{"id":1144,"date":"2010-01-29T09:14:18","date_gmt":"2010-01-29T08:14:18","guid":{"rendered":"http:\/\/www.appelloalpopolo.it\/?p=1144"},"modified":"2010-01-29T09:14:18","modified_gmt":"2010-01-29T08:14:18","slug":"ben-scavato-vecchio-karl","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=1144","title":{"rendered":"Ben scavato vecchio Karl"},"content":{"rendered":"<p>di <strong>Gianni Vattimo <\/strong>Fonte <a href=\"http:\/\/www.giannivattimo.blogspot.com\">giannivattimo<\/a><\/p>\n<p>pubblicato su La Stampa &#8211; Tutto libri di sabato 23 gennaio 2010<\/p>\n<p>Ricordate la battuta di qualche anno, o decennio, fa: &laquo;Dio &egrave; morto, Marx &egrave; morto, e anch&#39;io non mi sento troppo bene&raquo;? Ebbene forse possiamo cancellarla definitivamente. Dio se la cava ancora egregiamente, nonostante i dubbi alimentati dalle condotte scandalose dei suoi ufficiali rappresentanti in terra; e Marx &egrave; ormai largamente risuscitato per merito del palese fallimento del suo nemico storico, il capitalismo occidentale, salvato solo dalle misure &laquo;socialiste&raquo; dei governi liberali dell&#39;Occidente.<\/p>\n<p>Ad annunciare con freschezza (e audacia) giovanile il ritorno di Marx &egrave; uno studioso torinese emigrato temporaneamente al San Raffaele di Milano, dottorando sotto la saggia guida di Giovanni Reale, un accademico non uso a coltivare giovani ingegni sovversivi. <em>Bentornato Marx !,<\/em> con il punto esclamativo, &egrave; il titolo dell&#39;affascinante libro di Diego Fusaro uscito presso Bompiani (pp. 374, e 11,50). Il libro ha il difetto di portare una dedica al sottoscritto, che ha avuto la ventura di essere tra i professori torinesi presso i quali ha studiato l&#39;autore. Ma ne posso parlare senza pudore perch&eacute;, a parte l&#39;affettuosa dedica, di mio nel libro non c&#39;&egrave; niente, credo nemmeno una citazione; il che pu&ograve; ben valere come garanzia: sia della seriet&agrave; del lavoro, sia dell&#39;assenza di qualunque conflitto di interesse in questa recensione.<\/p>\n<p>Anzitutto, ci voleva la passione e il coraggio di uno studioso giovane per affrontare l&#39;impresa di una ripresentazione complessiva del pensiero di Marx; non tanto perch&eacute; ancora agli occhi di molti Marx sembra essere un argomento tab&ugrave;. Ma soprattutto perch&eacute; bisognava fare i conti con una bibliografia sterminata di studi critici, di interpretazioni anche politicamente contrastanti, senza metterli semplicemente da parte come se fosse possibile tornare al &laquo;vero Marx&raquo; saltando la storia della fortuna e sfortuna dei suoi testi; e senza, d&#39;altra parte, farsi travolgere dalle discussioni tra gli interpreti, producendo un ennesimo studio in cui Marx risulta oscurato da uno dei tanti ritratti che pretendono di rappresentarlo. <\/p>\n<p>\tFusaro &egrave; riuscito egregiamente a evitare i due rischi, e ha raccontato con chiarezza e vivacit&agrave; vita e dottrina di Marx prendendo anche francamente posizione su tante questioni interpretative presenti nella vasta letteratura che cita e discute nelle note. Uno dei temi ricorrenti nel libro &egrave; quello del rapporto tra Marx e il marxismo. Ma, dice Fusaro, l&#39;opera di Marx &egrave; stata sempre un cantiere aperto &#8211; anche il Capitale &egrave; un libro incompiuto; e pretendere di cercare una verit&agrave; originaria di Marx &egrave; sempre stata solo la tentazione dei dogmatismi che hanno creduto di richiamarvisi anche in connessione con politiche di dominio. <\/p>\n<p>\tDogmatismo &egrave; anche parlare di un socialismo &laquo;scientifico&raquo;, ovviamente. Un vasto settore del marxismo novecentesco &egrave; stato dominato (si pensa ad Althusser) dall&#39;idea che Marx sia stato anzitutto uno scienziato della societ&agrave;: proprio Althusser insisteva sulla &laquo;rottura epistemologica&raquo; che separerebbe il Marx giovane (i famosi Manoscritti economico-filosofici del 1844) dal Marx del Capitale, analista obiettivo della societ&agrave; dello sfruttamento e dell&#39;alienazione. <\/p>\n<p>\tFusaro, del resto con l&#39;appoggio di molti studi recenti, mostra che neanche l&#39;analisi obiettiva delle strutture del capitalismo condotta nel Capitale sarebbe possibile senza l&#39;operare, nello spirito di Marx, di un costante proposito normativo. Il termine &laquo;critica&raquo; che ricorre cos&igrave; spesso nei titoli dei suoi scritti &#8211; dalla Critica della filosofia del diritto di Hegel fino allo stesso Capitale che &egrave; sottotitolato &laquo;Critica dell&#39;economia politica&raquo;, ha sempre avuto per lui il duplice significato: analisi di un oggetto per determinarne il significato e valore, e smascheramento e denuncia di errori e mistificazioni. <\/p>\n<p>\tPer questo Marx merita la qualifica di pensatore &laquo;futurocentrico&raquo;; per il quale la filosofia non deve limitarsi a descrivere (o addirittura, a contemplare) il mondo, ma deve trasformarlo (come dice la famosa undicesima delle Tesi su Feuerbach). A quella che Gramsci definir&agrave; la &laquo;filosofia della prassi&raquo; Marx giunge partendo da posizioni che condivide con i &laquo;giovani hegeliani&raquo;, discepoli di Hegel che radicalizzavano in senso rivoluzionario le tesi del maestro, ma sempre mantenendosi nell&#39;ambito di una critica teorica degli errori: cos&igrave;, la religione veniva smascherata come proiezione del desiderio di perfezione dell&#39;uomo, ma tutto si limitava a sostituirvi un atteggiamento mentale filosofico. <\/p>\n<p>\tVia via che, anche come giornalista della Gazzetta Renana, Marx acquista conoscenza concreta delle condizioni di sfruttamento in cui vivono i salariati della sua epoca, le posizioni di critica filosofica dei giovani hegeliani gli appaiono sempre pi&ugrave; insufficienti: se l&#39;uomo proietta in Dio una immagine di perfezione e felicit&agrave; che non pu&ograve; avere, non basta spiegargli questo meccanismo alienante; bisogna modificare le condizioni di miseria e di infelicit&agrave; in cui di fatto vive. Questo in fondo &egrave; il significato fondamentale del materialismo storico, che come lo spettro del comunismo ha tanto spaventato le borghesie di tutto il mondo.<\/p>\n<p>\tIl Manifesto del Partito comunista, scritto nel 1848, &egrave; un lavoro &laquo;su commissione&raquo;, Marx e Engels lo scrivono per mandato dalla Lega dei comunisti che si riunisce a congresso nel 1847, mentre nel 1864 parteciperanno alla fondazione della Associazione internazionale dei lavoratori, poi passata alla storia come la Prima Internazionale. Anche se da &laquo;giovane hegeliano&raquo; ha aspirato alla carriera accademica, Marx &egrave; ormai un attivista politico, anche la grande impresa scientifica del Capitale nasce in questo clima. <\/p>\n<p>\tMa: critica e azione politica in nome di che? Marx, nonostante le apparenze e le opinioni di tanti suoi interpreti, &egrave; un &laquo;filosofo della storia&raquo;, eredita da Hegel, rovesciandone il senso puramente idealistico, una prospettiva finalistica (una traccia secolarizzata di religiosit&agrave;): non che ci &laquo;sia&raquo; un senso dato della storia, ma certo l&#39;uomo lo pu&ograve; creare se si progetta in un tale orizzonte. La descrizione scientifica del capitalismo ha solo senso in questa prospettiva emancipativa. Che nonostante il &laquo;sonno della ragione&raquo; mediatico-televisivo in cui siamo caduti, ha ancora, e di nuovo, la capacit&agrave; di svegliare anche noi: davvero, bentornato Marx!<\/p>\n<p>\t&nbsp;<br \/>\n\t&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Gianni Vattimo Fonte giannivattimo pubblicato su La Stampa &#8211; Tutto libri di sabato 23 gennaio 2010 Ricordate la battuta di qualche anno, o decennio, fa: &laquo;Dio &egrave; morto, Marx &egrave; morto, e anch&#39;io non mi sento troppo bene&raquo;? Ebbene forse possiamo cancellarla definitivamente. 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