{"id":11160,"date":"2014-04-26T07:29:15","date_gmt":"2014-04-26T07:29:15","guid":{"rendered":"http:\/\/www.appelloalpopolo.it\/?p=11160"},"modified":"2014-04-26T07:29:15","modified_gmt":"2014-04-26T07:29:15","slug":"le-diseguaglianze-doganali-nel-mercato-unico-ue","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=11160","title":{"rendered":"Le diseguaglianze doganali nel mercato unico UE"},"content":{"rendered":"<p>Abbiamo pi\u00f9 volte sottolineato come il mercato unico europeo non sia quel luogo idilliaco e equanime per gli Stati e le loro aziende come viene dipinto da molti. Non lo \u00e8 dal punto di vista economico, sociale e legislativo. E tantomeno lo \u00e8 dal punto di vista doganale e delle operazioni commerciali che ne derivano. Anche in tale ambito vige la pi\u00f9 spietata concorrenza tra Enti Doganali, nonostante la convergenza che i Regolamenti Comunitari hanno attuato riguardo le Autorit\u00e0 Doganali dei vari Stati ed i loro funzionamenti.<br \/>\nIn base all\u2019integrazione doganale sancita dal Codice Doganale Comunitario ( Reg.CEE 2913\/92 ) e dal Regolamento Comunitario di Attuazione ( Reg.CEE 2454\/93 ) le dogane dei paesi partecipanti dovrebbero lavorare di concerto per gestire le merci in transito presso i confini comunitari.<br \/>\nIn maniera alquanto sbrigativa e superficiale ( l\u2019argomento potr\u00e0 essere approfondito in articoli successivi ) possiamo dire che attualmente le Autorit\u00e0 Doganali Comunitarie si occupano principalmente di assicurare la corretta applicazione dei regolamenti di cui sopra mantenendo un profilo esecutivo istituzionalmente basso e defilato. Questo per non inficiare i tempi e le dinamiche delle operazioni commerciali.<br \/>\nLe principali attivit\u00e0 delle Dogane risultano essere la riscossione dei dazi ( maggiore voce di bilancio della UE ) e le pratiche sanzionatorie riguardo ad attivit\u00e0 di import illecite o non regolamentari, subordinate, peraltro, ad un iter basato su ricorsi e revisioni apertamente a favore delle aziende coinvolte nell\u2019operazione. Praticamente nulla \u00e8 disciplinato per le pratiche di export se non il mero controllo normativo.<br \/>\nIn questo contesto legislativo, vengono ad evidenziarsi delle incongruenze di gestione doganale tra i vari paesi che coinvolgono il settore dei trasporti, della logistica e delle operazioni doganali.<br \/>\nNel caso delle esportazioni, l\u2019art.161 del Codice Doganale prevede che le operazioni doganali debbano essere effettuate presso la dogana dove risiede l\u2019azienda esportatrice, ovvero dove le merci vengono imballate e caricate. La maggior parte delle aziende italiane per\u00f2 vendono i propri prodotti \u201cfranco fabbrica\u201d per problemi legati ai costi di trasporto interni. Questo permette al committente di decidere il mezzo di trasporto ed il suo instradamento, ed a chi affidare le operazioni doganali. Ne consegue che le Dogane Estere, ammettendo l\u2019emissione di bollette doganali in altro paese comunitario, possono sdoganere fisicamente la merce presso i loro spazi, facendo acquisire gli introiti della movimentazione delle merci, della logistica alle aziende del proprio paese. A danno delle aziende italiane del settore. Trattandosi di una disposizione comunitaria, l\u2019Amministrazione doganale italiana non pu\u00f2 opporsi se non tentando di sensibilizzare le Dogane Estere, ma ovviamente il regime di concorrenza non prevede tali concessioni.<br \/>\nPer quanto invece riguarda le importazioni la cosa viene aggravata dal sistema IVA nazionale che obbliga gli operatori al versamento dell\u2019imposta anche se gli stessi sono a credito. A parte le compensazioni che si possono effettuare, gli operatori hanno, come minimo, un inutile costo per esborso finanziario, quindi vengono spinti ad immettere le merci nel territorio comunitario in altro paese UE, evitando cos\u00ec di anticipare l\u2019imposta. Per difendersi le aziende, sfruttando al massimo le agevolazioni concesse dalla legge comunitaria, avevano applicato l\u2019istituto del \u201cdeposito IVA\u201d con il quale poter annotare l\u2019Iva in carico e scarico senza doverla esborsare, ricominciando quindi ad utilizzare le dogane italiane.<br \/>\nL\u2019Autorit\u00e0 Doganale Italiana ha messo per\u00f2 in discussione l\u2019utilizzo di questo istituto ricorrendo a chiarimenti spesso contrastanti e a sentenze mai univocamente risolte. Questa precaria situazione giuridica ha costretto le aziende a rinunciare al \u201cdeposito Iva\u201d ritornando a sdoganare in altro paese comunitario.<br \/>\nUn ulteriore criticit\u00e0 va ricercata nel livello quantitativo dei controlli casuali che, in alcuni stati membri, \u00e8 ridottissimo se non inesistente. E\u2019 indubbio che un cos\u00ec elevato divario quantitativo di controlli \u201cconsigli\u201d gli operatori sulla scelta del luogo di sdoganamento ai fini del contenimento dei costi della logistica.<br \/>\nE innegabile che la situazione descritta favorisce forme pi\u00f9 o meno evidenti di concorrenza sleale tra Stati membri, a vantaggio di quelli che, prescelti per il livello particolarmente basso di controlli, verrebbero a beneficiare di tutte quelle attivit\u00e0 indotte, con positive ricadute in termini di occupazione, oltre ad incamerare il 25% a titolo di spese di riscossione delle risorse proprie tradizionali.<br \/>\nIl risultato \u00e8 una disomogeneit\u00e0 comunitaria di gestione del mercato dell\u2019import\/export. Disomogeneit\u00e0 che va a tutto vantaggio di quei Paesi che, gestendo un\u2019economia senza vincoli di bilancio e di utilizzo della tassazione come mezzo di finanziamento, possono permettersi una blanda applicazione delle regole comunitarie per incentivare la propria produttivit\u00e0 nell\u2019ambito doganale.<br \/>\nIn ultimo, questa diseguaglianza doganale pone seri problemi nell\u2019analizzare correttamente i flussi commerciali dei paesi membri. E\u2019 conosciuto come \u201cEffetto Rotterdam e Anversa\u201d e identifica un fenomeno per il quale una sempre pi\u00f9 rilevante quantit\u00e0 di merci sbarca nei porti olandesi e belgi, registrata come import dell&#8217;Olanda e del Belgio e successivamente come vendita da questi Paesi verso i mercati europei di destinazione finale, bench\u00e9 si tratti nella quasi totalit\u00e0 dei casi di un mero transito. Molto import di Olanda e Belgio \u00e8 a tutti gli effetti import della Germania, cos\u00ec come molta vendita dell&#8217;Olanda e del Belgio verso la Germania non \u00e8 un vendita intra-Ue bens\u00ec un puro passaggio di importazioni tedesche da Paesi extra-Ue nei porti olandesi e belgi.<br \/>\nEvidenti dinamiche doganali distorsive che falsano le statistiche commerciali con i quali paesi forti giustificano azioni coercitive ai danni dei paesi periferici, per aumentare la propria egemonia politica ed economica sul mercato europeo.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Abbiamo pi\u00f9 volte sottolineato come il mercato unico europeo non sia quel luogo idilliaco e equanime per gli Stati e le loro aziende come viene dipinto da molti. Non lo \u00e8 dal punto di vista economico, sociale e legislativo. E tantomeno lo \u00e8 dal punto di vista doganale e delle operazioni commerciali che ne derivano. 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