{"id":11853,"date":"2014-08-18T20:11:14","date_gmt":"2014-08-18T20:11:14","guid":{"rendered":"http:\/\/www.appelloalpopolo.it\/?p=11853"},"modified":"2014-08-18T20:11:14","modified_gmt":"2014-08-18T20:11:14","slug":"ricciotti-e-altri-eroi-dimenticati-del-risorgimento-1-2","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=11853","title":{"rendered":"Ricciotti e altri eroi dimenticati del Risorgimento (1)"},"content":{"rendered":"<p>&nbsp;<\/p>\n<p>di Gianluigi Leone (ARS Lazio)<\/p>\n<p>Ci sono trame del secolo XIX assai poco conosciute, che nascono e si sviluppano nella provincia italiana, lontano dai centri di potere e, apparentemente, ai margini della storia. Ovunque, lungo la Penisola, si sviluppa una spinta alla mobilitazione, a \u201cmacchia di leopardo\u201d, come se il vento portasse in s\u00e9 e diffondesse come un contagio lo spirito fiero e rivoltoso che a ondate nella storia si \u00e8 annidato tra le nobili citt\u00e0, gli antichi borghi, le valli coltivate, i boschi e i cavalli. \u00c8 il Risorgimento italiano, un fenomeno discontinuo ed eterogeneo, partito dall\u2019istanza delle libert\u00e0 civili e politiche, e approdato al concetto di indipendenza e unit\u00e0 nazionali. Nato non soltanto per la determinazione di singoli protagonisti, ma come espressione della volont\u00e0 di emancipazione e progresso di un intero popolo.<\/p>\n<p align=\"center\"><a style=\"font-size: 13px\" href=\"http:\/\/www.appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2014\/08\/Nicola_Ricciotti.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-medium wp-image-11856\" src=\"http:\/\/www.appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2014\/08\/Nicola_Ricciotti-214x300.jpg\" alt=\"Nicola_Ricciotti\" width=\"214\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2014\/08\/Nicola_Ricciotti-214x300.jpg 214w, https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2014\/08\/Nicola_Ricciotti.jpg 433w\" sizes=\"(max-width: 214px) 100vw, 214px\" \/><\/a><\/p>\n<p align=\"center\"><em>Nicola Ricciotti (1797 \u2013 1844)<\/em><\/p>\n<p>Molti eroi rischiano l\u2019oblio nel volgere di poche generazioni, schiacciati dalla crudele e cinica indifferenza di un\u2019umanit\u00e0 reificata. Emblematico \u00e8 il caso di <a href=\"http:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Nicola_Ricciotti\">Nicola Ricciotti<\/a>, patriota martire, la cui fama di combattente, nel corso di tutto l\u2019Ottocento, pu\u00f2 essere paragonata a quella di cui gode Ernesto Che Guevara nel Novecento. Garibaldi volle ricordarne l\u2019esempio chiamando il proprio quarto figlio \u201c<a href=\"http:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Ricciotti_Garibaldi\">Ricciotti<\/a>\u201d. Lo stesso Ricciotti Garibaldi volle essere presente quando nel 1910 fu inaugurato il \u201cMonumento a Nicola Ricciotti e ai martiri della Regione\u201d (<em>per regione si intendeva il territorio della ex Delegazione Apostolica di Frosinone<\/em>) in piazza della Libert\u00e0 a Frosinone, ai cui piedi riposano le ceneri dell\u2019eroe e di <a href=\"http:\/\/www.appelloalpopolo.it\/?p=10406\">Luigi Angeloni<\/a>, cugino di Nicola e figura centrale del Risorgimento.<\/p>\n<p align=\"center\"><a style=\"font-size: 13px;text-align: -webkit-center\" href=\"http:\/\/www.appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2014\/08\/Monumento-a-Nicola-Ricciotti.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"300\" height=\"191\" class=\"alignnone size-medium wp-image-11857\" style=\"width: 450px;height: 255px\" src=\"http:\/\/www.appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2014\/08\/Monumento-a-Nicola-Ricciotti-300x191.jpg\" alt=\"Monumento a Nicola Ricciotti\" srcset=\"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2014\/08\/Monumento-a-Nicola-Ricciotti-300x191.jpg 300w, https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2014\/08\/Monumento-a-Nicola-Ricciotti-768x489.jpg 768w, https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2014\/08\/Monumento-a-Nicola-Ricciotti-1024x652.jpg 1024w, https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2014\/08\/Monumento-a-Nicola-Ricciotti.jpg 1339w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><\/p>\n<p align=\"center\"><em>Monumento a Nicola Ricciotti e ai Martiri della Regione<\/em><\/p>\n<p>Ricciotti nacque nel 1797 a Frosinone, nella Provincia di Campagna e Marittima, Stato Pontificio, da una famiglia di notai, avvocati e medici.<\/p>\n<p>Il piccolo centro papalino, a partire dagli anni \u201910 dell\u2019Ottocento, vide fiorire la carboneria e la massoneria. Almeno tre generazioni di frusinati, per lo pi\u00f9 esponenti della borghesia cittadina, rapiti da fervore patriottico, pianificarono, finanziarono e parteciparono in prima persona a moti insurrezionali, anche ben oltre i confini dello Stato Pontificio.<\/p>\n<p>Ricciotti fece parte della seconda generazione. Era un uomo dall\u2019aspetto comune e dal carattere trascinante. Nel 1820 possedeva un caff\u00e8 distribuito su tre livelli in via della Pescheria, luogo trasformato presto in uno dei ritrovi clandestini per i patrioti della citt\u00e0. Si form\u00f2 cos\u00ec un gruppo impegnato principalmente nel proselitismo e nella propaganda patriottica. Vi troviamo, tra gli altri, Luigi Marcocci &#8211; avvocato, cugino e coetaneo di Ricciotti, e futuro costituente della Repubblica Romana del 1849 \u2013 e i due fratelli di Nicola, Giacomo e Domenico. Sono giovani possidenti e benestanti che avrebbero potuto vivere una vita di agi e comodit\u00e0, ma un\u2019eccezionale forza di volont\u00e0 li spinse ad amare e tentare di raggiungere un ideale quasi impossibile, spendendo tutte le proprie risorse materiali, ricevendo ferite, e perdendo, in molti casi, la stessa vita.<\/p>\n<p>Crebbero scoprendo e seguendo l\u2019insegnamento di padri, parenti o semplici concittadini impegnati nella lotta politica, d\u2019azione o di pensiero, d\u2019ispirazione patriottica. Il notaio Giuseppe Marcocci, padre di Luigi, era il pi\u00f9 celebre e importante massone della citt\u00e0, mentre numerosi membri della famiglia Ricciotti furono implicati in disordini e attivit\u00e0 sediziose, come Michele Ricciotti, zio di Nicola, carbonaro attivo a Napoli. L\u2019elenco dei rivoltosi gi\u00e0 nel 1801 era vastissimo. Si diceva che l\u2019intero rione S. Martino fosse abitato da rivoluzionari.<\/p>\n<p>Gli anziani premevano affinch\u00e9 le nuove leve restassero escluse da ogni ruolo attivo. Il clima verso il 1820 era diventato incandescente e le autorit\u00e0 del tempo ormai seguivano e annotavano in modo capillare tutti i movimenti dei cittadini sospetti, come dimostra il cospicuo materiale raccolto su Frosinone nel biennio 1820-21, conservato nell\u2019Archivio Vaticano.<\/p>\n<p align=\"center\"><a href=\"http:\/\/www.appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2014\/08\/Luigi-Marcocci.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-medium wp-image-11858\" src=\"http:\/\/www.appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2014\/08\/Luigi-Marcocci-193x300.jpg\" alt=\"Luigi Marcocci\" width=\"193\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2014\/08\/Luigi-Marcocci-193x300.jpg 193w, https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2014\/08\/Luigi-Marcocci.jpg 543w\" sizes=\"(max-width: 193px) 100vw, 193px\" \/><\/a><\/p>\n<p align=\"center\"><em>Luigi Marcocci (1797 \u2013 1880)<\/em><\/p>\n<p>Ma Ricciotti non volle aspettare. Fu introdotto alla Massoneria nel 1820 presso l\u2019abitazione di Giuseppe Maria De Verolis, a Pofi, nonostante il parere contrario di Giuseppe Marcocci. Nel dicembre dello stesso anno fu istituita la rivendita carbonara frusinate, alle dipendenze della Vendita Perfetta di Torrice (guidata da Nicola Fabrizi). Luigi Marcocci fu nominato <em>Gran Maestro<\/em>, Nicola Ricciotti <em>Maestro ricevitore<\/em>, per le sue capacit\u00e0 di fare proseliti, Giacomo Ricciotti e Gaetano Giansanti <em>Maestri terribili<\/em>, Domenico Ricciotti <em>Maestro guardia bolli e suggelli<\/em>. Tra gli altri affiliati vi furono Clemente Capitani, Paolo Sodani e Giovanni Battista Turriziani. La rivendita fu intitolata \u201c<em>Guerrieri e Seguaci di Pompeo<\/em>\u201d, per sottolineare la fede repubblicana dei suoi adepti.<\/p>\n<p>Come si temeva, la polizia fu subito informata di queste attivit\u00e0. (Le spie non mancarono mai&#8230;)<\/p>\n<p>Come \u00e8 noto, gli unici strumenti di resistenza popolare, in assenza di diritti politici e individuali, sono la cospirazione, l\u2019imboscata, la guerriglia. Da sud giungevano venti di rivolta, e alla notizia della sollevazione napoletana, Nicola Fabrizi, in contatto con il fragile governo rivoluzionario partenopeo, riusc\u00ec a convincere i frusinati ad organizzare un\u2019insurrezione che avrebbe condotto alla provvisoria annessione della provincia pontificia al Regno di Napoli, nonostante il Marcocci fosse di parere contrario, e intendesse ottenere la concessione di una costituzione da parte del papa.<\/p>\n<p>La notte del 10 gennaio 1821, sfruttando l\u2019assenza da Frosinone del delegato apostolico e dell\u2019amministratore camerale della provincia, sette squadre di giovani armati partirono da sette punti distinti della citt\u00e0, per poi unirsi con altri gruppi dei centri limitrofi, e creare disordini presso Porta Campagiorni. Il trambusto avrebbe consentito ai reparti napoletani promessi dal Fabrizi e ai disertori pontifici radunati nel frattempo a Falvaterra di entrare agevolmente in citt\u00e0.<\/p>\n<p>Tuttavia, le truppe napoletane si rivelarono insufficienti. Pertanto, anche a causa anche dell\u2019inesperienza e della distanza politica tra il Fabrizi e i frusinati, il moto fall\u00ec senza che vi furono spargimenti di sangue.<\/p>\n<p>Nei giorni seguenti, dopo l\u2019arresto del Fabrizi, del Giansanti e di Domenico Ricciotti, Luigi Marcocci fugg\u00ec a Teramo, mentre Nicola, Giacomo e gli altri, ripararono a Pontecorvo.<\/p>\n<p>A Teramo, il 27 gennaio, si svolse un congresso di rivoluzionari romani, guidati da Filippo Cicognani, nel corso del quale fu affidato il comando dei patrioti di Benevento, Pontecorvo e Frosinone, rispettivamente a Francesco Vasconi, Nicola Ricciotti e Luigi Marcocci.<\/p>\n<p>In breve gli eventi precipitarono. Guglielmo Pepe decise di affrontare l\u2019esercito austriaco in marcia verso Napoli. I due Ricciotti, Capitani e Turriziani si unirono alle truppe napoletane guidate da Pepe. Lo scontro avvenne a Rieti il 6 marzo del 1821, dove i rivoluzionari napoletani e laziali subirono una dura sconfitta.<\/p>\n<p>Nicola Fabrizi e Nicola Ricciotti furono condannati a morte, pena poi commutata con il carcere duro a vita. Per gli altri ci furono condanne pi\u00f9 \u201clievi\u201d a decenni di carcere duro.<\/p>\n<p>I fratelli Ricciotti furono rinchiusi nella Fortezza di Civita Castellana, dove, nel 1827, Giacomo mor\u00ec tra le braccia di Nicola per un\u2019infezione causata dal contatto di pesanti catene con polsi e caviglie. Le ultime parole di Giacomo furono trascritte dal compagno di cella Vincenzo Fattiboni di Cesena: \u201c<em>In questi casi non bisogna farsi illusioni, sento che il mio ultimo istante \u00e8 vicino. Lasciamoci da forti. Quando suoner\u00e0 l\u2019ora del riscatto il mio spirito sar\u00e0 con te. Se tu dovessi tornare a casa, d\u00ec ai parenti ed agli amici che io son morto per la causa della libert\u00e0<\/em>\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: center\">\u00a0* \u00a0* \u00a0*<\/p>\n<p>La seconda parte dell&#8217;articolo: <a href=\"http:\/\/www.appelloalpopolo.it\/?p=12289\">Ricciotti e altri eroi dimenticati del Risorgimento (2)<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&nbsp; di Gianluigi Leone (ARS Lazio) Ci sono trame del secolo XIX assai poco conosciute, che nascono e si sviluppano nella provincia italiana, lontano dai centri di potere e, apparentemente, ai margini della storia. 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