{"id":12000,"date":"2014-09-10T00:05:54","date_gmt":"2014-09-10T00:05:54","guid":{"rendered":"http:\/\/www.appelloalpopolo.it\/?p=12000"},"modified":"2014-09-10T00:05:54","modified_gmt":"2014-09-10T00:05:54","slug":"organizzazione-e-centralismo-democratico","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=12000","title":{"rendered":"Organizzazione e centralismo democratico"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify\">\n\tViviamo in un momento storico in cui la retorica democratica si fa sempre pi&ugrave; pressante e solcata da venature propagandistiche, proprio perch&eacute; in concomitanza con un restringimento drammatico degli spazi di partecipazione e di controllo democratico. D&rsquo;altra parte, quando si schiavizza qualcuno non glielo si pu&ograve; certo dire in faccia, ma, al contrario, gli si fa credere di renderlo libero.\n<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n\tIl discorso relativo alla democrazia e alla sua reale fattibilit&agrave; in un mondo dominato dall&rsquo;ideologia globalista tocca una molteplicit&agrave; di aspetti inscritti in sfere della vita associata estremamente differenti tra loro. In questa sede, vorremmo concentrarci su un aspetto pi&ugrave; specifico, chiedendoci quale sia il nesso tra la forma partito e i suoi meccanismi interni di funzionamento. In altre parole, quanto un&rsquo;applicazione integrale del metodo democratico pu&ograve; davvero contribuire a migliorare la resa di un&rsquo;organizzazione politica, o quanto, al contrario, pu&ograve; rischiare di frenarne il corretto funzionamento?\n<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n\tSgomberando subito il campo da possibili equivoci, l&rsquo;intento non &egrave; certo quello di affermare la non utilit&agrave; della dialettica interna per un partito, ci mancherebbe, ma &egrave; quello di concentrarsi sulla fase che conduce al prodotto finale di una tale dialettica, il momento decisionale. Per cercare di rispondere a questo quesito, dobbiamo chiederci in primo luogo quale sia la reale natura dell&rsquo;organizzazione e quali fini essa si prefigga di raggiungere.\n<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n\tQuesto tema non &egrave; affatto nuovo ed &egrave; stato spesso dibattuto nell&rsquo;ambito della letteratura politologica. Ora, sembra chiaro come il fine di qualsiasi organizzazione correttamente strutturata debba essere senza dubbio l&rsquo;efficienza. Ne consegue che l&rsquo;applicazione di un approccio &ldquo;eccessivamente&rdquo; democratico al suo interno potrebbe condurla allo stallo e all&rsquo;immobilismo. Detto altrimenti, occorre prestare attenzione ad un punto fondamentale: il fine intrinseco dell&rsquo;organizzazione non &egrave; la democrazia, ma l&rsquo;efficacia.\n<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n\tLo stesso Giovanni Sartori ha ribadito nei suoi studi la necessit&agrave; di separare i due piani differenti della democrazia nei partiti e della democrazia interpartitica. Seguendo tale logica, relativamente al primo dei due piani in questione, la strutturazione verticale di un partito non deve destare preoccupazione se il suo vertice &egrave; costituito da una leadership affidabile e responsabile, la quale accetta pienamente gli ideali democratici. In questo senso, il centralismo di un partito &egrave; persino auspicabile; in effetti, la centralizzazione di un&rsquo;organizzazione risponde ad un&rsquo;esigenza funzionale. In breve quindi, l&rsquo;organizzazione presenta delle finalit&agrave; funzionali, non prioritariamente democratiche. Quel che dovrebbe essere chiaro &egrave; che non si sta affatto ipotizzando una gestione autoritaria dell&rsquo;organizzazione, ma una sua disciplina, presupposto essenziale per avere compattezza nell&rsquo;esposizione delle sue posizioni verso l&rsquo;esterno, senza distinguo che ne possano minare l&rsquo;immagine e l&rsquo;autorit&agrave;. Occorre cogliere l&rsquo;essenza del discorso, la quale ci porta ad affermare che, per poter definire un sistema come democratico, non &egrave; tanto all&rsquo;interno dei partiti che dobbiamo cercare la democrazia, ma nella dialettica tra essi.\n<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n\tDa questo punto di vista, il ben noto concetto di centralismo democratico, marchio di fabbrica di quel moloch chiamato Partito Comunista che si dissolse poi con una rapidit&agrave; disarmante, meriterebbe di essere rivalutato perch&eacute;, ad essere superato, dalla Storia, fu il Partito Comunista, non il centralismo democratico medesimo.\n<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n\tGli esempi dei danni causati dal &ldquo;liberi tutti&rdquo;, parola d&rsquo;ordine che contraddistingue il modo disordinato e individualista di concepire e condurre i dibattiti all&rsquo;interno dei moderni partiti, sono sotto gli occhi di tutti. Partiti divisi in fazioni, faide interne, dissidi, paralisi decisionali.\n<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n\tNon pu&ograve; essere questo il modello di un partito che aspiri con autorevolezza a rappresentare un nuovo punto di riferimento e di aggregazione civile. I cittadini hanno bisogno di ancorarsi ad un blocco di pensiero e di azione solido e univoco; si discute, anche aspramente, all&rsquo;interno delle mura domestiche, si vagliano tutte le proposte e le alternative, ma poi ci si presenta all&rsquo;esterno uniti e con una sola, ben comprensibile linea programmatica.\n<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n\tL&rsquo;attuale frammentazione riscontrabile nelle formazioni politiche nostrane, minate da eserciti pi&ugrave; o meno numerosi di dissidenti e scissionisti, &egrave; paradigmatica in tal senso. Il risultato &egrave; di veicolare l&rsquo;idea di un&rsquo;organizzazione divisa e litigiosa, cui fa non a caso da unico collante la figura di un leader carismatico. Ma la politica leaderistica non ha una visione a lungo termine e, generalmente, non sopravvive al leader stesso.\n<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n\tUn partito che non sia solo posticcio deve aspirare a forgiare un&rsquo;anima comunitaria che trascenda i singoli componenti, cos&igrave; da poter costituire un valido polo aggregativo, un nucleo identitario che funga da porto sicuro per quanti vogliano essere rappresentati senza ambiguit&agrave;. Questo &egrave; il compito che dovrebbe assumersi un partito, edificare una piattaforma chiara, presentarla con compattezza e convinzione, dirimere eventuali contrapposizioni senza urlarle all&rsquo;opinione pubblica; in conclusione, costituire una salda e granitica certezza per il suo Paese.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Viviamo in un momento storico in cui la retorica democratica si fa sempre pi&ugrave; pressante e solcata da venature propagandistiche, proprio perch&eacute; in concomitanza con un restringimento drammatico degli spazi di partecipazione e di controllo democratico. D&rsquo;altra parte, quando si schiavizza qualcuno non glielo si pu&ograve; certo dire in faccia, ma, al contrario, gli si fa credere di renderlo libero. 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