{"id":10292,"date":"2014-01-06T10:29:52","date_gmt":"2014-01-06T10:29:52","guid":{"rendered":"http:\/\/www.appelloalpopolo.it\/?p=10292"},"modified":"2014-01-06T10:29:52","modified_gmt":"2014-01-06T10:29:52","slug":"perche-vogliono-modificare-il-titolo-v-della-costituzione-piccola-analisi-del-rapporto-fra-sovranita-e-territorio","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=10292","title":{"rendered":"Perch\u00e9 vogliono modificare il Titolo V della Costituzione? Piccola analisi del rapporto fra sovranit\u00e0 e territorio."},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify\">\n\t<span style=\"color:#0000CD\"><strong>Il capitalismo opera su pi&ugrave; livelli, ma chi gli si oppone non riesce ad analizzare pi&ugrave; di un problema alla volta<\/strong><\/span>\n<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n\tIn quell&rsquo;ambito frazionato e caotico che &egrave; oggi l&rsquo;analisi politica, alcuni paradigmi interpretativi stanno cominciato ad acquisire peso crescente.<br \/>\n\tInnanzitutto si &egrave; diffusa la consapevolezza di come, in tutto l&rsquo;occidente, il capitalismo stia attuando una strategia di ridefinizione, in senso post-costituzionalista, della sovranit&agrave; popolare e della <em>d&ecirc;mos-<\/em><em>crazia<\/em>.<br \/>\n\tDal momento che la sovranit&agrave; popolare &egrave; giuridicamente sostanziata nelle Costituzioni degli Stati-nazione, anche la sussunzione di questi ultimi da parte di organismi sovranazionali comincia a essere messa in dubbio. Difatti l&rsquo;opinione pubblica pi&ugrave; o meno progressista era, fino a pochi anni fa, unanimemente concorde sull&rsquo;interpretare la dissoluzione della sovranit&agrave; nazionale come fattore di emancipazione sociale. Attualmente, invece, possiamo osservare come sulla superficie di quell&rsquo;unanime certezza le increspature affiorino e si moltiplichino. In altre parole, mano a mano che il capitalismo evidenzia l&rsquo;intento di creare un assetto istituzionale sovranazionale volto a superare il costituzionalismo, l&rsquo;ideologia dominante fatica sempre pi&ugrave; a mantenere rimossa l&rsquo;evidenza; essa non riesce pi&ugrave; a occultare, cio&egrave;, il fatto che le Costituzioni pongano il problema d&rsquo;un legame materialmente indissolubile fra il concetto di sovranit&agrave; popolare e quello di sovranit&agrave; nazionale. &nbsp;\n<\/p>\n<p><!--more--><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n\t<br \/>\n\tPurtroppo, per&ograve;, la galassia dei movimenti, dei gruppi e degli ambiti che elaborano teoria critica, risulta estremamente frazionata. Questo fa s&igrave; che le soggettivit&agrave; che si oppongono al capitalismo non siano in grado, oggi, di analizzare pi&ugrave; di un problema alla volta. Le &egrave;lite dominanti, al contrario dei loro oppositori, agiscono invece sulla base d&rsquo;una strategia articolata su pi&ugrave; livelli.<br \/>\n\tVenendo al contesto italiano, l&rsquo;attacco al costituzionalismo e al principio di sovranit&agrave; popolare viene per l&rsquo;appunto attuato entro due differenti ma sinergiche linee strategiche. La prima &egrave;, come dicevamo sopra, l&rsquo;attacco alla sovranit&agrave; nazionale in quanto quest&rsquo;ultima &egrave; consustanziale al costituzionalismo. Non altrettanto percepito, invece, &egrave; <em>l&rsquo;attacco alla sovranit&agrave; delle autonomie locali<\/em> ovvero &#8211; per dirla con una categoria sociologica molto in voga negli ultimi due decenni &#8211; l&rsquo;attacco alla sovranit&agrave; dei <em>territori<\/em>.<br \/>\n\tLa mia tesi &egrave; pertanto che il dichiarato progetto del Governo Letta di modificare il Titolo V della Costituzione &ndash; quello relativo alle autonomie locali &#8211; sia parte integrante della strategia di attacco alla sovranit&agrave; popolare-nazionale e che costituisca, altres&igrave;, un passaggio centrale per quel processo di taglio generale della spesa pubblica che ha reso ineffettivi &#8211; e che ancor pi&ugrave; render&agrave; ineffettivi in futuro &#8211; decine e decine di Articoli della Carta.<br \/>\n\tRitengo necessario esporre, per la lettura del presente articolo, un altro presupposto analitico preliminare, riguardante la spesa pubblica. Senza mettermi a fare l&rsquo;ennesima elencazione di economisti appartenenti all&rsquo;arcipelago neo-keynesiano, parto qui da quella tesi sempre pi&ugrave; condivisa che attesta l&rsquo;evidente effetto recessivo delle politiche di taglio alla spesa realizzate nei paesi del sud dell&rsquo;Europa. Questo comporta, di conseguenza, il rifiuto di tutte le istanze politiche fondate sui &ldquo;tagli agli sprechi&rdquo;. Non perch&eacute; gli sprechi non esistano &ndash; ci mancherebbe &#8211; ma perch&eacute; in questo specifico passaggio storico e strategico essi svolgono la funzione, del tutto ideologica, di sviare l&rsquo;attenzione dell&rsquo;opinione pubblica dalla cause primarie della crisi. Nel contesto del fiscal compact, con una prospettiva di taglio alla spesa lunga vent&rsquo;anni, parlare di riduzione degli &ldquo;sprechi&rdquo; significa rinviare l&rsquo;urgenza, ovvero rinviare il rigetto del Trattato di Stabilit&agrave; europeo e dei suoi vincoli di spesa, ovvero rinviare l&rsquo;elaborazione di <em>un programma politico che punti all&rsquo;aumento complessivo della spesa pubblica<\/em>. In altre parole, chi parla degli &ldquo;sprechi&rdquo; anzich&eacute; dell&rsquo;abolizione del fiscal compact, incoraggia la prosecuzione delle politiche di taglio alla spesa e dunque dell&rsquo;austerit&agrave;; pertanto egli fa il gioco, magari anche in buona fede, della Commissione Europea, della BCE e, pi&ugrave; in generale, di quella classe oligarchica che controlla attualmente tanto l&rsquo;Unione Europea quanto i singoli Stati-nazione.\n<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n\t<span style=\"color:#0000CD\"><strong>I federalismi della Seconda Repubblica e il concetto sociologico di territorio<\/strong><\/span>\n<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n\tVenendo alla politica odierna, sappiamo che gli attuali Presidente della Repubblica e Presidente del Consiglio hanno attribuito al governo in carica due compiti essenziali: la privatizzazione e\/o svendita delle aziende a partecipazione pubblica, nonch&eacute; un insieme di riforme atte a destrutturare dalle fondamenta l&rsquo;attuale Costituzione. Per quanto riguarda quest&rsquo;ultimo compito, l&rsquo;aspetto che trova al momento d&rsquo;accordo quasi tutti gli attori istituzionali &egrave; proprio quello relativo al Titolo V.<br \/>\n\tLa maggioranza di governo intende dunque attuare una &ldquo;riforma della riforma&rdquo;, ovvero una revisione della modifica costituzionale entrata in vigore nel 2001 e anticipata nel 1997 con la Riforma Bassanini. Quel processo legislativo aveva sancito il riconoscimento degli enti locali come &ldquo;<em>enti esponenziali preesistenti alla formazione della Repubblica<\/em>&rdquo;. Province, Comuni e Regioni erano cio&egrave; divenuti, nella Seconda Repubblica, entit&agrave; quasi paritetiche all&rsquo;amministrazione dello Stato nazionale. Questa riforma rappresent&ograve; il tentativo, da parte del centrosinistra, di controbattere alla Lega Nord ovvero alla capacit&agrave; di quest&rsquo;ultima d&rsquo;imporre il federalismo nell&rsquo;agenda politica. La differenza tra la Riforma Bassanini e la visione leghista non era, per&ograve;, di poco conto.<br \/>\n\tDa Ministro delle Riforme, Umberto Bossi formul&ograve; un progetto di riforma che prospettava, in buona sostanza, tanti piccoli &ldquo;centralismi&rdquo;. L&rsquo;idea bossiana constava infatti di un netto incremento di potere a favore delle amministrazioni regionali. Questo progetto non trov&ograve; effettivo consenso nel paese e fu quindi bocciato, tramite referendum, nel giugno del 2006.<br \/>\n\tLa citata riforma del centrosinistra, invece, si basava su un principio &ldquo;a scalare&rdquo;. Attribuiva cio&egrave; competenza amministrativa, in ordine decrescente, allo Stato nazionale, alle Regioni, alle Province e infine ai Comuni. A fianco della valorizzazione del ruolo delle Regioni, veniva dunque attribuita centralit&agrave; alla funzione delle amministrazioni cittadine in quanto queste ultime rappresentavano, nel dibattito politico del tempo, la materializzazione istituzionale del concetto sociologico di territorio. Quest&rsquo;ultimo, soprattutto negli ultimi decenni, &egrave; stato identificato dalle scienze sociali come uno degli ambiti costitutivi della sovranit&agrave;. Come verificabile presso qualsiasi manuale di sociologia, il territorio &egrave; cio&egrave; quell&rsquo;ambito in cui si sviluppa fisicamente, all&rsquo;interno d&rsquo;una relazione di prossimit&agrave;, l&rsquo;interscambio fra cittadini e istituzioni.\n<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n\t<span style=\"color:#0000CD\"><strong>L&rsquo;unanimismo ideologico che accompagna il progetto di revisione del Titolo V<\/strong><\/span>\n<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n\tTutte le forze politiche che siedono in Parlamento sono pi&ugrave; o meno concordi sulla prospettiva di mettere in atto, nei prossimi mesi, una riforma che ridisegni l&rsquo;assetto istituzionale in chiave neo-centralista. Principale promotore &egrave;, manco a dirlo, proprio la coalizione politica autrice della Riforma Bassanini, vale a dire il centrosinistra.<br \/>\n\tPi&ugrave; in generale, per&ograve;, siamo dinanzi a una dinamica di <em>unanimismo ideologico<\/em> che, attraverso la retorica del &ldquo;taglio agli sprechi&rdquo;, promuove la dissoluzione costituzionale con il consenso pressoch&eacute; totale dell&rsquo;opinione pubblica. Citiamo alcuni esempi per fornire un&rsquo;idea delle dimensioni e della portata di tale unanimismo:\n<\/p>\n<ul>\n<li style=\"text-align: justify\">\n\t\tEnrico Letta, in ottobre, ha pubblicamente dichiarato che la Riforma del 2001 fu &ldquo;<em>un errore clamoroso<\/em>&rdquo;.\n\t<\/li>\n<li style=\"text-align: justify\">\n\t\tMatteo Renzi, da candidato alla segreteria PD, ha auspicato in novembre la riforma del Titolo V (&ldquo;<em>non &egrave; accettabile che in tempi di difficolt&agrave; economica la politica continui con i suoi carichi di costi e le Regioni si trasformino in dei macro Stati che pensano di poter governare tutto<\/em>&rdquo;) e l&rsquo;ha altres&igrave; posta, soltanto pochi giorni fa, come uno dei tre punti su cui sarebbe possibile trovare un accordo istituzionale fra tutti i partiti.\n\t<\/li>\n<li style=\"text-align: justify\">\n\t\tLa sinistra del PD d&rsquo;altro canto non &egrave; da meno e potrebbe, a buon diritto, rivendicare la paternit&agrave; dell&rsquo;idea. Durante la campagna elettorale per le elezioni del febbraio 2013, Pierluigi Bersani pose pi&ugrave; volte la riforma del Titolo V come priorit&agrave; in caso di vittoria elettorale (Stefano Fassina ne parl&ograve; a pi&ugrave; riprese, per conto del segretario democratico, durante le interviste &ldquo;tecniche&rdquo; rilasciate nel 2012 al quotidiano <em>Il Foglio<\/em>).\n\t<\/li>\n<li style=\"text-align: justify\">\n\t\tAnche il centrodestra, probabilmente fiutando l&rsquo;aura di consenso che avvolge il progetto, ha espresso una concordanza piena (Angelino Alfano, a ottobre, ha infatti dichiarato d&rsquo;essere &ldquo;<em>d&#39;accordo su una immediata modifica<\/em>&rdquo;).\n\t<\/li>\n<li style=\"text-align: justify\">\n\t\tPer quanto riguarda Beppe Grillo e il Movimento 5 Stelle possiamo dire che, dal vasto mare delle contraddizioni e dei non-detti di questa formazione politica, una visione economica sembrerebbe alfine delinearsi e potrebbe essere sintetizzata con un imperativo netto: taglio della spesa pubblica. Quindi, secondo il paradigma interpretativo adottato nel presente articolo, anche in questo caso siamo dinanzi a una prospettiva volta a incrementare l&rsquo;austerit&agrave;. Naturalmente, come nel caso dei governi Monti e Letta, suddetta prospettiva troverebbe giustificazione e consenso grazie a un pi&ugrave; che efficace paravento ideologico, ovvero grazie alla retorica del &ldquo;taglio agli sprechi&rdquo;. Essendo le autonomie locali le depositarie della maggioranza della spesa welfaristica &ndash; dalla sanit&agrave; agli asili nido &ndash; &egrave; in qualche modo logico e coerente che esse siano divenute bersaglio privilegiato di chi promuove i tagli. Va detto, per completezza, che i pentastellati non hanno finora espresso una posizione netta sul Titolo V e si sono anzi, nei mesi scorsi opposti ai tentativi di stravolgimento costituzionale predisposti dal Governo Letta. D&rsquo;altro canto, per&ograve;, essi potrebbero rivendicare il fatto d&rsquo;essere coloro che hanno avviato per primi &#8211; tramite la litania sull&rsquo;abolizione delle Province e tramite la retorica generale sugli &ldquo;sprechi&rdquo; &#8211; quella campagna ideologica che oggi fa da propellente al progetto di azzeramento delle autonomie locali.\n\t<\/li>\n<li style=\"text-align: justify\">\n\t\tQuelle organizzazioni sempre meno rappresentative della societ&agrave; e che soltanto i mass-media ancora si ostinano a chiamare &ldquo;parti sociali&rdquo;, parimenti, non si sottraggono al coro. Nel maggio 2013, per esempio, il Presidente di Confindustria Giorgio Squinzi ha definito il Titolo V &ldquo;<em>un ibrido inefficiente<\/em>&rdquo;.\n\t<\/li>\n<li style=\"text-align: justify\">\n\t\tIl direttivo della Cgil &ndash; sindacato che, nel 2012, si era timidamente opposto alle riforme preliminari in materia apportate da Monti e di cui pi&ugrave; avanti &ndash; ha votato in ottobre, all&rsquo;unanimit&agrave;, un documento affermante l&rsquo;impellenza di &ldquo;<em>una profonda revisione del Titolo V della Costituzione che riduca drasticamente le materie concorrenti<\/em>&rdquo;.\n\t<\/li>\n<li style=\"text-align: justify\">\n\t\tInfine, non pu&ograve; mancare da questo elenco il protagonista primario dell&rsquo;attuale fase politica. Il fautore d&rsquo;una situazione di eversione costituzionale che, grazie ai rapporti di forza nonch&eacute; alla forza dell&rsquo;abitudine, viene oramai percepita dall&rsquo;opinione pubblica come usuale. Mi riferisco a quel presunto arbitro delle istituzioni che ha assunto, impunemente, la facolt&agrave; di dettare la linea politica a governo e Parlamento. Mi riferisco, insomma, al senatore Giorgio Napolitano. Pochi giorni fa &ndash; il 17 dicembre &ndash; questi ha formulato l&rsquo;ennesima <em>summa<\/em> <em>teologica<\/em> del proprio pensiero. Non si tratta di nulla di nuovo ma ritengo non faccia male, di tanto in tanto, ripassare i lineamenti ideologici e strategici che guidano l&rsquo;azione di colui che &egrave; oggi, all&rsquo;interno delle istituzioni, il principale artefice del progetto di stravolgimento della Carta: &ldquo;<em>Le riforme come il superamento del bicameralismo paritario, lo snellimento del parlamento, la semplificazione, del processo legislativo, o come la revisione del Titolo V varato nel 2001, sono convinto siano ormai questioni vitali per la funzionalit&agrave; e il prestigio del nostro sistema democratico, per il successo di ogni disegno di rinnovato sviluppo economico, sociale e civile del nostro paese nel tempo della competizione globale<\/em>&rdquo;.\n\t<\/li>\n<\/ul>\n<p style=\"text-align: justify\">\n\t<span style=\"color:#0000CD\"><strong>Interludio: la privatizzazione della politica<\/strong><\/span>\n<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n\tDunque, a sostegno della revisione del Titolo V, si staglia dinanzi a noi uno scenario di unanimismo ideologico in tutto e per tutto simile a quello dispiegatosi in occasione dell&rsquo;abolizione del finanziamento pubblico ai partiti. Anche in quel caso, il Pensiero Unico Grillo-Renzi &ndash; ovvero il Pensiero Unico che promuove il taglio della spesa pubblica utilizzando il paravento ideologico degli &ldquo;sprechi&rdquo; &#8211; ha fatto da propulsore a una strategia perfettamente complementare a quella relativa alla svendita di Eni e Finmeccanica. Cos&igrave; come &egrave; stata predisposta la privatizzazione degli <em>asset <\/em>strategici dell&rsquo;economia per sottrarre quest&rsquo;ultima al controllo pubblico, parimenti &egrave; stato attuato &#8211; col consenso della semi-totalit&agrave; della popolazione italiana &ndash; un inedito e parallelo processo di <em>privatizzazione della politica<\/em>.<br \/>\n\tI partiti, che necessitano di risorse economiche per esistere, in seguito all&rsquo;abolizione del finanziamento pubblico diverranno nell&rsquo;immediato futuro ancor pi&ugrave; di oggi dipendenti da lobbisti, finanzieri e banchieri. I partiti-azienda come Forza Italia e M5S, le riunioni a porte chiuse fra Matteo Renzi e gli speculatori di borsa alla Davide Serra, rappresentano soltanto una timida avvisaglia di ci&ograve; che verr&agrave;. Lo scenario politico italiano &egrave; insomma destinato a sviluppare una similarit&agrave; crescente con quello americano, laddove soltanto chi dispone di ingenti risorse economiche &egrave; in grado di esercitare pressione sulla politica e, soprattutto, sull&rsquo;azione legislativa.<br \/>\n\tOrbene, quello stesso unanimismo ideologico che ha portato alla privatizzazione della politica torna a materializzarsi nuovamente. Questa volta, per&ograve;, con il rischio di provocare una catastrofe di proporzioni anche maggiori. Infatti, &egrave; arrivato il momento di porsi una semplice domanda: <em>perch&eacute; tutto questo interesse a riformare il Titolo V?<\/em>\n<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n\t<span style=\"color:#0000CD\"><strong>Le modifiche al Titolo V apportate dal Governo Monti<\/strong><\/span>\n<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n\tPer rispondere dobbiamo tornare al 2012, ovvero al tempo del Governo Monti.<br \/>\n\tNel silenzio e nel disinteresse pi&ugrave; assoluti da parte dell&rsquo;opinione pubblica, il Titolo V ha gi&agrave; sub&igrave;to modifiche recenti &#8211; in senso neo-centralista &#8211; proprio da parte del governo dei &ldquo;tecnici&rdquo;. Oltre alla nota modifica dell&rsquo;Articolo 81 della Costituzione relativa al pareggio di bilancio, il Governo Monti ha infatti realizzato due ulteriori e complementari modifiche.\n<\/p>\n<ul>\n<li style=\"text-align: justify\">\n\t\tGrazie alla riforma dell&rsquo;Articolo 117, &egrave; stata attribuita allo Stato la prerogativa di &ldquo;<em>armonizzazione dei bilanci pubblici<\/em>&rdquo;, vale a dire la possibilit&agrave; d&rsquo;intervenire sulla facolt&agrave; di spesa delle amministrazioni locali.\n\t<\/li>\n<li style=\"text-align: justify\">\n\t\tGrazie alla riforma dell&rsquo;Articolo 119, si &egrave; imposto a Comuni, Province e Regioni &ldquo;<em>l&lsquo;osservanza dei vincoli economici e finanziari derivanti dall&rsquo;ordinamento dell&rsquo;Unione Europea<\/em>&rdquo;.\n\t<\/li>\n<\/ul>\n<p>\n\tPer farla breve, l&rsquo;attuazione delle politiche di austerit&agrave; imposte dall&rsquo;Unione Europea ha necessitato di sottrarre il potere di spesa agli enti locali. Nel periodo in cui queste riforme venivano attuate, Monti trov&ograve; dura opposizione da parte di tutti i Presidenti di Regione. Per l&rsquo;ex-advisor di Goldman Sachs fu allora un vero e proprio colpo di fortuna che, poco prima dell&rsquo;attuazione dei tagli previsti dalla spending review, la magistratura mettesse sotto inchiesta dieci amministrazioni regionali su venti. E cos&igrave;, negli stessi giorni in cui l&rsquo;opinione pubblica volgeva la propria beata e ignorante attenzione verso le feste in maschera di Franco Fiorito, in maniera completamente indisturbata Mario Monti procedeva con un taglio di 12 miliardi alla Sanit&agrave; realizzato in larga parte sottraendo risorse alle Regioni.\n<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n\t<span style=\"color:#0000CD\"><strong>La finalit&agrave; della revisione del Titolo V: abbattere il welfare state<\/strong><\/span>\n<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n\tCome a questo punto dovrebbe risultare chiaro, l&rsquo;azzeramento delle autonomie locali risponde allo stesso disegno strategico che muove le politiche economiche a livello nazionale: incrementare l&rsquo;austerit&agrave;, realizzare quanto annunciato senza giri di parole da Mario Draghi con l&rsquo;affermazione &ldquo;il modello sociale europeo &egrave; morto&rdquo;. In breve:<em> abbattere il welfare state<\/em>.<br \/>\n\tNel caso italiano, a partire dalla Riforma Bassanini, non &egrave; per&ograve; possibile demolire il welfare senza sottrarre preliminarmente potere agli enti locali. Che si tratti della competenza delle Regioni sulla Sanit&agrave;, di quella delle Province sull&rsquo;istruzione oppure del ruolo dei Comuni rispetto ad asili e assistenza ai senza fissa dimora, poco importa. Il fiscal compact imporr&agrave; manovre da 50 miliardi di euro all&rsquo;anno per vent&rsquo;anni e il reperimento di tali risorse render&agrave; inevitabili tagli progressivi alla spesa pubblica. Questi tagli, naturalmente, verranno ogni volta presentati come &ldquo;riduzione degli sprechi&rdquo;, come &ldquo;razionalizzazione delle risorse&rdquo; e con tutte le altre mendaci formule di cui dispone la propaganda ideologica della classe dominante. Eppure, basterebbe osservare il processo dell&rsquo;ultimo decennio per comprendere come non sia possibile venire a patti con l&rsquo;ideologia dei tagli alla spesa, come sia necessario smascherare la funzione ideologica degli enunciati contenenti la parola &ldquo;sprechi&rdquo;, come sia prioritario contrastare integralmente questa tendenza.<br \/>\n\tEsattamente da dieci anni, lo Stato non ha fatto altro che operare tagli progressivi dei trasferimenti dal governo nazionale agli enti locali: prima col governo Berlusconi (2004), poi col governo Prodi (2006), poi ancora col governo Berlusconi (2011), poi col governo Monti (2012) e infine col governo Letta (2013). Tutto questo ha provocato un ridimensionamento di proporzioni immense per tutto ci&ograve; che concerne i servizi sociali amministrati dai territori e, in generale, per tutto l&rsquo;esiguo e traballante impianto del welfare italiano. Non &egrave; possibile, in questa sede, elencare tutte le conseguenze che hanno colpito la vita concreta e quotidiana di milioni di persone. Basti citare, tanto per fare un esempio, come la spesa per la sanit&agrave; sia stata tagliata di 25 miliardi nei soli ultimi tre anni, con conseguente aumento generalizzato dei ticket sanitari e con la riduzione di decine di migliaia di posti letto negli ospedali italiani. Si potrebbe poi continuare parlando dei tagli di 23 miliardi alla scuola pubblica previsti per il triennio 2015-2017 &ndash; ambito amministrato finora dai vari enti locali &#8211; ma direi che, a questo punto, il concetto che sto cercando di esprimere dovrebbe risultare chiaro.<br \/>\n\tIn sintesi, le motivazioni che sottostanno al progetto di revisione del Titolo V sono legate all&rsquo;abbattimento del welfare e collegati ai vincoli sottoscritti con l&rsquo;Unione Europea. Pertanto, chi vuole baloccarsi con la retorica degli &ldquo;sprechi&rdquo; o con le tesi velleitarie del genere &ldquo;riduciamo qui cos&igrave; poi aggiungiamo l&agrave;&rdquo;, si accomodi pure e buona fortuna. Nel quadro delle immense risorse necessarie a ottemperare quanto prescritto dal fiscal compact, il processo dei tagli generalizzati non potr&agrave; essere arrestato da nessuna riduzione dello spreco e da nessuna razionalizzazione della spesa. In questo quadro, non esiste altra prospettiva politica fuorch&eacute; il rigetto giuridico, attraverso gli Articoli della Costituzione nazionale, dei Trattati dell&rsquo;Unione Europea nonch&eacute; l&rsquo;antagonismo assoluto verso <em>tutti <\/em>i progetti di taglio alla spesa. Fra questi progetti rientra, per l&rsquo;appunto, la revisione del Titolo V.\n<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n\t<span style=\"color:#0000CD\"><strong>Il rapporto fra sovranit&agrave; e territorio, ovvero l&rsquo;ingresso del sociologo Giuseppe De Rita tra le fila degli apocalittici <\/strong><\/span>\n<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n\t&Egrave; importante sottolineare, in conclusione, come questo progetto di riassetto istituzionale in senso neo-centralista non abbia alcuna valenza di tipo nazionalistico. Al contrario, la dissoluzione delle autonomie locali &egrave; voluta da quelle stesse forze politiche ed economiche che promuovono la cessione di sovranit&agrave; nazionale alla BCE e alla Commissione Europea. La destrutturazione della sovranit&agrave; popolare e del costituzionalismo, in altre parole, passa attraverso due piani d&rsquo;intervento, entrambi volti all&rsquo;abbattimento del welfare state:\n<\/p>\n<ul>\n<li style=\"text-align: justify\">\n\t\tl&rsquo;impossibilit&agrave; per gli organi elettivi nazionali (parlamento) di modificare gli indirizzi di politica economica decisi in sede europea;\n\t<\/li>\n<li style=\"text-align: justify\">\n\t\tla sottrazione di potere politico e di facolt&agrave; di spesa ai territori.\n\t<\/li>\n<\/ul>\n<p style=\"text-align: justify\">\n\tPer quanto riguarda il rapporto fra sovranit&agrave; e territorio, vale la pena soffermarsi sullo studioso che negli ultimi decenni ha maggiormente approfondito il tema, ovvero il sociologo Giuseppe De Rita. Personalmente, dal punto di vista delle idee politiche, mi considero decisamente distante da De Rita. Ritengo per&ograve; che i rapporti Censis pubblicati negli ultimi anni abbiano fornito strumenti interpretativi comunque molto utili e che sia interessante, soprattutto, osservare come un teorico d&rsquo;impostazione cattolica e moderata sia andato a ingrossare, in seguito ai cambiamenti determinati dalla crisi economica, le fila dei pensatori &ldquo;apocalittici&rdquo;. Gli avvenimenti pi&ugrave; recenti hanno portato De Rita, infatti, a modificare non di poco quella narrazione ottimistica con cui aveva per tanti anni descritto il panorama italiano. Suddetta narrazione era basata su tre concetti-cardine: a) l&rsquo;ineluttabile cetomedizzazione della societ&agrave; italiana; b) la crescente centralit&agrave; economica delle piccole-medie imprese; c) il ruolo del territorio come sintesi fra piano istituzionale, piano delle soggettivit&agrave; sociali e piano produttivo. Il povero De Rita, ebbene, ha visto a un certo punto quel mondo da lui narrato crollargli tutto intorno.<br \/>\n\tIn primis, come ormai attestato da tutti gli istituti di ricerca sociale nazionali e internazionali, la cetomedizzazione &egrave; un concetto del passato in quanto la classe media risulta in fase di assottigliamento &#8211; se non di estinzione &#8211; in tutto l&rsquo;Occidente. Per quanto riguarda la forza propulsiva delle piccole-medie imprese, basti dire che il numero dei fallimenti &egrave; aumentato in Italia del 65% negli ultimi quattro anni.<br \/>\n\tSoprattutto, per&ograve;, il territorio ha perso non soltanto le risorse economiche, ma finanche quel potere politico che rappresentava il fondamento principale della sovranit&agrave; popolare subito dopo la Costituzione. Nel 2012, De Rita ha quindi scritto: &ldquo;<em>La marginalizzazione dei territori del nostro paese sono la conseguenza del cambiamento dei connotati della sovranit&agrave; del potere. Per secoli, questa sovranit&agrave; era data dai territori, oggi dai flussi finanziari con le conseguenze che conosciamo<\/em>&rdquo;. Nello stesso periodo, il sociologo del Censis ha quindi messo in rilievo la complementariet&agrave; esistente fra le micro-sovranit&agrave; territoriali e la sovranit&agrave; in senso pi&ugrave; esteso, ovvero la sovranit&agrave; costituzionale e nazionale: &ldquo;<em>Gli Stati non hanno pi&ugrave; sovranit&agrave;. Se non c&rsquo;&egrave; sovranit&agrave; cade la politica. E&nbsp; la politica viveva, deve vivere,&nbsp;di essa<\/em>&rdquo;.<br \/>\n\tSovranit&agrave; nazionale e sovranit&agrave; di territorio sono quindi due principi differenti ma accomunati dal fatto di ritrovarsi, nella fase attuale, sottoposti all&rsquo;attacco sferrato da un solo e unico nemico: la tecnocrazia europeista ovvero il capitalismo finanziario.\n<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n\t(*) Note sull&#39;autore<br \/>\n\t<em>Riccardo Paccosi &egrave; attore e regista teatrale, residente a Bologna.<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il capitalismo opera su pi&ugrave; livelli, ma chi gli si oppone non riesce ad analizzare pi&ugrave; di un problema alla volta In quell&rsquo;ambito frazionato e caotico che &egrave; oggi l&rsquo;analisi politica, alcuni paradigmi interpretativi stanno cominciato ad acquisire peso crescente. Innanzitutto si &egrave; diffusa la consapevolezza di come, in tutto l&rsquo;occidente, il capitalismo stia attuando una strategia di ridefinizione, in senso post-costituzionalista, della sovranit&agrave; popolare e della d&ecirc;mos-crazia. Dal momento che la sovranit&agrave; popolare &egrave;&#46;&#46;&#46;<\/p>\n","protected":false},"author":38,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"jetpack_post_was_ever_published":false,"_jetpack_newsletter_access":"","_jetpack_dont_email_post_to_subs":false,"_jetpack_newsletter_tier_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paywalled_content":false,"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":true,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","enabled":false},"version":2}},"categories":[14,2,6],"tags":[2020,187,729,172,174,3111,227,3203,260,1050,285,296,39,3204],"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_featured_media_url":"","jetpack_sharing_enabled":true,"jetpack_shortlink":"https:\/\/wp.me\/p7ZaJ4-2G0","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/10292"}],"collection":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/38"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=10292"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/10292\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=10292"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=10292"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=10292"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}