{"id":10145,"date":"2013-12-29T06:01:01","date_gmt":"2013-12-29T06:01:01","guid":{"rendered":"http:\/\/www.appelloalpopolo.it\/?p=10145"},"modified":"2013-12-29T06:01:01","modified_gmt":"2013-12-29T06:01:01","slug":"gabriele-pedulla-territorio-identita-nazionale-e-tradizione-fanno-parte-di-un-progetto-aperto","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=10145","title":{"rendered":"Gabriele Pedull\u00e0: Territorio, identit\u00e0 nazionale e tradizione fanno parte di un progetto aperto"},"content":{"rendered":"<p align=\"JUSTIFY\" style=\"margin-bottom: 0cm;font-weight: normal\">\n\t<span style=\"font-family:georgia,serif\"><i><font size=\"4\">Critico letterario e scrittore, Gabriele Pedull&agrave; (n. 1972) insegna Letteratura italiana contemporanea all&#039;Universit&agrave; &quot;Roma tre&quot;. <\/font>Redattore del &quot;Caff&egrave; illustrato&quot;, scrive sulle pagine culturali del &quot;Sole 24 Ore&quot;. Ha pubblicato saggi su Fenoglio e Machiavelli. Con Sergio Luzzatto ha ideato e curato l&#039;<\/i><span style=\"font-style: normal\">Atlante della letteratura italiana<\/span><i> (Einaudi 2010-2012). I brani che seguono sono tratti da un&#039;inchiesta della rivista &quot;Nuovi argomenti&quot; che nel 2011 sottopose ad alcuni scrittori e critici un questionario sull&#039;identit&agrave; italiana. L&#039;intero dossier &egrave; consultabile qui: http:\/\/www.doppiozero.com\/dossier\/disunita-italiana\/nuovi-argomenti-la-dove-il-si-suona. [gm]<\/i><\/span>\n<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\" style=\"margin-bottom: 0cm\">\n\t<br \/>\n\t&nbsp;\n<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\" style=\"margin-bottom: 0cm\">\n\t&nbsp;\n<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\" style=\"margin-bottom: 0cm\">\n\t<span style=\"font-family:georgia,serif\"><font size=\"4\">Per immaginare un&rsquo;identit&agrave; nazionale all&rsquo;altezza del nostro tempo dobbiamo fare i conti con il Romanticismo. L&rsquo;insistenza dei romantici sull&rsquo;identit&agrave; e sulla tradizione &egrave; stata soprattutto una risposta alla Rivoluzione francese e alla sua pretesa di poter rifare il mondo da capo a colpi di decreti e proclami: ricorrendo per i pi&ugrave; testardi al potere di persuasione della ghigliottina. Le leggi, per i romantici, non sono invece una codificazione convenzionale ma il distillato spirito di un popolo: in qualche modo l&rsquo;esplicitazione del suo carattere, il manifestarsi di una forza che ci trascende e rispetto alla quale, come individui, possiamo solo inchinarci. Ma questo vuol dire anche che non c&rsquo;&egrave; spazio per i cambiamenti: se non come sanzione di una metamorfosi gi&agrave; avvenuta nel corpo della societ&agrave;.<\/font><\/span>\n<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\" style=\"margin-bottom: 0cm\">\n\t&nbsp;\n<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\" style=\"margin-bottom: 0cm\">\n\t<span style=\"font-family:georgia,serif\"><font size=\"4\">Non &egrave; necessario tuttavia scambiare il giusto riconoscimento del peso della tradizione per una condanna all&rsquo;immobilit&agrave;, e non solo perch&eacute; le stesse idee del Romanticismo hanno ispirato, accanto alla Restaurazione, anche quegli ideali nazionali che nel giro di qualche decennio hanno cambiato il volto dell&rsquo;Europa. L&rsquo;innegabile importanza dei fattori identitari si risolve dopo tutto soltanto in una grande lezione di realismo.<\/font><\/span>\n<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\" style=\"margin-bottom: 0cm\">\n\t&nbsp;\n<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\" style=\"margin-bottom: 0cm\">\n\t<span style=\"font-family:georgia,serif\"><font size=\"4\"><span style=\"font-weight: normal\">Rispetto ai romantici, cos&igrave; consapevoli della resistenza che la<\/span><b> <\/b>natura, i costumi, la lingua e persino le pi&ugrave; assurde superstizioni oppongono al nostro tentativo di plasmare a nostro piacimento la societ&agrave;, i grandi filosofi politici che li hanno preceduti (da Machiavelli a Montesquieu) ci appaiono persino un poco ingenui nella loro fiducia che, una volta individuata la costituzione perfetta, sia sufficiente cambiare le leggi per ottenere all&rsquo;istante il migliore dei governi possibili. Dopo il Romanticismo, nessun pensatore politico che si rispetti ha pi&ugrave; potuto prescindere dal peso della tradizione (con l&rsquo;eccezione di John Rawls), e proprio la consapevolezza della forza inerziale del passato ha ispirato una delle idee pi&ugrave; fortunate degli ultimi due secoli: vale a dire la dialettica di Hegel e di Marx, come processo non lineare (e non istantaneo) di sviluppo e come lotta implacabile di azione e reazione in cui spesso gli attori si scambiano le posizioni senza saperlo. <\/font><\/span>\n<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\" style=\"margin-bottom: 0cm\">\n\t&nbsp;\n<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\" style=\"margin-bottom: 0cm\">\n\t<span style=\"font-family:georgia,serif\"><font size=\"4\">Riconoscere il peso della tradizione, in tutte le sue diverse manifestazioni, non ci condanna insomma a una sterile ripetizione del passato, ma &egrave; una premessa indispensabile per affrancarcene: non per negare l&rsquo;Italia di ieri, ma per scegliere &ndash; in una collezione di storie spesso contraddittorie tra loro &ndash; l&rsquo;Italia che dovr&agrave; farci da modello. A queste condizioni il radicamento identitario non &egrave; altro, insomma, che l&rsquo;orizzonte di possibilit&agrave; del cambiamento e non, come vorrebbero taluni, l&rsquo;imperativo a conformarci a un fantomatico carattere italiano gi&agrave; dato una volta per tutte. La formula con cui potrei definire questo particolare sentimento di appartenenza &egrave; forse quella di &laquo;identit&agrave; potenziale&raquo;. In ogni presente &egrave; inscritta non solo una costellazione di storie passate ma un gran numero di futuri ipotetici, con altrettante identit&agrave; future. Ed &egrave; qui che esercitiamo la nostra libert&agrave; di scelta. <\/font><\/span>\n<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\" style=\"margin-bottom: 0cm\">\n\t&nbsp;\n<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\" style=\"margin-bottom: 0cm\">\n\t<span style=\"font-family:georgia,serif\"><font size=\"4\">Oggi, l&rsquo;unica certezza sulla nostra identit&agrave; &egrave; che sta cambiando pi&ugrave; rapidamente che in passato. Ma tra l&rsquo;ingenua fiducia nella possibilit&agrave; di azzerare il passato con un colpo di bacchetta magica (magari aggravata dalla retorica del &laquo;diventiamo tutti pi&ugrave; colorati&raquo;, &laquo;i frutti puri impazziscono&raquo;, &laquo;meticcio &egrave; bello&raquo;) e il sostanziale fatalismo dei romantici abbiamo un&rsquo;alternativa. Toccher&agrave; a noi cittadini del XXI secolo immaginare una tradizione che comprenda anche le Italie che ancora non ci sono e che possono prendere forma soltanto a partire dall&rsquo;Italia che &egrave; gi&agrave; stata: Italie diverse da quella di oggi e in conflitto tra loro, perch&eacute; anch&rsquo;esse frutto di conflitti, cesure e scelte spesso drammatiche. Una volta chiarito che il territorio, la tradizione e l&rsquo;identit&agrave; fanno parte di un progetto aperto non mi preoccupa utilizzare questi termini<b> <\/b><span style=\"font-weight: normal\">a proposito dell&rsquo;Italia.<\/span><\/font><\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Critico letterario e scrittore, Gabriele Pedull&agrave; (n. 1972) insegna Letteratura italiana contemporanea all&#039;Universit&agrave; &quot;Roma tre&quot;. Redattore del &quot;Caff&egrave; illustrato&quot;, scrive sulle pagine culturali del &quot;Sole 24 Ore&quot;. Ha pubblicato saggi su Fenoglio e Machiavelli. Con Sergio Luzzatto ha ideato e curato l&#039;Atlante della letteratura italiana (Einaudi 2010-2012). I brani che seguono sono tratti da un&#039;inchiesta della rivista &quot;Nuovi argomenti&quot; che nel 2011 sottopose ad alcuni scrittori e critici un questionario sull&#039;identit&agrave; italiana. 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