{"id":10732,"date":"2014-02-23T23:31:46","date_gmt":"2014-02-23T23:31:46","guid":{"rendered":"http:\/\/www.appelloalpopolo.it\/?p=10732"},"modified":"2014-02-23T23:31:46","modified_gmt":"2014-02-23T23:31:46","slug":"controreplica-ai-linguisti-della-domenica-intorno-alla-questione-della-lingua","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=10732","title":{"rendered":"Controreplica ai linguisti della domenica intorno alla questione della lingua"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify\">\n\t&nbsp;\n<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n\tIn osservanza al principio saussuriano per cui &laquo;il linguaggio &egrave; una cosa troppo importante perch&eacute; se ne occupino solo i linguisti&raquo;, che avevo gi&agrave; richiamato nell&rsquo;articolo <em>Priapo, la mimetica, i cosmetici e le pecore: ovvero, la questione della lingua<\/em> (<a href=\"..\/?p=10455\">http:\/\/www.appelloalpopolo.it\/?p=10455<\/a>), rispondo alla replica di Luciano Del Vecchio (<a href=\"..\/?p=10554\">http:\/\/www.appelloalpopolo.it\/?p=10554<\/a>), il quale, non afferrando la sostanza delle mie argomentazioni e non assumendo nemmeno uno dei dati emersi dalle analisi scientifiche e dalle ipotesi di studio fin qui elaborate, persevera nel mito inconsistente dell&rsquo;&laquo;abbandono pianificato della lingua&raquo;. E rispondo partendo da un insieme di osservazioni sul non-metodo di Del Vecchio che, al di l&agrave; di ogni personalismo, &egrave; esemplare dell&rsquo;infondatezza scientifica, tanto teorica quanto analitica, della posizione sostenuta da lui e da non pochi altri all&rsquo;interno dell&rsquo;ARS.\n<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n\t&nbsp;\n<\/p>\n<p style=\"text-align: center\">\n\t<strong>0. L&rsquo;ignoranza del metodo o il metodo dell&rsquo;ignoranza?<\/strong>\n<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n\t<strong>&sect; 0.1. Le fonti.<\/strong> Un primo punto che lascia interdetti non solo coloro che hanno eletto il linguaggio e le lingue come campo di applicazione delle proprie ricerche scientifiche ma anche chi sia semplicemente provvisto di sano buon senso, &egrave; dato dal frequente rinvio, come nel caso della definizione degli <em>idiomi italici<\/em> o della <em>sintassi<\/em>, a Wikipedia. Ora, Wikipedia &egrave; senz&rsquo;altro uno strumento utile ma non costituisce affatto una fonte di valore scientifico, il che la rende di fatto inaffidabile in sede di analisi. Sarebbe molto pi&ugrave; serio, oltre che corretto, specie in risposta al livello delle considerazioni che ho svolto nell&rsquo;articolo precedente, rinviare a opere o sistemazioni il cui valore scientifico &egrave; universalmente riconosciuto, anche al netto delle distinzioni storiche e di scuola. Non &egrave; certo su Wikipedia, le cui voci linguistiche sono peraltro assai discutibili, che il lettore inesperto possa farsi un&rsquo;idea pi&ugrave; matura di cosa siano le parlate italiche o la sintassi piuttosto che qualunque altro aspetto linguistico studiato dalle scienze del linguaggio.\n<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n\t<strong>&sect; 0.2. Le non-citazioni.<\/strong> Del Vecchio, poi, ricorre spesso a formule ipnotiche quali &laquo;L&rsquo;estinzione di una lingua procede attraverso operazioni previste e studiate dalla linguistica&raquo; oppure &laquo;Gli studiosi hanno ben presenti questi fenomeni come indotti e provocati da un disegno di predominio politico, che ricorre solitamente alla sostituzione per logoramento&raquo;. Ipnotiche perch&eacute; non suffragate da alcuna analisi sistematica di alcun caso concreto capace di fornirci dati e tendenze, contrariamente a quanto avevo cercato di fare offrendo la maggior ricchezza possibile di dati sui diversi punti toccati dal dibattito sulla questione della lingua. Del Vecchio scrive come fosse un linguista consumato che la sa lunga ma che, da buon accademico di lungo corso, non ha voglia di condividere con altri i segreti della sua arte e si limita pertanto a citazioni vaghissime guardandosi bene dal circostanziarle e meno che mai dal provarle, cosa che agli studenti pi&ugrave; smaliziati e, anche qui, di buon senso suona come la pi&ugrave; classica delle divagazioni intorno a un tema di cui, in realt&agrave;, il barone tuttologo sa poco o nulla.\n<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n\tPer farla breve, non basta citare passi di Hag&egrave;ge o chi per lui senza misurarsi con la prassi dell&rsquo;analisi linguistica giacch&eacute;, come insegna <strong>Antoine Culioli<\/strong> e come sanno bene tutti i linguisti degni di questo nome, <strong>il linguaggio<\/strong>, in quanto oggetto essenziale della linguistica, <strong>non pu&ograve; che essere studiato attraverso la diversit&agrave; delle lingue storico-naturali<\/strong>: perci&ograve;, <strong>non pu&ograve; esserci teoria del linguaggio senza una teoria di analisi delle lingue e viceversa<\/strong>.\n<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n\t<strong>&sect; 0.3. L&rsquo;arte di insegnare un mestiere senza saperne niente.<\/strong> Il fondo, per&ograve;, Del Vecchio lo tocca quando cerca assai maldestramente di confutare i dati che, in risposta alla nullit&agrave; degli allarmi sull&rsquo;egemonia dell&rsquo;inglese e sulla sua progressiva sostituzione alla lingua italiana pianificata dall&rsquo;alto, avevo presentato circa la stratificazione del lessico italiano dal punto diacronico e dell&rsquo;uso. Scrive infatti Del Vecchio: &laquo;Per comprendere il fenomeno non ci sono d&rsquo;aiuto le pur straordinarie e autorevoli lezioni e ricerche di Saussure o De Mauro sull&rsquo;uso, la modifica, la stratificazione diacronica e sincronica del lessico nell&rsquo;idioma dei vinti, ma piuttosto le realistiche dottrine sulla guerra e sulla politica di Machiavelli, o von Clausewitz, o Sun Tzu&raquo;. E ancora: &laquo;le percentuali sulla frequenza di esotismi accolti nella lingua italiana, rilevate da ricerche condotte circa dieci anni or sono, non sono indicative. Il fenomeno in corso s&rsquo;&egrave; talmente accelerato da renderle rapidamente poco importanti e poco significative per una descrizione scientifica&raquo;. E infine: &laquo;Lunghi elenchi di percentuali di frequenza d&rsquo;uso di lessici endogeni ed esogeni, sicuramente necessari per una maggior conoscenza dell&rsquo;italiano, diventano dati trascurabili e insignificanti se, oltre che frutto di ricerche datate, vanno considerate nella prospettiva che la lingua italiana vada ad allungare l&rsquo;elenco di quelle morte. I risultati su quante parole appartengono al vocabolario fondamentale, a quello d&rsquo;alto uso, a quello comune, a quello tecnicospecialistico, a quello dialettale, a quello esotico, a quello usato in occorrenze ufficiali o nella vita quotidiana, sono di estrema utilit&agrave; per migliorare l&rsquo;uso di una lingua viva&raquo;.\n<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n\tChe dire? Fa sempre un certo effetto imparare il mestiere da chi non ne sa niente o crede di saperne per il semplice fatto di aver letto un paio di libri su un argomento particolare mentre ignora la sterminata bibliografia che ormai si &egrave; consolidata tanto su quella disciplina in generale quanto su quell&rsquo;argomento particolare e dalla quale basterebbe comunque estrarre quella decina di opere che &egrave; fondamentale conoscere per poter quanto meno comprendere un serio confronto scientifico. Ricevere continuamente lezioni da chi non ha mai praticato l&rsquo;analisi linguistica e non sappia quanto sia complicato cercare di classificare i fatti linguistici e ancor pi&ugrave; spiegarli alla comunit&agrave; scientifica e al resto del pubblico: &egrave; questo l&rsquo;amaro destino di chi si occupa di un oggetto come il linguaggio, che &egrave; alle radici del fondamento ontologico dell&rsquo;essere umano e di cui ogni persona si sente dunque massimamente esperta, a differenza di quanto non avvenga per un matematico, un fisico, un astronomo, un biologo, un geologo o chi per loro, laddove l&rsquo;<em>alterit&agrave;<\/em> del loro rispettivo oggetto di studio garantisce una sorta di immunit&agrave; dalle stravaganze dei luoghi comuni. Certo, esistono le bizzarrie degli stessi scienziati, contro le quali bisogna spesso fare il diavolo a quattro, ma l&rsquo;assenza o la scarsit&agrave; di ridicolaggini messe in circolo dai non esperti e amplificate dai mezzi di comunicazione di massa &egrave; gi&agrave; un grosso vantaggio.\n<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n\tConstatato ci&ograve;, armiamoci di santa pazienza e cerchiamo di spiegare perch&eacute; Del Vecchio sbaglia clamorosamente. L&rsquo;errore, infatti, &egrave; al contempo metodologico ed etico: Del Vecchio, cio&egrave;, dice che i dati delle ricerche che ho citato, di cui ignorava l&rsquo;esistenza prima che le citassi e che chiaramente non si &egrave; premurato di leggere, per quanto preziosi, sono ormai datati perch&eacute; risalgono a dieci anni fa e pertanto non sarebbero pi&ugrave; indicativi, divenendo dunque trascurabili e addirittura insignificanti, e che i criteri di tali rilevazioni, di cui non sa niente dal momento che non le conosce, andrebbero per giunta ricalcolati con nuove indagini, che lui d&rsquo;altra parte non saprebbe nemmeno come abbozzare giacch&eacute;, a giudicare dalle sue non-argomentazioni, non sembra averne mai condotta una. Mi pare che il livello di questo non-ragionamento si qualifichi da solo, in ogni caso, &egrave; bene chiarire alcuni aspetti.\n<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n\t<strong>(a)<\/strong> I dati elicitati sono attendibilissimi perch&eacute;, come avevo gi&agrave; ricordato nell&rsquo;articolo precedente, <strong>le lingue, e con loro i mutamenti linguistici, non mutano, n&eacute; spontaneamente e tanto meno per imposizione, nel breve volgere di un decennio ma sono sempre spontaneamente determinate, in quanto sistemi storico-sociali aperti e comunicanti tra loro, dalle masse parlanti che le ereditano e le rielaborano nel corso dei secoli, trascendendo la vita e i limiti dei singoli individui<\/strong>.\n<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n\t<strong>(b)<\/strong> Le ricerche nel campo della statistica linguistica applicate alle analisi lessicologiche si sono moltiplicate in misura esponenziale negli ultimi vent&rsquo;anni, perci&ograve; basterebbe mezza giornata in una biblioteca degna di questo nome per redigere una bibliografia aggiornata fino al 2013 e dare una spulciata agli articoli pi&ugrave; recenti.\n<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n\t<strong>(c)<\/strong> Quest&rsquo;ultima operazione, per&ograve;, anche alla luce del punto (a), non sposterebbe di molto le cose poich&eacute;, a differenza di quanto Del Vecchio non ha capito dal quadro che avevo cercato di tracciare, esiste un nocciolo duro del lessico italiano ma non &egrave; affatto incontaminato dalle fonti esogene e questo nocciolo duro consiste nel dato secondo il quale la met&agrave; del <em>vocabolario fondamentale<\/em>, cio&egrave; di delle parole che costituiscono mediamente il 90% dei testi e dei discorsi che leggiamo o scriviamo e ascoltiamo o diciamo quotidianamente, risale al Duecento mentre un quarto, invece, al Trecento; i tre quarti del <em>vocabolario di alto uso<\/em>, vale a dire di quelle parole che coprono mediamente il 6-8% dei testi e dei discorsi che leggiamo o scriviamo e ascoltiamo o diciamo quotidianamente, si sono affermate tra il Duecento e il Cinquecento; quasi la met&agrave; del <em>vocabolario di alta disponibilit&agrave;<\/em>, ovvero di quelle parole talmente importanti da non essere nemmeno scritte o dette eppure ben presenti nell&rsquo;attivit&agrave; linguistica endofasica, ha origine tra il Duecento e il Trecento. Per cui<strong> l&rsquo;italiano<\/strong>, al pari di tutte le altre lingue, <strong>&egrave; al tempo stesso conservativo ma aperto all&rsquo;innovazione, tradizionale ma sempre in divenire<\/strong>.\n<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n\t<strong>(d)<\/strong> Questi &laquo;Lunghi elenchi di percentuali di frequenza d&rsquo;uso di lessici endogeni ed esogeni&raquo; &ndash; a proposito: il lessico &egrave; lessico, endogene ed esogene sono semmai le fonti della sua formazione &ndash; non sono assolutamente &laquo;necessari per una maggior conoscenza dell&rsquo;italiano&raquo;, tanto meno &laquo;sono di estrema utilit&agrave; per migliorare l&rsquo;uso di una lingua viva&raquo;. E poi s&igrave;, sono lunghi e forse anche un po&rsquo; noiosi ma senza non si d&agrave; riflessione scientifica che sia davvero tale, proprio come un fisico piuttosto che un chimico o un epidemiologo non potrebbero dire nulla senza l&rsquo;elicitazione di una mole notevole di dati ricavati dall&rsquo;attivit&agrave; di laboratorio. Tuttavia, le masse parlanti parlano a prescindere dalla conoscenza delle marche d&rsquo;uso delle parole e, anche fra quanti spiccano per la propria capacit&agrave; di esprimersi, nel parlato come nello scritto, &egrave; raro trovare qualcuno che conosca questi dati giacch&eacute; si tratta di elementi di un sapere scientifico che, come per qualsiasi altra disciplina, &egrave; noto quasi esclusivamente agli addetti ai lavori. In pi&ugrave;, &egrave; sempre vivo il principio alla base della VII tesi delle <em>Dieci tesi per un&rsquo;educazione linguistica democratica<\/em> messe a punto nel 1975 dal GISCEL, il &laquo;Gruppo di Studio nel Campo dell&rsquo;Educazione Linguistica&raquo; (<a href=\"http:\/\/www.giscel.it\/?q=content\/dieci-tesi-leducazione-linguistica-democratica\">http:\/\/www.giscel.it\/?q=content\/dieci-tesi-leducazione-linguistica-democratica<\/a>), per il quale &laquo;<strong>pensare che lo studio riflesso di una regola grammaticale ne agevoli il rispetto effettivo &egrave;, pi&ugrave; o meno, come pensare che chi meglio conosce l&rsquo;anatomia delle gambe corre pi&ugrave; svelto, chi sa meglio l&rsquo;ottica vede pi&ugrave; lontano<\/strong>&raquo;.\n<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n\t<strong>(e)<\/strong> L&rsquo;apice, tuttavia, &egrave; raggiunto dall&rsquo;idea secondo cui, per comprendere la campagna d&rsquo;imperialismo linguistico in atto, le ricerche lessicologiche alle quali avevo fatto riferimento non sarebbero di alcun aiuto dal momento che, essendo tale campagna una parte pur centrale di un piano di dominio imperiale a tutti gli effetti di ordine militare, andrebbe studiata attingendo alle conoscenze, alle tecniche e agli strumenti del pensiero strategico militare. Come a dire che, poich&eacute; la corsa agli armamenti nucleari avviata a partire dalla seconda guerra mondiale rientrava nelle logiche del pensiero strategico militare di quella che sarebbe poi diventata la guerra fredda, si sarebbe dovuto assumere quest&rsquo;ultimo quale stella polare del processo di creazione della bomba atomica e di tutte le altre armi di distruzione di massa che sfruttano l&rsquo;energia sprigionata dal nucleo, con buona pace di Einstein, Fermi e di tutti gli altri fisici che hanno studiato o condotto esperimenti in questo campo. &Egrave; chiaro che, oltre a essere un&rsquo;idea piuttosto strampalata, si tratta di un corollario dell&rsquo;arte di insegnare un mestiere senza saperne niente. Il meccanismo interno su cui si fonda &egrave; grosso modo questo: <em>beh, io di tutti questi dati, delle ricerche dai quali sono risultati e di questi testi fondamentali del pensiero linguistico non ne so niente per&ograve;, francamente, adesso non ho n&eacute; il tempo n&eacute; la voglia di studiarmeli per bene perci&ograve; cerco di spremere al massimo quelle due o tre cose che ho imparato da quei due o tre libri che letto in proposito e comunque posso sempre dire che, trattandosi di una tendenza che non riguarda solo gli aspetti linguistici, questi ultimi rispondono alle leggi essenziali di questa tendenza non alle leggi del sistema linguistico che<\/em> &ndash; aggiungo io &ndash;<em> i linguisti cercano con fatica di ricostruire<\/em>. &Egrave; evidente che un ragionamento del genere si commenta da s&eacute;.\n<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n\t&nbsp;\n<\/p>\n<p style=\"text-align: center\">\n\t<strong>1. L&rsquo;arbitrariet&agrave; radicale del segno linguistico<\/strong>\n<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n\tTuttavia, il punto centrale della replica di Del Vecchio, come abbiamo detto all&rsquo;inizio, ruota sempre attorno alla tesi per cui &laquo;Fino ad oggi [&hellip;] si &egrave; creduto che un gruppo dirigente non potesse modificare una lingua o imporla artificialmente dall&rsquo;alto, ma nel breve volgere di pochi decenni stiamo assistendo esattamente a questo tipo di operazione autoritaria&raquo;. Come prove del disegno d&rsquo;imposizione dell&rsquo;inglese quale lingua unica dell&rsquo;intero pianeta, Del Vecchio adduce: a) il progetto <em>BASIC English<\/em> elaborato da Ogden nel 1934; b) il documento <em>The diffusion of English culture outside England. A problem of post-war reconstruction<\/em>, stilato da Routh nel 1941; c) l&rsquo;articolo <em>In Praise of Cultural Imperialism<\/em> scritto da Rothkopf e pubblicato da &laquo;Foreign Policy&raquo; nel 1997; d) il modello dell&rsquo;Anglosfera concepito da Sullivan; e) la concezione militare delle politiche linguistiche del Generale von Lohausen.\n<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n\tOra, una volta assunto il principio saussuriano dell&rsquo;arbitrariet&agrave; radicale del segno linguistico, in virt&ugrave; del quale &laquo;il segno non conosce altra legge che quella della tradizione, e proprio perch&eacute; si fonda sulla tradizione pu&ograve; essere arbitrario&raquo; [<em>CLG<\/em>: 92], non possiamo non ricavare, come avevo gi&agrave; scritto, che &laquo;il segno linguistico sfugge alla nostra volont&agrave;&raquo; [<em>CLG<\/em>: 89] poich&eacute; non solo &laquo;un individuo sarebbe incapace, se lo volesse, di modificare in qualche cosa la scelta che &egrave; stata fatta, ma la massa stessa non pu&ograve; esercitare la sua sovranit&agrave; neppure su una sola parola: essa &egrave; legata alla lingua come &egrave;&raquo; [<em>CLG<\/em>: 89]. Bisogna capire che non si tratta di uno di quei cavilli teorici tanto cari agli accademici, rispetto ai quali Saussure era piuttosto lontano, ma di un elemento fondante che segna uno spartiacque nella storia degli studi linguistici. <strong>A fondamento del sistema linguistico<\/strong>, cio&egrave;, <strong>sta il carattere radicalmente arbitrario del segno, in base al quale, all&rsquo;indomani di un&rsquo;ipotetica vittoria schiacciante dell&rsquo;inglese sull&rsquo;intero pianeta, &laquo;Passato il primo momento, la lingua entrer&agrave; molto probabilmente nella sua vita semiologica: essa si trasmetter&agrave; con leggi che niente hanno in comune con quelle della creazione riflessa e non si potr&agrave; pi&ugrave; tornare indietro. L&rsquo;uomo che pretendesse di costruire una lingua immutabile che la posterit&agrave; dovrebbe accettare tale e quale, rassomiglierebbe alla gallina che cova un uovo d&rsquo;anatra: la lingua da lui creata sarebbe trasportata, volere o no, dalla corrente che trascina tutte le lingue&raquo; [<em>CLG<\/em>: 95]<\/strong>.\n<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n\tPerci&ograve;, se ad Hag&egrave;ge consigliamo un ripasso di Saussure, alle prove addotte da Del Vecchio rispondiamo che la madre dei cretini &egrave; sempre in cinta: il fatto che ci siano degli invasati, vuoi perch&eacute; ignoranti vuoi perch&eacute; frustrati, che pianificano programmi di dominazione linguistica non significa che questi abbiano qualche fondamento e quindi reali possibilit&agrave; di &ldquo;vittoria&rdquo;. La loro realizzazione sarebbe una contraddizione in termini della ragione profonda delle lingue stesse, anche dell&rsquo;unica lingua, che, per quanto imposta, cesserebbe di essere tale.\n<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n\t&nbsp;\n<\/p>\n<p style=\"text-align: center\">\n\t<strong>2. Incongruenze sulla lingua in ordine sparso <\/strong>\n<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n\t<strong>&sect; 2.1. <\/strong>Ci avviamo alla conclusione segnalando alcune gravi incongruenze sulla lingua rilevabili nella replica di Del Vecchio. La prima riguarda il caso del latino, in merito al quale, infatti, Del Vecchio scrive: &laquo;A dimostrazione che l&rsquo;uso della lingua degli stati dominanti provoca la scomparsa delle lingue dei dominati si &egrave; soliti portare a esempio la lingua latina come lingua imperiale&raquo;. Ebbene, a dare il colpo di grazia ai sostenitori della presunta egemonia dell&rsquo;inglese &egrave; sufficiente la cosiddetta <strong>teoria del sostrato<\/strong> elaborata dagli studiosi di linguistica storica gi&agrave; nella seconda met&agrave; dell&rsquo;Ottocento grazie soprattutto ai contributi di <strong>Graziadio Isaia Ascoli<\/strong>, il quale mise in evidenza l&rsquo;influenza esercitata dalla lingua di un popolo sconfitto o dominato sulla lingua parlata dai vincitori e importata in seguito alla loro dominazione. Ed &egrave; il caso proprio delle lingue romanze derivate dal latino sulla base dei rispettivi sostrati linguistici particolari. Per cui, pensare che l&rsquo;inglese possa dominare unico e omologato sull&rsquo;intero pianeta senza venire a sua volta modificato e deformato nel corso dei secoli non &egrave; solo scientificamente infondato ma anche molto ingenuo.\n<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n\t<strong>&sect; 2.2.<\/strong> La seconda incongruenza, pure questa grossolana, risiede nell&rsquo;idea che l&rsquo;imperialismo linguistico dell&rsquo;inglese determini &laquo;la rovinosa e ineluttabile declassazione della lingua a dialetto&raquo;. Niente di pi&ugrave; scorretto perch&eacute; <strong>tra lingua e dialetto non esiste alcun rapporto gerarchico<\/strong>: i dialetti, al pari delle lingue di minoranza e di altri casi ancora, sono a tutti gli effetti delle lingue dotate di un proprio sistema linguistico. Ci&ograve; che li distingue dalle lingue propriamente dette sono semmai ragioni paradossalmente non strettamente linguistiche, come il prestigio culturale di queste ultime, il fatto di essere riconosciute quali lingue ufficiali di una nazione, il carattere transnazionale del loro uso, ecc.\n<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n\t<strong>&sect; 2.3.<\/strong> Infine, Del Vecchio scrive: &laquo;Fonologia e grammatica, le parti pi&ugrave; strutturate e pi&ugrave; resistenti nel tempo all&rsquo;influenza della lingua straniera, nella maggior parte dei casi, si conservano pi&ugrave; del lessico. Ma quando questo nocciolo duro viene colpito, &egrave; la grammatica a scomparire per prima: si perdono le opposizioni essenziali che costituiscono gli aspetti pi&ugrave; specifici della fonologia. In campo morfologico si riducono fortemente le variazioni tra una forma e un&rsquo;altra. I glottocolonizzati non sempre sono consapevoli del ritmo vertiginoso al quale la lingua madre si disgrega&raquo;. Di fronte a tante perle in cos&igrave; poche righe, confesso di sentirmi disarmato ma, si sa, il parlare per sentenze fa di questi effetti. Mi resta solo la forza di chiedere a Del Vecchio su quali basi snocciola queste granitiche certezze, che ovviamente sostiene senza alcun dato, e, soprattutto, se pu&ograve; citarne le fonti.\n<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n\t&nbsp;\n<\/p>\n<p style=\"text-align: center\">\n\t<strong>3. Conclusione<\/strong>\n<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n\tMi sia concesso di chiudere con un invito alla responsabilit&agrave;: la libert&agrave; di espressione &egrave; sacra, tanto pi&ugrave; su un tema cruciale come la questione della lingua. La libert&agrave;, per&ograve;, va onorata e l&rsquo;unica maniera per onorarla &egrave; la responsabilit&agrave;. Tra la libert&agrave; di esprimirsi responsabilmente, vale a dire dopo essersi preparati seriamente e aver sottoposto a dura autocritica le proprie argomentazioni, e il parlare approssimativo, tanto pi&ugrave; apocalittico quanto pi&ugrave; infondato, ci passa in mezzo un oceano. Cerchiamo di attraversarlo. Nella giusta direzione possibilmente.\n<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n\t&nbsp;\n<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n\tD.D.R.\n<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n\t&nbsp;\n<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n\t&nbsp;\n<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n\t&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&nbsp; In osservanza al principio saussuriano per cui &laquo;il linguaggio &egrave; una cosa troppo importante perch&eacute; se ne occupino solo i linguisti&raquo;, che avevo gi&agrave; richiamato nell&rsquo;articolo Priapo, la mimetica, i cosmetici e le pecore: ovvero, la questione della lingua (http:\/\/www.appelloalpopolo.it\/?p=10455), rispondo alla replica di Luciano Del Vecchio (http:\/\/www.appelloalpopolo.it\/?p=10554), il quale, non afferrando la sostanza delle mie argomentazioni e non assumendo nemmeno uno dei dati emersi dalle analisi scientifiche e dalle ipotesi di studio fin&#46;&#46;&#46;<\/p>\n","protected":false},"author":35,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"jetpack_post_was_ever_published":false,"_jetpack_newsletter_access":"","_jetpack_dont_email_post_to_subs":false,"_jetpack_newsletter_tier_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paywalled_content":false,"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":true,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","enabled":false},"version":2}},"categories":[18,6],"tags":[3362,3244,3246,3248],"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_featured_media_url":"","jetpack_sharing_enabled":true,"jetpack_shortlink":"https:\/\/wp.me\/p7ZaJ4-2N6","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/10732"}],"collection":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/35"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=10732"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/10732\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=10732"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=10732"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=10732"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}