{"id":11478,"date":"2014-06-06T06:52:59","date_gmt":"2014-06-06T06:52:59","guid":{"rendered":"http:\/\/www.appelloalpopolo.it\/?p=11478"},"modified":"2014-06-06T06:52:59","modified_gmt":"2014-06-06T06:52:59","slug":"amici-del-futuro-jean-claude-michea","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=11478","title":{"rendered":"Amici del futuro: Jean-Claude Mich\u00e9a."},"content":{"rendered":"<p>\n\t<br \/>\n\tJ.C. Mich&eacute;a, <em>Il vicolo cieco dell&#39;economia<\/em>, El&egrave;uthera\n<\/p>\n<p>\n\t<br \/>\n\t&Egrave; bello scoprire di non essere soli nell&#39;universo. Solo da poco ho avuto occasione di leggere questo piccolo libro del filosofo francese Mich&eacute;a, uscito in Francia nel 2002 e in Italia nel 2004, e vi ho trovato una serie di riflessioni in forte assonanza con quanto Bontempelli ed io abbiamo elaborato negli ultimi anni. Il fatto che autori diversi arrivino in maniera del tutto indipendente a conclusioni simili &egrave; un buon indizio del fatto che certi concetti stanno facendosi strada.<br \/>\n\tIl punto di partenza di Mich&eacute;a &egrave; la necessit&agrave; di una critica radicale della nostra organizzazione sociale, le cui contraddizioni sono evidenti negli stessi discorsi ideologici ufficiali. Infatti l&#39;apparato ideologico dominante ci presenta contemporaneamente queste due &ldquo;narrazioni&rdquo;: da una parte lo sviluppo tecnologico e scientifico ci offre ogni giorno nuovi progressi e nuove potenzialit&agrave;, promettendo a breve l&#39;avvento di un mondo in cui l&#39;umanit&agrave; realizzer&agrave; i suoi sogni secolari, e anche i sogni che non aveva mai sognato; dall&#39;altra parte, appena si arriva alle &ldquo;cose concrete&rdquo;, il discorso dominante cambia di colpo e ci viene ricordato che abbiamo vissuto finora al di sopra dei nostri mezzi, che occorre rinunciare a diritti che si erano creduti acquisiti, che un lavoro stabile, una pensione dignitosa, cure mediche e istruzione universali sono ormai privilegi in contrasto con le leggi dell&#39;economia. Come osserva Mich&eacute;a,\n<\/p>\n<p>\n\t&ldquo;suppongo non sia necessario avere un carattere particolarmente ombroso o incontentabile per arrivare alla conclusione che un sistema sociale che ha bisogno di favole di questo genere per legittimare le proprie modalit&agrave; di funzionamento reali sia ingiusto e inefficace nel principio stesso, e proprio per questo imponga una <em>critica radicale<\/em>&rdquo; (pagg.12-13)\n<\/p>\n<p>\n\tLa radicalit&agrave; della critica di Mich&eacute;a investe il capitalismo ma anche i suoi oppositori, perch&eacute;, dopo due secoli di esistenza della sinistra, cio&egrave; della &ldquo;parte sociale&rdquo; che raccoglie gli oppositori al capitalismo, occorre ovviamente chiedersi\n<\/p>\n<p>\n\t&ldquo;come pu&ograve; essere (..) che un movimento storico di tale portata non sia <em>mai <\/em>riuscito a rompere nella pratica l&#39;organizzazione capitalistica dell&#39;esistenza?&rdquo;(pag.13)\n<\/p>\n<p>\n\tLa domanda &egrave; ovviamente fondamentale. La risposta di Mich&eacute;a &egrave; che la sinistra era ed &egrave; partecipe dell&#39;universo ideologico del Progresso e della Modernizzazione che &egrave; appunto quello del capitalismo. In questo modo la sinistra si &egrave; certo conquistata dei meriti nella fase delle lotte per l&#39;emancipazione da rapporti sociali che comportavano privilegi e pregiudizi degradanti per l&#39;essere umano. Ma oggi quella fase &egrave; finita, e la sinistra appare del tutto subalterna a un capitalismo che ha invaso ogni ambito dell&#39;esistenza umana, trasformandola secondo le proprie esigenze di valorizzazione. Come nota acutamente Mich&egrave;a\n<\/p>\n<p>\n\t&ldquo;la peggiore delle illusioni in cui oggi pu&ograve; cullarsi un militante di sinistra &egrave; quindi quella di continuare a credere che quel sistema capitalista che egli afferma di combattere costituisca in s&eacute; un ordine conservatore, autoritario e patriarcale, i cui pilastri fondamentali sarebbero la Chiesa, l&#39;Esercito e la Famiglia. Se si confronta questa prospettiva delirante con ci&ograve; che abbiamo realmente sotto gli occhi, ci si rende conto che poggia su una confusione micidiale fra le differenti figure proprie allo <em>spirito borghese<\/em> (&hellip;) e allo <em>spirito del capitalismo<\/em>&rdquo; (pag.30)\n<\/p>\n<p>\n\tLo &ldquo;spirito del capitalismo&rdquo; di cui parla Mich&eacute;a non ha ovviamente nulla di conservatore, perch&egrave; ogni aspetto della vita umana deve poter essere manipolato e cambiato, se ci&ograve; &egrave; richiesto dalle necessit&agrave; dell&#39;accumulazione di plusvalore. La sinistra &egrave; oggi totalmente subalterna a questo meccanismo, e questo per la sua essenza di fondo, e non per incapacit&agrave; o tradimento dei gruppi dirigenti. Ma dove trovare allora una via d&#39;uscita? Mich&eacute;a la ricerca negli scritti di intellettuali come George Orwell e Christopher Lasch. Non a caso, due autori non facili da classificare secondo il criterio di destra\/sinistra. Lasciando da parte per il momento la discussione di Lasch (che speriamo di riprendere in un&#39;altra occasione), l&#39;idea fondamentale che Mich&eacute;a riprende da Orwell &egrave; quella di &ldquo;<em>common decency<\/em>&rdquo;, che Orwell esprime nel modo seguente in una lettera citata nel libro di Mich&eacute;a:\n<\/p>\n<p>\n\t&ldquo;Siamo semplicemente arrivati a un punto in cui sarebbe possibile attuare un miglioramento reale della vita umana, ma non ci riusciremo se non ammettendo l&#39;indispensabilit&agrave; dei valori morali dell&#39;uomo comune (<em>without the recognition that common decency is necessary<\/em>)&rdquo; (pag.57)\n<\/p>\n<p>\n\tPer Mich&eacute;a la <em>common decency<\/em> di Orwell &egrave;, mi par di capire, l&#39;etica comunitaria e solidaristica dei ceti popolari, diffidente verso il culto del denaro e del successo a tutti i costi, etica che Orwell aveva avuto modo di incontrare nei ceti popolari inglesi del suo tempo.<br \/>\n\tLa proposta della <em>common decency<\/em> orwelliana come base di un socialismo liberato finalmente dal mito del Progresso e della Modernizzazione, e capace appunto per questo di combattere davvero il capitalismo odierno, &egrave; certo degna di attenzione. Se mi &egrave; permessa una nota pessimistica finale, ho per&ograve; il sospetto che quei &ldquo;valori morali comuni&rdquo; cui Orwell faceva riferimento siano oggi in crisi anche fra i ceti subalterni, proprio per la &ldquo;compiuta pervasivit&agrave;&rdquo; del capitalismo odierno, e che l&#39;appello ad essi non possa quindi sperare di radicarsi in comunit&agrave; esistenti nei fatti, ma debba essere inteso come l&#39;invito alla costruzione di modi di vita collettiva alternativi agli attuali, e, appunto, tutti da costruire (o da ricostruire). Per questa costruzione o ricostruzione, credo saranno di grande aiuto le riflessioni lucide, profonde e ben scritte di Mich&eacute;a.\n<\/p>\n<p>\n\t(Marino Badiale)\n<\/p>\n<p>\n\t&nbsp;\n<\/p>\n<p>\n\tQuesto articolo appare anche sul blog mainstream:\n<\/p>\n<p>\n\thttp:\/\/il-main-stream.blogspot.it\/2014\/06\/amici-del-futuro2-jean-claude-michea.html#more\n<\/p>\n<p>\n\t&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>J.C. 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