{"id":11914,"date":"2014-08-26T00:05:38","date_gmt":"2014-08-26T00:05:38","guid":{"rendered":"http:\/\/www.appelloalpopolo.it\/?p=11914"},"modified":"2014-08-26T00:05:38","modified_gmt":"2014-08-26T00:05:38","slug":"prezzi-fissi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=11914","title":{"rendered":"Prezzi Fissi"},"content":{"rendered":"<p>\n\tSupponiamo di essere titolari di un&rsquo;azienda che fa un prodotto specifico, tipo Forni a Microonde.<br \/>\n\tLi facciamo benissimo, tecnologicamente all&rsquo;avanguardia ad un costo molto competitivo. Il meglio sul mercato insomma.<br \/>\n\tOvvio che tutti li acquisteranno, ne venderemo migliaia e faremo grandi profitti. Bene.<br \/>\n\tIl problema sorge quando il mercato comincia a funzionare, cio&egrave; quando, per la legge della domanda e dell&rsquo;offerta i nostri prezzi inevitabilmente cominceranno a salire. Questo &egrave; normale in un&rsquo;economia di mercato : pi&ugrave; un bene &egrave; richiesto e pi&ugrave; il suo prezzo salir&agrave;.<br \/>\n\tE&rsquo; la logica che sottende, il linea generale, al concetto di inflazione.<br \/>\n\tL&rsquo;aumento del prezzo del nostro bene tender&agrave; a farci perdere quote di mercato, non fosse altro perch&eacute; il nuovo prezzo maggiorato diventa troppo elevato per una fascia sempre maggiore di clienti.<br \/>\n\tAvremo un calo delle vendite a favore di concorrenti produttori di Forni di pi&ugrave; basso valore tecnologico ma di prezzo pi&ugrave; abbordabile. Quindi avremo un calo dei profitti. Dovremo riconsiderare mezzi e fattori di produzione e in generale riposizionarci sul mercato.<br \/>\n\tPotessimo mantenere i nostri prezzi stabili, indipendenti dalle logiche e dalla dinamica del nostro mercato sarebbe meglio. Ma in questo contesto non si pu&ograve;.<br \/>\n\tAbbiamo per&ograve; una possibilit&agrave;.<br \/>\n\tQuella di produrre in zone ( paesi ) nei quali la dinamica dei prezzi risulti pi&ugrave; rallentata, dove non sia sincrona con la struttura economica dei nostri luoghi di vendita.<br \/>\n\tTrovato il paese a minore inflazione vi spostiamo i mezzi e i fattori di produzione inutilizzati o anche la totalit&agrave; di essi, integriamo la nostra offerta e ritorniamo a difendere il nostro profitti. Abbiamo cos&igrave; evitato il meccanismo di riallineamento automatico dei prezzi.<br \/>\n\tI prezzi dei nostri concorrenti aumenteranno pi&ugrave; dei nostri, e dato che noi produciamo comunque un prodotto migliore, conquisteremo pi&ugrave; quote di mercato ( se non addirittura tutto quanto.. ).<br \/>\n\tMa sorge un problema : il paese nel quale siamo andati a produrre ha una moneta diversa da quella circolante nel nostro mercato di riferimento. Questa condizione ci fa ricadere ancora nelle logiche proprie dell&rsquo;economia di mercato.<br \/>\n\tLa moneta, come tutti gli altri beni, soggiace alla legge della domanda e dell&rsquo;offerta. Io produco beni prezzati con la moneta del paese a bassa inflazione e chi lo deve comprare deve domandare questa moneta offrendo la sua. La moneta del paese di produzione quindi si apprezza mentre si svaluta quella del paese in cui si definisce l&rsquo;acquisto. Questo porta i prezzi del mio prodotto ad aumentare ( pi&ugrave; &ldquo;moneta acquirente&rdquo; per &ldquo;moneta produttore&rdquo; ) e la dinamica tende a riequilibrare quello che &egrave; lo squilibrio inflazionistico dei due paesi.<br \/>\n\tSono punto e a capo, non ho risolto nulla.<br \/>\n\tA questo punto per&ograve; mi viene in aiuto un nuovo attore economico : la Politica.<br \/>\n\tLa Politica decide che i due paesi ( quello dove produco e quello dove vendo ) si debbano integrare con un cambio fisso o con una moneta unica per una serie di motivazioni che vanno dalle quelle ideologiche ( facciamo un grande paese, uniamo i popoli ) a quelle produttive e tecnologiche ( uniamo le economie e le eccellenze dei paesi verranno condivise ).<br \/>\n\tIl mio prodotto ricomincia ad essere competitivo. Il suo prezzo non si alza parallelamente al prezzo di tutti gli altri. Prescinde dalle logiche di mercato. Il mio acquirente non deve pi&ugrave; cambiare moneta per acquistare i miei Forni. Io li produco in paesi a basso costo e a bassa inflazione e li vendo in paesi la cui dinamica dei prezzi &egrave; pi&ugrave; accentuata. La mia competitivit&agrave; in relazione a quella dei miei concorrenti aumenta addirittura nel tempo, perch&eacute; le differenze inflattive si accumulano.<br \/>\n\tLa mia azienda fa affari d&rsquo;oro.<br \/>\n\tMa non &egrave; tutto.<br \/>\n\tDato che ogni vendita di un forno porta la moneta pagata per esso nel circuito economico del paese dove produco sottraendolo al paese dove vendo, ho anche la possibilit&agrave; di prestare questi soldi ai miei stessi clienti. Oltre che aumentare i miei profitti, questa opzione economica mi permette di sostenere le mie vendite, perch&eacute; altrimenti una crescente scarsit&agrave; di mezzi monetari nel paese degli acquirenti ridurrebbe i consumi e quindi la richiesta dei miei forni.<br \/>\n\tOltretutto ho altri fattori di positivit&agrave;. Il primo &egrave; che i tassi di interesse nel paese dei miei clienti &egrave; pi&ugrave; alto di quello che trovo nel paese di produzione, ho quindi convenienza a prestare ai miei clienti. Questo perch&eacute;, logicamente, dove i consumi sono maggiori &egrave; maggiore anche la richiesta di mezzi monetari e quindi la convenienza a prestare soldi.<br \/>\n\tSecondariamente se prestassi i soldi anche nel paese di produzione, tenderei ad alimentare i consumi e quindi faciliterei l&rsquo;aumento dei prezzi, aumenterei l&rsquo;inflazione e diminuirei le differenze economiche tra i due paesi, inficiando i miei profitti. E quindi &egrave; preferibile movimentare i miei capitali in altri paesi che non sia il mio per farli fruttare senza intaccare la mia competitivit&agrave;.<br \/>\n\tMa sorge un problema.<br \/>\n\tSe io continuo a prestare soldi ai miei clienti, che con essi comprano i miei prodotti rimettendomi al contempo gli interessi, arriver&ograve; ad un punto in cui i miei clienti mi chiederanno soldi per pagare esclusivamente gli interessi a me dovuti.<br \/>\n\tA questo punto finanziariamente non mi conviene pi&ugrave;, interrompo i prestiti di denaro per attendere di rientrare degli interessi. Ho un contraccolpo sulle vendite dei forni ma in questo modo bilancio i miei profitti.<br \/>\n\tIl problema a questo punto si allarga.<br \/>\n\tI miei clienti non hanno i soldi per ripagare gli interessi ( i soldi li ho tutti io ) e non comprano pi&ugrave; i miei forni.<br \/>\n\tChe fare?<br \/>\n\tAnche in questo caso mi viene in aiuto la Politica.<br \/>\n\tLo Stato del paese dei clienti ripiana i loro debiti attraverso le proprie casse. Io rientro degli interessi, sono contento e ricomincio a vendere forni e a prestare soldi.<br \/>\n\tOra il problema &egrave; in carico allo Stato. E&rsquo; lo Stato che comincia ad avere i conti fuori posto. Soprattutto perch&eacute; io comincio a prestare i soldi a lui e non pi&ugrave; solo ai miei clienti.<br \/>\n\tCi&ograve; dipende dal fatto che, se prima prestare soldi ad uno Stato piuttosto che ad un altro non cambiava nulla, dato che l&rsquo;avvento dell&rsquo;Unione aveva uniformato al ribasso i tassi di interesse sul debito pubblico ( oltre a non essere particolarmente redditizio in relazione al valore degli stessi ), ora vengono ad evidenziarsi delle differenze su tali tassi, dato che si evidenziano differenze di sostenibilit&agrave; del debito pubblico tra i vari paesi. Pi&ugrave; l&rsquo;investimento &egrave; a rischio e pi&ugrave; viene prezzato tale rischio di insolvenza.<br \/>\n\tLo Stato per&ograve; pu&ograve; sempre ovviare al problema aumentando le tasse, raccogliendo massa monetaria, ripianando cos&igrave; i debiti che ha nei miei confronti.<br \/>\n\tLa maggiore pressione fiscale per&ograve; ha l&rsquo;effetto di mettere fuori mercato le aziende autoctone che producono forni e che gi&agrave; navigano in cattive acque dovendo concorrere con me. Queste aziende hanno quindi due possibilit&agrave; : o seguono il mio esempio e delocalizzano oppure chiudono. In entrambi i casi il risultato &egrave; quello di togliere ad un massa sempre crescente di clienti la possibilit&agrave; monetaria di sostenere i consumi. Questo deprime il gettito fiscale ( oltre che causare a me una diminuzione delle vendite ).<br \/>\n\tLo Stato quindi si ritrova ancora con problemi di bilancio. Io comincio ad arrabbiarmi con esso perch&eacute; ho paura non mi possa ripagare le somme che mi deve. Oltretutto, la minor capacit&agrave; di acquisto dei miei acquirenti produce un rallentamento della loro economia, quindi una diminuzione della loro inflazione, che tende a intaccare i miei profitti nella vendita dei forni.<br \/>\n\tIo a questo punto devo scegliere quale settore della mia attivit&agrave; privilegiare : quella dei forni o quella dei prestiti. Lo Stato del mio mercato di sbocco intanto, per reperire risorse monetarie per rimettere i debiti a me, comincia ad intaccare i patrimoni dei suoi cittadini, dato che il gettito fiscale legato alla remunerazione dei fattori di produzione non da pi&ugrave; i risultati di prima. Oltre a questo, incentiva la competitivit&agrave; delle aziende interne nell&rsquo;unica maniera con cui pu&ograve; farlo : ottimizzando i costi di produzione attraverso la riduzione dei salari.<br \/>\n\tQuesta dinamica tende ad uniformare al ribasso le differenze dei due paesi. Il paese che prima era un paese di sbocco per le mie vendite si trasforma in un paese dove posso quindi spostare la mia produzione. Ha raggiunto un basso livello inflattivo, bassi costi dei fattori di produzione e, particolare non trascurabile, un elemento politico accondiscendente, data la sua posizione debitoria nei miei confronti.<br \/>\n\tRisposto quindi i miei mezzi ed i miei fattori di produzione nel primo paese ma mi trovo davanti ad un altro problema.<br \/>\n\tNon ho pi&ugrave; mercati di sbocco.<br \/>\n\tHo la necessit&agrave; di trovarne qualcuno. Attraverso le correlazioni che intercorrono tra i settori politici dei due paesi nei quali produco e quelli del mercato di sbocco che ho nel frattempo identificato, suggerisco l&rsquo;adozione di un cambio fisso o di una moneta unica, per poter riproporre la struttura economica che tanto mi ha fatto guadagnare prima.<br \/>\n\tQuesto mi apre nuovi mercati, che per&ograve; hanno ragion d&rsquo;essere in relazione a quanto debole io riesca a mantenere quello che &egrave; il mio mercato interno. Devo continuare ad avere fattori inflattivi differenti per poter espandere i miei profitti.<br \/>\n\tE il gioco ricomincia.<br \/>\n\tLa mia attenzione ora non &egrave; pi&ugrave; incentrata sulla produzione di forni ma si sposta sull&rsquo;assetto politico ed economico dell&rsquo;ambiente sociale in cui opero. Devo primariamente controllare il settore politico, in modo che persegua i miei obiettivi di profitto e ricerchi per mio conto mercati di sbocco a cui poi imporre un cambio fisso. Devo controllare il mercato interno in modo che non ecceda nei consumi per non intaccare attraverso l&rsquo;inflazione i miei crediti nei suoi confronti e per questo devo assicurarmi che la moneta non circoli tanto liberamente. Ad una maggiore circolazione corrisponderebbe un impoverimento del valore delle mie rendite. Tenere poi sotto controllo il mercato monetario mi permette di accedere pi&ugrave; facilmente agli assets che i miei debitori detengono ancora. Essi, non avendo moneta per ripagare il denaro da me prestato, devono vendere sottocosto le propriet&agrave; ( case, attivit&agrave;, investimenti ). E li venderanno ovviamente a me.<br \/>\n\tFissando dunque unilateralmente i prezzi dei miei prodotti sono diventato una specie di buco nero in cui tutti gli elementi economici precipitano al suo interno ad una velocit&agrave; sempre maggiore. Ma per alimentarmi ho la necessit&agrave; di avere attorno a me ancora materia stellare da bruciare, devo avere a disposizione una galassia di stelle, altrimenti, contrariamente al vero buco nero astronomico che diventa quiescente, rischio di esplodere seminando distruzione intorno a me.<br \/>\n\tEd &egrave; quello che succeder&agrave; all&rsquo;Eurozona.<br \/>\n\tSi distrugger&agrave; primariamente il fattore scatenante che &egrave; la moneta unica. Perch&eacute; la sua sopravvivenza non converr&agrave; a nessuno. L&rsquo;euro ha gi&agrave; squilibrato la distribuzione della ricchezza concentrandola in poche mani. Come la materia, la distribuzione non pu&ograve; concentrarsi all&rsquo;infinito, non pu&ograve; ridursi alla Singolarit&agrave; astronomica. Mantenerlo ancora in vita inciderebbe come abbiamo visto su queste ricchezze.<br \/>\n\tIl sistema per&ograve;, morta o meno la moneta unica, cercher&agrave; di salvaguardare se stesso, rimodulando in maniera alternativa le dinamiche di concentrazione della ricchezza, probabilmente fornendo ai ceti subalterni ( la materia stellare ) degli strumenti di accumulo di risparmio. Questo per&ograve; evidentemente dovr&agrave; essere fatto con risorse esterne al sistema ( altre galassie ) da cui estrarre combustibile. Se le altre galassie seguono dinamiche simili, potrebbe non essere cos&igrave; semplice sopravvivere.<br \/>\n\tSta a noi evitare che questo, al netto delle ovvie semplificazioni che questo post riporta, accada. Con lo studio delle dinamiche, con il coinvolgimento delle persone e con la militanza politica.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Supponiamo di essere titolari di un&rsquo;azienda che fa un prodotto specifico, tipo Forni a Microonde. Li facciamo benissimo, tecnologicamente all&rsquo;avanguardia ad un costo molto competitivo. Il meglio sul mercato insomma. Ovvio che tutti li acquisteranno, ne venderemo migliaia e faremo grandi profitti. Bene. Il problema sorge quando il mercato comincia a funzionare, cio&egrave; quando, per la legge della domanda e dell&rsquo;offerta i nostri prezzi inevitabilmente cominceranno a salire. Questo &egrave; normale in un&rsquo;economia di mercato&#46;&#46;&#46;<\/p>\n","protected":false},"author":49,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"jetpack_post_was_ever_published":false,"_jetpack_newsletter_access":"","_jetpack_dont_email_post_to_subs":false,"_jetpack_newsletter_tier_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paywalled_content":false,"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":true,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","enabled":false},"version":2}},"categories":[2,6],"tags":[],"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_featured_media_url":"","jetpack_sharing_enabled":true,"jetpack_shortlink":"https:\/\/wp.me\/p7ZaJ4-36a","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/11914"}],"collection":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/49"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=11914"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/11914\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=11914"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=11914"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=11914"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}