{"id":11981,"date":"2014-09-02T21:13:32","date_gmt":"2014-09-02T21:13:32","guid":{"rendered":"http:\/\/www.appelloalpopolo.it\/?p=11981"},"modified":"2014-09-02T21:13:32","modified_gmt":"2014-09-02T21:13:32","slug":"lazzeramento-della-middle-class","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=11981","title":{"rendered":"L&#039;azzeramento della middle-class"},"content":{"rendered":"<p>Agli inizi degli anni \u201970 nei Paesi avanzati occidentali si andava facendo strada una evenienza: la relativa perdita di potere dei ceti ricchi (renditieri) a discapito delle classi operaie.<br \/>\nTutto ci\u00f2 non avveniva per caso: dalla fine della seconda guerra mondiale, e dalla ricostruzione che ne segu\u00ec, l\u2019industria si dovette man mano piegare alle crescenti pretese salariali dei lavoratori. Il lavoro era abbondante e i margini di crescita enormi. Questa miscela, unitamente alla solidariet\u00e0 post-bellica tra imprenditoria emergente e manodopera, mise le fondamenta alla creazione della classe media, spiazzando momentaneamente l\u2019ancien r\u00e9gime.<br \/>\nDal 1950 i sindacati cominciarono a riunire sotto le proprie sigle centinaia di migliaia di lavoratori: grazie alla lotta di classe gli aumenti salariali e di diritti degli operai, costellati di scioperi e rivolte anche pi\u00f9 o meno cruente, non tardarono a dare i loro frutti.  La classe lavoratrice aveva capito e fatto suo un concetto fondamentale: senza del loro apporto NULLA poteva essere creato.<br \/>\nGli  industriali, loro malgrado, furono costretti a far partecipare in maniera crescente ai lauti utili aziendali la forza lavoro che, guadagnando pi\u00f9 del necessario al mero sostentamento, cominci\u00f2 ad avere capitale disponibile, oltre che per una spesa maggiore che fece crescere vertiginosamente l\u2019economia di detti Paesi, anche per investimenti in beni strumentali che accrescevano ancora maggiormente i loro introiti. Moltissimi operai lavoranti nelle zone industrializzate, con i risparmi derivanti da privazioni ed enormi sacrifici,  compravano case e terre nei loro luoghi di origine dandole poi in affitto o aprivano piccoli commerci affidati agli altri membri della famiglia che non erano impiegati, creando di conseguenza altra ricchezza aggiuntiva.<\/p>\n<p>Negli anni \u201970, grazie soprattutto ad investimenti statali mirati, il PIL nominale procapite dei Paesi industrializzati cresceva prepotentemente, sostenuto dai consumi di quella classe operaia che ambiva a scalare la piramide sociale, portandola ad un graduale livellamento, e che, finalmente, poteva assicurare un\u2019istruzione e una aspettativa di vita migliore alla propria progenie. Tutto questo non andava troppo bene agli industriali e ai renditieri, bench\u00e9 anch\u2019essi ne traevano immensi benefici: dove sarebbe arrivato il popolino di questo passo? Avrebbe sicuramente e per sempre sfaldato quella piramide di cui costoro erano da sempre stati all\u2019apice, mettendo alla fine in pratica il sogno socialista.<br \/>\nNon \u00e8 un caso che la via alla globalizzazione si avvi\u00f2 alla fine di quel decennio: nel 1979, grazie alla corrente conservatrice di Milton Friedman, la Gran Bretagna della lady di ferro Margaret Thatcher e a seguire (1981) gli USA del presidente repubblicano Reagan cominciarono a smontare i diritti acquisiti dai lavoratori in tanti anni di dure lotte sindacali e ad aprire la via dell\u2019emigrazione industriale di massa verso lidi pi\u00f9 convenienti, dove produrre sarebbe costato anche il 70% in meno.  La deindustrializzazione di due delle maggiori potenze manifatturiere dell\u2019epoca aveva avuto inizio, e fu l\u2019esempio da seguire per molti altri Paesi.<\/p>\n<p>Nei ricchi Paesi avanzati le componenti del prezzo all\u2019industria di un prodotto sono cos\u00ec suddivise: ipotizziamo un manufatto che all\u2019industria costa 100; il 70%  del totale \u00e8 formato da costi di manodopera, il 20% \u00e8 relativo alle materie prime e il restante 10% \u00e8 energia. A detto prezzo finito bisogner\u00e0 aggiungere la componente guadagno che porter\u00e0, dopo vari passaggi, al raddoppio del costo iniziale, ovvero, troveremo detto prodotto sugli scaffali dei negozi a 200. Tenendo conto che 100 \u00e8 il costo di produzione e che altri 50 andrebbero alla distribuzione, rappresentanza ecc il guadagno industriale ammonta grosso modo a 50. Mica male, direte voi, ma \u2026.<br \/>\nNei Paesi in via di sviluppo (quale era la Cina all\u2019epoca) il costo per l\u2019industria, nella peggiore delle ipotesi, poteva essere questo: 20 materie prime, 10 energia e 5 manodopera, abbassando cos\u00ec il costo finito dello STESSO medesimo prodotto a 35, ben il 65% in meno. Va da se che sullo scaffale il prezzo di vendita non subisce alcuno sconto, lasciando all\u2019industria multinazionale 50 + 65 = 115, ovvero MOLTO pi\u00f9 del doppio. Adesso consideriamo che la quasi totalit\u00e0 delle multinazionali si occupa anche della distribuzione, dello stoccaggio, del trasporto ecc, introitando anche gran parte  di quei 50 destinati a terzi. Ricordate sempre che in occidente l\u2019UNICO costo comprimibile di MOLTO \u00e8 relativo alla componente \u201cmanodopera\u201d e diffidate di aziende come l\u2019ALCOA che indica nell\u2019energia il problema essenziale. Quasi sicuramente, se avessero avuto l\u2019opportunit\u00e0 di fare un contratto collettivo nuovo al 50% in meno sarebbero rimasti a produrre in Sardegna.<\/p>\n<p>Senza alcuna possibilit\u00e0 di smentita posso affermare che una multinazionale che oggi produce in Laos, Cambogia, Nepal, Bangladesh, India, Africa ecc alla fine marginer\u00e0 sino a 150\/155 di quei famosi 200, lasciando le briciole al resto dell\u2019indotto. Tutto ci\u00f2 far\u00e0 in modo che non si formi pi\u00f9 alcuna altra classe media nel resto del pianeta: saremo carne da macello nelle mani di pochi eletti. Tra qualche anno, una decina al massimo, i salari occidentali incroceranno quelli cinesi e non perch\u00e9 quest\u2019ultimi saliranno di molto.<\/p>\n<p>Un jeans prodotto in PRC, comprato a container, costa 80 centesimi di dollaro USA; un paio di buone scarpe prodotte in Indonesia non supera i 2 dollari; una Polo o una camicia prodotta in Bangladesh arriva a stento a mezzo dollaro. Tutto quanto eccede i prezzi che vi ho appena riportato \u00e8 GUADAGNO per la filiera che produce\/trasporta\/commercializza e che nella stragrande maggioranza dei casi \u00e8 riconducibile alla stessa multinazionale.<\/p>\n<p>Cari amici, questa \u00e8 la globalizzazione: la massima convenienza per chi produce a prezzi bassissimi e vende al meglio delle possibilit\u00e0 offerte da questo iper-liberista mercato globale. Meglio di questa evenienza, nel mondo imprenditoriale, esiste solo il monopolio.<\/p>\n<p>La grande industria europea ama svisceratamente l\u2019euro per questo motivo: una moneta forte che non si inflaziona \u00e8 quanto di meglio possa chiedere un imprenditore globale (multinazionale) per garantirsi il massimo profitto. A loro non interessa il bene del Popolo.<\/p>\n<p>Molti pensano che tutto sia stato disegnato e ordito da poche menti diaboliche. La mia idea \u00e8 che l\u2019inseguimento dell\u2019arricchimento individuale, perseguito da un numero sempre crescente di attori senza scrupoli e remore, abbia portato verso questa via senza ritorno. Mi \u00e8 difficile immaginare magazzini che vendono e industrie che producono quando le famiglie non possono pi\u00f9 spendere oltre lo stretto necessario. Per\u00f2 \u00e8 anche vero che diversi di costoro stanno spostando il tiro pi\u00f9 in alto, mirando ai servizi essenziali che, a causa dell\u2019esplosione dei conti pubblici fuori controllo degli Stati, saranno inevitabilmente privatizzati, portando essi ad agire in regime di monopolio.                                                                                                        Cerco di spiegarmi meglio con un esempio. Un qualsiasi commercio che negli anni vede crescere il proprio fatturato tende ad ingrandirsi e ad offrire sempre pi\u00f9 prodotti; tutto ci\u00f2 comporta una serie di investimenti via-via crescenti che spesso vengono fatti indebitandosi pesantemente. Si comprano altri locali, si assumono altri addetti e a volte si attaccano altri settori. Poi, come per ogni ciclo, arriva la fase negativa. Si resiste anche oltre il lecito prima di ridimensionarsi e, di sovente, quanto lo si fa \u00e8 troppo tardi: la merce resta invenduta per mesi, i locali vuoti e sfitti pesano come macigni, i mutui contratti ai bei tempi risultano impagabili e anche i lavoranti, una volta imploranti nel chiedere lavoro, ora ti attaccano con ogni mezzo per avere gli arretrati e la liquidazione. A questo punto si va in tribunale a portare i libri contabili: il liquidatore provveder\u00e0 a svendere ad un  valore DIECI volte inferiore quanto rimasto. Il fallimento \u00e8 avvenuto. Quanto descritto pu\u00f2 accadere a qualsiasi Stato della UE, la Grecia \u00e8 l\u00ec a testimoniarlo, e l\u2019Italia (ma non solo) ha preso la stessa deriva. Uno Stato che fa a meno del potere di poter battere la propria moneta, piegando ai propri bisogni tale politica \u00e8 paragonabile all\u2019esempio che vi ho descritto. I tagli promessi dall\u2019esecutivo non andranno MAI  e in nessun modo ad intaccare i diritti acquisiti: siate certi che chi ha la super pensione non la vedr\u00e0 pesantemente decurtata e la scure cadr\u00e0 dove i cespiti di spesa sono maggiori, ovvero, sanit\u00e0, istruzione e welfare. L\u2019industria, dal suo canto, nonostante i favori avuti dallo Stato sociale siano stati IMMANI in passato, chieder\u00e0 un pesante taglio delle tasse e nuovi contratti meno onerosi, mettendo spalle al muro i lavoratori. Alla fine i costi sociali saranno interamente riversati sulle spalle delle classi pi\u00f9 deboli che nell\u2019arco di pochi anni vedranno il ridimensionamento, se non propriamente l\u2019annullamento, di molti di quei diritti, una volta inalienabili, acquisiti nell\u2019arco di cento anni di aspre lotte e rivendicazioni.<\/p>\n<p>La classe media occidentale \u00e8 stata distrutta da questa pratica selvaggia che corrisponde al nome di \u201cglobalizzazione\u201d: essa svuota le Nazioni dal di dentro, negando qualsiasi possibilit\u00e0 di crescita ad interi Popoli. Senza protezioni doganali e senza che l\u2019industria ritorni a produrre in occidente per europei e nordamericani il destino sar\u00e0 segnato per sempre.<\/p>\n<p>L\u2019Italia, per le eccellenze che ancora detiene, potrebbe essere tra i pochissimi Paesi che ce la farebbero a prescindere ma non con questa classe politica, industriale e dirigenziale.<\/p>\n<p>La UE \u00e8 un\u2019istituzione globalizzatrice che tende a dividere e la moneta comune euro \u00e8 il suo mezzo di governo. La disoccupazione, i diritti basilari negati, l\u2019emigrazione coatta a cui saremo sottoposti e la perdita dei valori familiari ed affettivi conseguenti sono propedeutici affinch\u00e9 il potere sia completamente nelle mani di questi inumani tecnocrati.<\/p>\n<p>Spero che questo mio articolo possa aver portato a riflettere, convincendo magari anche un\u2019altra sola persona che una via alternativa \u00e8 possibile, anzi, pi\u00f9 che mai necessaria.<\/p>\n<p>Roberto Nardella, ARS Puglia.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Agli inizi degli anni \u201970 nei Paesi avanzati occidentali si andava facendo strada una evenienza: la relativa perdita di potere dei ceti ricchi (renditieri) a discapito delle classi operaie. Tutto ci\u00f2 non avveniva per caso: dalla fine della seconda guerra mondiale, e dalla ricostruzione che ne segu\u00ec, l\u2019industria si dovette man mano piegare alle crescenti pretese salariali dei lavoratori. Il lavoro era abbondante e i margini di crescita enormi. Questa miscela, unitamente alla solidariet\u00e0 post-bellica&#46;&#46;&#46;<\/p>\n","protected":false},"author":45,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"jetpack_post_was_ever_published":false,"_jetpack_newsletter_access":"","_jetpack_dont_email_post_to_subs":false,"_jetpack_newsletter_tier_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paywalled_content":false,"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":true,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","enabled":false},"version":2}},"categories":[6,13],"tags":[],"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_featured_media_url":"","jetpack_sharing_enabled":true,"jetpack_shortlink":"https:\/\/wp.me\/p7ZaJ4-37f","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/11981"}],"collection":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/45"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=11981"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/11981\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=11981"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=11981"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=11981"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}