{"id":10199,"date":"2013-12-22T00:05:23","date_gmt":"2013-12-22T00:05:23","guid":{"rendered":"http:\/\/www.appelloalpopolo.it\/?p=10199"},"modified":"2013-12-22T00:05:23","modified_gmt":"2013-12-22T00:05:23","slug":"uscita-dalleuro-quanti-soldi-ci-deve-la-bce","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=10199","title":{"rendered":"Uscita dall&#8217;euro: quanti soldi ci deve la BCE?"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify\">\n\t<span style=\"font-size:12px\"><span style=\"font-family:georgia,serif\">Come ogni anno, quando si avvicina la fine, comincia puntuale la girandola delle previsioni sulla crescita prossima ventura. Qualcuno, fulminato sulla via di Bruxelles, comincia a vedere la luce in fondo al tunnel e folgorato dall&rsquo;abbagliante miraggio, inizia a diffondere in giro i numeri che ha visto durante i momenti dell&rsquo;estasi. In particolare il governo Letta ha dato le sue stime del miracolo: 1% di aumento del PIL nel 2014, 2% nel 2015. Ha usato numeri semplici, facilmente memorizzabili. Una serie aritmetica di ragione 1. Poteva anche usare la ragione 2 per dare pi&ugrave; coraggio e speranza al popolo vessato: 2% nel 2014, 4% nel 2015, 6% nel 2016. Oppure la serie di Fibonacci: 1,1, 2, 3, 5, 8, 13 e cos&igrave; via. Pensa che bello, saremmo cresciuti nella stessa maniera in cui si riproducono i conigli. Ovviamente i fulminati hanno gioco facile a sparare numeri a caso, contando sul fatto che gli italiani hanno la memoria corta e sono troppo impelagati con le contingenze del presente per ricordarsi le dichiarazioni di un anonimo presidente del consiglio di cui molto presto non sentiremo pi&ugrave; parlare. Renzi incombe, lui &egrave; il nuovo che avanza. E ha la benedizione del solito granitico manipolo di gonzi del PD per continuare a distruggere l&rsquo;Italia.<\/span><\/span>\n<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n\t<span style=\"font-size:12px\"><span style=\"font-family:georgia,serif\">Eppure, tutti noi ormai stiamo vivendo sulla nostra pelle o a un palmo dal nostro naso, quali siano davvero le cifre che contano in una nazione: il numero di suicidi, la disoccupazione, i cassaintegrati, gli esodati, gli emigrati, la perdita del potere di acquisto, le aziende che chiudono, il calo della produzione industriale. Cosa volete che conti l&rsquo;aumento di un misero punto percentuale di PIL in mezzo a un deserto sociale ed economico, come quello che abbiamo davanti gli occhi tutti i giorni. Il PIL pu&ograve; aumentare perch&eacute; aumentano le rendite degli speculatori o diminuiscono le importazioni, oppure pi&ugrave; semplicemente perch&eacute; aumenta l&rsquo;anemica inflazione, senza creare un solo posto di lavoro in pi&ugrave;. Il PIL insomma pu&ograve; aumentare mentre il deserto intorno a noi continua inesorabilmente ad avanzare. Tuttavia, grazie alla mobilitazione dei forconi e alla loro lenta ma irreversibile presa di coscienza, abbiamo capito una cosa importante. Sebbene in modo ancora frammentario e approssimativo, la gente ha capito qual &egrave; la causa principale dei nostri problemi: l&rsquo;euro. Dal micidiale aggancio rigido del 1979, passando per il divorzio fra Banca d&rsquo;Italia e Tesoro del 1981 fino alla perdita definitiva della sovranit&agrave; monetaria del 1999. Senza la leva valutaria del tasso di cambio e strangolato dai vincoli di bilancio, uno Stato pu&ograve; solo assistere impassibile al suo declino. La legge di Murphy non sbaglia mai: se una cosa pu&ograve; andare male prima o dopo lo far&agrave;. E l&rsquo;euro che &egrave; uno dei progetti pi&ugrave; strampalati e sbagliati della storia non poteva che finire cos&igrave;. Nel caos, nella rivolta sociale, nel disordine istituzionale. <\/span><\/span>\n<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n\t<span style=\"font-size:12px\"><span style=\"font-family:georgia,serif\">E intanto, mentre cresce la protesta, abbiamo capito che tutti i mali endemici del nostro paese, la corruzione, la casta, l&rsquo;evasione fiscale, la malavita, sono solo dei dannosi effetti collaterali che non hanno nulla a che vedere con la ripresa dell&rsquo;economia. Una bazzecola in confronto ai fiumi di soldi che andranno via dall&rsquo;Italia in seguito all&rsquo;adesione ai trattati europei, dai fondi di salvataggio al Fiscal Compact, agli insostenibili interessi sul debito, alle perdite per mancanza di competitivit&agrave;, alle crescenti uscite per pagare i sussidi di disoccupazione, alla scomparsa della capacit&agrave; produttiva e delle competenze imprenditoriali e tecniche, alla svendita del patrimonio pubblico e privato italiano. Come dire che per prendere un camorrista basta rinforzare gli organi di polizia e di magistratura, ma per fare un operaio qualificato servono invece anni e anni di dedizione e formazione. E abbiamo capito che le misure di austerit&agrave; servivano solo a renderci pi&ugrave; poveri, a creare maggiore disoccupazione, ad abbassare le nostre pretese salariali, ad equilibrare i nostri conti con l&rsquo;estero riducendo le importazioni, mentre numeri (questa volta consuntivi) alla mano, i tagli alla spesa e gli aumenti di tasse hanno peggiorato i nostri conti pubblici. La favoletta che lo Stato funziona come una famiglia e se risparmia crea i presupposti per la crescita, ormai viene creduta soltanto da chi non riesce a capire il funzionamento delle tabelline, delle moltiplicazioni, delle frazioni. Non conosce la differenza fra micro e macroeconomia. Non sa che l&rsquo;economia &egrave; spesa e senza spesa non c&rsquo;&egrave; economia. <\/span><\/span>\n<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n\t<span style=\"font-size:12px\"><span style=\"font-family:georgia,serif\">E abbiamo capito che se le banche non prestano pi&ugrave; o la gente e le imprese non si indebitano, la moneta scompare dal mercato e senza moneta non possiamo pi&ugrave; finalizzare i nostri scambi o rimborsare i nostri debiti precedenti, con tutto ci&ograve; che ne consegue in termini di recessione senza fine e fallimenti a catena. E abbiamo capito che l&rsquo;unico interesse dei tecnocrati di Bruxelles &egrave; il salvataggio delle banche e le loro interminabili riunioni notturne servono solo a decidere se a pagare debbano essere i governi, i contribuenti oppure gli obbligazionisti, gli azionisti e i correntisti delle banche con i prelievi forzosi. Cio&egrave; sempre noi cittadini, perch&eacute; ormai &egrave; stato deciso nei piani alti che tutti devono pagare le perdite delle banche tranne coloro che hanno realmente creato i buchi di bilancio con la loro pessima gestione finanziaria. E abbiamo capito che la Germania non ha alcuna intenzione di fondare i favolosi Stati Uniti d&rsquo;Europa, perch&eacute; ci&ograve; comporterebbe un trasferimento perenne di ricchezza dal nord al sud del continente. E abbiamo capito anche che i tedeschi, in occasione proprio degli accordi sull&rsquo;unione bancaria, hanno messo un limite temporale all&rsquo;euro: 10 anni. Fino al 2024 infatti i panni sporchi delle banche verranno lavati innanzitutto all&rsquo;interno dei singoli paesi di residenza, non ci sar&agrave; alcuna mutualizzazione delle perdite, i tedeschi non pagheranno pi&ugrave; per salvare gli altri, dopo invece si vedr&agrave;. E in quel dopo sono sottointesi tutta la diffidenza e lo scetticismo che ormai la Germania nutre sulla possibilit&agrave; di sopravvivenza dell&rsquo;euro. E abbiamo capito infine che la Storia non fa sconti a nessuno e se qualcuno, per quanto abile e potente esso sia, cerca di riportare indietro le lancette della Storia, interrompendo bruscamente il cammino di emancipazione dei popoli dalla schiavit&ugrave; e dall&rsquo;oppressione, prima o dopo paga dazio. <\/span><\/span>\n<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n\t<span style=\"font-size:12px\"><span style=\"font-family:georgia,serif\">E&rsquo; vero che c&rsquo;&egrave; stato un periodo ormai lontano nel passato in cui gli interessi dei singoli potevano spontaneamente e inconsapevolmente indirizzarsi verso l&rsquo;interesse della collettivit&agrave;, Smith non era un balordo, ma un profondo conoscitore delle dinamiche economiche e politiche della societ&agrave; in cui viveva. Ma Smith non poteva sapere che pi&ugrave; di duecento anni dopo i suoi studi, i processi di concentrazione e fusione avrebbero creato alcuni singoli, alcune societ&agrave;, alcune multinazionali, alcuni colossi bancari capaci di eguagliare e in certi casi superare la capacit&agrave; finanziaria di interi Stati, mettendo in aperto conflitto i propri interessi con quelli della collettivit&agrave;. Smith, consapevole dell&rsquo;importanza giuridica e regolatrice degli Stati e sinceramente persuaso dei benefici della libera concorrenza, sarebbe impallidito al solo pensiero di una simile distorsione. Il buon Smith avrebbe tuonato inorridito che non pu&ograve; esistere una societ&agrave; privata capace di concorrere con la responsabilit&agrave; legislativa e la funzione di garante dei diritti dello Stato, e se una mostruosit&agrave; del genere &egrave; accaduta &egrave; solo perch&eacute; lo Stato non &egrave; riuscito a far rispettare i vincoli della libera concorrenza, che in teoria (e solo in teoria purtroppo) non avrebbero potuto ammettere l&rsquo;espansione di una societ&agrave; privata oltre un certo limite. <\/span><\/span>\n<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n\t<span style=\"font-size:12px\"><span style=\"font-family:georgia,serif\">Smith era in primo luogo un giurista e un filosofo affascinato dai meccanismi di scambio e produzione, e non poteva prevedere le derive dell&rsquo;infernale commistione fra sfera pubblica e sfera privata, che consente oggi a banchieri e politici di scambiarsi ruoli e poltrone incuranti dei danni economici e crimini sociali di cui si rendono continuamente protagonisti. Tuttavia se al tempo di Smith l&rsquo;idea salvifica della massimizzazione dell&rsquo;interesse privato poteva funzionare, data la ridotta dimensione del nascente settore privato capitalista e bancario, oggi il paradigma va completamente ribaltato: soltanto perseguendo l&rsquo;interesse della collettivit&agrave;, attraverso un rafforzamento delle istituzioni pubbliche dello Stato, sar&agrave; possibile sperare di difendere i propri interessi individuali di privati cittadini dall&rsquo;aggressione feroce di quella parte ingigantita e fuori controllo del settore privato stesso. E&rsquo; una guerra senza quartiere per la sopravvivenza: o vincono loro oppure noi. Non ci sono vie di mezzo. O i giganti tornano bambini, attraverso una lenta ma determinata attivit&agrave; di regolamentazione e riconquista dello spazio pubblico di manovra, oppure noi finiremo per essere sbranati dalle loro fauci. Questa volta la mano invisibile che dovr&agrave; indirizzare inconsapevolmente tutte le nostre scelte future sar&agrave; l&rsquo;interesse collettivo, il quale in un mondo complesso come quello attuale &egrave; l&rsquo;unico che pu&ograve; garantirci un duraturo e stabile benessere privato. Dopo Smith, sono arrivate per fortuna migliaia e migliaia di pagine sulla teoria di giochi per spiegarci come i processi di coordinamento e cooperazione fra gli individui riescano a massimizzare meglio i singoli obiettivi rispetto alla sregolata condotta competitiva e aggressiva degli operatori. E purtroppo per noi, le grandi imprese ci hanno preceduto su questo cammino e conoscono talmente bene le suddette teorie da averle usate per costruire i cartelli, i trust, le holdings, i monopoli, gli oligopoli, gli organismi internazionali che ci stanno massacrando. <\/span><\/span>\n<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n\t<span style=\"font-size:12px\"><span style=\"font-family:georgia,serif\">Tuttavia siccome la Storia &egrave; pi&ugrave; potente di qualsiasi gruppo di potere costituito e la Storia ha posto sempre un argine alla diffusione delle dittature, militari o finanziarie che siano, ecco che comincia a piccoli passi la controffensiva popolare e democratica. Iniziata con i movimenti no global, continuata attraverso i presidi dei ragazzi di Occupy Wall Street e indignados, e infine inoculata all&rsquo;interno di alcuni partiti politici tradizionali, come il Front National in Francia o il Movimento 5 Stelle e la Lega in Italia. O in nuove e promettenti associazioni politiche come la nostra, che ha fatto della regolamentazione finanziaria e del ritorno alle linee guide costituzionali il maggiore punto di forza del nostro programma. Qui in Europa la lotta al leviatano della finanza sta sempre pi&ugrave; prendendo la forma di un convinto e ben documentato anti-europeismo, dato che quest&rsquo;ultimo &egrave; stato la base istituzionale che ha consentito a banchieri e multinazionali di taglieggiare i popoli e i lavoratori europei. Il tentativo estremo di tutti i faccendieri e lobbisti d&rsquo;Europa di scalzare la normale dialettica democratica e la prassi politica degli Stati nazionali, per mettere al centro delle trattative unicamente i loro affari e profitti. Tentativo tanto ardita quanto fallimentare. Non ci riusciranno. Hanno gi&agrave; perso. Il popolo ha iniziato a capire. Questi ultimi frenetici colpi di coda per continuare a depredare le nazioni sono la pi&ugrave; palese rappresentazione della loro sconfitta. Ormai non costituisce pi&ugrave; vergogna andare in giro con la bandiera del proprio paese sulle spalle, mentre quel pezzo di stoffa blu con dodici stelle gialle in cerchio viene sempre pi&ugrave; associato nell&rsquo;immaginario collettivo ai regimi totalitari, al nazismo, al fascismo, al medioevo. Il cambio di rotta &egrave; gi&agrave; avvenuto nella testa della gente. E chiunque abbia un minimo di conoscenza della Storia, sa che la creazione di un simbolo o un mito negativo contro cui combattere &egrave; il primo passo indispensabile per convincere la gente a combattere davvero nelle strade e nei palazzi che contano. Per rimettere al centro la sovranit&agrave; popolare al posto di quella elitaria o dinastica. &nbsp;<\/span><\/span>\n<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n\t<span style=\"font-size:12px\"><span style=\"font-family:georgia,serif\">Oltre alla denuncia, &egrave; nostro dovere quindi riflettere sulla fase costruttiva e cominciare a ragionare su cosa succeder&agrave; dopo la cacciata dei tiranni. Si dovr&agrave; in particolare capire come verranno gestiti lo smantellamento dei caracollanti palazzi di Bruxelles, Francoforte e Strasburgo e la transizione ai rinnovati istituti democratici nazionali. Se parlamentari, commissari, burocrati, lobbisti vari verranno rimpatriati e giudicati secondo le loro colpe, appare molto pi&ugrave; complessa la risoluzione delle controversie che potrebbero sorgere in seguito alla messa in liquidazione della Banca Centrale Europea BCE, il vero fulcro di potere e ricchezza finanziaria dell&rsquo;attuale classe dominante. La BCE infatti ha un capitale sociale di circa 10 miliardi, di cui 1,25 miliardi versati da Banca d&rsquo;Italia (12,5% di quota azionaria), che in teoria andrebbero persi nel caso in cui l&rsquo;euro scomparisse come moneta. Ma rimarrebbe ancora in piedi la questione legata alla ridenominazione degli attivi di bilancio che ad oggi superano i 200 miliardi. La parte di attivit&agrave; in euro dovr&agrave; sicuramente essere ridenominata nelle varie valute nazionali e poi utilizzata per coprire le passivit&agrave; in euro, rappresentate principalmente dai depositi di riserve detenuti dalle varie banche europee e straniere. Mentre ben altra destinazione dovranno avere le attivit&agrave; denominate in moneta straniera e le riserve auree, visto che Banca d&rsquo;Italia ha versato a suo tempo 5 miliardi complessivi di oro (15% del totale) e valuta estera (yen e dollari). Queste riserve dovranno rapidamente rientrare in patria e servire come ulteriore garanzia a sostegno del corso della nuova lira, qualora dovessero iniziare improbabili attacchi speculativi ribassisti nei confronti della nostra moneta nazionale. A chi interesserebbe infatti una lira troppo svalutata? Non certo a tedeschi, francesi e americani, che con la nostra ritrovata competitivit&agrave; commerciale dovranno fare i conti.<\/span><\/span>\n<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n\t<span style=\"font-size:12px\"><span style=\"font-family:georgia,serif\">I 900 e passa miliardi di banconote circolanti di propriet&agrave; del portatore verranno convertite a vista in nuove monete nazionali dalle rispettive banche centrali, mentre gli attivi corrispondenti alla parte di banconote trattenuta dalla BCE (73 miliardi circa) verr&agrave; nuovamente spartita fra le autorit&agrave; monetarie dell&rsquo;eurozona. Ma c&rsquo;&egrave; un altro grande mistero che aleggia intorno alla faccenda della liquidazione della BCE, che riguarda i famigerati crediti\/debiti del sistema di pagamento transfrontaliero TARGET2. Secondo i ripetuti chiarimenti forniti dagli stessi funzionari e governatori della BCE, questi saldi contabili sarebbero solo degli indicatori statistici e non avrebbero alcun valore effettivo, ma c&rsquo;&egrave; da giurarci che i tedeschi, i quali hanno maturato negli anni un credito di oltre 500 miliardi, rivendicheranno il risarcimento di questa quota in valuta estera. Trattandosi infatti di crediti e debiti delle banche centrali che si maturavano ad ogni scambio commerciale o finanziario che avveniva fra i residenti dei paesi membri dell&rsquo;eurozona, questi saldi rispecchiano quello che un tempo veniva finalizzato tramite i passaggi di valuta nazionale. Se venisse concordata questa linea di pensiero, l&rsquo;Italia, che ha un debito di 200 miliardi circa, dovrebbe conferire ai creditori, in base ad un preciso programma di rientro, il corrispettivo in moneta nazionale della passivit&agrave; maturata. Ma ripetiamo che si tratta di ipotesi, perch&egrave; essendo la moneta unica un&rsquo;eccezione e un&rsquo;anomalia senza precedenti nella storia internazionale, la sua frantumazione aprir&agrave; sicuramente parecchie diatribe e controversie. <\/span><\/span>\n<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n\t<span style=\"font-size:12px\"><span style=\"font-family:georgia,serif\">La cosa importante da tenere sempre presente &egrave; per&ograve; che l&rsquo;euro finir&agrave;. Non sappiamo ancora bene come e quando, ma l&rsquo;unica certezza su cui dovranno ruotare tutti i nostri ragionamenti, &egrave; che il destino della moneta unica &egrave; gi&agrave; segnato. I movimenti e i presidi del popolo sono i primi veri segnali di risveglio dell&rsquo;Italia, da cui dovremo ripartire per ricostruire la nostra nazione dalle fondamenta. Dobbiamo essere cos&igrave; bravi e determinati da non far disperdere tutte queste energie positive, cercando di farle convogliare in una proposta politica seria, credibile, efficace. Dato che l&rsquo;euro &egrave; stato pi&ugrave; uno strumento politico di abbattimento degli Stati nazionali, &egrave; con la politica, all&rsquo;interno dei parlamenti e dei governi, che dobbiamo scardinarlo. Noi ci siamo e ci saremo sempre in questa lotta decisiva, con tutta la nostra buona volont&agrave; e l&rsquo;amore che nutriamo per il nostro paese. Perch&eacute; &egrave; chiaro che quando si scatener&agrave; il caos e il panico nella gente, bisogner&agrave; stare attenti allo sciacallaggio disordinato e agli ultimi disperati tentativi di sopravvivenza dell&rsquo;inqualificabile classe dirigente uscente, che tenter&agrave; sicuramente di saccheggiare ancora tutto ci&ograve; che &egrave; sfuggito ai nostri calcoli e alle nostre previsioni. Qualcuno forse lascer&agrave; l&rsquo;Italia, qualcuno cercher&agrave; di mischiarsi e confondersi nella folla, qualcun altro in modo sfrontato e indegno tenter&agrave; ancora di difendere l&rsquo;indifendibile. E prevediamo gi&agrave; che questa battaglia sar&agrave; dura, complessa, in certi casi anche violenta, ma alla fine, come ripetiamo spesso, ci libereremo!!!<\/span><\/span>\n<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n\t<span style=\"font-size:12px\"><span style=\"font-family:georgia,serif\">Piero Valerio (ARS Sicilia)<\/span><\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Come ogni anno, quando si avvicina la fine, comincia puntuale la girandola delle previsioni sulla crescita prossima ventura. Qualcuno, fulminato sulla via di Bruxelles, comincia a vedere la luce in fondo al tunnel e folgorato dall&rsquo;abbagliante miraggio, inizia a diffondere in giro i numeri che ha visto durante i momenti dell&rsquo;estasi. In particolare il governo Letta ha dato le sue stime del miracolo: 1% di aumento del PIL nel 2014, 2% nel 2015. 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