{"id":11560,"date":"2014-06-25T21:47:14","date_gmt":"2014-06-25T21:47:14","guid":{"rendered":"http:\/\/www.appelloalpopolo.it\/?p=11560"},"modified":"2014-06-25T21:47:14","modified_gmt":"2014-06-25T21:47:14","slug":"la-storia-insegna-sempre","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=11560","title":{"rendered":"La Storia insegna sempre"},"content":{"rendered":"<p>Per sostenere il tema del Sovranismo, sia pubblicamente che sulle pagine di questo sito, un buon \u201cmilitante\u201d ha il dovere di tenersi informato. Non solo sugli accadimenti presenti ma anche su quelli passati. Direi anche \u201csoprattutto\u201d su quelli passati, perch\u00e9 la Storia \u00e8 sempre una fedele compagna nell\u2019analisi del presente, se la si vuole ascoltare.<br \/>\nEd \u00e8 per questo che fanno bella mostra di se sul mio comodino alcuni libri inerenti al passato del mio paese. Uno di questi \u00e8 la raccolta di scritti di Augusto Graziani \u201cI conti senza l\u2019oste\u201d , scritti che abbracciano un arco di 3\u00a0lustri di storia politico-economica italiana, dal 1980 al 1996.<\/p>\n<p>Chi era Augusto Graziani lo potete trovare qui : <a href=\"http:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Augusto_Graziani\">http:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Augusto_Graziani<\/a><\/p>\n<p>Sono scritti prettamente economici, che danno una buona immagine dell\u2019Italia di quel periodo. Sono divisi in tre sezioni : &#8211; Industria, Salari e Lavoro; &#8211; Lira, Moneta, Finanza; &#8211; Mezzogiorno e per ognuna di esse si possono gustare articoli veramente illuminanti letti nell\u2019ottica delle attuali tragedie italiche.<\/p>\n<p>Oltre a consigliarne la lettura a tutti quelli che hanno l\u2019interesse di approfondire l\u2019argomento, vorrei sottolineare il fatto che, volendo giocare a sostituire negli scritti di Graziani i nomi e le date, avremmo analisi perfettamente descrittive delle situazioni socio-economiche che viviamo oggigiorno.<br \/>\nQuesto per evidenziare ancora una volta, se ce ne fosse bisogno, che la crisi attuale non \u00e8 nuova, non \u00e8 inaspettata e soprattutto segue un percorso di alterazione dello stato sociale che le elites hanno iniziato parecchi decenni or sono. E di cui il buon Graziani era perfettamente cosciente, anche se il suo stile riflessivo e pacato non ne lascia trasparire la ovvia , da persona di sinistra qual\u2019era, apprensione a riguardo.<\/p>\n<p>Vorrei proporvi uno scritto del 1991 intitolato \u201cIl cambio forte non si tocca. L\u2019ostinazione di Bankitalia\u201d primo perch\u00e9 il titolo ricalca perfettamente le ultime dichiarazioni del presidente di Bundesbank Weidmann e secondo perch\u00e9 a mio avviso rende bene l\u2019idea di come gli stessi problemi, le stesse dinamiche e gli stessi indottrinamenti mediatici siano comuni a 20 anni di distanza.<br \/>\nVengono toccati argomenti attuali come le riforme, la credibilit\u00e0 internazionale, il vincolo esterno moralizzatore e modernizzatore, la spesa pubblica. E ovviamente la compressione del costo del lavoro.<\/p>\n<p><em>\u201cIl cambio forte non si tocca. L\u2019ostinazione di Bankitalia\u201d<\/em><\/p>\n<p><em>\u201cLa questione del costo del lavoro \u00e8 pi\u00f9 che mai al centro dei dibattiti. Aspetti che vengono discussi un po\u2019 di meno sono invece da un lato quello della dimensione quantitativa del problema, dall\u2019altro il fatto che il problema del costo del lavoro si presenta inaspettatamente collegato con le linee seguite in materia di politica monetaria.<br \/>\nPerch\u00e9 l\u2019aumento del costo del lavoro costituisce in Italia un problema ricorrente e drammatico?<br \/>\nUna parte della risposta di trova proprio nella politica valutaria, che \u00e8 diventata una camicia di forza entro la quale l\u2019economia del paese trova sempre pi\u00f9 difficile respirare.<br \/>\nA partire dal 1979, anno in cui, sia pure attraverso vive polemiche, l\u2019Italia decise di aderire al Sistema monetario europeo, la linea seguita in materia di cambi esteri \u00e8 divenuta una linea di inflessibile difesa del valore esterno della lira.<br \/>\nFra il 1979 ed il 1987, le parit\u00e0 dello SME sono state rivedute una decina di volte, e ogni volta la lira \u00e8 stata svalutata; ma le svalutazione della lira sono sempre state inferiori a quanto l\u2019inflazione interna avrebbe giustificato. Dopo il 1987, i riallineamenti sono del tutto cessati, il cambio tra lira e monete europee \u00e8 diventato stabile, la lira nel 1990 \u00e8 rientrata nella banda di oscillazione comune del 2,25% e in questa banda si \u00e8 sempre mantenuta a livelli superiori.<br \/>\nTuttavia, nonostante una politica di cambio cos\u00ec rigorosa, l\u2019inflazione rispetto alla Germania si \u00e8 ridotta in misura consistente soltanto nel 1988\/89, quando la Germania ha avuto una lieve ripresa di inflazione, ma nel 1990, misurata rispetto ai prezzi all\u2019ingrosso, era ancora del 3,6%.<br \/>\nDi conseguenza la lira si \u00e8 andata costantemente rivalutando rispetto alle monete europee raggiungendo nel corso degli anni 80 il 10-12%. Il capovolgimento della politica valutaria degli anni 80, rispetto al decennio precedente, non poteva essere pi\u00f9 brusco. Era inevitabile che l\u2019industria esportatrice venisse messa in difficolt\u00e0. Ma, come le stesse autorit\u00e0 hanno a volte riconosciuto, tali difficolt\u00e0 sono state in parte volute. Il rovesciamento della politica monetaria ha prodotto infatti due conseguenze. Da un lato, ha trasformato l\u2019atteggiamento tollerante della grande industria in una feroce ostilit\u00e0 verso ogni rivendicazione salariale. Dall\u2019altro ha imposto all\u2019industria stessa una ristrutturazione tecnologica accelerata. Nel corso degli anni 80, il prodotto medio per occupato nell\u2019industria in senso stretto \u00e8 cresciuto quasi del 50% in un quadro in cui l\u2019industria allontanava circa il 10% degli occupati, e la grande industria riduceva l\u2019occupazione di oltre il 30%.<br \/>\nPu\u00f2 darsi che tutto questo venga letto dai responsabili di governo come evoluzione positiva, dal momento che l\u2019avanzamento tecnologico \u00e8 sempre un bene. Non bisogna ignorare per\u00f2 una contraddizione sulla quale si tende invece a sorvolare. E precisamente che, se da un lato il cambio forte consente di combattere l\u2019inflazione importata, dall\u2019altro affinch\u00e9 esso agisca come stimolo efficace per la modernizzazione dell\u2019industria \u00e8 necessario che sia accompagnato da un\u2019inflazione interna superiore a quella estera.<br \/>\nSe dunque le autorit\u00e0 monetarie hanno inteso utilizzare il cambio forte per accelerare la modernizzazione dell\u2019industria, paradossalmente hanno anche dovuto lasciare che i fattori di inflazione interna agissero indisturbati. Sostenere che il cambio forte consente di ottenere al tempo stesso stabilit\u00e0 monetaria e ristrutturazione produttiva \u00e8 semplicemente una contraddizione in termini.<br \/>\nMa gli inconvenienti della politica del cambio forte non finiscono qui. Per ottenere una rivalutazione continua della lira nel corso di 10 anni, le autorit\u00e0 sono state costrette a puntellare la bilancia dei pagamenti mediante importazione di capitali, cosa che a sua volta ha prodotto due ulteriori conseguenze, ambedue negative. In primo luogo, l\u2019Italia \u00e8 divenuta un paese gravemente indebitato con l\u2019estero; in secondo luogo, i tassi di interesse elevati hanno fatto crescere il debito pubblico a livelli astronomici.<br \/>\nSul tema del debito pubblico e dell\u2019influsso nefasto che su di esso esercita il livello dei tassi di interesse, si \u00e8 gi\u00e0 scritto tanto che non occorre aggiungere altro. Vale invece la pena di aggiungere qualcosa a proposito del debito estero.<br \/>\nNegli anni passati, il governatore della Banca d\u2019Italia non aveva mai calcato l\u2019accento sulla consistenza dell\u2019indebitamento esterno del paese. Quest\u2019anno invece, per la prima volta ha posto sullo stesso piano debito esterno e debito dello Stato, &lt;una doppia spirale, che alimenta una spesa per interessi crescente, e che urge spezzare&gt;.<br \/>\nDai dati riportati dal governatore, risulta che gli interessi corrisposti ai finanziatori esteri non vengono pagati mediante avanzi correnti, bens\u00ec mediante ulteriore indebitamento ( effetto Ponzi ).<br \/>\nA questo punto verrebbe voglia di dire che la politica monetaria messa in atto dall\u2019Italia a partire dal 1979 ha creato un autentico guazzabuglio. Contro tutte le regole della politica economica, le autorit\u00e0 monetarie, manovrando uno strumento solo, quello del cambio forte, sono riuscite a realizzare quattro obiettivi, tutti negativi: inflazione interna, penalizzazione dell\u2019industria esportatrice, debito esterno crescente a spirale, debito pubblico interno alle stelle. A dispetto di ci\u00f2, le autorit\u00e0 monetarie non danno segni di pentimento. Anzi sembrano paghe dei risultati ottenuti. Quali sono dunque le loro speranze?<br \/>\nUn obiettivo dichiarato \u00e8 quello di imporre per questa via una riduzione del disavanzo pubblico. Ma in questa direzione il successo \u00e8 molto problematico. Il governatore della Banca d\u2019Italia ha dichiarato che un aumento della pressione tributaria \u00e8 inevitabile; ma il presidente della Confindustria lo aveva preceduto dichiarando tassativamente che &lt;non vi \u00e8 spazio per l\u2019incremento ulteriore di pressione fiscale&gt;. Lo stesso governatore ha pi\u00f9 volte richiesto il contenimento della spesa pubblica, ma non sembra che i responsabili governativi siano disposti a sacrificare sull\u2019altare del pareggio di bilancio i loro preziosi strumenti di controllo clientelare.<br \/>\nNon resta quindi che la via consueta della compressione del costo del lavoro. In questa direzione, si deve riconoscere che risultati cospicui sono stati gi\u00e0 raggiunti nel recente passato e vi \u00e8 da temere che altri ancora ne matureranno presto\u201d<\/em><\/p>\n<p>Che dire? Il disinnesco dei movimenti sindacali attraverso il cambio forte ( o vincolo esterno che dir si voglia ), la compressione salariale in nome della produttivit\u00e0, il contenimento della spesa pubblica a favorire i creditori esteri, sono tutti argomenti pi\u00f9 che mai attuali, vivi e sistematicamente distorti dai media nazionali ed esteri.<br \/>\nLa Storia insegna, i suoi corsi e ricorsi devono fare parte del nostro bagaglio culturale, soprattutto perch\u00e9 essa, spesso e volentieri, da un immagine del futuro molto pi\u00f9 chiara di quello che i teorici di tutte le scienze cercano di profetizzare.<br \/>\nL\u2019Italia si sganci\u00f2 dallo SME nel 1992, come si sgancer\u00e0 dall\u2019euro presto o tardi, le dinamiche sono identiche ( e le elites lo sanno ).<br \/>\nIl costo che il popolo pag\u00f2 per lo sganciamento del 1992 fu l\u2019eliminazione della scala mobile e il processo di Tangentopoli, che diede il via alla svendita dei beni pubblici attraverso le privatizzazioni.<br \/>\nLo stesso potr\u00e0 succedere dopo il break-up dell\u2019euro : ulteriore cinesizzazione dei salari italiani e ulteriore depauperamento delle propriet\u00e0 italiane ( l\u2019esempio greco dovrebbe far riflettere ).<br \/>\nQuindi non basta volere l\u2019uscita dalla moneta unica, serve anche una cultura, una coscienza popolare che difenda i cittadini dalle appropriazioni indebite prossime venture.<\/p>\n<p>Ma la cultura personale da sola non pu\u00f2 fare nulla, serve aggregarla, alimentarla, condividerla, distribuirla. Non chiusa tra le mura domestiche, non sussurrata ad amici o colleghi ma amplificata attraverso le opportunit\u00e0 di incontro che solo un\u2019associazione di persone pu\u00f2 mettere a disposizione.<br \/>\nE l\u2019ARS si propone questo: preparare le persone, i cittadini, il popolo alla gestione prossima ventura del paese.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Per sostenere il tema del Sovranismo, sia pubblicamente che sulle pagine di questo sito, un buon \u201cmilitante\u201d ha il dovere di tenersi informato. Non solo sugli accadimenti presenti ma anche su quelli passati. Direi anche \u201csoprattutto\u201d su quelli passati, perch\u00e9 la Storia \u00e8 sempre una fedele compagna nell\u2019analisi del presente, se la si vuole ascoltare. 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