{"id":11829,"date":"2014-08-12T00:05:32","date_gmt":"2014-08-12T00:05:32","guid":{"rendered":"http:\/\/www.appelloalpopolo.it\/?p=11829"},"modified":"2014-08-12T00:05:32","modified_gmt":"2014-08-12T00:05:32","slug":"democratia-delenda-est","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=11829","title":{"rendered":"Democratia delenda est!"},"content":{"rendered":"<p>\n\tCon l&#039;adesione ai trattati europei la &quot;lex mercatoria&quot; trans-nazionale si &egrave; sostituita alla Legge dei Parlamenti nazionali. Di fatto, oggi, le Assemblee elettive nazionali si limitano a ratificare i provvedimenti fondamentali gi&agrave; deliberati &ldquo;aliunde&rdquo;, da organismi sovranazionali composti da nominati (BCE, CE, WTO, FMI, OCSE), residuando in capo agli organi elettivi esclusivamente le prerogative di approvazione delle sole &quot;leggi cosmetiche&quot; funzionali ad infondere nella popolazione unicamente il sentore di una mera parvenza democratica.\n<\/p>\n<p>\n\tIl Parlamento (sia nell&#039;attuale conformazione bicamerale sia in quella, probabile, futura monocamerale) viene di fatto dequotato ad un &ldquo;Leporello del Mercato&rdquo;. Completamente alla merc&eacute; dei capricci delle conventicole finanziarie.\n<\/p>\n<p>\n\tOggi un governo che non nasce dalle urne si appresta ad ultimare l&rsquo;opera: distruggere le ultime vestigia di democrazia rappresentativa alla quale, in una Repubblica parlamentare, dovrebbe essere debitore della propria investitura.\n<\/p>\n<p>\n\tNon solo. Un Parlamento a composizione illegittima (ai sensi della sentenza n. 1 del 2014 della Corte Costituzionale) che potrebbe legiferare solo su questioni urgenti in regime di prorogatio ex art. 61 Cost.(che comunque presuppone lo scioglimento dell&rsquo;organo bicamerale) si appresta, invece, addirittura, a modificare la Costituzione! Lascio all&rsquo;intelligenza di ogni lettore trovare la definizione pi&ugrave; consona per descrivere un simile fatto di inaudita gravit&agrave;.\n<\/p>\n<p>\n\tLe famose riforme di cui tanto ciancia il mainstream e sulla cui realizzazione Renzi &ldquo;ci ha messo la faccia&rdquo; si sostanziano principalmente, da un lato, nella modifica della Costituzione (con l&rsquo;introduzione del vincolo esterno del pareggio di bilancio, di cui abbiamo gi&agrave; abbondantemente trattato nell&rsquo;articolo del 12 giugno u.s., e la riforma del Senato) al fine di cristallizzare in essa lo spostamento della &ldquo;governance&rdquo; ad un livello &ldquo;extra-parlamentare&rdquo; (cio&egrave; l&agrave; ove non &egrave; pi&ugrave; influenzabile dal voto del corpo elettorale) e, dall&rsquo;altro, nell&rsquo;ambito della legislazione primaria, nella riforma (rectius: abrogazione) dello Statuto dei Lavoratori per opera del Jobs Act.\n<\/p>\n<p>\n\tLo smantellamento di una delle due camere elettive, con risparmi irrisori per il bilancio dello Stato, si tradurr&agrave; in un&rsquo;ulteriore attenuazione delle garanzie democratiche. Con una sola Camera la ratifica delle Leggi europee diventer&agrave; pressoch&eacute; immediata!\n<\/p>\n<p>\n\tLa ratio di un bicameralismo perfetto si rinviene non solo nel controllo che ciascuna camera pu&ograve; esercitare sull&rsquo;altra, ma anche nel fatto che il provvedimento finale scaturisca dalle c.d. &ldquo;navette&rdquo; sempre perfettibili da ciascuna Camera.\n<\/p>\n<p>\n\tI parlamentari, infatti, al fine di esercitare con acribia la democrazia rappresentativa necessiterebbero di pazienza, calma, riflessione e compromesso. Il compromesso in politica non ha un&#039;accezione negativa, ma significa contemperare i vari interessi coinvolti al fine di addivenire ad una decisione quanto pi&ugrave; possibile condivisa. Ma se gli unici interessi che vengono ritenuti meritevoli di tutela sono quelli di cui sono portatori i mercati apolidi (grandi gruppi finanziari, banche, multinazionali&hellip;) le lutulenti lungaggini democratiche divengono non solo inutili, ma perfino di intralcio. Non &egrave; un caso che in queste ultime legislature si assista ad una lunga serie di atti normativi che puntualmente la Corte stigmatizza con l&rsquo;incostituzionalit&agrave;. In un Parlamento acefalo, schizzofrenico ed ossessionato esclusivamente dall&rsquo;urgenza tutto viene deliberato a colpi di decreti legge e su cui sempre pi&ugrave; spesso il Governo pone la questione di fiducia o addirittura i Presidenti delle rispettive Camere applicano la &ldquo;tagliola&rdquo;, la &ldquo;ghigliottina o il &ldquo;canguro&rdquo;. La conseguenza dell&rsquo;urgenza imperante &egrave; che le leggi vengono fatte male con il solo impellente obiettivo di accontentare apoditticamente le camarille finanziarie. La Legge elettorale &ldquo;porcellum&rdquo; ne &egrave; un fulgido esempio.\n<\/p>\n<p>\n\tUn altro importante catalizzatore del processo anti-democratico in atto si rinviene nell&rsquo;abolizione del finanziamento pubblico ai partiti (fortemente voluto dai grillini e che verosimilmente il Governo recepir&agrave; nel Renzi&rsquo;s pack). Tale riforma espone al rischio (calcolato e voluto?) che i parlamentari non rappresentino pi&ugrave; la collettivit&agrave;, rectius: &ldquo;la Nazione&rdquo;, come recita l&rsquo;art. 67 Cost., ma che essi svolgano le proprie funzioni ad esclusivo vantaggio di chi pu&ograve; &ldquo;supportarli&rdquo; economicamente. La politica stessa diventerebbe ad esclusivo appannaggio delle grandi &egrave;lites finanziatrici di parlamentari lacch&egrave; con vincolo di mandato.\n<\/p>\n<p>\n\tSempre nell&rsquo;ottica dell&rsquo;asservimento del Parlamento alla grande finanza e ai grandi gruppi bancari vanno inquadrate pure le riforme che prevedono la riduzione degli stipendi dei parlamentari e il numero degli stessi e che fanno inesorabilmente da corollario all&rsquo;abolizione del finanziamento pubblico ai partiti. Per la &ldquo;business community&rdquo; diventer&agrave; molto pi&ugrave; facile &ldquo;comprare&rdquo; la maggioranza su 630 parlamentari che non quella su 945 ed &egrave; ancora pi&ugrave; facile se questi sono sottopagati.\n<\/p>\n<p>\n\tL&rsquo;approvazione di un simile groviglio di riforme sancirebbe un forte ridimensionamento del controllo popolare sul Parlamento a favore di una ristretta cerchia di homini economici. Una democrazia sempre pi&ugrave; dilavata su cui cominciano a delinearsi sempre pi&ugrave; marcatamente i tratti fondamentali dell&rsquo;incombente oligarchia finanziaria. L&rsquo;abolizione del finanziamento pubblico ai partiti e la riduzione dello stipendio dei parlamentari, com&rsquo;&egrave; noto, sono temi molto cari ai penta stellati che verosimilmente, in cambio dell&rsquo;appoggio ad essi da parte del Governo, faranno convergere alla fine, dopo le scenografiche resistenze iniziali, i propri voti con quelli di Renzi per le riforme costituzionali. Tali voti trasversali, a loro volta, sommati a quelli di un Berlusconi edulcorato dalla recente assoluzione, dovrebbero garantire, tra tre mesi nella seconda votazione, una maggioranza granitica per un agevole superamento di quella elevata soglia dei 2\/3 (necessari ad evitare il referendum costituzionale ndr) che i padri costituenti, nella loro infinita saggezza, positivizzarono nell&rsquo;art. 138 della Cost. al fine di ostacolare eventuali modifiche mal ponderate.\n<\/p>\n<p>\n\tMa non &egrave; finita. Con la reintroduzione delle preferenze nella legge elettorale si amplifica artatamente la possibilit&agrave; per i pluto-corruttori di eleggere i parlamentari pi&ugrave; sensibili a questa pratica. Sia chiaro: dare la possibilit&agrave; all&rsquo;elettore di scegliere il candidato non &egrave; di per s&eacute; un&rsquo;opportunit&agrave; negativa, a patto per&ograve; che sia controbilanciata da adeguati strumenti anti-corruzione come il finanziamento pubblico ai partiti appunto. E&rsquo; il combinato disposto, reintroduzione preferenze\/abolizione finanziamento pubblico ai partiti, che d&agrave; luogo ad un corto circuito democratico macroscopico.\n<\/p>\n<p>\n\tUn Parlamento debole e facilmente controllabile &egrave; funzionale, sterilizzati eventuali rigurgiti popolar sovranisti, a &ldquo;blindare&rdquo; il percorso intrapreso verso l&rsquo;occaso democratico che porta dritto alla dittatura finanziaria!\n<\/p>\n<p>\n\tAltre esiziali riforme sono contenute nel famigerato Jobs Act che, avulso dalla suadente anglofonia, positivizza e generalizza di fatto la precariet&agrave; del lavoro e quindi, in una situazione di elevata disoccupazione, consacra la deflazione salariale.\n<\/p>\n<p>\n\tIl lubrico avviluppo di riforme sopra emarginate, sussunte nella pi&ugrave; generica autopoiesi del paradigma ordoliberista, trafigge ai precordi la Repubblica democratica.\n<\/p>\n<p>\n\t&nbsp;\n<\/p>\n<p>\n\tA.R.\n<\/p>\n<p>\n\t&nbsp;\n<\/p>\n<p>\n\t&ldquo;La prima verit&agrave; &egrave; che la libert&agrave; di una democrazia non &egrave; salda se il popolo tollera la crescita di un potere privato al punto che esso diventa pi&ugrave; forte dello stesso Stato democratico. La seconda verit&agrave; &egrave; che la libert&agrave; di una democrazia non &egrave; salda se il suo sistema economico non fornisce occupazione e non produce e distribuisce beni in modo tale da sostenere un livello di sviluppo accettabile&rdquo;. F. D. Roosvelt.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Con l&#039;adesione ai trattati europei la &quot;lex mercatoria&quot; trans-nazionale si &egrave; sostituita alla Legge dei Parlamenti nazionali. Di fatto, oggi, le Assemblee elettive nazionali si limitano a ratificare i provvedimenti fondamentali gi&agrave; deliberati &ldquo;aliunde&rdquo;, da organismi sovranazionali composti da nominati (BCE, CE, WTO, FMI, OCSE), residuando in capo agli organi elettivi esclusivamente le prerogative di approvazione delle sole &quot;leggi cosmetiche&quot; funzionali ad infondere nella popolazione unicamente il sentore di una mera parvenza democratica. 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