{"id":11558,"date":"2014-06-24T12:16:52","date_gmt":"2014-06-24T12:16:52","guid":{"rendered":"http:\/\/www.appelloalpopolo.it\/?p=11558"},"modified":"2014-06-24T12:16:52","modified_gmt":"2014-06-24T12:16:52","slug":"nicola-il-carpentiere","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=11558","title":{"rendered":"Nicola il carpentiere"},"content":{"rendered":"<p>La scorsa settimana ho fatto una lunga chiacchierata con un cliente che in breve mi ha raccontato le sue vicissitudini di emigrante allo sbaraglio.<\/p>\n<p>Nicola ha 32 anni e da 15enne, finita la III media, ha cominciato a lavorare nell\u2019edilizia, dapprima come manovale e poi, raggiunta la maggiore et\u00e0, come operaio carpentiere.<\/p>\n<p>Quando inizi\u00f2, nel 1997, ingaggiato regolarmente non appena la sua et\u00e0 lo permise, guadagnava 40.000 \u00a3ire per 9 ore di lavoro, quando cambi\u00f2 qualifica, nel 2001, la sua paga giornaliera era salita a  90.000 \u00a3ire.<br \/>\nA 22 anni, quando si spos\u00f2, percepiva 80 \u20acuro per le sue 9 ore di duro lavoro, e i frequentissimi straordinari venivano ben retribuiti, rigorosamente a nero. Spesso la sua busta paga ufficiale risultava essere superiore ai 2000 euro\/mese. La moglie lavorava come commessa in un negozio di abbigliamento, a 700 euro\/mese e cos\u00ec decisero di sposarsi.<\/p>\n<p>Comprarono casa nel 2004, con un mutuo trentennale (rigorosamente a tasso variabile) di ca. 700 euro\/mese. Taroccando pesantemente le carte riuscirono ad ottenere il 130% del costo della casa stessa e con l\u2019eccedenza di liquidit\u00e0 acquistarono il mobilio e pagarono parte delle spese del matrimonio. Nel 2006 erano in 4 in famiglia: 2 bei bambini avevano allietato la loro unione.<\/p>\n<p>Nel  marzo del 2009, con l\u2019incombere della crisi, fu costretto ad andare a lavorare fuori sede: ogni giorno, con i suoi colleghi, percorreva quasi 300 km (tra andata e ritorno) con il furgone. Sveglia alle 4,30 per essere sul posto di lavoro 2 ore dopo e ritorno a casa verso le 19,00. Quell\u2019anno, bene o male, riusc\u00ec a lavorare quasi sempre. A Natale dello stesso anno il titolare della piccola impresa dovette licenziare tutti, poich\u00e9 l\u2019azienda per cui avevano lavorato non pagava da svariati mesi ed era essa stessa sull\u2019orlo del fallimento. Nicola, sino a quel momento aveva onorato puntualmente tutti i suoi debiti e viveva una vita abbastanza tranquilla, fatta si di pesante fatica ma tutto sommato abbastanza soddisfacente: in famiglia non mancava nulla e riuscivano a fare anche 10 giorni al mare.<\/p>\n<p>Nel 2010 cominciarono i problemi: riusc\u00ec a lavorare solo 6 mesi su 12 e diede fondo ai pochi risparmi per tirare avanti dignitosamente, continuando a pagare regolarmente i debiti.<br \/>\nIl 2011 fu l\u2019anno della svolta: oramai lavorava al massimo una settimana al mese.  Con un colpo di \u201cfortuna\u201d riusc\u00ec a svendere la casa: un parente rilev\u00f2 il mutuo residuo (25 anni) e gli diede 10.000 euro in nero come buonuscita: la sua casa nel frattempo aveva perso quasi il 50% del valore e l\u2019inflazione di abitazioni, abbinata alla stretta creditizia, gli fecero prendere quella -tutto sommato- saggia decisione. Nel frattempo anche la moglie aveva perso il lavoro: il negozio presso cui lavorava aveva chiuso.<\/p>\n<p>I mesi che passarono furono tremendi: momentaneamente andarono a vivere a casa dei suoceri, in quella che una volta era la cameretta della moglie, la quale trov\u00f2 impiego saltuario a lavare scale per condomini a 4 euro\/ora, mentre lui faceva lavoretti saltuari di varia natura: insieme riuscivano a malapena a portare a casa 600\/700 euro\/mese.<br \/>\nNicola ha una sorella che vive nei pressi di Lione, in Francia, e incoraggiato da essa, decise a malincuore di emigrare. Part\u00ec nei primi mesi del 2013 e nonostante la sua buona volont\u00e0 trov\u00f2 anche l\u00ec solo lavori saltuari, a nero e malpagati. La lingua era la barriera insormontabile che lo divideva da un lavoro stabile e meglio pagato. Nel novembre 2013 fece ritorno a casa e cominci\u00f2 a reinventarsi operaio agricolo. Fece la campagna delle olive per intero a 30 euro\/giorno, in concorrenza con rumeni e bulgari. Traslocarono in un \u201cbasso\u201d di due stanze comunicanti  a 180 euro\/mese e gli regalai, in quell\u2019occasione, dei mobili che mi avanzavano: aveva anche venduto tutto ci\u00f2 che avesse un valore minimo.<\/p>\n<p>Oggi Nicola lavora stabilmente presso un\u2019azienda agricola a 40 euro\/giorno, per 11\/12 ore lavorative. In questo periodo di mietitura del grano per una settimana intera non si \u00e8 mai ritirato a casa per quanto c\u2019era da fare e senza percepire nessun altro emolumento aggiuntivo. In pratica, egli lavora per 3,33 euro\/ora.<\/p>\n<p>Caro Nicola, benvenuto all\u2019inferno.<\/p>\n<p>Le regole fondanti della UE, relative alla libera circolazione delle merci, dei capitali e delle persone (che sarebbe meglio definire \u201clibera circolazione degli schiavi\u201d) sono servite solo a far scendere i prezzi della manodopera. Una volta tale evenienza veniva definita \u201ccurva di Phillips\u201d: aumentando la disoccupazione marginale tramite leggi che favoriscono l\u2019immigrazione da zone notoriamente pi\u00f9 povere se non sottosviluppate, si mettono in concorrenza i lavoratori che saranno portati cos\u00ec ad abbassare le proprie pretese salariali, come, appunto, il caso di cui vi ho appena raccontato. Il tutto ad unico vantaggio dei profittatori. Ancora oggi, qualsiasi prodotto che prevede largo uso di manodopera ha come componente \u201ccosto del lavoro\u201d quasi il 70% dell\u2019intero prezzo di produzione. Abbassando quella voce si ritorna competitivi. Ma solo sino a quando la concorrenza non far\u00e0 altrettanto, in una spirale deflattiva senza fine.<\/p>\n<p>Per l\u2019Europa prevedo un futuro gramo, fatto non da populismi, ma bens\u00ec da nazionalismi estremi e da xenofobia di ritorno.<\/p>\n<p>Il nuovo status-quo a cui stanno obbligando gran parte della popolazione del vecchio continente far\u00e0 tornare di moda una parola a cui non siamo pi\u00f9 abituati: conflitto. O se preferite, guerra.<\/p>\n<p>Roberto Nardella, ARS Puglia<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La scorsa settimana ho fatto una lunga chiacchierata con un cliente che in breve mi ha raccontato le sue vicissitudini di emigrante allo sbaraglio. Nicola ha 32 anni e da 15enne, finita la III media, ha cominciato a lavorare nell\u2019edilizia, dapprima come manovale e poi, raggiunta la maggiore et\u00e0, come operaio carpentiere. 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