{"id":11620,"date":"2014-07-01T22:12:14","date_gmt":"2014-07-01T22:12:14","guid":{"rendered":"http:\/\/www.appelloalpopolo.it\/?p=11620"},"modified":"2014-07-01T22:12:14","modified_gmt":"2014-07-01T22:12:14","slug":"il-sacco-antropologico-e-culturale-dellamericanismo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=11620","title":{"rendered":"Il sacco antropologico e culturale dell\u2019americanismo"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify\">\n\tIl sacco antropologico e culturale dell&rsquo;americanismo\n<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n\tdi Luciano Del Vecchio\n<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n\tNei primi decenni del Novecento l&rsquo;ingegnere americano Taylor promuove la razionalizzazione scientifica dell&rsquo;organizzazione del lavoro che, negli anni Trenta, il produttore di automobili Henry Ford, con la sua politica economica e industriale, perfeziona e radicalizza, favorendo lo sviluppo industriale e capitalistico statunitense. Dalla fabbrica lo sviluppo taylorista investe l&rsquo;intera societ&agrave; americana e diventa un modo di fare e pensare la vita: l&rsquo;americanismo. Gi&agrave; Gramsci (1891 &ndash; 1937), nel Quaderno 22 dal carcere, definiva l&rsquo;americanismo novecentesco una rivoluzione passiva, la cui l&rsquo;egemonia non si limitava al controllo produttivo in fabbrica ma tendeva a occupare la societ&agrave; civile a tutti i livelli, morale, culturale e politico. L&rsquo;intellettuale comunista critica l&rsquo;intento capitalista di razionalizzare e di controllare capillarmente non solo il lavoro, ma perfino la coscienza e la vita privata del lavoratore: un produttore da ridurre a &ldquo;gorilla ammaestrato&rdquo;, privato di coscienza e pensiero. Il passaggio a questa fase egemonica &#8211; avverte Gramsci &#8211; avr&agrave; l&rsquo;effetto di formare un &ldquo;nuovo tipo umano&rdquo;, condizionato al punto da fargli esprimere una diversa sensibilit&agrave;, una nuova mentalit&agrave; e un altro senso comune. La classe dominante, estendendo il potere della fabbrica alla societ&agrave;, organizzava anche l&rsquo;imponente &ldquo;struttura ideologica&rdquo; v&ograve;lta a controllare le coscienze morali dei singoli tramite la stampa, le case editrici, i giornali, le riviste, le biblioteche, le scuole, i circoli, i clubs, ecc., tutto ci&ograve; che, direttamente o indirettamente, condizionava l&rsquo;opinione pubblica. L&rsquo;americanismo-fordismo dunque consisteva nell&rsquo;imperniare tutta la vita del paese e tutto il sistema di accumulazione del capitale finanziario sulla produzione industriale. <em>&ldquo;L&rsquo;egemonia nasce dalla fabbrica e non ha bisogno per esercitarsi che di una quantit&agrave; minima di intermediari professionali della politica e dell&rsquo;ideologia&rdquo; <\/em>(Q. 22, 2146). Oggi l&rsquo;egemonia nasce dal capitale finanziario e sembra poter fare a meno di quantit&agrave; anche minime di intermediari ma, sempre pi&ugrave; spesso, mira a occupare direttamente le istituzioni politiche con i suoi impiegati e consulenti. Gramsci, pur definendolo razionale e progressivo, sostiene che l&rsquo;americanismo-fordismo &egrave; destinato a fallire, perch&eacute; non sarebbe in grado di superare le contraddizioni sociali della crisi organica del capitalismo. Questa sua riflessione, non confermata dalla realt&agrave; storica successiva, ci consente per&ograve; di capire l&rsquo;americanismo dei nostri tempi in cui, non l&rsquo;organizzazione industriale estesa alla societ&agrave;, ma i mercati finanziari sorretti dal potere massmediatico colonizzano le coscienze.&nbsp; Il nesso tra potere economico, culturale e politico costituisce un elemento di grande attualit&agrave; per interpretare anche la societ&agrave; del nostro tempo, assalita e affatturata dai mass media.\n<\/p>\n<p>\n\t<!--more-->\n<\/p>\n<p>\n\t&nbsp;\n<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n\tGramsci, riflettendo sull&rsquo;americanismo non solo in termini economici ma geoculturali e geopolitici, ci offre la chiave di lettura del permanere dell&rsquo;americanismo oltre l&rsquo;epoca del fordismo.&nbsp; Ai nostri giorni l&rsquo;americanismo diffonde e impone uno stile di vita improntato al mito della velocit&agrave;, della corsa folle e insensata, e del consumo ossessivo non solo delle risorse, ma anche dell&rsquo;esistenza. La fretta e la velocit&agrave;, infatti, divorando lo spazio e sconvolgendo il tempo biologico, accelerano il ritmo e il logor&igrave;o anticipato dei rapporti umani, impediscono di cogliere il senso delle cose, vanificano e banalizzano la fruizione della natura e dell&rsquo;arte. Il produttivismo e il consumo forsennato ci precludono il vivere sereno, ci volgarizzano, come aveva ben intuito un quasi contemporaneo di Gramsci<strong>: <\/strong><em>&laquo;L&rsquo;americanismo &egrave; la peste che avanza volgarizzando, rimbecillendo, imbestialendo il mondo, avvilendo e distruggendo alte, luminose, gloriose civilt&agrave; millenarie&raquo;<\/em>. (&ldquo;Aforisma a buon mercato&rdquo; Ardengo Soffici <strong>(<\/strong>1879- 1964). L&rsquo;influenza e il condizionamento di questa cultura d&rsquo;oltreoceano, avvertiti come un flagello negli anni Venti e Trenta da intellettuali e artisti di diversa estrazione ideale e culturale, si ripresentano nella seconda met&agrave; del secolo scorso. A partire dal dopoguerra la prepotente siringa del piano Marshall, iniettando non solo soldi ma anche modi di vivere e di pensare, &egrave; stata determinante nel cambiare antropologicamente i popoli occidentali tutti, e in particolare quello italiano, a cui i vincitori hanno imposto l&rsquo;<em>american way <\/em>come l&rsquo;unico civilmente valido, attraente e moderno, tramite soprattutto televisioni e cinema.&nbsp; Cos&igrave; come nel secolo scorso la cultura ufficiale estendeva, nell&rsquo;egemonia del capitale produttivo, l&rsquo;idea di produttivit&agrave; fordista alla societ&agrave; civile, oggi dilata, nel dominio globale del capitale finanziario, l&rsquo;idea del &ldquo;mercato&rdquo; a tutte le forme di esistenza; spinge per integrare definitivamente l&rsquo;amministrazione, la produzione e le menti nella dimensione liberista e per appiattire, tramite i massa-media, le coscienze su un modo particolare di rapportarsi alla realt&agrave;, al lavoro, ai problemi sociali, alla fede religiosa, al guadagno.\n<\/p>\n<p>\n\t&nbsp;\n<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n\tDa vent&rsquo;anni a questa parte la classe politica ed economica sub-dominante ci impone di competere, di concorrere, di conformare la nostra dimensione materiale e culturale alle esigenze liberiste imposte dai <em>mercati<\/em><em>, <\/em><em>di<\/em><em> &ldquo;lasciare a tutti la libert&agrave; di sopprimere la nostra&rdquo; &#8211; <\/em><em>cos&igrave; A. Soffici definiva il liberalismo &#8211;<\/em>. Gli Italiani dunque dovrebbero adeguarsi non soltanto ai modelli economici e giuridici eurounionisti, ma omologarsi e rassegnarsi, in tutto e per tutto, all&rsquo;americanizzazione dell&rsquo;Occidente. Adeguarsi ossessivamente all&rsquo;ideologia del mercato globale imitando scimmiescamente lo spirito&nbsp;angloamericano, le logiche del profitto, la concorrenza e la competizione, illudendosi di appagare i mercati e i rapaci investitori stranieri, significa stravolgere e snaturare i valori comunitari che storicamente abbiamo ereditato e che simbolicamente avremmo il dovere di trasmettere. A una societ&agrave; ad economia liberista, dove al profitto segue immediatamente l&rsquo;uso e il consumo, appare assurda ed estranea l&rsquo;idea di un&nbsp;popolo istintivamente risparmiatore, che regge la sua storia su una tradizione di economia reale e di capitale sociale, piano sul quale dobbiamo fondare la nostra rinascita, e non sulla pura finanza speculativa, livello su cui saremo sempre perdenti e dominati.\n<\/p>\n<p>\n\t&nbsp;\n<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n\tPerci&ograve; dovremmo chiederci se la logica mercatista &egrave; connaturata al nostro modo di essere, se si concilia con i nostri schemi di interpretare la realt&agrave;, con l&rsquo;insieme delle nostre pratiche quotidiane, con le nostre variet&agrave; interculturali. Noi apparteniamo a una cultura che, per quanto il gruppo politico sub-dominante pretenda di trasformare in apolide e cosmopolita, rimane provinciale nel senso pi&ugrave; umano e positivo del termine, perch&eacute; da secoli la dimensione provinciale garantisce la percezione del senso del limite, della misura, dell&rsquo;equilibrio e l&rsquo;orrore per la <em>hybris,<\/em> per l&rsquo;empiet&agrave;. <em>&ldquo;<\/em><em>Il piacere della convivialit&agrave;, dell&#39;<\/em><em>otium<\/em>&nbsp;<em>contemplativo e della bellezza, la ricerca dell&#39;equilibrio fra gli estremi, che confligge frontalmente con l&#39;inclinazione &#39;oceanica&#39; per l&#39;informe e per la violazione di ogni limite, sono doni elargiti nella stessa misura a Napoli come a Tunisi o a Giaffa&rdquo;<\/em>. (G. Marano, <em>Per l&rsquo;indipendenza della grande patria mediterranea<\/em>). La nostra cultura quotidiana, incline al godimento qualitativo del vivere<em>,<\/em> diverge da quella americanista iperattiva e tesa alle quantit&agrave; mai bastevoli<em>. <\/em>Le relazioni sociali, l&rsquo;ospitalit&agrave;, i comportamenti che oscillano tra l&rsquo;onore e la vergogna,&nbsp;esprimono una sensibilit&agrave; contadina,&nbsp;una visione estranea alle logiche delle megalopoli indistinte e uniformi, degli spazi vasti e indifferenziati, degli scali attraversati da folle di eterni nomadi che non &ldquo;popolano&rdquo; mai nessuna terra e ignorano l&rsquo;esistenza di <em>&ldquo;&hellip; <\/em><em>popolazioni che si conoscono, si incontrano e &ndash; fecondamente &ndash; si scontrano da millenni.&nbsp;Genti che nelle varianti di un unico idioma fondamentale esprimono l&rsquo;identica gioia di vivere fuori dai dettami del profitto e dell&rsquo;utile&rdquo; <\/em>(G.Marano, <em>La grande patria mediterranea<\/em>). Siamo chiamati a ripensare, a ricostruire, a far rinascere l&rsquo;Italia, tenendo conto delle sue peculiarit&agrave; e della dimensione ideale che la caratterizza, a cui dare forza per tracciare un&rsquo;identit&agrave; in armonia con la dimensione materiale &ndash; la nostra economia, i nostri prodotti, le nostre creazioni &ndash;. Ci piace credere che l&rsquo;Italia, in cui valori irrinunciabili precedono il perseguimento dell&rsquo;accumulo e della rendita, possa rappresentare un bastione a difesa dalla degenerazione turbocapitalista. &nbsp;<em>&ldquo;&hellip;si tratta di uno scontro, quasi antropologico, tra una cultura universale indifferenziata e tutto ci&ograve; che, in qualsiasi contesto, conserva qualcosa di irriducibile&rdquo; (<\/em>Jean Baudrillard (<a href=\"http:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/1929\" title=\"1929\"><span style=\"color: #000000\">1929<\/span><\/a><span style=\"color: #000000\">&#8211;<\/span><a href=\"http:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/2007\" title=\"2007\"><span style=\"color: #000000\">2007<\/span><\/a>).\n<\/p>\n<p>\n\t&nbsp;\n<\/p>\n<ul>\n<li style=\"text-align: justify\">\n\t\t<em>Antropologia mediterranea e spirito anglosassone: verso quale cambiamento? <\/em><em>di Lorenzo Vitelli &#8211; <\/em><em>Fonte: L&#39;intellettuale dissidente<\/em>\n\t<\/li>\n<li style=\"text-align: justify\">\n\t\t<em>Strapaese. Ovvero la terra contro la modernit&agrave;; di Luca Barbirati &ndash; Fonte: L&#39;intellettuale dissidente<\/em>\n\t<\/li>\n<li style=\"text-align: justify\">\n\t\t<em>&ldquo;Festina lente&rdquo;: Knut Hamsun la velocit&agrave; e il senso della vita di Sandro Marano &#8211; Fonte: Barbadillo <\/em>\n\t<\/li>\n<li style=\"text-align: justify\">\n\t\t<em>Quaderni del carcere,<\/em><em> Quaderno 22: Americanismo e Fordismo, Antonio Gramsci<\/em>\n\t<\/li>\n<li style=\"text-align: justify\">\n\t\t<em>Per l&rsquo;indipendenza della grande patria mediterranea di Giampiero Marano<\/em>. Fonte:riconquistarelasovranit&agrave;.it\n\t<\/li>\n<\/ul>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il sacco antropologico e culturale dell&rsquo;americanismo di Luciano Del Vecchio Nei primi decenni del Novecento l&rsquo;ingegnere americano Taylor promuove la razionalizzazione scientifica dell&rsquo;organizzazione del lavoro che, negli anni Trenta, il produttore di automobili Henry Ford, con la sua politica economica e industriale, perfeziona e radicalizza, favorendo lo sviluppo industriale e capitalistico statunitense. Dalla fabbrica lo sviluppo taylorista investe l&rsquo;intera societ&agrave; americana e diventa un modo di fare e pensare la vita: l&rsquo;americanismo. 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