{"id":10936,"date":"2014-03-22T00:05:33","date_gmt":"2014-03-22T00:05:33","guid":{"rendered":"http:\/\/www.appelloalpopolo.it\/?p=10936"},"modified":"2014-03-22T00:05:33","modified_gmt":"2014-03-22T00:05:33","slug":"le-aziende-furbe","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=10936","title":{"rendered":"Le aziende &quot;furbe&quot;"},"content":{"rendered":"<p>\n\t&nbsp;\n<\/p>\n<p>\n\t&nbsp;\n<\/p>\n<p>\n\t<a href=\"http:\/\/www.appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2014\/03\/industria-mobili.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" alt=\"industria mobili\" class=\"alignnone size-full wp-image-10937\" height=\"132\" src=\"http:\/\/www.appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2014\/03\/industria-mobili.jpg\" width=\"176\" \/><\/a>\n<\/p>\n<p>\t<span>In queste ultime settimane ho avuto modo di parlare con qualche direttore commerciale in visita ai punti vendita in occasione dei loro giri periodici.&nbsp;<\/span><br \/>\n\t<span>Approfittando della loro loquacit&agrave; li ho interrogati a fondo per cap<\/span><span class=\"text_exposed_show\">ire un po&rsquo; di pi&ugrave; di come le nostre aziende mobiliere (ma non solo) cercano di sopravvivere alla crisi.<\/p>\n<p>\tIl mio settore &egrave; l&rsquo;arredamento per interni da due generazioni. Le aziende che mi forniscono merce sono italiane, di dimensioni medio-piccole, con personale locale e si rivolgono esclusivamente al disastrato mercato interno.&nbsp;<\/p>\n<p>\tIl polso del commercio al dettaglio &egrave; debolissimo ed ho scritto in proposito tantissime volte. Qualsiasi attivit&agrave; tradizionale, di qualsiasi settore NON monopolista (esclusa la grande distribuzione multinazionale di alimentari) accusa forti perdite. A partire dal 2008 i fatturati sono scesi dal 50% e anche molto di pi&ugrave;. Potrei farvi esempi infiniti. A partire dalla mia piccola attivit&agrave; o dai negozi che ogni giorno troviamo chiusi.<br \/>\n\tQuella che cerco di fare oggi &egrave; un&rsquo;analisi sulle aziende che vendono ai commercianti i cosiddetti beni durevoli.&nbsp;<\/p>\n<p>\tPrimo caso: Fabbrica di materassi di primaria importanza nazionale con un centinaio di dipendenti.<br \/>\n\tdomanda: il mio negozio ha avuto un calo del 65% dal 2006 ad oggi. Voi che calo accusate dal 2008 ad oggi?<br \/>\n\trisposta: Circa il 20%<br \/>\n\td. Solo?&nbsp;<br \/>\n\tr. Si, poich&eacute; abbiamo aumentato lo standard qualitativo, spingendo soprattutto prodotti di fascia medio-alta. Se dovessimo ragionare in termini di pezzi prodotti siamo oltre il -60%. I prodotti di fascia bassa non conviene pi&ugrave; produrli. Il margine &egrave; troppo basso.<br \/>\n\td. Avete licenziato?<br \/>\n\tr. Al momento sono stati licenziati solo pochi personaggi &ldquo;scomodi&rdquo;. Abbiamo utilizzato la cassa integrazione straordinaria, quella a lunga durata. Siamo coperti sino al 2018. Facciamo meno della met&agrave; delle ore che lavoravamo prima del 2008. In pratica, abbiamo diluito il monte ore lavorative, appoggiando allo Stato parte dei costi. Lavoriamo 3 giorni pieni per settimana.<br \/>\n\td. Quindi state lavorando quasi esclusivamente su prodotti a maggior margine aggiunto (costano di pi&ugrave;), producendo un numero di pezzi inferiore al 60% e che di conseguenza richiedono meno della met&agrave; delle maestranze. Lavorate 20\/22 ore a settimana e il resto lo paga il governo, limitando in questo modo le perdite di fatturato ad un modesto 20%. Ho capito bene?<br \/>\n\tr. Si, &egrave; cos&igrave;. E c&rsquo;&egrave; di pi&ugrave;. Le perdite reali sono molto inferiori, forse, a ben guardare, potrebbero essere addirittura un attivo.&nbsp;<br \/>\n\td. Non capisco. Si spieghi meglio.<br \/>\n\tr. &Egrave; come se avessimo tutti i dipendenti a part-time. Sia come compenso che come contributi. Stiamo risparmiando notevolmente sui costi di gestione, poich&eacute; le linee di produzione restano chiuse luned&igrave;, venerd&igrave; e sabato. Gli straordinari, da sempre sconvenienti per l&rsquo;azienda, che una volta eravamo costretti a fare, non si fanno pi&ugrave;. Anche il commerciale, con una turnazione particolare che non lo lascia mai chiuso in ore d&rsquo;ufficio, ha dovuto adeguarsi. Le sole tasse, purtroppo, restano uguali.<br \/>\n\td. il nero lo fate ancora?<br \/>\n\tr. Lo si fa, pochissimo, solo a clienti di una certa importanza strategica che rompono per averlo. Non vi &egrave; pi&ugrave; alcuna necessit&agrave; di fare un 30% di nero quando dopo non hai spese da scaricare. Con la tassazione che abbiamo non ha senso. Rischieresti di pagare molto di pi&ugrave; per l&rsquo;adeguamento, in pratica obbligatorio, agli studi di settore. Quello che risparmi, peraltro rischiando, lo pagheresti comunque. Oggi siamo scesi al 8\/10%.<br \/>\n\td. Pensa che all&rsquo;Italia convenga l&rsquo;euro?<br \/>\n\tr. A queste condizioni meglio avere l&rsquo;euro. A noi il mercato estero non interessa.<br \/>\n\td. Appunto! Non interessandovi l&rsquo;export a voi non cambierebbe nulla.<br \/>\n\tr. Bhe, non &egrave; proprio cos&igrave; &hellip; noi compriamo parecchia materia prima fuori nazione. Una moneta stabile e forte ci fa comodo. Basta sapersi adattare e sfruttare al meglio le leggi.<br \/>\n\td. Se le cose continuassero a peggiorare e se lo Stato decidesse di fermare la cassa integrazione a lungo termine cosa fareste?&nbsp;<br \/>\n\tr. Dovremmo licenziare il 50\/60% dei dipendenti ma poi non riusciremmo a far funzionare l&rsquo;azienda. Da qui la decisione di lavorare taluni giorni della settimana. Diversamente saremmo costretti a delocalizzare o a chiudere, facendo la fine di molte altre fabbriche italiane.<br \/>\n\td. Quindi, sareste incapaci di produrre con il 50% dei dipendenti in meno?<br \/>\n\tr. ESATTO!<\/p>\n<p>\tSecondo caso: fabbrica di sedie e tavoli di importanza relativa con 35\/40 dipendenti.<br \/>\n\tPi&ugrave; o meno le stesse cose di sopra:<br \/>\n\tcalo fatturato -25%<br \/>\n\tda 1000 sedie a settimana a 300 (-70% di pezzi prodotti)<br \/>\n\tproduzione spostata verso i prodotti di costo maggiore e contraffazione commerciale, importando direttamente prodotti (metallo e vetro) dalla Cina e cambiando gli imballaggi. (questo, chiaramente non me l&rsquo;ha detto, ma lo so da me per certo).<br \/>\n\tNero solo su quanto prodotto direttamente (circa 10% del totale)<br \/>\n\tFabbrica aperta marted&igrave;, mercoled&igrave; e gioved&igrave; mattina.<br \/>\n\tSull&rsquo;euro non mi ha risposto: non ne sapeva abbastanza.<\/p>\n<p>\tPotrei andare avanti con un&rsquo;azienda di cucine da 400 dipendenti e con altre ancora.&nbsp;<br \/>\n\tIl panorama &egrave; pressoch&eacute; identico. Quasi tutti i miei fornitori abituali stanno lavorando 3 gg la settimana.<\/p>\n<p>\tAdesso voglio parlarvi della Indesit di Fabriano, dove si producono forni e piani di cottura (freddo e lavaggio sono stati spostati quasi completamente in Polonia).<br \/>\n\tNumeri del tg1 economia del 10\/03\/2014.<br \/>\n\tPezzi prodotti oggi: circa 3 milioni\/anno; pezzi prodotti ante-crisi: 4,2 milioni (-29%);<br \/>\n\tl&rsquo;azienda ha attuato la cassa straordinaria a lunga durata (scadenza 2019), ha fatto contratti di solidariet&agrave; accettati dalle parti (meno ore lavorative per tutti), puntando sull&rsquo;innovazione tecnologica e su prodotti di gamma medio-alta per compensare tramite maggior margine aggiunto il milione di pezzi in meno prodotti l&rsquo;anno.<\/p>\n<p>\tPer concludere: se gli ammortizzatori sul lavoro finissero dall&rsquo;oggi al domani i 3\/4 delle aziende che ancora producono chiuderebbero entro 6 mesi, poich&eacute; se LICENZIASSERO la met&agrave; dei dipendenti NON POTREBBERO PIU&rsquo; PRODURRE NULLA. Se hai bisogno di 50 persone su 50 macchine diverse NON puoi averne solo 25!!!!!<\/p>\n<p>\tIl desiderio di CONFINDUSTRIA &egrave; quello di abbassare il cuneo fiscale ma SOPRATTUTTO pagare di meno i LAVORATORI. A loro, come ai renditieri, ai boiardi di stato, ai manager e all&#039;alta finanza, della sovranit&agrave; perduta, di uscire dalla UE e dall&rsquo;euro NON frega ASSOLUTAMENTE nulla. Anzi, ci andrebbero a perdere nettamente. Per loro, questo &egrave; il MIGLIOR mondo possibile.<\/p>\n<p>\tTanto, alla fine, gli ammortizzatori sociali li paga Pantalone.<\/p>\n<p>\tLa perdita reale di guadagni degli industriali che sono riusciti a paracularsi, nei modi descritti e per legge consentiti, resta marginale. Ed &egrave; per questo motivo che NON vogliono uscire dall&rsquo;euro. A loro, l&rsquo;euro CONVIENE.&nbsp;<\/p>\n<p>\tE a noi, CONVIENE?<\/p>\n<p>\tUna Nazione come l&#039;Italia, QUINTA potenza industriale negli anni &#039;80, governata negli ultimi 35 anni da politici che hanno curato i loro personalissimi interessi, spinti ed assecondati da decine di potenti lobby che hanno inseguito ognuno il proprio &quot;particulare&quot; si &egrave; completamente disgregata e sta naufragando miseramente.<\/p>\n<p>\tRoberto Nardella, ARS Puglia<\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&nbsp; &nbsp; In queste ultime settimane ho avuto modo di parlare con qualche direttore commerciale in visita ai punti vendita in occasione dei loro giri periodici.&nbsp; Approfittando della loro loquacit&agrave; li ho interrogati a fondo per capire un po&rsquo; di pi&ugrave; di come le nostre aziende mobiliere (ma non solo) cercano di sopravvivere alla crisi. Il mio settore &egrave; l&rsquo;arredamento per interni da due generazioni. 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