{"id":10079,"date":"2013-12-16T08:52:42","date_gmt":"2013-12-16T08:52:42","guid":{"rendered":"http:\/\/www.appelloalpopolo.it\/?p=10079"},"modified":"2013-12-16T08:52:42","modified_gmt":"2013-12-16T08:52:42","slug":"grosse-koalition-und-kleine-politik-laccordo-cduspd","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=10079","title":{"rendered":"Grosse Koalition und kleine Politik &#8211; l&#8217;accordo CDU\/SPD"},"content":{"rendered":"<div style=\"font-family: Tahoma;text-align: -webkit-auto\">\n\tA quanti speravano in un ravvedimento virtuoso della politica comunitaria tedesca, prima confidando nelle elezioni di settembre e ora nella coalizione CDU\/SPD,&nbsp;raccomando &nbsp;l&#39;articolo di&nbsp;<a href=\"http:\/\/www.social-europe.eu\/author\/sebastian-dullien\/\">Sebastian Dullien<\/a>&nbsp;&#8211;&nbsp;professore di economia alla HTW di Berlino. Le 185 pagine del documento che sanciscono l&#39;accordo fra i due partiti, osserva l&#39;autore, &nbsp;non aiutano molto l&#39;analisi macroeconomica, e alcune pagine sembrano addirittura scritte apposta per dissimulare le reali conseguenze delle proposte.<br \/>\n\tLe quali conseguenze, tuttavia, &nbsp;non appaiono confortanti. Con buona pace di chi si ostina a proclamare &#8211; con velleitaria insipienza &#8211; la riformabilit&agrave; interna della costruzione eurocratica grazie a una Germania ricondotta finalmente a pi&ugrave; ragionevoli consigli, condizione propedeutica per quel &quot;pi&ugrave; Europa&quot; visto come soluzione mistica della crisi economico-democratica che quella stessa costruzione ha generato.\n<\/div>\n<div style=\"font-family: Tahoma;text-align: -webkit-auto\">\n\t<br \/>\n\tEcco una sintesi dell&#39;&nbsp;<a href=\"http:\/\/www.social-europe.eu\/2013\/12\/german-coalition-agreement-mean-eurozone\/\">articolo<\/a>, che &egrave; stato&nbsp;pubblicato su Social Europe. (I corsivi fra parentesi quadre sono commenti miei).\n<\/div>\n<p><!--more--><\/p>\n<div style=\"font-family: Tahoma;text-align: -webkit-auto\">\n<div style=\"text-align: center\">\n\t\t&nbsp;\n\t<\/div>\n<p>\n\t\tDal punto di vista squisitamente europeo, Dullien elenca cinque punti di criticit&agrave;:\n\t<\/p>\n<\/div>\n<div style=\"font-family: Tahoma;text-align: -webkit-auto\">\n\t1) Debole crescita della domanda interna tedesca, in gran parte affidata ai consumi e solo marginalmente agli investimenti\n<\/div>\n<div style=\"font-family: Tahoma;text-align: -webkit-auto\">\n\t2) Irrisolto problema strutturale della carenza di investimenti nelle pubbliche infrastrutture e nell&#39;educazione<br \/>\n\t3) Contributo solo marginale al riequilibrio della bilancia commerciale con l&#39;Eurozona<br \/>\n\t4) Ulteriori ostacoli alla realizzazione di una significativa Unione bancaria<br \/>\n\t5) Nessun contributo alla crescita e alla soluzione della crisi debitoria dei paesi periferici [<i>i Piigs, per i quali sar&agrave; necessario trovare un altro divertente acronimo, dovendo aggiungere a breve la &quot;F&quot; di Francia <\/i>]<br \/>\n\t&nbsp;\n<\/div>\n<div style=\"font-family: Tahoma;text-align: -webkit-auto\">\n\tPer quanto riguarda gli investimenti (infrastrutture, ricerca e sviluppo, educazione) ad essi &nbsp;viene allocato un incremento di spesa di 23 mld in quattro anni, pari allo 0,25% annuo del PIL. L&#39;incremento &egrave; troppo debole in assoluto, e in percentuale non &egrave; sufficiente a migliorare la quota degli investimenti in rapporto al totale della spesa.<br \/>\n\tDal lato consumi, sono contemplati aumenti pensionistici per alcune categorie sociali e l&#39;introduzione di un salario minimo pari a 8,50 euro\/ora.<br \/>\n\tTenuto conto dell&#39;area di popolazione presumibilmente interessata, dell&#39;incidenza sui prezzi, delle quote di risparmio e delle maggiori tasse e contributi, &egrave; presumibile che delle somme stanziate (circa 18 mld l&#39;anno) solo la met&agrave; andr&agrave; al consumo.<br \/>\n\tL&#39;analisi fa quindi ritenere che l&#39;incremento annuo della domanda interna sar&agrave; intorno allo 0,1% del PIL. L&#39;auspicio dei paesi periferici per provvedimenti di autentico stimolo, tali da indurre maggiori importazioni e minore competitivit&agrave; per il riequilibrio della bilancia commerciale, &egrave; quindi destinato a essere disatteso data l&#39;esiguit&agrave; delle risorse allocate. L&#39;impatto sulla bilancia commerciale tedesca, circa uno 0,5% del PIL, forse potr&agrave; aiutare a contenerne l&#39;avanzo &nbsp;entro quel 6% richiesto dai trattati, ma non sar&agrave; certo sufficiente a ridimensionarlo entro limiti meno pericolosi per l&#39;equilibrio dell&#39;Eurozona.\n<\/div>\n<div style=\"font-family: Tahoma;text-align: -webkit-auto\">\n\t&nbsp;\n<\/div>\n<div style=\"font-family: Tahoma;text-align: -webkit-auto\">\n\tSulla questione dell&#39;unione bancaria, il documento ribadisce due posizioni che ne limitano l&#39;agibilit&agrave;. Primo, insiste sul fatto che le banche locali e regionali devono restare escluse dalla supervisione BCE; secondo, sostiene che il MES (Meccanismo Europeo di stabilit&agrave;) potr&agrave; intervenire nel salvataggio delle banche in difficolt&agrave;&nbsp;<i>(bail out)<\/i>&nbsp;solo subordinatamente all&#39;intervento degli azionisti, degli obbligazionisti e dei&nbsp;<b><i>correntisti<\/i><\/b>&nbsp;(questi per la parte eccedente la quota di deposito non garantita), nonch&eacute; a quello dello stato &nbsp;(nei limiti in cui ci&ograve; non comprometta la sostenibilit&agrave; del debito pubblico).<br \/>\n\t[&nbsp;<i>In pratica, i principi del&nbsp;<b>bail-in<\/b>&nbsp;gi&agrave; felicemente applicati nella crisi cipriota<\/i>&nbsp;]\n<\/div>\n<div style=\"font-family: Tahoma;text-align: -webkit-auto\">\n\tE&#39; inoltre esclusa qualunque ipotesi di assicurazione comune europea.<br \/>\n\tStante questi principi, la funzionalit&agrave; dell&#39;unione bancaria verrebbe enormemente ridimensionata. Intanto, &egrave; chiaro che la natura locale o regionale di una banca non garantisce di per s&eacute; l&#39;assenza di rischio sistemico &#8211; le&nbsp;<i>Cajas de Ahorro<\/i>&nbsp;spagnole sono un buon esempio del contrario. In secondo luogo, l&#39;intervento di sola seconda istanza del MES &nbsp;[<i>i cui fondi &#8211; ricordiamolo &#8211; non derivano da emissioni della BCE ma da pesanti contributi degli stati eurozona<\/i>] vanifica l&#39;obiettivo di eliminare il circolo vizioso &nbsp;che ha legato in questi anni le crisi bancarie e il debito sovrano.\n<\/div>\n<div style=\"font-family: Tahoma;text-align: -webkit-auto\">\n\t&nbsp;\n<\/div>\n<div style=\"font-family: Tahoma;text-align: -webkit-auto\">\n\tSignificativamente, il documento tace infine su qualunque ipotesi di risoluzione della crisi europea: nessuna indicazione per la crescita dei paesi periferici, nessun ripensamento per un&#39;attenuazione delle misure di austerit&agrave; loro imposte. Le attuali regole di deficit e debito pubblico sono al contrario riaffermate. La ristrutturazione dei debiti non &egrave; nemmeno presa in considerazione, e viene categoricamente esclusa qualunque ipotesi di mutualizzazione del debito (eurobonds).\n<\/div>\n<div style=\"font-family: Tahoma;text-align: -webkit-auto\">\n\tIn pratica, le critiche socialdemocratiche alle politiche della Merkel, cos&igrave; frequenti durante gli anni dell&#39;opposizione, cessano di avere una ragione non appena la SPD si ritrova &nbsp;a condividere il potere.<br \/>\n\t[<i>Un fenomeno che sorprende solo chi, fidando nei valori formalmente dichiarati dalle sinistre istituzionali, si aspetta dai socialdemocratici tedeschi&nbsp;oggi, come ieri dai socialisti di Hollande, un ribaltamento in senso solidale e progressista delle politiche europee con il grazioso assenso della Germania. Il cui inno nazionale, per quanto magistralmente musicato da Haydin, ha un testo che&nbsp;<b>non a caso<\/b>&nbsp;inizia con &quot;Deutschland, Deutschland &uuml;ber alles\/&nbsp;&uuml;ber alles in der Welt&quot;, che per un diversamente tedesco suona un sempre un tantino preoccupante<\/i>].\n<\/div>\n<div style=\"font-family: Tahoma;text-align: -webkit-auto\">\n\t&nbsp;\n<\/div>\n<div style=\"font-family: Tahoma;text-align: -webkit-auto\">\n\tIl documento di intesa, nelle conclusioni di Dullien &egrave; inadeguato sotto tutti gli aspetti che riguardano l&#39;Eurozona: riequilibrio delle partite correnti, ripresa economica del continente, unione bancaria. Il messaggio che emerge &egrave; inequivocabile: la crisi economica non &egrave; una priorit&agrave; tedesca; i problemi dei paesi periferici non sono problemi della Germania; la Germania non muover&agrave; un dito finch&eacute; non sar&agrave; assolutamente necessario.\n<\/div>\n<div style=\"font-family: Tahoma;text-align: -webkit-auto\">\n\t<br \/>\n\t<i>[Vale a dire, finch&eacute; non sar&agrave; assolutamente necessario per gli interessi tedeschi.&nbsp;Deutschland, Deutschland &uuml;ber alles, appunto.]<\/i>\n<\/div>\n<div style=\"font-family: Tahoma;text-align: -webkit-auto\">\n\t&nbsp;\n<\/div>\n<div style=\"font-family: Tahoma;text-align: -webkit-auto\">\n\t<i>Mauro Poggi ARS Liguria &#8211; pubblicato anche su <\/i><a href=\"http:\/\/mauropoggi.wordpress.com\/\">http:\/\/mauropoggi.wordpress.com\/<\/a><br \/>\n\t&nbsp;\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>A quanti speravano in un ravvedimento virtuoso della politica comunitaria tedesca, prima confidando nelle elezioni di settembre e ora nella coalizione CDU\/SPD,&nbsp;raccomando &nbsp;l&#39;articolo di&nbsp;Sebastian Dullien&nbsp;&#8211;&nbsp;professore di economia alla HTW di Berlino. 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