{"id":10271,"date":"2014-01-03T23:20:21","date_gmt":"2014-01-03T23:20:21","guid":{"rendered":"http:\/\/www.appelloalpopolo.it\/?p=10271"},"modified":"2014-01-03T23:20:21","modified_gmt":"2014-01-03T23:20:21","slug":"la-soluzione-non-e-leconomia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=10271","title":{"rendered":"La soluzione non \u00e8 l&#039;economia"},"content":{"rendered":"<p>\n\tImpazzano sui mass media le discussioni sull&#039;economia e sulla relativa <em>crisi<\/em>. Dai mezzi di comunicazione di massa tradizionali (i quali solitamente riportano informazioni sovrapponibili) i dibattiti economici straripano nei blog e nei social network.\n<\/p>\n<p>\n\tCos&igrave; termini come spread, Bund e BTP dilagano nel parlare comune.\n<\/p>\n<p>\n\tMa siamo sicuri che il problema sia soltanto economico?\n<\/p>\n<p>\n\tO forse l&#039;errore sta proprio nel pensare che la soluzione ai nostri problemi quotidiani vada posta in termini economici?\n<\/p>\n<p>\n\t&nbsp;\n<\/p>\n<p>\n\t<strong>Trappole<\/strong>\n<\/p>\n<p>\n\tUna trappola pu&ograve; anche essere costruita con concetti organizzati in modo opportuno. Non &egrave; necessario che ci siano elementi sensibili in una trappola, anzi le trappole migliori sono concettuali, perch&eacute; sono pi&ugrave; difficili da percepire. Le catene pi&ugrave; forti sono quelle che non vediamo.\n<\/p>\n<p>\n\tLe trappole del linguaggio non sono certamente un concetto nuovo.&nbsp; Ad esempio, nella premessa alla &quot;Piccola enciclopedia marxista&quot; (1) c&#039;era questa citazione:\n<\/p>\n<p>\n\t<strong><em>Nella remota antichit&agrave;<\/em><\/strong>\n<\/p>\n<p>\n\t<strong><em>governarono stringendo nodi,<\/em><\/strong>\n<\/p>\n<p>\n\t<strong><em>in epoca successiva i santi<\/em><\/strong>\n<\/p>\n<p>\n\t<strong><em>li sostituirono con la scrittura.<\/em><\/strong>\n<\/p>\n<p>\n\t<strong>Lu Hs&uuml;n &#8211; <\/strong><em>da <\/em><strong>I Ching<\/strong>\n<\/p>\n<p>\n\tUna delle trappole della parola usate pi&ugrave; di frequentemente &egrave; quella che io chiamo &quot;la trappola del dualismo&quot;.\n<\/p>\n<p>\n\t&nbsp;\n<\/p>\n<p>\n\t<strong>La trappola del dualismo<\/strong><br \/>\n\tQuasi tutte le contrapposizioni fornite dai mass-media sono trappole mentali.\n<\/p>\n<p>\n\tLe contrapposizioni pi&ugrave; frequenti, del tipo destra-sinistra, amico-nemico, Obama-Romney, Milan-Inter, sono dei meccanismi dove i due termini non individuano delle scelte reali, delle scelte di vita, ma servono solo ad identificare un piano privo di soluzioni, dove il lettore resta intrappolato.\n<\/p>\n<p>\n\tPer uscire da questi vicoli ciechi serve una mossa che esca dal piano, in gergo scacchistico &egrave; una mossa del cavallo.\n<\/p>\n<p>\n\tUna delle trappole usate pi&ugrave; di frequente &egrave; quella che, tramite la contrapposizione capitalismo-comunismo, produce la visione dell&#039;<em>homo oeconomicus (2)<\/em>, cio&egrave; la folle idea che la vita umana possa essere ridotta a un assieme di transazioni economiche, di scambi monetari.\n<\/p>\n<p>\n\tLa trappola si richiude nel momento in cui le popolazioni si focalizzano sulle differenze tra comunismo e capitalismo, perdendo di vista ci&ograve; che &egrave; invariante nei due sistemi: l&#039;idea che la vita umana sia riconducibile a scambi monetari. E&#039; un&#039;idea errata che di solito nemmeno viene percepita, esso &egrave; uno dei dogmi inespressi del pensiero unico odierno.\n<\/p>\n<p>\n\tNo, la vita umana non &egrave; riconducibile all&#039;economia. L&#039;economia (da <em>oikos<\/em> + <em>nomos<\/em>, spesso con l&#039;aggiunta sottintesa di <em>polis<\/em>) &egrave; la scienza che si occupa di soddisfare bisogni umani con risorse limitate, &egrave; una scienza certamente interessante, ma essa si occupa di mezzi, non di fini.<br \/>\n\tI fini vanno stabiliti da un&#039;altra parte, e deve essere l&#039;etica, oppure la politica, a stabilire i fini. Se si antepongono i mezzi ai fini (come si &egrave; fatto di recente con il pareggio di bilancio in Costituzione, il cosiddetto <em>Fiscal Compact<\/em>) si possono solo combinare disastri. Disastri che stiamo vedendo.\n<\/p>\n<p>\n\t<strong>&quot;Non di solo pane vive l&#039;uomo&quot;<\/strong> diceva un ebreo semidimenticato.<br \/>\n\tOggi invece si gioca ancora con il fantasma del marxismo, che viene contrapposto al capitalismo, dimenticando che sotto molti aspetti Marx &egrave; uno dei pi&ugrave; grandi apologeti del capitalismo. Gi&agrave; nel &ldquo;Manifesto&rdquo; del 1848 egli esalta la forza rivoluzionaria della borghesia, e quindi del capitalismo, rispetto al mondo feudale (3). Successivamente Marx sostiene la priorit&agrave; dell&#039;economia (&quot;struttura&quot;) sulla religione o sulle discipline umane (come l&#039;etica), che sono &quot;sovrastruttura&quot; (4). La sua opera pi&ugrave; nota, &quot;Il Capitale&quot;, mantiene queste impostazioni.\n<\/p>\n<p>\n\tAppunto una trappola, i due modelli ferocemente contrapposti hanno un nucleo forte in comune ed &egrave; molto pi&ugrave; importante la parte comune non detta che le differenze enfatizzate dai media. E come tutte le trappole, tornare indietro, quando ci si riesce, &egrave; certamente doloroso.\n<\/p>\n<p>\n\t&nbsp;\n<\/p>\n<p>\n\t<strong>Nel sacro abitano i mostri<\/strong>\n<\/p>\n<p>\n\tLa norma che viene interiorizzata dalle popolazioni, dopo incessante lavaggio del cervello, &egrave; la riduzione della vita ad economia (&ldquo;L&#039;economia &egrave; tutto&rdquo;, scrive qualcuno sul blog) . E&#039; una norma ancora pi&ugrave; forte nel momento in cui non viene nemmeno percepita.<br \/>\n\tLa norma tacita proibisce di cercare altre forme di esistenza. Esse sono tab&ugrave;. Ma il tab&ugrave; identifica la presenza del sacro, spiega Mircea Eliade.\n<\/p>\n<p>\n\tE &quot;<em>nel sacro abitano i mostri<\/em>&quot;, dice Galimberti. (5). Sacralizzando la vita umana come attivit&agrave; economica abbiamo scatenato i mostri.\n<\/p>\n<p>\n\t&nbsp;\n<\/p>\n<p>\n\tNo, non sar&agrave; l&#039;economia a salvarci e nemmeno la rivoluzione proletaria, ma comprendendo (e qui il materialismo dialettico aiuta) la complessit&agrave; del mondo reale e la necessit&agrave; di elaborare collettivamente i problemi reali, trovando soluzioni a misura d&#039;uomo (soluzioni politiche a problemi umani) e combattendo per tali obiettivi, molto si pu&ograve; fare.\n<\/p>\n<p>\n\t&nbsp;\n<\/p>\n<p>\n\t<strong>Truman<\/strong>\n<\/p>\n<p>\n\t&nbsp;\n<\/p>\n<p>\n\tNOTE\n<\/p>\n<ol>\n<li>\n\t\t<a href=\"http:\/\/www.contraddizione.it\/quiproquo.htm\">http:\/\/www.contraddizione.it\/quiproquo.htm<\/a> (La citazione mi piace molto ma non sono riuscito a rintracciare l&#039;originale cinese)\n\t<\/li>\n<li>\n\t\t<a href=\"http:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Homo_oeconomicus\">http:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Homo_oeconomicus<\/a>\n\t<\/li>\n<li>\n\t\t<em>La borghesia ha percorso, nella storia, un ruolo essenzialmente rivoluzionario[&hellip;]<\/em>\n\t<\/li>\n<\/ol>\n<p style=\"margin-left:35.4pt\">\n\t<em>Questa rivoluzione continua dei sistemi di produzione, questo movimento costante di tutto il sistema sociale, questa agitazione, questa poca sicurezza eterne, distinguono l&rsquo;epoca borghese da tutte le precedenti. [&hellip;]<\/em>\n<\/p>\n<p>\n\t<em>La borghesia, dal suo avvenimento appena secolare, cre&ograve; delle forze produttive, pi&ugrave; svariate e pi&ugrave; colossali che tutte le generazioni passate prese insieme. La sommissione delle forze della natura, le macchine, l&rsquo;applicazione della chimica, all&rsquo;industria ed all&rsquo;agricoltura, la navigazione a vapore, le ferrovie, l&rsquo;incanalamento dei fiumi, delle popolazioni intiere che sorgono come per incanto, qual secolo precedente avrebbe mai sognato che simili forze produttrici dormivano nel lavoro sociale?<\/em><br \/>\n\tMarx, Engels, 1848 (&quot;Manifesto del Partito Comunista&quot;)\n<\/p>\n<ol>\n<li value=\"4\">\n\t\t<em>&quot;Nella produzione sociale della loro esistenza, gli uomini entrano in rapporti determinati, necessari, indipendenti dalla loro volont&agrave;, in rapporti di produzione che corrispondono a un determinato grado di sviluppo delle loro forze produttive materiali. L&#039;insieme di questi rapporti di produzione costituisce la struttura economica della societ&agrave;, ossia la base reale sulla quale si eleva una sovrastruttura giuridica e politica e alla quale corrispondono forme determinate della coscienza sociale. Il modo di produzione della vita materiale condiziona, in generale, il processo sociale, politico e spirituale della vita. Non &egrave; la coscienza degli uomini che determina il loro essere, ma &egrave;, al contrario, il loro essere sociale che determina la loro coscienza.[&#8230;]Con il cambiamento della base economica si sconvolge pi&ugrave; o meno rapidamente tutta la gigantesca sovrastruttura.&quot;<\/em>\n\t<\/li>\n<\/ol>\n<p style=\"margin-left:35.4pt\">\n\tKarl Marx, 1859 (estratto da: Prefazione &quot;Per la critica dell&rsquo;Economia Politica&quot;)\n<\/p>\n<ol>\n<li value=\"5\">\n\t\tDa &ldquo;Idee, istruzioni per l&rsquo;uso&rdquo; , pag. 205, alla voce Psicoanalisi\n\t<\/li>\n<\/ol>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Impazzano sui mass media le discussioni sull&#039;economia e sulla relativa crisi. Dai mezzi di comunicazione di massa tradizionali (i quali solitamente riportano informazioni sovrapponibili) i dibattiti economici straripano nei blog e nei social network. Cos&igrave; termini come spread, Bund e BTP dilagano nel parlare comune. 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