori&ograve; le repubbliche jugoslave di Serbia e Montenegro nella prima met&agrave; del 1999, gli aggressori, per quanto fossero riusciti a strappare il Kosovo e Metohija dalla madrepatria con la forza delle armi e con la violenza etnica, erano ben lungi dal poter levare al cielo i loro sordidi canti di vittoria. Nonostante la tanto decantata vittoria militare, infatti, a Belgrado il governo &ldquo;nemico&rdquo;, guidato dal presidente <b>Milo&scaron;evi\u0107<\/b> e sostenuto dal Partito Socialista, dalla Sinistra Unita e dal Partito Radicale<\/span><span style=\"color: #222222; font-size: 12pt; mso-fareast-font-family: 'times new roman'; mso-fareast-language: it; mso-ascii-font-family: calibri; mso-hansi-font-family: calibri; mso-bidi-font-family: 'times new roman'\"><a href=\"http:\/\/www.mirorenzaglia.org\/?p=11205#_ftn1\"><span style=\"color: blue\">[1]<\/span><\/a><\/span><span style=\"color: black; font-size: 12pt; mso-fareast-font-family: 'times new roman'; mso-fareast-language: it; mso-ascii-font-family: calibri; mso-hansi-font-family: calibri; mso-bidi-font-family: 'times new roman'\">,&nbsp; teneva, e teneva anche bene. Forte, oltre che di un innegabile consenso popolare, di una gestione statale dell&rsquo;economia e di una mirata prassi socialista di gestione delle risorse, il governo jugoslavo riusc&igrave;, nonostante le sanzioni e il conseguente stato di obsolescenza dell&rsquo;apparato produttivo aggravato da tre mesi di incursioni aeree, a tenere ben salde le redini dello Stato e a garantire ai cittadini gli essenziali servizi che potevano assicurare la pi&ugrave; che dignitosa sopravvivenza. Per gli americani e i loro accoliti, quindi, nel cuore dell&rsquo;Europa restava un &lsquo;buco nero&rsquo; che non intendeva piegarsi e che proseguiva nella sua politica di sovranit&agrave;, indipendenza e vicinanza con la Russia e coi Paesi non &ndash;allineati ai dettami di Washington. Quale migliore scenario per non tentare una &ldquo;rivoluzione colorata&rdquo;? Detto fatto: allestiscono una accurata e martellante campagna di disinformazione internazionale, addomesticano ulteriormente i mezzi di informazione locali pi&ugrave; legati alla prezzolata opposizione, investono qualche milione di dollari, raccattano in giro per l&rsquo;Europa un po&rsquo; di teppaglia da scatenare sulle strade e, a poco pi&ugrave; di un anno dal rientro ad Aviano dell&rsquo;ultimo bombardiere, Milo&scaron;evi\u0107 cade. Quale &egrave; stato il primo organismo istituito dal nuovo governo collaborazionista? Una commissione per il risarcimento delle vittime della dittatura? Un ente per il ripristino della libert&agrave; di stampa? Un gruppo di lavoro per l&rsquo;appianamento delle discriminazioni etniche? Niente di tutto ci&ograve;, bens&igrave; un&rsquo; <i>Agenzia per le privatizzazioni. <\/i>Le attivit&agrave; di questa agenzia, che ha la responsabilit&agrave; di aver svenduto il patrimonio di una nazione, erano e sono mirate a permettere l&rsquo;accaparramento delle pi&ugrave; appetibili imprese statali da parte delle solite sanguisughe con la maschera da filantropo. Tutto ci&ograve; si &egrave; abbattuto come una scure sulla gi&agrave; indebolita economia locale: in Serbia infatti, a causa di una conservazione della prassi giuridica realsocialista, fino al 2000 (cio&egrave; quando qui da noi si privatizzavano anche i bottoni della divisa della fanfara dei Carabinieri) erano a partecipazione statale non solo i settori strategici dell&rsquo;economia, ma appartenevano allo Stato anche i ristoranti e i negozi di abbigliamento. Imprese che, a differenza di quelle appartenenti al settore degli idrocarburi, delle miniere o dei tabacchi, erano di scarso interesse per i grandi investitori internazionali, e finirono quindi o nelle mani di loschi personaggi legati alla criminalit&agrave; locale o sulla via della liquidazione. I posti di lavoro perduti si contarono a decine di migliaia.<\/span><span style=\"font-family: 'times new roman', 'serif'; color: #222222; font-size: 12pt; mso-fareast-font-family: 'times new roman'; mso-fareast-language: it\"><o:p><\/o:p><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify; line-height: normal; margin: 0cm 0cm 10pt; mso-margin-top-alt: auto; mso-margin-bottom-alt: auto\"><b><span style=\"color: black; font-size: 12pt; mso-fareast-font-family: 'times new roman'; mso-fareast-language: it; mso-ascii-font-family: calibri; mso-hansi-font-family: calibri; mso-bidi-font-family: 'times new roman'\">Il modello italiano. <\/span><\/b><span style=\"color: black; font-size: 12pt; mso-fareast-font-family: 'times new roman'; mso-fareast-language: it; mso-ascii-font-family: calibri; mso-hansi-font-family: calibri; mso-bidi-font-family: 'times new roman'\">Il caso dell&rsquo;Italia relativamente alle privatizzazioni si configura nei termini di scontro interno all&rsquo;imperialismo o, come qualcuno potrebbe sostenere, in seno a uno schema mentale marxiano, tra imperialismo primario e imperialismo secondario. La fine del secondo conflitto mondiale, che segn&ograve; l&rsquo;inizio dell&rsquo;egemonia anglo-statunitense sulla nostra nazione, non fu largamente contraddistinta da un processo di privatizzazione della nostra economia, almeno non nelle modalit&agrave; descritte nei precedenti casi. Un esempio: i beni mobili e gli ingenti beni immobili che erano appartenuti alla Giovent&ugrave; Italiana del Littorio furono conferiti alla gestione del Ministero della Pubblica Istruzione. Tuttora sono numerose le scuole e gli istituti che hanno fisicamente sede negli edifici che avevano ospitato le dismesse strutture sociali, educative e sportive dell&rsquo;organizzazione giovanile fascista. Per svariati decenni le istituzioni repubblicane hanno sono state prosecutrici di una pur timida politica &lsquo;statalista&rsquo; che riusc&igrave; a conservare, fino all&rsquo;ultimo decennio del secolo scorso, una partecipazione della sfera pubblica nella politica economica della nazione, almeno relativamente al settore strategico: comunicazioni, trasporti, energia. Pensiamo inoltre alle politiche abitative, al &ldquo;Piano Casa&rdquo; dell&rsquo;Ina e di <b>Fanfani<\/b>. Nei primi anni Novanta le centrali decisionali d&rsquo;oltreoceano stabilirono che tutto ci&ograve; era di troppo, che nessuno spazio doveva pi&ugrave; essere lasciato alla tutela della sovranit&agrave; delle nazioni, pur se gi&agrave; ampiamente sottomesse, e che nessuna gestione delle risorse potesse ricusare i diritti di predazione delle imprese private, apolidi, allogene o &lsquo;nazionali&rsquo; che siano. Per rendere tutto ci&ograve; possibile fu necessario esautorare una classe dirigente che, per quanto in larga parte oltremodo servile, non rispondeva pi&ugrave; ai canoni richiesti dal nuovo corso di predazione economica. A tal fine fu organizzata una manovra a tenaglia. Da una parte un ristretto gruppo di rappresentanti del mondo finanziario italiano e internazionale che, con l&rsquo;incomprensibile benevolenza di Nettuno, incrociando sul Tirreno a bordo del <i>Britannia<\/i>, stabilirono la svalutazione della lira e la dismissione\/svendita del patrimonio industriale dello Stato; dall&rsquo;altra, una magistratura sapientemente indirizzata e una piazza facilmente sobillata scoprirono che i nostri politicanti sgraffignavano qualche milione dai fondi pubblici<\/span><span style=\"color: #222222; font-size: 12pt; mso-fareast-font-family: 'times new roman'; mso-fareast-language: it; mso-ascii-font-family: calibri; mso-hansi-font-family: calibri; mso-bidi-font-family: 'times new roman'\"><a href=\"http:\/\/www.mirorenzaglia.org\/?p=11205#_ftn2\"><span style=\"color: blue\">[2]<\/span><\/a><\/span><span style=\"color: black; font-size: 12pt; mso-fareast-font-family: 'times new roman'; mso-fareast-language: it; mso-ascii-font-family: calibri; mso-hansi-font-family: calibri; mso-bidi-font-family: 'times new roman'\">. Non solo si era spianata la strada a una nuova classe politica, pi&ugrave; ricettiva al nuovo Verbo privatizzatore, ma si era inculcata nel popolo la convinzione che l&rsquo;intervento dello Stato nell&rsquo;economia fosse l&rsquo;origine del male da estirpare. Il resto &egrave; storia dei nostri giorni.<\/span><span style=\"font-family: 'times new roman', 'serif'; color: #222222; font-size: 12pt; mso-fareast-font-family: 'times new roman'; mso-fareast-language: it\"><o:p><\/o:p><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify; line-height: normal; margin: 0cm 0cm 10pt; mso-margin-top-alt: auto; mso-margin-bottom-alt: auto\"><span style=\"color: black; font-size: 12pt; mso-fareast-font-family: 'times new roman'; mso-fareast-language: it; mso-ascii-font-family: calibri; mso-hansi-font-family: calibri; mso-bidi-font-family: 'times new roman'\">I tre modelli citati si differenziano nell&rsquo;analisi contestuale, ma sono accomunati da varie analogie. Il primo si svolge in un contesto di guerra guerreggiata, e il processo di privatizzazione dell&rsquo;economia viene esperito come risultato degli eventi bellici, come prezzo stabilito da pagare per la sconfitta. Nel secondo ci troviamo in una cosiddetta &ldquo;rivoluzione colorata&rdquo;, in cui il saccheggio viene sbandierato ai quattro venti come scelta economica vincente e viene edulcorato proponendolo come conseguenza di istanze politico-umanitarie. Nel caso italiano la guerra guerreggiata era finita da un pezzo, e di rivoluzione colorata non si pu&ograve; propriamente parlare. C&rsquo;&egrave; chi parla di &ldquo;guerra occulta&rdquo;: nascosta nel Palazzo, efficace e incruenta (siamo in Europa occidentale, nel &lsquo;salotto buono&rsquo;; e il salotto buono non si sporca). Ma che &egrave; stata comunque capace di mietere le sue vittime. Le pi&ugrave; illustri? Il lavoro, il senso dello Stato, la libert&agrave; di autodeterminarci come nazione.<\/span><span style=\"font-family: 'times new roman', 'serif'; color: #222222; font-size: 12pt; mso-fareast-font-family: 'times new roman'; mso-fareast-language: it\"><o:p><\/o:p><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify; line-height: normal; margin: 0cm 0cm 10pt; mso-margin-top-alt: auto; mso-margin-bottom-alt: auto\"><span style=\"color: black; font-size: 12pt; mso-fareast-font-family: 'times new roman'; mso-fareast-language: it; mso-ascii-font-family: calibri; mso-hansi-font-family: calibri; mso-bidi-font-family: 'times new roman'\">Ma non possono uccidere la nostra volont&agrave; di ribellarci. Non possiamo permetterglielo.<\/span><span style=\"font-family: 'times new roman', 'serif'; color: #222222; font-size: 12pt; mso-fareast-font-family: 'times new roman'; mso-fareast-language: it\"><o:p><\/o:p><\/span><\/p>\n<div align=\"center\" class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: center; line-height: normal; margin: 0cm 0cm 0pt\">\n<hr align=\"center\" size=\"1\" width=\"100%\" \/><\/div>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify; line-height: normal; margin: 0cm 0cm 0pt\"><span style=\"font-family: 'times new roman', 'serif'; color: #222222; font-size: 12pt; mso-fareast-font-family: 'times new roman'; mso-fareast-language: it\"><a href=\"http:\/\/www.mirorenzaglia.org\/?p=11205#_ftnref1\"><span style=\"font-family: 'calibri', 'sans-serif'; color: blue\"><font face=\"Calibri\">[1]<\/font><\/span><\/a><\/span><span style=\"color: black; font-size: 12pt; mso-fareast-font-family: 'times new roman'; mso-fareast-language: it; mso-ascii-font-family: calibri; mso-hansi-font-family: calibri; mso-bidi-font-family: 'times new roman'\"> A scanso di equivoci e per eccesso di zelo: niente a che vedere con Emma Bonino e Giacinto Pannella&hellip; <\/span><span style=\"font-family: 'times new roman', 'serif'; color: #222222; font-size: 12pt; mso-fareast-font-family: 'times new roman'; mso-fareast-language: it\"><o:p><\/o:p><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify; line-height: normal; margin: 0cm 0cm 10pt; mso-margin-top-alt: auto; mso-margin-bottom-alt: auto\"><span style=\"font-family: 'times new roman', 'serif'; color: #222222; font-size: 12pt; mso-fareast-font-family: 'times new roman'; mso-fareast-language: it\"><a href=\"http:\/\/www.mirorenzaglia.org\/?p=11205#_ftnref2\"><span style=\"font-family: 'calibri', 'sans-serif'; color: blue\">[2]<\/span><\/a><\/span><span style=\"color: black; font-size: 12pt; mso-fareast-font-family: 'times new roman'; mso-fareast-language: it; mso-ascii-font-family: calibri; mso-hansi-font-family: calibri; mso-bidi-font-family: 'times new roman'\"> Esistono centinaia di migliaia di persone che credono fermamente che Craxi sia morto in esilio perch&eacute; aveva finanziato illegalmente il suo Partito o anche s&eacute; stesso. Sono gli stessi che credono che Mattei sia morto perch&eacute; gli si era guastato lo spinterogeno. E&rsquo; preferibile ricordare, parlando della caduta di Craxi, di quando prendeva la parola ai congressi dell&rsquo;Internazionale Socialista, e la delegazione dei laburisti israeliani abbandonava i lavori&hellip;<\/span><span style=\"font-family: 'times new roman', 'serif'; color: #222222; font-size: 12pt; mso-fareast-font-family: 'times new roman'; mso-fareast-language: it\"><o:p><\/o:p><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify; line-height: normal; margin: 0cm 0cm 10pt\"><span style=\"color: black; font-size: 12pt; mso-fareast-font-family: 'times new roman'; mso-fareast-language: it; mso-ascii-font-family: calibri; mso-hansi-font-family: calibri; mso-bidi-font-family: 'times new roman'\">&nbsp;<\/span><span style=\"font-family: 'times new roman', 'serif'; color: #222222; font-size: 12pt; mso-fareast-font-family: 'times new roman'; mso-fareast-language: it\"><o:p><\/o:p><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"margin: 0cm 0cm 10pt\"><o:p><font color=\"#000000\" size=\"3\">&nbsp;<\/font><\/o:p><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Fabrizio Fiorini fonte Ilfondomagazine Nel corso di una recente trasmissione televisiva che accampa, senza vergogna alcuna, pretese di ereticit&agrave;, il maggiore esponente del maggiore partito dell&rsquo;opposizione di Sua Maest&agrave; incalzava il ministro dell&rsquo;economia Giulio Tremonti contestandogli svariate circostanze di cattiva gestione delle finanze pubbliche. 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