{"id":12086,"date":"2014-09-19T00:01:30","date_gmt":"2014-09-19T00:01:30","guid":{"rendered":"http:\/\/www.appelloalpopolo.it\/?p=12086"},"modified":"2014-09-19T00:01:30","modified_gmt":"2014-09-19T00:01:30","slug":"los-hombres-de-negocios-tra-finanza-pubblica-e-accumulo-capitalistico","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=12086","title":{"rendered":"Los Hombres de negocios. Tra finanza pubblica e accumulo capitalistico."},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: left\">A partire dal XVI secolo in Spagna cominciavano, lentamente, gli arrivi dell\u2019argento americano, i quali si andavano infittendo intorno alla met\u00e0 del \u2018500, in corrispondenza della scoperta del giacimento di Potos\u00ec e dell&#8217;invenzione metallurgica del processo estrattivo dell&#8217;argento tramite un amalgama con il mercurio; arrivando negli anni \u201920 del XVII secolo a circa 13,6 milioni di once secondo la stima di Earl J. Hamilton.<\/p>\n<p style=\"text-align: left\">L\u2019enorme massa di ricchezze americane, passando per Siviglia, si riversava sull\u2019intero continente europeo, dove non cessava di valorizzarsi, offrendo nuovi mezzi di pagamento ad un sistema che, in ragione dell\u2019aumentato volume degli scambi, si era ampiamente avvalso delle prerogative della cambiale cartacea. Le politiche mercantiliste attuate da Carlo V, prima, e da Filippo II, dopo, risultarono del tutto inefficaci a contrastare l\u2019enorme differenziale tra un paese con un\u2019improvvisa inflazione d\u2019argento, che portava a rialzo prezzi e salari, e il resto delle nazioni d\u2019Europa, alle prese con un\u2019endemica carenza di numerario, ma disposte a scambiare l\u2019aumento delle proprie eccedenze.<\/p>\n<p style=\"text-align: left\">Un\u2019altra e pi\u00f9 importante ragione, per\u00f2, comportava l\u2019emorragia di metallo prezioso dalla penisola iberica: le esigenze dell\u2019impero asburgico. In particolare, Filippo II, re di Spagna dal 1556, cerc\u00f2 di recuperare le Fiandre alle influenze della corona. Al fine di reprimere le rivolte religiose e fiscali degli olandesi, il re invi\u00f2 ad Anversa il duca d\u2019Alba, alla testa di un esercito composto da circa 10,000 soldati. Il denaro per il pagamento delle truppe doveva essere mobilitato velocemente e regolarmente, onde evitare ammutinamenti e insubordinazioni, come l\u2019episodio del sacco di Anversa nel 1576. Inoltre, il salario mensile del soldato era pagato in ducati d\u2019oro, mentre la corona spagnola possedeva un\u2019enorme massa di monetario in argento che, dunque, doveva essere convertito.<\/p>\n<p style=\"text-align: left\">Ecco dunque entrare in gioco i finanzieri genovesi, che riuscirono a soppiantare i Fugger, storici finanziatori della corona asburgica, ma che si trovarono del tutto impreparati a gestire il nuovo complicato orizzonte geopolitico. Quali erano i vantaggi competitivi dei genovesi? Principalmente tre: il giovarsi dell\u2019esperienza di un sistema di gestione del risparmio ampiamente consolidato da oltre un secolo di storia (Banco di San Giorgio &#8211; 1407), lo sfruttamento delle ramificazioni \u201cinternazionali\u201d delle proprie imprese bancarie, infine, il potersi avvalere dei pi\u00f9 moderni strumenti istituzionali per la raccolta del risparmio e la mobilitazione del credito.<\/p>\n<p style=\"text-align: left\">Come abbiamo anticipato, tutto il sistema era fondato sugli arrivi dell\u2019argento americano. Il primo problema per la corona spagnola, per\u00f2, si poneva nel fatto che tali arrivi erano tutt\u2019altro che regolari, al contrario delle spese per il mantenimento dell\u2019esercito e dell\u2019apparato burocratico, che invece rimanevano costanti. Per tale ragione, la corona spagnola fu costretta a rivolgersi a finanziatori privati per avere anticipi rimborsabili con l\u2019arrivo a Siviglia dei galeoni americani (<em>Asientos<\/em>). La Spagna fu obbligata, dunque, ad emettere dei titoli del debito pubblico: i cosiddetti <em>\u201cjuros de resguardo\u201d<\/em>. Questi venivano acquistati dai finanziatori genovesi, che a loro volta li piazzavano nel mercato secondario ai risparmiatori italiani e spagnoli. Fu in questo contesto che si diffuse la nomea dei genovesi quali \u201c<em>hombres de negocios<\/em>\u201d. La portata della loro operazione fu e resta enorme, il primo esempio di \u201cfinanza globale\u201d, che coinvolse i titoli del debito statale. L\u2019abilit\u00e0 dei genovesi fu quella di servirsi del risparmio per garantire gli enormi anticipi alla corona spagnola. Essi vendevano i titoli nel mercato secondario, dietro la promessa di un basso tasso di interesse, e con la garanzia che il capitale sarebbe stato interamente restituito una volta che anche la corona avesse restituito l\u2019anticipo. Duplice fu il guadagno da questa attivit\u00e0, il primo sul differenziale di interesse che i genovesi riuscirono ad ottenere dalla corona, rispetto a quello che, invece, elargirono ai risparmiatori; il secondo dipese dal differimento del pagamento del rimborso del re rispetto al pagamento del rimborso dei risparmiatori. \u00c8 importante sottolineare come la monarchia spagnola soggiacque completamente al sistema genovese, e, se \u00e8 vero che con diverse bancherotte consecutive tent\u00f2 di estromettere banchieri che acquistarono troppo potere, \u00e8 anche vero che quello che usc\u00ec dalla porta rientr\u00f2 spesso dalla finestra. Lo Stato, cio\u00e8, pur sbarazzandosi dei monopolisti del momento, non riusc\u00ec per\u00f2 a sbarazzarsi della struttura stessa del finanziamento lobbista. La monarchia spagnola non riusc\u00ec mai a dar vita ad una banca nazionale che potesse plasmare un circuito del credito ad uso e consumo dello Stato, il quale, invece, in tale situazione, oltre ad accumulare debiti verso l\u2019estero, vide anche salire il passivo della propria bilancia commerciale, facendo fuggire ad est l\u2019argento americano.<\/p>\n<p style=\"text-align: left\">Parallelamente i mercanti italiani assolvevano anche alla funzione di conversione e trasferimento del numerario spagnolo in oro sulla piazza di Anversa. Tutto ci\u00f2 era sostenuto dal <em>clearing<\/em> delle cambiali cartacee, che poggiava sulle eccedenze delle bilance commerciali italiane ed olandesi. Il disavanzo costante delle loro economie produceva mezzi di pagamento supplementari, che avrebbero dovuto essere scontati con l\u2019oro. I genovesi, tramite il controllo delle fiere, quali centri di scambio e pagamento internazionale, riuscirono a gestire i traffici monetari e a trasportare e convertire in oro enormi quantitativi di argento.<\/p>\n<p style=\"text-align: left\">L\u2019importanza della vicenda, illustrata qui solo superficialmente, \u00e8 fondamentale perch\u00e9, pur ben lontani dall\u2019era della finanza dispiegata, essa enuclea i prodromi del dualismo bancario, tra formazione di mezzi di pagamento e struttura di finanziamento. \u00c8 rilevante poter separare, all\u2019interno dell\u2019attivit\u00e0 bancaria, il ruolo del mercato del credito dalla creazione di moneta al servizio della circolazione delle merci. Se all\u2019interno della banca si compie l\u2019intima sintesi tra l\u2019esigenza di mezzi di pagamento e la struttura di finanziamento propria dell\u2019accumulo capitalistico, profondamente estranei rimangono tra loro le funzioni e i flussi delle attivit\u00e0. Mentre, infatti, la moneta credito segue le esigenze dello scambio tra soggetti economici, il credito bancario dematerializza l\u2019economia e conserva se stesso, creando le condizioni per la sua riproduzione allargata. In termini marxiani, quest\u2019ultima \u00e8 la configurazione di un sistema basato sulla tendenza del valore di scambio a porsi e a perpetuarsi nella pura forma del denaro senza uscire mai da se stesso. In questo complesso lo Stato gioca un ruolo fondamentale nella dotazione della necessaria legittimit\u00e0, non solo e soltanto come regolatore, ma principalmente come garante. Il quadro storico fornisce, dunque, un caso esemplare affinch\u00e9 gli stati nazionali non dotino alcuna legittimit\u00e0 e alcuna garanzia ad un sistema di finanziamento privato dei deficit di bilancio che non pu\u00f2 che andare a loro discapito.<\/p>\n<p style=\"text-align: left\">BIBLIOGRAFIA<\/p>\n<p style=\"text-align: left\">Braudel F., <em>Civilt\u00e0 e imperi del Mediterraneo nell\u2019et\u00e0 di Filippo II<\/em>, Torino, 1953;<\/p>\n<p style=\"text-align: left\">Fantacci L., <em>La moneta. Storia di una istituzione mancata<\/em>, Venezia 2005;<\/p>\n<p style=\"text-align: left\">Felloni G., <em>I Primi banchi pubblici della Casa di San Giorgio (1408-1445)<\/em>, in <em>Banchi pubblici, banchi privati e monti di piet\u00e0 nell\u2019Europa preindustriale<\/em>, Genova 1991;<\/p>\n<p style=\"text-align: left\">Kindleberger C. P<em>., I primi del Mondo<\/em>, Roma 1997;<\/p>\n<p style=\"text-align: left\">Ruiz Martin F.,<em> Peque\u00f1o capitalismo, gran capitalismo: Sim\u00f3n Ru\u00edz y sus negocios en Florencia<\/em>, Barcelona 1990.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>A partire dal XVI secolo in Spagna cominciavano, lentamente, gli arrivi dell\u2019argento americano, i quali si andavano infittendo intorno alla met\u00e0 del \u2018500, in corrispondenza della scoperta del giacimento di Potos\u00ec e dell&#8217;invenzione metallurgica del processo estrattivo dell&#8217;argento tramite un amalgama con il mercurio; arrivando negli anni \u201920 del XVII secolo a circa 13,6 milioni di once secondo la stima di Earl J. Hamilton. 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