{"id":10419,"date":"2014-01-20T01:14:35","date_gmt":"2014-01-20T01:14:35","guid":{"rendered":"http:\/\/www.appelloalpopolo.it\/?p=10419"},"modified":"2014-01-20T01:14:35","modified_gmt":"2014-01-20T01:14:35","slug":"bilderberg-chi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=10419","title":{"rendered":"Bilderberg chi?"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify\">\n\t<span style=\"line-height: 1.6em\">Mi fa letteralmente arrabbiare vedere <a href=\"http:\/\/youtu.be\/2OhocxqJBQA\">parlamentari della Repubblica Italiana alle prese con questi teatrini<\/a>.<\/span>\n<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n\tProvo invece pena per <a href=\"http:\/\/youtu.be\/nQHEuhFbCbg\">certi personaggi del web<\/a>, alcuni dei quali si presentano come <a href=\"http:\/\/salvatoretamburro.blogspot.it\/2011\/06\/bilderberg-2011.html\">economisti<\/a>, che alimentano il culto del complotto fine a s&eacute; stesso, riscuotendo, mio malgrado, un discreto successo di pubblico.\n<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n\tQueste persone, purtroppo, non hanno capito che avere i resoconti delle riunioni del <em>Bilderberg<\/em> o della <em>Trilateral Commission<\/em> o di qualsiasi altro &ldquo;club&rdquo; esclusivo della finanza e della industria internazionale &egrave; perfettamente inutile.\n<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n\tLe cose che vogliono fare, &ldquo;quelli del Bilderberg&rdquo;, ce le sbattono in faccia. Ce le hanno sempre sbattute in faccia. Senza pudore.\n<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n\tMa a noi, si sa, interessa il gossip. Fa pi&ugrave; <em>audience <\/em>il complotto della cronaca politica e parlamentare. Pazienza.\n<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n\tA me per&ograve; il gossip non interessa. Mi interessa la storia, mi interessa capire perch&eacute; oggi siamo in piena crisi, mi interessa capire perch&eacute; hanno stravolto l&rsquo;ordinamento giuridico italiano, mi interessa sapere chi ha preso la decisione su determinate scelte politiche, mi interessa conoscere i contenuti di queste scelte politiche. Queste sono le cose che mi interessano. Il gossip del &ldquo;BildeMberg&rdquo; (eh si, i pi&ugrave; truci followers del complotto usano la M) non mi interessa. <strong><u>Mi basta sapere che c&rsquo;&egrave; qualcuno che si riunisce in segreto per decidere strategie che vogliono distruggere gli Stati nazionali per far vincere il &ldquo;DIO MERCATO&rdquo;.<\/u><\/strong>\n<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n\tTutti sanno che Mario Monti fa parte del gruppo Bilderberg e della Trilateral Commission, ma quanti sanno dei suoi legami con Beniamino Andreatta? Quanti sanno che Mario Monti &ldquo;ronza&rdquo; in politica dalla fine degli anni &rsquo;70? Vedo poche mani alzate. Bene qualcosa ve la racconter&ograve; io.\n<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n\tAnzi ve la far&ograve; raccontare da Mario Monti in persona attraverso la trascrizione del suo discorso <strong>PUBBLICO<\/strong> tenuto il 13\/02\/2008 &nbsp;in occasione del convegno &ldquo;Andreatta Economista&rdquo;, presso la Banca D&rsquo;Italia:\n<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n\t&ldquo;<em>Ricordo i due primi incontri che ebbi con il professor Andreatta, entrambi determinarono in me emozione gratitudine e una punta di terrore. Tenni nell&#039;istituto di Andreatta a Bologna il mio primo seminario, malgrado la presenza rassicurante di Carlo D&rsquo;Adda, che conoscevo gi&agrave;, la presenza, le domande, i movimenti pendolari del professor Andreatta, che non sapevo ancora essergli consueti, mi causarono qualche brivido<strong>. L&#039;altro incontro mi apr&igrave;, proprio come avvenne a <u>Mario Draghi<\/u>, le porte del primo incarico di insegnamento a Trento<\/strong>: politica economica, facolt&agrave; di sociologia. Perch&eacute; terrore in questo caso? E&#039; il primo giorno a Trento, ed era Mario (si rivolge a Draghi ndr) ottobre &rsquo;69, non ottobre &rsquo;76 come per &nbsp;te, dovetti partecipare non gi&agrave; allora consiglio di facolt&agrave;, ma al plenum dei docenti, come si chiamava. Il leader del movimento studentesco locale Marco Boato dava del tu ai docenti e ci inform&ograve; che il giorno dopo ognuno di noi sarebbe stato naturalmente sottoposto ad un esame politico (risate dal pubblico ndr). Per un attimo mi chiesi dove mi avesse mandato Andreatta, ma poi gli fui doppiamente grato, anche per questa esperienza temprante. (risate dal pubblico ndr)<\/em>\n<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n\t<em>Io non ho vissuto dall&#039;interno come Maria Teresa Salvemini il capitolo divorzio, e quindi anche per me &egrave; stato molto interessante leggere la tua relazione Maria Teresa. <strong>Io ero in prossimit&agrave; del ministro Andreatta a quell&#039;epoca<\/strong>, com&#039;&egrave; stato ricordato <strong>era stata istituita pochi mesi prima del divorzio nel gennaio &lsquo;81 quella commissione di cui facevo parte con i professori Cesarini e Scognamiglio, che consegn&ograve; al ministro un rapporto sul sistema creditizio e finanziario nel gennaio del &rsquo;82<\/strong>; quindi io&nbsp; vorrei fare brevissime annotazioni su come vidi, come mi parve d&#039;essere il ruolo di Andreatta a monte e a valle del &ldquo;divorzio&rdquo;. A monte cio&egrave; nel clima di cultura economica in cui il divorzio si colloc&ograve; e a valle, cio&egrave; come si dipan&ograve; poi, come si svilupp&ograve; il nesso tra divorzio e una pi&ugrave; ampia riforma strutturale della politica monetaria e creditizia Italiana. Lo sfondo culturale: ci sono tre righe che Maria Teresa (Salvemini ndr) cl ha letto, che sono significative: <strong><u>nessuno aveva interesse a contrastare la crescita del disavanzo il cui finanziamento appariva tranquillamente affidato alla Banca D&#039;Italia e i cui costi in termini di interessi da pagare erano assai contenuti<\/u><\/strong>. <strong><u>Era proprio questo il nesso tra assetto della politica monetaria-finanziaria da un lato &nbsp;e generazione del disavanzo pubblico dall&#039;altro il tema su cui avevo avuto occasioni di discutere con Nino Andreatta nella seconda met&agrave; degli anni &rsquo;70.<\/u> <u>E credo che sia per questa impostazione che un po&#039; &nbsp;per volta, anche per il suo eclettismo, trov&ograve; forse meritevole di attenzione, che mi chiese di partecipare a quel lavoro di riforma sul sistema creditizio.<\/u><\/strong> <strong>Nel dialogo con Andreatta esposi in quei tempi la mia convinzione: <u>la politica monetaria e finanziaria, in quanto determina le modalit&agrave; di finanziamento del disavanzo, influenza i costi politici a essa collegati e perci&ograve; a lungo termine influisce sulla dimensione stessa della spesa e del disavanzo, anche del disavanzo primario cio&egrave; al netto degli interessi sul debito pubblico, se la politica finanziaria come avvenuto in Italia negli anni &lsquo;70 si caratterizza per l&#039;accondiscendenza finanziaria verso lo Stato e per l&#039;imposizione di vincoli sulla banca centrale, sulle banche e sul pubblico, essa favorisce il formarsi e il persistere di un disavanzo pubblico elevato<\/u>.<\/strong> La cultura economica prevalente in Italia a quell&#039;epoca prediligeva, &egrave; stato anche oggi ricordato, orientamenti keynesiani del resto arrivati in Italia e proficuamente, ma con un qualche ritardo rispetto ad altri paesi, e l&#039;orientamento relativo la scuola di Cambridge l&#039;impostazione sraffiana. La Banca D&#039;Italia era come fu prima, come sarebbe stata poi, &nbsp;scuola di rigore e di stile e aveva a quell&#039;epoca un&#039;eccellenza senza pari nell&#039;analisi economica rispetto al Tesoro, rispetto alle universit&agrave; e rispetto alle consorelle banche centrali straniere, ma aveva anche la caratteristica di prestare relativamente scarsa attenzione alla politica monetaria e all&#039;analisi monetaria, leggermente paradossale per una banca centrale. Ogni 31 maggio in questa sala (<\/em>salone della Banca D&rsquo;Italia ndr<em>) si ascoltavano, come per esempio il professor Spaventa pi&ugrave; volte not&ograve;, analisi molto approfondite sul comportamento di tutti gli operatori dell&rsquo;economia nazionale ed internazionale, un po&#039; meno su quello della politica monetaria, <strong>non credo affatto per reticenza, ma per visione culturale che collocava relativamente sullo sfondo questi aspetti.<\/strong> Del resto ricordo come artigianalmente negli uffici della banca commerciale italiana all&#039;inizio degli anni &#039;70 si prese a calcolare aggregati monetari e tassi d&#039;interesse reali, che non venivano rilevati e pubblicati a quell&#039;epoca dalla Banca D&rsquo;Italia. <strong>Questo, secondo me, rende molto significativo il passo culturale del professor Andreatta e naturalmente del Governatore Ciampi che si movettero parecchio in avanti rispetto all&rsquo;humus culturale del tempo e ogni riferimento al monetarismo era cos&igrave; sospetto e visto con tale ostilit&agrave; nella cultura economica prevalente in Italia, che Andreatta e Ciampi furono anche accusati per l&#039;atto del divorzio di essere vagamente monetaristi.<\/strong><\/em>\n<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n\t<em>Vengo al mio secondo punto, cio&egrave; a valle del divorzio. <strong>Gi&agrave; nel novembre-dicembre 1982<\/strong>, quel periodo quale adesso Maria Teresa ha fatto riferimento a proposito credo di un trafelato commercialista di Bari (Rino Formica ndr), <strong>in quel periodo il divorzio(tra Banca D&rsquo;Italia e Ministero dl Tesoro) veniva rimesso in discussione. <\/strong>Era il periodo della formazione di un nuovo governo Fanfani e in quel momento, in quei giorni, esponenti politici, esponenti sindacali, esponenti imprenditoriali si chiedevano, &nbsp;uso un eufemismo, se fosse stata tanto una buona idea fare il divorzio. Avrebbero preferito tornare ad un assetto che distendesse maggiormente i tassi d&#039;interesse e ricreasse un clima pi&ugrave; abituale e confortevole. Naturalmente Andreatta, e immagino certamente il governatore Ciampi e coloro che erano gli autori o i fautori del divorzio erano preoccupati. <strong><u>Intervenni anch&#039;io nel dibattito di politica economica cercando di legare la difesa del divorzio ai passi ulteriori da compiere sulla linea del rapporto che era stato consegnato pochi mesi prima al ministro del tesoro.<\/u><\/strong> Mi ricordo che utilizzai anche nell&rsquo;occasione una presa di posizione di quei giorni molto interessante di Guido Carli, sembra ancora di sentirlo qui il 31 maggio 1974 usare la famosa frase dell&#039;atto sedizioso, che anche i pi&ugrave; giovani ricordano perch&eacute; l&rsquo;hanno studiata, quindi non la cito, ma in un articolo del 30 novembre 1982 quindi in questo momento in cui il neonato divorzio era gi&agrave; sotto attacco Carli scrisse che era ormai convinto che il rifiuto delle autorit&agrave; monetarie di agevolare il finanziamento del tesoro a scapito del finanziamento della produzione avrebbe indotto pi&ugrave; tempestivamente la classe politica a provvedere al contenimento dei disavanzi, ma naturalmente occorreva non solo tutelare il divorzio, ma andare oltre, andare oltre e venne sviluppata l&#039;analisi secondo la quale molto bene che un coniuge coatto del Tesoro cio&egrave; la Banca D&#039;Italia fosse stata appena affrancata dai suoi vincoli, <strong>ma coniugi coatti del Tesoro erano in diverse misure le banche, i risparmiatori, le imprese. Vincoli quali il massimale sui prestiti bancari e il divieto di impiegare all&#039;estero del risparmio, si traducono, si traducevano in ultima analisi da un lato in un finanziamento pi&ugrave; facile per lo stato dall&#039;altro in tassi di interesse pi&ugrave; bassi sui risparmi e pi&ugrave; alti sui prestiti alle imprese.<\/strong> Una graduale attenuazione di quei vincoli avrebbe corrisposto non solo all&#039;esigenza di incoraggiare il risparmio e di gravare di minori oneri il settore produttivo, ma anche a quella di accrescere il costo politico della spesa pubblica in disavanzo. &nbsp;<strong>Fu necessario un po&rsquo; di tempo<\/strong> &egrave; stato ricordato anche questa mattina <strong>perch&eacute; questi principi di riforma del sistema creditizio e finanziario, in accompagnamento logico al divorzio e naturalmente <u>alla fine ancora molto pi&ugrave; importanti del divorzio<\/u>, venissero tradotti in atto.<\/strong> Io ricordo discussioni in quell&#039;epoca con il ministro Andreatta e anche con lui sull&#039;atteggiamento delle banche, anche questo &egrave; l&#039;aspetto che ci permette di misurare l&#039;enorme miglioramento che si &egrave; verificato nel frattempo. I colleghi Cesarini e Scognamiglio ricorderanno un pomeriggio del 1982 quando venimmo invitati e ammessi ad una riunione ad hoc del comitato esecutivo dell&rsquo;ABI, in cui presentammo le proposte che avevamo appena presentato al ministro del tesoro sulle banche. I banchieri pi&ugrave; eminenti col&agrave; riuniti furono presi, alcuni di loro da una vaga simpatia intellettuale, ma anche da qualche sgomento, perch&eacute; naturalmente &egrave; molto pi&ugrave; difficile gestirsi in condizioni di libert&agrave;, che lamentarsi per vincoli che esistono e molti di loro mettendosi nei panni del ministro del tesoro pi&ugrave; di quanto il ministro del tesoro fosse nei suoi panni <strong>dicevano &ldquo;ma cari ragazzi, ma come osate proporre queste cose: sarebbe il sistema politico che verrebbe rimesso in discussione&rdquo;. Quindi &egrave; naturale che sia stato necessario un po&#039; di tempo. <\/strong><\/em>\n<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n\t<em>Vorrei dedicare gli ultimi due minuti se li ho ancora a una riflessione che mi &egrave; stata provocata dall&#039;intervento di Alberto Giovannini. Credo anch&#039;io, quello che mi pare d&#039;aver capito in parte implicito in parte esplicito nelle parole di Alberto, che dall&#039; inflazione, la pi&ugrave; iniqua delle imposte, siamo oggi passati, in molti nei nostri paesi, ad imposte ancora pi&ugrave; inique della pi&ugrave; iniqua delle imposte, cio&egrave; le imposte che non il potere pubblico, ma titolari di rendite di protezione di connivenze impongono ai loro concittadini, <strong>certo a volte spesso perch&eacute; c&#039;&egrave; dietro un atto del potere pubblico che limita la concorrenza o di altra natura<\/strong>, tasse, <strong>ecco io credo che parlando di indipendenza della banca centrale, parlando di politica monetaria, parlando di cultura della stabilit&agrave;,<\/strong> la quale questa mattina si &egrave; richiamato il presidente Ciampi identificandone giustamente nel divorzio il punto di partenza in Italia, occorra tenere presente che forse il futuro rischio per la stabilit&agrave;, per la cultura della stabilit&agrave; &egrave; proprio questo, perch&eacute; pi&ugrave; una societ&agrave; di protezione di rendite e di connivenze frena il tasso di crescita del paese esclude soprattutto i giovani pi&ugrave; si alimenta il risentimento contro le leve delle politiche economiche ortodosse che attuano la cultura della stabilit&agrave;.<\/em>\n<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n\t<em>Concludo con un riferimento alla Francia di queste settimane. Parigi &egrave; il punto in cui in questo momento da un lato s&igrave; sono avviate riflessioni operative per la liberazione della crescita, dall&#039;altro &egrave; il punto dal quale nel sistema europeo con frequenza e anche con un certo vigore promanano rimesse in discussione dei criteri del patto di stabilit&agrave; a volte della stessa indipendenza della banca centrale, questa volta europea. Io vedo una relazione tra la capacit&agrave; che il sistema politico francese che il presidente della repubblica potr&agrave; avere, anche avvalendosi delle proposte che un&rsquo;altra commissione che la istituita, ha messo sul suo tavolo, la capacit&agrave; di liberare la crescita riducendo essenzialmente, perch&eacute; queste sono le cose proposte: protezione rendite e connivenze e il quietarsi in futuro di questi periodici sussulti polemici nei confronti dell&rsquo;ordinamento europeo fondato sulla cultura della stabilit&agrave;.<\/em>\n<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n\t<em>Mi rimane una curiosit&agrave; personale che voglio confessare: <strong>quando venne consegnato al ministro Andreatta il libro verde sul sistema creditizio finanziario, ci fu una molto ponderata prefazione anonima e quindi attribuibile al ministero del tesoro che un quotidiano sintetizz&ograve; un po&#039; brutalmente &ldquo;il rapporto sul credito Andreatta: grazie dei consigli ma non li seguir&ograve;&rdquo;. <u>A distanza di relativamente pochi anni quasi tutto &egrave; stato attuato.<\/u> <\/strong>Il presidente della repubblica francese nell&#039;accogliere nelle sue mani il rapporto della commissione da lui istituita, dopo aver detto al momento di insediarla quello che vuoi proporrete io far&ograve;, al momento di accogliere il rapporto ha detto: condivido l&#039;essenziale mi appresto a tradurlo in atto. Rimango con la curiosit&agrave; di sapere in quale dei due casi la percentuale di attuazione sar&agrave; stata pi&ugrave; alta, grazie&rdquo;<\/em>\n<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n\tNon serve il &ldquo;<em>gossip complottaro del Bilderberg&rdquo;<\/em> per capire che la classe dirigente che sta governando l&rsquo;Italia da Andreatta in poi, abbia come programma la distruzione dello &ldquo;Stato&rdquo;, per far trionfare il &ldquo;Mercato&rdquo; e perdere la democrazia.\n<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n\tNonostante i complotti e i complottari ho fiducia nel risveglio del Popolo Italiano e sono sicuro che, prima o poi CI LIBEREREMO!!!\n<\/p>\n<p><div class=\"video-container\"><span class=\"embed-youtube\" style=\"text-align:center; display: block;\"><iframe loading=\"lazy\" class=\"youtube-player\" width=\"640\" height=\"360\" src=\"https:\/\/www.youtube.com\/embed\/3KJwRCc96qU?version=3&#038;rel=1&#038;showsearch=0&#038;showinfo=1&#038;iv_load_policy=1&#038;fs=1&#038;hl=it-IT&#038;autohide=2&#038;wmode=transparent\" allowfullscreen=\"true\" style=\"border:0;\" sandbox=\"allow-scripts allow-same-origin allow-popups allow-presentation allow-popups-to-escape-sandbox\"><\/iframe><\/span><\/div><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Mi fa letteralmente arrabbiare vedere parlamentari della Repubblica Italiana alle prese con questi teatrini. 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