{"id":11712,"date":"2014-07-17T08:32:52","date_gmt":"2014-07-17T08:32:52","guid":{"rendered":"http:\/\/www.appelloalpopolo.it\/?p=11712"},"modified":"2014-07-17T08:32:52","modified_gmt":"2014-07-17T08:32:52","slug":"capitalismo-storico-frontiere-e-liberta","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=11712","title":{"rendered":"Capitalismo storico, frontiere e libert\u00e0."},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify\">\n\t&Egrave; proprio dell&#39;entit&agrave; statuale avere dei confini giuridicamente e giurisdizionalmente determinati. Anzi, si potrebbe dire che l&#39;esistenza di una porzione di territorio unitario su cui fondare l&#39;ambito del proprio dominio, costituisce la base essenziale dello Stato moderno, C.Schmitt scrive che il diritto &egrave; terraneo e riferito solo alla terra. Lo Stato, dunque, possiede la prerogativa di regolare i movimenti di merci e forza-lavoro attraverso le frontiere del suo territorio. In questo senso ogni entit&agrave; sovrana, storicamente, &nbsp;&egrave; stata in grado di incidere come variabile determinante, nella divisione del lavoro su scala internazionale.\n<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n\tLa moderna libert&agrave; di movimenti di capitali, di beni, servizi e forza-lavoro, ovvero il grado zero dell&#39;intervento statale, &egrave; stata resa possibile in virt&ugrave; dell&#39;accresciuto ruolo di lobbies e gruppi di potere intorno allo stato. Naturalmente, siamo d&#39;accordo con P.Chaunu (<em>L&#39;espansione europea dal XIII al XV secolo<\/em>, 1979) che scrive a proposito del primo grande capitalismo di stato, quello portoghese a cavallo del XV secolo, senza il credito degli uomini della finanza, lo stato sarebbe rimasto prigioniero della rendita, della terra e dei vincoli feudali. Storicamente, infatti, pur in una perdurante dialettica che Schmitt rappresenta nello scontro tra nomos della terra e nomos del mare, &egrave; stata possibile un&#39;alleanza tra stato e capitale che ha comportato una grande proliferazione della ricchezza, accompagnata, per&ograve;, da una esponenziale polarizzazione di essa, ci verrebbe da aggiungere. Tuttavia, mai come ora, lo Stato come istituzione territoriale capace di interpretare e rappresentare il diritto di ogni popolo all&rsquo;occupazione e divisione della terra &egrave; messo in pericolo dalla societ&agrave; e dalla sfera economica. Ci pare evidente che l&#39;affermazione neoliberista consista nel liquidare una volta per tutte le capacit&agrave; autonome di organizzazione dello stato, e riducendolo a mero coordinamento di forze che si pongono fuori dal campo del politico. La sovranit&agrave; statale &egrave; rimasta vittima della dinamica rivendicativa del patrimonio di politica sociale che esso stesso ha contribuito a creare (W.Reinhard, <em>Storia dello stato moderno, <\/em>2010).\n<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n\tLa libert&agrave; dei trasferimenti delle merci e della forza-lavoro &egrave; stata il guanto di sfida che il capitale ha lanciato nei confronti degli stati-nazione. Essa, tuttavia, &egrave; desiderabile solo fintanto che un produttore &egrave; competitivo nei confronti di altri. In questo senso le limitazioni imposte agli stati sono quanto di pi&ugrave; subdolo la cultura neoliberista sia mai riuscita ad inventare perch&eacute; libert&agrave; di commercio, di esportare e importare capitali e forza\/lavoro nasconde un&#39;intima volont&agrave; di cristallizzare una situazione di squilibrio. Occorre forse ricordare con I.Wallerstein (<em>Capitalismo storico e civilt&agrave; capitalistica<\/em>, 2000) che la forma economica del capitalismo storico rifiuta e rifugge gli equilibri, finanche quelli dinamici, in cui un rapporto tra debitore e creditore tende a riprodursi semplicemente. Esso predilige la riproduzione allargata, costitutivamente, cio&egrave;, deve condurre nel passaggio da una condizione all&#39;altra, ad una maggiore polarizzazione della ricchezza.\n<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n\tQuando Ugo Grozio scriveva &quot;la libert&agrave; dei mari&quot;, non faceva altro che scambiare la talassocrazia olandese per libert&agrave;, tanto che, gli inglesi alla superiorit&agrave; navale olandese furono costretti a rispondere con i vari atti di navigazione, a partire dal 1651, cio&egrave;, imposero limiti e divieti all&#39;attracco dei navigli esteri presso tutti i porti britannici, compresi quelli delle colonie. Tutte le nazioni che hanno voluto e propugnato il valore della libert&agrave; economica, in origine hanno sempre dovuto &quot;proteggersi&quot;, cio&egrave; si sono ampiamente avvalse delle facolt&agrave; che uno stato sovrano concedeva loro. Persino i grandi difensori dell&#39;ideale liberale hanno dovuto nella loro genesi &quot;proteggersi&quot; e formare un proprio mercato interno. Come interpretare diversamente la guerra di secessione americana? Non c&#39;erano forse da una parte gli stati del sud coloniali connessi con l&#39;economia-mondo che producevano competitivamente materie prime e semi-lavorati sfruttando manodopera a basso costo e dall&#39;altra stati del nord che auspicavano la formazione di un apparato industriale nel paese?\n<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n\tIl fatto &egrave; che le cose vanno chiamate con il loro nome e una nazione che non pu&ograve; avvalersi delle qualit&agrave; giurisdizionali di uno stato &egrave; una colonia e una nazione che afferma la libert&agrave; fra le nazioni quasi sempre dissimula un impero.\n<\/p>\n<p>\n\t&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&Egrave; proprio dell&#39;entit&agrave; statuale avere dei confini giuridicamente e giurisdizionalmente determinati. 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