{"id":10760,"date":"2014-03-01T23:25:04","date_gmt":"2014-03-01T23:25:04","guid":{"rendered":"http:\/\/www.appelloalpopolo.it\/?p=10760"},"modified":"2014-03-01T23:25:04","modified_gmt":"2014-03-01T23:25:04","slug":"le-lingue-dei-vinti","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=10760","title":{"rendered":"Le lingue dei vinti"},"content":{"rendered":"<p>\n\tLe lingue dei vinti\n<\/p>\n<p>\n\t<span style=\"font-size: 10px\">di Luciano Del Vecchio<\/span>\n<\/p>\n<p>\n\t&nbsp;\n<\/p>\n<p>\n\tL&rsquo;estinzione linguistica &egrave; un processo di progressiva riduzione della competenza linguistica in un gruppo umano parlante una determinata lingua. Ovviamente &egrave; un fenomeno che non si esaurisce nel giro di un decennio o di qualche generazione, e si completa quando nessun parlante la lingua identitaria sopravvive nel gruppo umano considerato. Dalla fine della seconda guerra mondiale a oggi, nell&rsquo;arco di soli sei decenni, il numero delle lingue autoctone, parlate dalle popolazioni locali, in particolare nelle Americhe e in Australia, si &egrave; notevolmente ridotto con ritmi accelerati. Meno vistoso, invece, &egrave; tale processo in Europa, in Africa e in Asia. L&rsquo;estinzione, che pu&ograve; riguardare qualsiasi lingua, &egrave; stata studiata in passato, ma in particolare nel corso degli ultimi due secoli, da quando l&rsquo;interesse sistematico, relativamente recente, per le sorti delle lingue a rischio di estinzione ha indotto gli ambienti scientifici a rilevarlo, quantificarlo e misurarlo sul campo.\n<\/p>\n<p>\n\tNelle generalit&agrave; dei casi l&rsquo;estinzione &egrave; graduale, per cui non si considera qui quella radicale e improvvisa, non pi&ugrave; frequente, dovuta a catastrofi naturali che sterminano interi gruppi umani, o, ancor peggio, a violente imposizioni di regimi coloniali che comportarono la scomparsa degli idiomi parlati da gruppi demograficamente poco numerosi e stanziali. Nel caso dei dialetti la gradualit&agrave; della scomparsa &egrave; un fenomeno che molti italiani possono sperimentare, o aver sperimentato, da un punto di osservazione privilegiato che &egrave; la cerchia familiare, parentale o comunitaria, senza la necessit&agrave; di apprenderlo da ricerche scientifiche svolte su periodi secolari, ma di constatarlo gi&agrave; nel corso dei pochi decenni intercorsi tra l&rsquo;infanzia e la maturit&agrave;. Non che dei dialetti, ma negli ultimi anni un&rsquo;incipiente, lenta e costante riduzione d&rsquo;uso della lingua comincia a essere percepita anche in ambito scolastico e accademico.\n<\/p>\n<p>\n\tMeno appariscente e meno percepibile dagli individui &egrave; l&rsquo;estinzione graduale decisa e programmata a livelli istituzionali e massmediatici e di istituzioni educative. L&rsquo;industria delle comunicazioni e quella dello spettacolo solitamente avviano una sostituzione lenta e inavvertita del lessico di una lingua con quello di un&rsquo;altra, tramite condizionamento mentale; sembrano gareggiare quotidianamente nell&rsquo;applicare direttive di un unico disegno che, in un primo stadio, presenta la sostituzione lessicale come un semplice assestamento di bilinguismo,&nbsp;condizione di indubbia utilit&agrave; per una comunit&agrave; di parlanti. Ma, se in seguito una delle due lingue acquisite va a sostituire la lingua identitaria,&nbsp; questa &egrave; penalizzata e si estingue, secondo sviluppi che il linguista francese Claude Hag&egrave;ge ha descritto scientificamente nei suoi saggi e in particolare in &ldquo;Morte e rinascita delle lingue&rdquo;.\n<\/p>\n<p>\n\tQuesto processo di assimilazione, modifica e sostituzione lessicale, che non sempre &egrave; volontario ma forzato, viene imposto in proporzioni tali da trasformare una lingua, prima sovrana e maggioritaria, in una lingua minoritaria e regionale, o addirittura in dialetto, cio&egrave; in una lingua quasi esclusivamente orale, usata in situazioni linguistiche socialmente limitate ad ambiti ristretti di vita quotidiana. Quando i parlanti anziani trasmettono alla generazione successiva una lingua non pi&ugrave; sentita come fattore fondante l&rsquo;identit&agrave; del gruppo che essa esprime; o la trasmettono in modo parziale e priva di sufficiente competenza, anche la successiva massa parlante non usa pi&ugrave; la lingua madre per comunicare, se non con i membri anziani della generazione precedente. In questo nuovo stato di restrizione d&rsquo;uso la lingua pu&ograve; essere definita &ldquo;in via di estinzione&rdquo;. &Egrave; un processo molto lento, in cui l&rsquo;individuo padroneggia sempre meno le sottigliezze e le propriet&agrave; della lingua madre e sempre pi&ugrave; la circoscrive a esprimere soltanto contenuti affettivi, o poetici, o musicali. Quando poi i parlanti della lingua regionalizzata cominciano ad abbandonarla per motivi economici o utilitari, la via per la scomparsa &egrave; tracciata e, nei decenni successivi, pu&ograve; essere percorsa pi&ugrave; o meno velocemente a seconda del grado di autonomia politica, economica e culturale che il popolo parlante riesce a difendere e conservare. Da questo punto di vista le cause e i meccanismi che preannunciano la scomparsa di una lingua non sono molto diversi da quelli che comportano la perdita di sovranit&agrave; popolare e nazionale.\n<\/p>\n<p>\n\tLa lingua che, a torto o a ragione, i glottoconvertiti considerano pi&ugrave; utile e prestigiosa, soffoca la lingua originaria in un processo che, in spazi e tempi dilatati, gli stessi percepiscono come spontaneo, naturale, ineluttabile, imperativo, inarrestabile. Questa altra lingua viene proposta o esibita come veicolo di realt&agrave; e valori sentiti e considerati superiori e &ldquo;moderni&rdquo;. Nel caso dell&rsquo;inglese, lingua del monoteismo economico, i valori percepiti come superiori, fatali e ineluttabili, senza alternativa, sono quelli dell&rsquo;economia liberista, che non lascia concepire altri sistemi economici e produttivi al di fuori del suo; e nel contempo non utilizza altri idiomi se non quello che insegna, educa e induce ad accettare come ineludibili il mercato unico, l&rsquo;anarchia finanziaria e la concorrenza sfrenata&nbsp; a tutti i livelli.\n<\/p>\n<p>\n\tLinguicidio &egrave; parola solitamente non usata ed &egrave; anche un brutto neologismo, ma meritevole di maggiore attenzione perch&eacute; definisce un fenomeno che &egrave; proprio dei nostri tempi, sotto i nostri occhi, nella nostra storia: l&rsquo;estinzione linguistica voluta, decisa, programmata e imposta. Con questo carattere di intenzionalit&agrave; il fenomeno non esisteva nei secoli scorsi, almeno non fino all&rsquo;inizio dell&rsquo;era coloniale moderna, non fino a quando tra le cause e i mezzi per estinguere una lingua non erano ancora annoverate la decisione politica e gli apparati di controllo massmediatico.\n<\/p>\n<p>\n\tPer questo carattere di novit&agrave; il glottoimperialismo non &egrave; ancora avvertito e riconosciuto, si stenta a crederlo e a vederlo come disegno politico e come azione di guerra. Chi ne accenna rischierebbe la taccia di complottista, se non fosse che ad avviare il progetto glottoimperialista, a proclamarlo, attuarlo, finanziarlo, e continuamente rilanciarlo, sono stati esponenti politici anglo-americani di primo piano sulla scena politica e diplomatica internazionale, a partire dagli anni &rsquo;30 del secolo scorso fino ai giorni nostri.\n<\/p>\n<p>\n\tSu questo progetto, ormai indubbio e innegabile, si sono orientate le ricerche del linguista Robert Phillipson, docente presso il dipartimento di studi linguistici internazionali della Business School di Copenaghen. Lo studioso individua la lingua&nbsp; inglese non solo come fattore di imperialismo politico, economico e culturale, ma anche come strumento di espansione ideologica, secondo un metodo di analisi comparata che unisce linguistica, investigazione politico-sociologica e le teorie sulle relazioni tra&nbsp;linguaggio e&nbsp;potere, e tra gruppi dominanti e gruppi dominati. In breve, se non viene prima modificato l&rsquo;attuale profondo squilibrio di potenza politica a favore degli Stati Uniti, la vittoria del linguicidio a livello planetario &egrave; fatale.\n<\/p>\n<p>\n\tChe un piano siffatto possa realizzarsi o meno, &egrave; dato saperlo esaminando i casi delle molte lingue asiatiche e africane che si sono estinte dall&rsquo;inizio dell&rsquo;epoca coloniale ai nostri giorni. Non &egrave; dato saperlo se si realizzer&agrave; in pieno, o solo in parte, o per nulla &ndash; si auspica &#8211; in territori e tra popoli dove le lingue storiche godono di tutt&rsquo;altra stabilit&agrave;, di secolare tradizione scritta e parlata, e di maggior prestigio culturale rispetto alle lingue di altri continenti. Nello spazio europeo il progetto &egrave; strettamente legato alle sorti delle sovranit&agrave; politiche economiche e culturali dei popoli. Tutto sommato, impedire l&rsquo;estinzione di una lingua &egrave; un problema non risolvibile con soli strumenti linguistici, ma con l&rsquo;attuazione di politiche sovraniste in tutti settori della vita nazionale.\n<\/p>\n<p>\n\tNon sono spie rassicuranti l&rsquo;imposizione della lingua straniera nelle lezioni e nei corsi universitari, e la convergente proibizione di usare la lingua nazionale pena il rifiuto della borsa di studio o sussidio per lo studente renitente al corso anglofono. Anche nel campo delle ricerche e delle pubblicazioni scientifiche &egrave; gi&agrave; in atto da parecchi decenni in Europa l&rsquo;estinzione <strong>settoriale<\/strong> delle lingue. In crescendo discriminante &egrave; la glottopolitica dell&rsquo;Unione europea, che impone la lingua inglese nei concorsi pubblici ed esclude le altre lingue storiche nella redazione degli atti legislativi; lingue che dal trattato di Roma erano state dichiarate ufficiali come lingue di stati fondanti la comunit&agrave; europea, sono state escluse dalla produzione degli atti comunitari. Nell&rsquo;amministrazione, nelle accademie e universit&agrave;, nella scienza e nella scuola, domini sociolinguistici che possiamo definire &ldquo;alti&rdquo;, una lingua non serve soltanto come strumento di comunicazione corrente, informale, quotidiana, ma esprime contenuti diversificati e settorialmente specifici. In questi ambiti la lingua, quanto pi&ugrave; ampiamente viene usata, tanto pi&ugrave; gode di buona salute. Quando da questi ambiti i ceti dirigenti e le istituzioni autorevoli cominciano a escluderla, a non tutelarla con politiche adeguate, la lingua tende ad assottigliarsi, a deperire, a perdere forza, a svilirsi.\n<\/p>\n<p>\n\tIl dibattito sulle lingue in via di estinzione vede i linguisti che si oppongono alla loro scomparsa contrapporsi agli studiosi che non la ritengono un problema. Per i primi il linguicidio dovrebbe essere prevenuto e impedito perch&eacute; sulle lingue i ricercatori tracciano le capacit&agrave; e i limiti della mente; perch&eacute; le lingue tesaurizzano conoscenze di culture e sistemi naturali; perch&eacute; tutte le lingue, nessuna esclusa, sono indispensabili elementi di conoscenza per capire la storia dell&rsquo;uomo. Di contro, extralinguistiche, e perci&ograve; significative ed esplicite, sono le motivazioni dei linguisti favorevoli all&rsquo;estinzione. Essi ritengono che questa debba essere incoraggiata, &ldquo;per evitare <strong>costi economici<\/strong> di traduzione; perch&eacute; una societ&agrave; potrebbe <strong>risparmiare<\/strong> <strong>molto denaro<\/strong> progettando e pubblicizzando un <strong>prodotto<\/strong> in una sola lingua, e con un solo allegato illustrativo; perch&eacute; tutte le lingue dovrebbero lasciare il passo a una singola lingua globale, creando cos&igrave; la massima <strong>efficienza economica <\/strong>evitando addirittura tutti i <strong>costi<\/strong> associati alle differenze linguistiche&rdquo;. &Egrave; evidente che queste motivazioni di tenore economico e commerciale, espresse con schietta sincerit&agrave; da parte degli estinzionisti, sfatano e sbugiardano tutte quegli altri argomenti che caldeggiano l&rsquo;adozione della lingua unica internazionale (l&rsquo;inglese) giustificandola come una doverosa opera di giustizia, di eguaglianza, di democrazia, di solidariet&agrave;, di fratellanza tra popoli e nazioni, mondo unito e senza confini. Declamazioni nobili che nascondono l&rsquo;intenzione vera, quella ammessa dagli estinzionisti: unificare in conformit&agrave; agli interessi del mercato unico: interessi che vanno ad aggiungersi ai fattori di estinzione delle lingue, gli stessi in definitiva che minano la sovranit&agrave; e la democrazia dei popoli.\n<\/p>\n<p>\n\tCome la perdita della sovranit&agrave; popolare e nazionale non avviene dalla sera alla mattina, cos&igrave; anche la lingua di un popolo non si estingue nel giro di pochi giorni o di un decennio. Oggi &egrave; possibile, nel corso di tre o quattro generazioni, completare un progetto di estinzione linguistica. Rispetto al passato, in cui sia la modifica che la scomparsa di una lingua richiedeva diacronie plurisecolari, oggi, per via delle potenza dei mezzi comunicativi, di pressioni economiche e militari, di ricatti energetici, di trattati internazionali e attivit&agrave; diplomatiche monolingue, di migrazioni organizzate di masse, il processo glottocida pu&ograve; essere artificialmente accelerato. Oggi si pu&ograve; intervenire sui fattori determinanti non diversamente da come si interviene per modificare geneticamente organismi animali e vegetali; non diversamente da come si influenzano e si condizionano le abitudini e i comportamenti di milioni di individui su tutto il pianeta. Oggi si pu&ograve;. Cos&igrave; come speditamente si manipola &ndash; occorre provarlo? &#8211; la &ldquo;massa consumante&rdquo;, altrettanto agevole &egrave; l&rsquo;adulterazione linguistica continuativa nella massa parlante. Progettare l&rsquo;insignificanza e l&rsquo;irrilevanza politica e culturale di un idioma non &egrave; un problema. Chi dispone delle scuole, delle universit&agrave;, delle televisioni, del cinema, dell&rsquo;organizzazione della ricerca, pu&ograve; permettersi di aggredire, quando che sia, la lingua dei vinti, intervenendo su processi che erano ritenuti, e in passato lo erano, non manipolabili.\n<\/p>\n<p>\n\t&nbsp;Le numerose analisi e le approfondite ricerche della comunit&agrave; scientifica sulle cause, sulle modalit&agrave;, sulle tecniche e sui segnali di scomparsa delle lingue, sono meritevoli di essere interamente citate, ma lo spazio di un breve articolo non consente di esaurire la discussione su questo&nbsp;tema che richiederebbe ulteriori e pi&ugrave; estese riflessioni, e sul quale, pertanto, ci proponiamo di intervenire anche in futuro.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Le lingue dei vinti di Luciano Del Vecchio &nbsp; L&rsquo;estinzione linguistica &egrave; un processo di progressiva riduzione della competenza linguistica in un gruppo umano parlante una determinata lingua. 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