{"id":11521,"date":"2014-06-12T23:39:33","date_gmt":"2014-06-12T23:39:33","guid":{"rendered":"http:\/\/www.appelloalpopolo.it\/?p=11521"},"modified":"2014-06-12T23:39:33","modified_gmt":"2014-06-12T23:39:33","slug":"una-societa-fondata-sul-lavoro","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=11521","title":{"rendered":"Una societ\u00e0 fondata sul lavoro"},"content":{"rendered":"<p>\n\tDisoccupazione e salute mentale.\n<\/p>\n<p>\n\t&quot;The Mental-Health Consequences of Unemployment&quot;\n<\/p>\n<p>\n\t&nbsp;\n<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n\tDiversi studi condotti da ricercatori europei ed americani hanno cercato di analizzare e misurare gli effetti e le conseguenze che prolungati periodi di disoccupazione possono produrre sulla capacit&agrave; degli individui di interagire con la societ&agrave;.\n<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n\tSpesso, infatti, il termine disoccupazione &egrave; legato a problematiche strettamente di ordine economico che tendono inconsciamente ad escludere questioni ben pi&ugrave; profonde di natura psico-sociale.\n<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n\tL&rsquo;approccio degli osservatori sovente s&rsquo;incentra su quelle tematiche e politiche d&rsquo;intervento che pongono al centro della discussione le insufficienze o inefficienze dell&rsquo;apparato burocratico-amministrativo-produttivo. Un approccio che pone nel mirino obiettivi piuttosto pragmatici ed utilitaristici, a volte cinicamente crudeli, rispetto a quella societ&agrave; sulla quale si vorrebbe incidere positivamente.\n<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n\tUna prova di come i &ldquo;riflessi&rdquo; umani tendono ad affievolirsi conducendo gli individui verso stati emotivo-depressivi ed involutivi che inevitabilmente riducono i margini di reazione e partecipazione degli stessi alla vita sociale, ci &egrave; dato da un recente <a href=\"http:\/\/www.gallup.com\/poll\/171044\/depression-rates-higher-among-long-term-unemployed.aspx\">sondaggio<\/a> effettuato negli US dall&rsquo;Istituto <a href=\"http:\/\/en.wikipedia.org\/wiki\/Gallup_(company)\">Gallup<\/a>.\n<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n\tUn sondaggio che mette in risalto le evidenti correlazioni tra periodi di lunga inattivit&agrave; lavorativa e trattamenti psicologici per sintomi da depressione.\n<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n\tNon si tratta, in fondo, di una mera casistica numerica sulla quale eventualmente pianificare operazioni chirurgiche di stampo sanitario od assistenziale ne tantomeno di un fenomeno da liquidare con il tentativo tampone di provvedimenti emergenziali.\n<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n\tOgni decisione assunta, ogni provvedimento adottato, ogni azione intrapresa, ogni giurisdizione esercitata dovrebbe convergere su una diversa interpretazione &ldquo;emergenziale&rdquo;.\n<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n\tL&rsquo;emergenza lavoro non &egrave; solo un emergenza economica ma una concezione dell&rsquo;essere e della propria esistenza all&rsquo;interno della societ&agrave;.\n<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n\tLa banalizzazione del problema &ldquo;<em>lavoro&rdquo; <\/em>come un evento di tipo causale connesso ad una disfunzione settoriale o generale del <em>&ldquo;mercato&rdquo;<\/em> si rivela essere funzionale pi&ugrave; ad una volgarizzazione culturale che ad un&rsquo;elevazione esistenziale.\n<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n\tAssistiamo ormai inermi ad un processo virale di &ldquo;bastardizzazione&rdquo; degenerativa e generazionale in cui l&rsquo;individuo viene progressivamente privato della propria dignit&agrave; esistenziale: nell&rsquo;intimo come persona e nella comunit&agrave; come essere sociale.\n<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n\t&ldquo;<a href=\"http:\/\/www.theatlantic.com\/business\/archive\/2014\/06\/the-mental-health-consequences-of-unemployment\/372449\/\">Per tutta la vita, il tuo lavoro definisce chi sei<\/a>&rdquo;!\n<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n\tQuesta frase pronunciata da un &ldquo;<a href=\"http:\/\/www.nytimes.com\/2012\/08\/17\/us\/unemployment-depths-seen-in-california-peer-group.html?_r=0\">espulso<\/a>&rdquo; dal mondo del lavoro americano si sposa fedelmente con la seguente: &ldquo;All&rsquo;improvviso tutto &egrave; andato e non si ha sa pi&ugrave; per cosa poter essere orgogliosi&rdquo;!\n<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n\tUn programma californiano di recupero per disoccupati di lunga durata, professionisti che vogliano intraprendere&rdquo; corsi di aggiornamento&rdquo; per entrare in contatto con nuove opportunit&agrave; di carriera, cerca di riavvicinare gli &ldquo;espulsi&rdquo; all&rsquo;interno del circolo esistenziale:\n<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n\t<a href=\"http:\/\/www.edd.ca.gov\/jobs_and_training\/experience_unlimited_for_job_seekers.htm\">&ldquo;Are you a professional who is out of a job? Many motivated and highly qualified individuals who have unexpectedly found themselves out of work are networking through Experience Unlimited &ldquo;job clubs&rdquo; to find new employment opportunities. The Employment Development Department&rsquo;s (EDD) Experience Unlimited services are available at select locations throughout the State. A wide range of professional, technical, and managerial job seekers participate in these voluntary, networking groups to lend one another job hunting assistance and direction. There are no fees for either job seekers or employers.&rdquo;<\/a>\n<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n\tFrancamente non basta!\n<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n\tNon basta creare una rete di contatti, far leva sulle opportunit&agrave; di crescita, sulle aspettative di guadagno o sulle prospettive di sopravvivenza.\n<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n\tUna comunit&agrave; che miri a prospettive di miglioramento serio della propria qualit&agrave; di vita deve porsi altri e pi&ugrave; alti obiettivi.\n<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n\tE&rsquo; chiaro che (dal mio personale punto di vista) l&rsquo;articolo primo della Costituzione italiana che si richiama imprescindibilmente ad una entit&agrave; istituzionale fondata sul lavoro&#8230; fosse stato scritto per evocare un&rsquo;ideale la cui realizzazione fosse una ricerca continua della realizzazione stessa dell&rsquo;essere umano nella sua forma individuale e geneticamente sociale.\n<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n\tLo sviluppo dell&rsquo;intera Costituzione italiana, nei suoi principi fondamentali, &egrave; una ricerca continua verso l&rsquo;attenzione sulla centralit&agrave; dell&rsquo;uomo e della sua comunit&agrave; d&rsquo;appartenenza.\n<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n\tUna centralit&agrave; che pone le istituzioni al servizio della sua realizzazione e non al servizio della realizzazione del mercato. In completa antitesi con quanto oggi propugnato diversamente dal verbo &ldquo;sovrannazionalista&rdquo;.\n<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n\tTale termine (probabilmente di personale nuova formulazione) si contrappone pertanto ed inevitabilmente al termine &ldquo;sovranista&rdquo; che pone al centro del dibattito una diversa questione: la questione della preminenza del popolo rispetto alla deriva demagogica del mercato.\n<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n\tLa seconda s&rsquo;attende probabilmente numeri diversamente ed in contrapposizione dalla prima che auspicabilmente presupporrebbe la tutela dei diritti e delle identit&agrave; delle persone.\n<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n\tIl termine sovranista, a parer mio, non dovrebbe infatti infrangersi in contraddizioni, rivendicazioni od accuse di stampo nazionalistico, spesso &ldquo;falsamente&rdquo; evocate per creare fobiche ed assurde reazioni antagoniste.\n<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n\tNon &egrave; la &ldquo;separazione&rdquo; che anima il sovranista, bens&igrave; la coesione e l&rsquo;unione che si esprime nella comunione d&rsquo;intenti, nella comunit&agrave; e nella comune appartenenza.\n<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n\tNegli anni novanta erano giovani gli studi sui processi interculturali.\n<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n\tAll&rsquo;alba della successiva e devastante globalizzazione, inaugurata sociologicamente sempre negli Stati Uniti, ove &ldquo;orde&rdquo; di attivisti in quel di Seattle si adoperarono per rendere internazionalmente manifesta la reazione alla forzatura neoliberista profusamente sollecitata, pubblicizzata ed elitariamente espressa da organismi sovraistituzionali come il WTO&hellip; gli studi sulla contaminazione pluralistica e positivamente arricchente data dall&rsquo;interazione rispettosa tra diverse entit&agrave; etnico-culturali e socio-economiche erano appunto agli albori.\n<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n\tSi guardava ad essi, per&ograve;, con la speranza e la coscienza di poter cogliere un&rsquo;opportunit&agrave;.\n<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n\tUn&rsquo;opportunit&agrave; che potesse appunto realizzarsi in un processo di comunicazione ed interazione solidale tra popoli che arricchisse gli uni e gli altri attraverso le diversit&agrave; e non che fosse da ostacolo allo sviluppo libero delle personalit&agrave; di ognuno.\n<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n\tFrancia, Germania ed Italia avevano ognuna un approccio diverso che rispecchiava per ognuna un diverso intendere l&rsquo;inclusione (o per altri versi l&rsquo;esclusione) dell&rsquo;altro.\n<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n\tLa Francia tendeva all&rsquo;assimilazione, la Germania all&rsquo;utilizzazione e l&rsquo;Italia &ldquo;forse&rdquo; all&rsquo;integrazione.\n<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n\tIl forse &egrave; d&rsquo;obbligo per me che vengo da una realt&agrave; in cui &egrave; sempre &ldquo;mandatario&rdquo; ed immanente rimettere tutto in discussione e non per incertezza ma per necessit&agrave; d&rsquo;adattamento continuo alla realt&agrave;.\n<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n\tCos&igrave; come tale necessit&agrave; si ripresenta di continuo nella quotidianit&agrave; delle realt&agrave; italiana ove l&rsquo;emergenza e la transitoriet&agrave; sono ormai divenute un dogma religioso.\n<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n\tLa sindrome del traghettamento &egrave; per&ograve; irta di ostacoli e pericoli come appunto dimostrano i risultati sulla sindrome da lunga disoccupazione o inoccupazione legati ai processi fisiologici moderni di precarizzazione del mondo del lavoro.\n<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n\tDa un&rsquo;interessante pamphlet intitolato &ldquo;<a href=\"http:\/\/www.gdel.es\/pdf\/029_it.pdf\">Psicologia della Disoccupazione<\/a>&rdquo; vorrei mettere in risalto le seguenti riflessioni:\n<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n\t<a href=\"http:\/\/www.gdel.es\/pdf\/029_it.pdf\">PSICOSOCIOLOGIA DELLA DISOCCUPAZIONE<\/a>\n<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n\t<a href=\"http:\/\/www.gdel.es\/pdf\/029_it.pdf\">Si pensava erroneamente, nel passato, che se la disoccupazione era di origine economica i suoi effetti dovevano essere studiati nell&#039;ambito dell&#039;economia, dimenticando le sue ripercussioni psicosociali. Insieme a questa preoccupazione per le questioni economiche, altri processi che hanno caratterizzato la discussione sulla disoccupazione e hanno limitato il suo studio in una prospettiva globale sono: <\/a>\n<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n\t<a href=\"http:\/\/www.gdel.es\/pdf\/029_it.pdf\">La banalizzazione, in cui si minimizzano i processi della disoccupazione, tendendo, per esempio, a un riduzionismo quantitativo della stessa. Un altro esempio di banalizzazione &egrave; il concetto di &quot;nuova classe oziosa&quot; che Racionero presenta sulla disoccupazione, senza tener conto della totalit&agrave; dei suoi costi sociali e personali.<\/a>\n<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n\t<a href=\"http:\/\/www.gdel.es\/pdf\/029_it.pdf\">L&#039;individualizzazione caratterizzata dall&#039;attribuzione della responsabilit&agrave; della loro situazione ai disoccupati stessi.<\/a>\n<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n\t<a href=\"http:\/\/www.gdel.es\/pdf\/029_it.pdf\">La naturalizzazione o la considerazione della disoccupazione come un fenomeno consustanziale al progresso economico e tecnologico, o come una conseguenza inevitabile della crescita demografica.<\/a>\n<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n\t<a href=\"http:\/\/www.gdel.es\/pdf\/029_it.pdf\">Attualmente, se in un primo momento l&#039;interesse degli studi era orientato verso l&#039;aspetto economico, da una decina di anni a questa parte ci sono molti studi che hanno affrontato le ripercussioni psicologiche della disoccupazione: la perdita dell&#039;autostima, i sentimenti di insicurezza e di fallimento, l&#039;esperienza del degrado sociale, la vergogna o il senso di colpa&#8230; tutti aspetti che rivelano un cambiamento significativo nel concetto che un individuo ha di se stesso (Lennon, 1999). L&#039;effetto debilitante che ha la disoccupazione come fattore di stress e il suo impatto su disturbi psicologici come la depressione o l&#039;ansia &egrave; uno dei temi centrali delle ricerche.<\/a>\n<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n\tEcco allora che riemerge il tema centrale: il lavoro come merce od il lavoro come interazione ed autorealizzazione?\n<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n\tPiegandosi ad un mondo che valuta ogni elemento come &ldquo;prezzo&rdquo; si rischia di piegarsi ad un&rsquo;esistenza che misura se stessa unicamente come &ldquo;denigrazione&rdquo;!\n<\/p>\n<p>\n\tUn saluto\n<\/p>\n<p>\n\tElmoamf\n<\/p>\n<p>\n\tMassimo Paglia &#8211;&nbsp;<span style=\"line-height: 1.6em\">Ars Lazio<\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Disoccupazione e salute mentale. &quot;The Mental-Health Consequences of Unemployment&quot; &nbsp; Diversi studi condotti da ricercatori europei ed americani hanno cercato di analizzare e misurare gli effetti e le conseguenze che prolungati periodi di disoccupazione possono produrre sulla capacit&agrave; degli individui di interagire con la societ&agrave;. 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