{"id":11888,"date":"2014-08-30T00:05:33","date_gmt":"2014-08-30T00:05:33","guid":{"rendered":"http:\/\/www.appelloalpopolo.it\/?p=11888"},"modified":"2014-08-30T00:05:33","modified_gmt":"2014-08-30T00:05:33","slug":"demografia-ed-occupazione","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=11888","title":{"rendered":"Demografia ed occupazione."},"content":{"rendered":"<p>\n\t<em>In questo articolo si analizzeranno degli aspetti riguardanti la situazione demografica nei paesi della zona euro, mettendoli in relazione con la dinamica occupazionale di un arco temporale compreso tra il 2001 ed il 2012.<\/em>\n<\/p>\n<p>\n\tTra le varie disomogeneit&agrave; che caratterizzano i paesi appartenenti all&#039;unione monetaria, una delle pi&ugrave; rilevanti &egrave; quella riguardante le le diverse caratteristiche demografiche.\n<\/p>\n<p>\n\tUno dei dati pi&ugrave; significativi, illustrato nel grafico 1, &egrave; quello della speranza di vita alla nascita.\n<\/p>\n<p style=\"text-align: center\">\n\t<img decoding=\"async\" alt=\"\" src=\"http:\/\/i59.tinypic.com\/4smzhe.jpg\" style=\"width: 604px;height: 266px\" \/>\n<\/p>\n<p style=\"text-align: center\">\n\t<em>Grafico 1: Speranza di vita alla nascita.<\/em>\n<\/p>\n<p>\n\t&nbsp; E&#039; facile constatare come, a fronte di un generale miglioramento delle aspettative di vita, nell&#039;arco temporale analizzato, vi siano ancora gruppi di paesi con valori sensibilmente pi&ugrave; bassi della media, indice di condizioni generalmente meno favorevoli, vedasi il caso delle repubbliche baltiche e della Slovacchia. Spagna, Italia e Francia, invece, mantengono il primato dei paesi con gli abitanti pi&ugrave; longevi.\n<\/p>\n<p>\n\t<br \/>\n\tIl grafico 2 va ad ordinare i medesimi valori per l&#039;incremento percentuale, evidenziando in tal modo chi ha sperimentato un pi&ugrave; alto miglioramento delle aspettative di vita.\n<\/p>\n<p style=\"text-align: center\">\n\t<img decoding=\"async\" alt=\"\" src=\"http:\/\/i62.tinypic.com\/14t8o51.jpg\" \/>\n<\/p>\n<p style=\"text-align: center\">\n\t<em>Grafico 2: Variazione percentuale della speranza di vita alla nascita, periodo 2001-2012.<\/em>\n<\/p>\n<p>\n\t<br \/>\n\tAppare evidente come i paesi baltici abbiano, tuttavia, ottenuto incrementi molto superiori alla media.\n<\/p>\n<p>\n\t&nbsp;\n<\/p>\n<p>\n\tVediamo ora, tramite il grafico 3, il dato riguardante l&#039;et&agrave; mediana della popolazione.\n<\/p>\n<p style=\"text-align: center\">\n\t<img decoding=\"async\" alt=\"\" src=\"http:\/\/i61.tinypic.com\/2m7spya.jpg\" \/><br \/>\n\t<em>Grafico 3: Et&agrave; mediana della popolazione.<\/em>\n<\/p>\n<p>\n\tIn questa nuova classifica, si pu&ograve; constatare come la zona euro si sia generalmente invecchiata, andando a superare i 42 anni di et&agrave; mediana, un dato superato solamente da Italia e Germania, mentre altri, come Irlanda, Cipro, Slovacchia e Lussemburgo, posseggono le popolazioni mediamente pi&ugrave; giovani.\n<\/p>\n<p>\n\t&Egrave; bene ricordare che questo indicatore risente sia del valore della speranza di vita alla nascita, sia del bilancio degli anni passati tra natalit&agrave; e mortalit&agrave; e sia del saldo migratorio pregresso.\n<\/p>\n<p>\n\tIl grafico 4 va a rappresentare i dati riguardanti i tassi di crescita naturali e migratori [1] della popolazione della zona euro.\n<\/p>\n<p style=\"text-align: center\">\n\t<img decoding=\"async\" alt=\"\" src=\"http:\/\/i57.tinypic.com\/2r2yyk0.jpg\" \/><br \/>\n\t<em>Grafico 4: Tassi di variazione naturali e migratori.<\/em>\n<\/p>\n<p>\n\tUna prima considerazione si pu&ograve; fare riguardo il valore del tasso naturale della zona euro, che risulta preoccupantemente vicino allo zero per mille, indice di una bassa natalit&agrave; media.<br \/>\n\tIrlanda, Cipro, Francia, Lussemburgo e Paesi Bassi, mostrano tassi naturali sensibilmente pi&ugrave; alti rispetto alla media, mentre la buona met&agrave; dei paesi risulta sotto la stessa, con crescite naturali addirittura negative, come per Italia, Estonia, Germania e Lettonia.\n<\/p>\n<p>\n\tIl tasso migratorio totale &egrave; anch&#039;esso positivo, riscontrando tuttavia paesi con fortissima immigrazione netta, come Cipro, Lussemburgo, Spagna, Irlanda, Italia e Belgio; ed altri come Francia, Paesi Bassi, Finlandia, Slovacchia, Grecia e Germania, sensibilmente sotto la media; per finire con Estonia e Lettonia, dove si riscontrano dati anche vistosamente negativi, indici di una popolazione che invecchia ed emigra.\n<\/p>\n<p>\n\tIl grafico 5 va a mostrare l&#039;evoluzione, nel tempo, dell&#039;et&agrave; mediana della popolazione, di alcuni stati della zona euro, rispetto ad un valore iniziale posto a 100.\n<\/p>\n<p style=\"text-align: center\">\n\t<img decoding=\"async\" alt=\"\" src=\"http:\/\/i57.tinypic.com\/o6ivjt.jpg\" \/><br \/>\n\t<em>Grafico 5: Andamento dell&#039;et&agrave; mediana della popolazione.<\/em>\n<\/p>\n<p>\n\tTra i paesi presi in esame, un gruppo di tre mostra una tendenza all&#039;invecchiamento superiore alla media, ovvero Germania, Portogallo ed Austria; altri, come Italia ed, in parte, la Grecia, si mantengono vicini alla tendenza media; mentre Francia, Spagna, Finlandia ed Irlanda, si trovano al di sotto ma con caratteristiche differenti.\n<\/p>\n<p>\n\tEsaminando singolarmente il caso irlandese, si vede come, dal 2005 al 2007, ci sia stato un sensibile abbassamento dell&#039;et&agrave; mediana, cos&igrave; rapido da farlo imputare pi&ugrave; ad una dinamica migratoria che ad un aumento improvviso del tasso naturale. Dal 2008 in poi, si nota invece una rapida accelerazione, in senso di un aumento dell&#039;et&agrave; mediana, caratteristica che accomuna anche Spagna e Grecia e Portogallo, possibilmente causato dall&#039;emigrazione di giovani in cerca di occupazione a seguito dello scoppio della crisi. La Finlandia dal canto suo mostra una tendenza opposta, con presumibili aumenti del tasso migratorio.\n<\/p>\n<p>\n\tIl grafico 6, che mostra i dati aggregati per quadrienni, permette di analizzare, pi&ugrave; in dettaglio, la dinamica migratoria.\n<\/p>\n<p style=\"text-align: center\">\n\t<img decoding=\"async\" alt=\"\" src=\"http:\/\/i57.tinypic.com\/2vt9ker.jpg\" style=\"width: 605px;height: 340px\" \/><br \/>\n\t<em>Grafico 6: Tassi migratori medi per periodi.<\/em>\n<\/p>\n<p>\n\t<br \/>\n\tNell&#039;ultimo periodo, Portogallo, Spagna, Grecia, Estonia, Irlanda e Lettonia sono stati teatro di emigrazioni nette anche significative. Lussemburgo, Belgio, Finlandia, Malta, Cipro ed Italia, invece, mostrano una generale crescita o stagnazione del tasso migratorio medio. Quest&#039;ultimo fatto pu&ograve; trovare spiegazioni sia dal punto di vista dell&#039;appetibilit&agrave; per le condizioni economiche, sia da quello delle caratteristiche geografiche e sia da quello delle politiche di accoglienza.<br \/>\n\tParticolare rimane il caso delle repubbliche baltiche che hanno, nel tempo, sostenuto una emigrazione significativa della componente russofona, oltre a quella per motivazioni economiche.\n<\/p>\n<p style=\"text-align: center\">\n\t<img decoding=\"async\" alt=\"\" src=\"http:\/\/i60.tinypic.com\/2hzo4nk.jpg\" \/><br \/>\n\t<em>Grafico 7: Tassi di variazione medi del numero di occupati.<\/em>\n<\/p>\n<p>\n\t<br \/>\n\tGuardando alla variazione percentuale del numero dei posti di lavoro [2] (grafico 7), nell&#039;ultimo quadriennio in esame, si pu&ograve; vedere come pochi siano i casi dove si sia avuto un tasso positivo e moltissimi altri dove si sia creata disoccupazione di massa, a fronte dei due periodi iniziali generalmente favorevoli per l&#039;intera zona dell&#039;euro.\n<\/p>\n<p>\n\t<br \/>\n\tPassando ai numeri assoluti, si possono confrontare i saldi migratori e la variazione della forza lavoro, ovvero quanta gente abile al lavoro si &egrave; resa disponibile, per motivi anagrafici o di flussi migratori, in ogni arco temporale analizzato, con i posti di lavoro effettivamente creati o distrutti.\n<\/p>\n<p>\n\t[I dati sono ordinati per ordine di creazione di posti di lavoro equivalenti a tempo pieno, ove disponibili.]\n<\/p>\n<p style=\"text-align: center\">\n\t<img decoding=\"async\" alt=\"\" src=\"http:\/\/i59.tinypic.com\/16gyhkh.jpg\" \/><br \/>\n\t<em>Grafico 8: Saldi migratori, variazione della forza lavoro e del numero di occupati, periodo 2001-2004.<\/em>\n<\/p>\n<p>\n\t<br \/>\n\tIn questo primo periodo, si pu&ograve; constatare come, generalmente, i flussi migratori abbiano assecondato la creazione di posti di lavoro nella quasi totalit&agrave; dei casi. Eccezioni pi&ugrave; rilevanti sembrano quelle della Germania e dei Paesi Bassi, con occupazione in calo e saldo migratorio positivo. Spagna, Italia e Francia detengono il primato della crescita occupazionale.\n<\/p>\n<p style=\"text-align: center\">\n\t<img decoding=\"async\" alt=\"\" src=\"http:\/\/i58.tinypic.com\/2vd1jpj.jpg\" \/><br \/>\n\t<em>Grafico 9: Saldi migratori, variazione della forza lavoro e del numero di occupati, periodo 2005-2008.<\/em>\n<\/p>\n<p>\n\t<br \/>\n\tTra il 2005 ed il 2008, si riscontra una variazione dei saldi migratori netti, ridottisi, nei casi come Germania e Francia, dove tuttavia aumenta in maniera anche netta l&#039;occupazione, e accresciutisi, come in Italia, ben pi&ugrave; dei posti di lavoro creati e della forza lavoro, a testimonianza di un copioso afflusso di immigrati in et&agrave; non lavorativa. Come si vede, la Germania passa dall&#039;ultimo posto in classifica al secondo, scavalcando Francia ed Italia, che si avvicendano.\n<\/p>\n<p style=\"text-align: center\">\n\t<img decoding=\"async\" alt=\"\" src=\"http:\/\/i57.tinypic.com\/s5ifsg.jpg\" \/><br \/>\n\t<em>Grafico 10: Saldi migratori, variazione della forza lavoro e del numero di occupati, periodo 2009-2012.<\/em>\n<\/p>\n<p>\n\t<br \/>\n\tL&#039;ultimo periodo in esame mostra come un gruppo di paesi dell&#039;area centrale, costituito da&nbsp; Germania, Belgio ed&nbsp; Austria, sia l&#039;ultimo rimasto a permettere la creazione di posti di lavoro in modo significativo. Campioni di crescita negli anni precedenti, in tale frangente, come Spagna, Italia ed Irlanda, finiscono a fine classifica.\n<\/p>\n<p>\n\t[Per avere un quadro della situazione, in termini relativi, &egrave; possibile confrontare questi dati con il grafico 7.]\n<\/p>\n<p>\n\t&nbsp;\n<\/p>\n<h3>\n\t<strong>Conclusioni<\/strong>.<br \/>\n<\/h3>\n<p>\n\tIl bilancio finale, del quadriennio di crisi economica 2009 &#8211; 2012, &egrave; di circa 1,4 milioni di posti di lavoro creati e 6,4 milioni distrutti, un saldo migratorio complessivo, dei paesi in crescita occupazionale, di 1,29 milioni di unit&agrave;, a fronte di un saldo di 1,14 milioni di unit&agrave; di quelli dove la tendenza &egrave; opposta.\n<\/p>\n<p>\n\t<strong>E&#039; da notare come la sola Italia abbia manifestato un saldo netto positivo di 1,29 milioni di migranti, pari quello di tutto l&#039;insieme dei paesi in crescita.<\/strong><br \/>\n\tQuesto dato va a testimoniare come la mobilit&agrave; del fattore lavoro non rispecchi la teoria dominante, che lo vorrebbe cos&igrave; fluido da seguire senza difficolt&agrave; le opportunit&agrave; occupazionali nelle varie aree geografiche. La mobilit&agrave; interna sembra riguardare, in molti casi, solo fasce pi&ugrave; giovani della popolazione, mentre i nuovi arrivi, dalle zone esterne alla zona dell&#039;euro, sembrano permanere nelle zone di approdo, senza tener effettivamente conto della congiuntura economica.\n<\/p>\n<p>\n\tQuesto pone molti interrogativi sulle politiche della UE in materia e ci si chiede se, alla luce delle reali opportunit&agrave; di crescita presenti e future, tutta questa forza lavoro addizionale sar&agrave; mai realmente impiegabile.\n<\/p>\n<p>\n\t&nbsp;\n<\/p>\n<p>\n\t<em>Antonello Nusca, ARS Abruzzo.<\/em>\n<\/p>\n<p>\n\t&nbsp;\n<\/p>\n<p>\n\tNote:<br \/>\n\t[1]Il tasso di crescita naturale viene calcolato facendo il rapporto tra la differenza tra nati e morti di un anno solare e la sua popolazione media, moltiplicando il tutto per mille.\n<\/p>\n<p>\n\tIl tasso migratorio, allo stesso modo, &egrave; il risultato tra la differenza tra immigrati ed emigrati, rapportata alla popolazione media, moltiplicando sempre il risultato per mille.<br \/>\n\tIn quest&#039;ultimo caso, quando disponibili, sono stati usati i dati completi dell&#039;aggiustamento statistico forniti da Eurostat.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>In questo articolo si analizzeranno degli aspetti riguardanti la situazione demografica nei paesi della zona euro, mettendoli in relazione con la dinamica occupazionale di un arco temporale compreso tra il 2001 ed il 2012. 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