{"id":11354,"date":"2014-05-29T04:47:47","date_gmt":"2014-05-29T04:47:47","guid":{"rendered":"http:\/\/www.appelloalpopolo.it\/?p=11354"},"modified":"2014-05-29T04:47:47","modified_gmt":"2014-05-29T04:47:47","slug":"la-cultura-italiana-contemporanea-e-la-questione-nazionale","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=11354","title":{"rendered":"La cultura italiana contemporanea e la questione nazionale"},"content":{"rendered":"<p align=\"JUSTIFY\" style=\"margin-bottom: 0cm\">\n\t<span style=\"font-family:georgia,serif\">Nel primo scorcio del XXI secolo la massima parte degli intellettuali italiani non riconosce l&#039;esistenza di una questione nazionale. Non vede il problema della subalternit&agrave; politico-economica, culturale e addirittura psicologica del paese nei confronti del grande capitale e degli Stati Uniti, ma anche della <i>longa manus <\/i>di entrambi che &egrave; l&#039;Unione Europea. In altri termini, ignora lo snodo cruciale della <i>sovranit&agrave;<\/i> in ogni accezione del termine.<\/span>\n<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\" style=\"margin-bottom: 0cm\">\n\t<span style=\"font-family:georgia,serif\">Una delle cause di questa cecit&agrave; sta nella formazione degli intellettuali tardonovecenteschi in cui la parola <i>patria<\/i> &egrave; stata messa al bando, come ha riconosciuto Massimo Cacciari, che infatti preferisce parlare di una &quot;matria&quot; puramente linguistica e dunque asettica, disincarnata. Ma &egrave; anche vero che a distanza di quasi cinquant&#039;anni rimane ancora tangibile l&#039;influsso della controcultura sessantottina, con la tipica celebrazione del nomadismo e il suo rifiuto della tradizione. Dopo il crollo del Muro di Berlino l&#039;antitradizionalismo e l&#039;internazionalismo professati dai contestatori e dai loro epigoni hanno trovato una nuova sistemazione in seno all&#039;ideologia &quot;imperiale&quot; dello sradicamento e della deterritorializzazione.<\/span>\n<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\" style=\"margin-bottom: 0cm\">\n\t<span style=\"font-family:georgia,serif\">A completare il quadro si aggiunge il riaffiorare della vocazione cosmopolita dell&#039;intellettuale italiano, che Gramsci faceva risalire al Medioevo cristiano ma considerava esaurita nel Settecento. Il 2 luglio 2013 a Strasburgo il presidente del Parlamento europeo Martin Schulz ha ricevuto il pi&ugrave; grande fra i nostri scrittori viventi, Antonio Moresco, ex-seminarista e poi militante della sinistra extraparlamentare negli anni Settanta, che giungeva a piedi dall&#039;Italia dopo aver percorso 1200 chilometri in circa quaranta giorni.<\/span>\n<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\" style=\"margin-bottom: 0cm\">\n\t<span style=\"font-family:georgia,serif\">Il pellegrinaggio laico si proponeva di testimoniare il sogno di un&#039;altra Europa, di &quot;un nuovo continente sperimentale&quot; che non sia quello plasmato dalle lobby economiche: sembra la posizione di Toni Negri e simili. In un registro alto e profetico di solito assente nei proclami della sinistra radicale europeista (quella chiamata a raccolta da Spinelli e Tsipras) Moresco sostiene che la sua impresa &egrave; stata dettata da una &quot;misteriosa follia&quot;, cio&egrave; da un impulso non razionale, circonfuso dell&#039;alone di un&#039;indiscutibilit&agrave; soprannaturale.<\/span>\n<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\" style=\"margin-bottom: 0cm\">\n\t<span style=\"font-family:georgia,serif\">Ha ragione Moresco: soltanto un folle, o un kamikaze, o un (sia pure secolarizzato) eremita all&#039;acme dell&#039;estasi autosacrificale pu&ograve; pensare che un&#039;altra Europa sar&agrave; mai possibile senza un lungo periodo di rimescolamenti etnici interni e di gestazione di una lingua comune. Perci&ograve;, pi&ugrave; dell&#039;incontro con Schulz, il momento della verit&agrave;, l&#039;evento che riassume allegoricamente il significato del pellegrinaggio, &egrave; stato in realt&agrave; un altro.<\/span>\n<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\" style=\"margin-bottom: 0cm\">\n\t<span style=\"font-family:georgia,serif\">Questo: &quot;Prima di lasciare Strasburgo&quot;, narra Moresco riflettendo sulla sua impresa, &quot;sono andato con alcuni amici a Colmar a vedere la pala di Gr&uuml;newald, che non avevo mai visto direttamente con i miei occhi. La portentosa crocefissione, il legno storto della croce contenuto appena nella cornice, la grande bestia divina macellata, le donne tese e incurvate come archi, le mani deformate, gli artigli, l&rsquo;allucinante splendore alieno della Resurrezione, la Madonna con la testa cinta da una corona di fuoco e il coro di angeli al quale si &egrave; unito il demonio, l&rsquo;angelo tenebroso dell&rsquo;Annunciazione e una Madonna con le labbra intensamente rosse e la faccia greve da donna tedesca vissuta e forse sazia di cibo e ubriaca, l&rsquo;altra Madonna con il bambino e il suo pitale di fronte a un paesaggio cosmico, le tentazioni di sant&rsquo;Antonio trascinato a terra per i capelli e col volto attraversato da un sorriso ebete&hellip;&quot;<\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Nel primo scorcio del XXI secolo la massima parte degli intellettuali italiani non riconosce l&#039;esistenza di una questione nazionale. 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