{"id":12188,"date":"2014-10-02T03:33:00","date_gmt":"2014-10-02T03:33:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.appelloalpopolo.it\/?p=12188"},"modified":"2014-10-02T03:33:00","modified_gmt":"2014-10-02T03:33:00","slug":"ne-indolenza-ne-rassegnazione","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=12188","title":{"rendered":"N\u00e9 indolenza n\u00e9 rassegnazione"},"content":{"rendered":"<p>N\u00e9 indolenza n\u00e9 rassegnazione<\/p>\n<p>di Luciano Del Vecchio<\/p>\n<p>John Locke (1632 \u2013 1704), primo teorico del regime liberale, sosteneva che il popolo ha il diritto di ribellarsi contro il potere che viola i diritti naturali e osservava anche che gli oppressi tendono a sopportare a lungo senza rivoltarsi e che solo dopo una lunga serie di abusi si scuotono e si ribellano. Non quando ma perch\u00e9 il popolo non si ribella \u00e8 la domanda che i cittadini pi\u00f9 consapevoli si rivolgono in questa congiuntura in cui innumerevoli analisi socio-politico-economiche hanno illustrato a sufficienza i fondamentali meccanismi economici e politici che muovono la Commissione di Bruxelles e l\u2019intero apparato dell\u2019Unione europea. Gli effetti di queste politiche sono evidenti, reali e sub\u00ecte, ma il popolo non sembra volersi scuotere e le spiegazioni di questa passivit\u00e0, che solitamente si propongono, sono poco convincenti.<\/p>\n<p>Di solito si sente dire che il popolo non avrebbe ancora sperimentato un netto peggioramento delle condizioni di vita e che avrebbe trovato, per ora, un modo per sopravvivere alla crisi senza precipitare nella povert\u00e0 assoluta. Il popolo si ribeller\u00e0 quando davvero arriver\u00e0 la fame; solo quando l\u2019ingiustizia e l\u2019impoverimento diventeranno intollerabili. Tuttavia la miseria non sembra la condizione sufficiente e necessaria per la rivolta, giacch\u00e9 il popolo greco che, anno dopo anno, vede le sue condizioni di vita peggiorare di continuo, non ha fatto autentiche rivolte se non qualche effimera dimostrazione anche violenta ma sterile.<\/p>\n<p>Alcuni spiegano l\u2019inerzia popolare con la corruzione diffusa a tutti i livelli e in tutti i ceti: il popolo \u00e8 corrotto. Ormai la corruzione e l&#8217;illegalit\u00e0 avrebbero infettato anche i ceti subalterni che, a maggioranza, accettano di badare illecitamente agli affari propri e di assistere al miserevole spettacolo offerto dai politici senza ribellarsi perch\u00e9 al posto loro farebbero lo stesso. Il ceto dominante, a sua volta, avrebbe trovato il modo di compromettere stabilmente i ceti popolari nella frode, nel clientelismo e nella trasformazione dei diritti in privilegi privati. La spiegazione sembra parziale e insufficiente perch\u00e9 il disprezzo per i politici \u00e8 diffusissimo e semmai testimonia del contrario, vale a dire che \u00e8 falso che in Italia tutti rubino e prevaricano.<\/p>\n<p>Non corrotti dal malcostume, ma disincantati, restii al sacrificio condiviso, chiusi nel piccolo interesse personale, tutti sarebbero diventati individualisti. La gran parte dei cittadini avrebbe introiettato e assimilato l&#8217;ideologia neoliberista in misura cos\u00ec pervasiva che ormai ognuno, <em>homo oeconomicus<\/em>, calcola freddamente i propri interessi materiali e resta indifferente ad altri modi di vivere e di pensare. Dinanzi al progetto dei ceti dominanti apolidi v\u00f2lto a distruggere i diritti e i redditi dei ceti subalterni, tutti si scoprono cittadini isolati e inermi che non riescono a reagire. Fa il paio con questa spiegazione l\u2019altra che afferma: sono scomparsi i legami comunitari. L\u2019individualismo e la perdita dei legami comunitari, facce della stessa medaglia, sono comportamenti maturatisi con la diffusione dei falsi miti della \u201clibera\u201d impresa, dell\u2019autorealizzazione, del consumismo, della competizione assoluta come fonte di prosperit\u00e0. Oggi il popolo avrebbe perso I legami comunitari che in passato cementavano le lotte sociali. Ma \u00e8 anche vero che spesso era l\u2019opposizione sociale a formare i legami, non determinati a priori, ma sulla base di drammi condivisi e di nemici comunemente individuati.<\/p>\n<p>Altra brutale spiegazione \u00e8 che il popolo \u00e8 stupido e ignorante perch\u00e9 non sarebbe cosciente della minaccia che un\u2019oligarchia mai eletta ha sferrato contro i suoi diritti e, per giunta, non comprenderebbe argomenti troppo difficili come le dinamiche socio-economiche. Questa spiegazione presuppone che per ribellarsi la gran parte della popolazione debba essere esperta di politica, o di economia o di diritto. In ogni caso, questa presunta \u201cstupidit\u00e0\u201d pi\u00f9 che spiegare girerebbe in tondo tautologicamente in questi termini: il popolo \u00e8 stupido perch\u00e9 non si ribella, il popolo non si ribella perch\u00e9 \u00e8 stupido. Non meno crudele di questa interpretazione \u00e8 quella di natura demografica, sostenuta da chi non crede a una rivoluzione perch\u00e9 la popolazione europea, e in particolare quella italiana, \u00e8 troppo vecchia per ribellarsi. A far scoppiare le rivolte sarebbero da sempre i giovani in fascia d\u2019et\u00e0 tra i 20 e i 35 anni, oltre la quale l&#8217;et\u00e0 media della maggioranza dei cittadini piegherebbe alla rassegnazione. La tesi sembra poter riguardare i paesi extraeuropei che registrano un\u2019alta disoccupazione giovanile, una miseria diffusa e una societ\u00e0 violenta. La sua premessa logica \u00e8 che la ribellione si debba manifestare soltanto con cortei, manifestazioni, marce, adunate, dimostrazioni, scioperi, scontri anche violenti, non consigliabili ai vecchi.<\/p>\n<p>\u201cManca un ceto dirigente\u201d \u00e8 l\u2019altra spiegazione della riluttanza popolare a ribellarsi. I ceti subalterni, specialmente dopo il salto degli ex comunisti dall&#8217;altra parte della staccionata, sarebbero rimasti privi di un vero gruppo dirigente pronto e capace di guidarli in una lotta dura e intransigente. Del resto, non c&#8217;\u00e8 ancora un partito politico organizzato intorno a un programma di fuoruscita dell\u2019euro e di sovvertimento dell\u2019Unione europea, che dica al popolo con chiarezza e compiuta verit\u00e0 che bande di felloni ci stanno portando via sovranit\u00e0, democrazia e benessere e che dentro il sistema economico liberista non c&#8217;\u00e8 futuro. Ma non sempre, nei grandi mutamenti storici, c&#8217;\u00e8 un gruppo dirigente gi\u00e0 formato; in molti casi esso matura nel progredire della lotta, semprech\u00e9 l\u2019incendio divampi.<\/p>\n<p>Forse una ragione pi\u00f9 convincente sta nel generale effetto sedativo mediatico, totale e incontrastato che, da almeno vent\u2019anni, avvelena la nostra comunit\u00e0 nazionale. Per controllare e modificare le menti i poteri forti sfruttano l\u2019appetito pressoch\u00e9 insaziabile di distrazioni, tramite l\u2019industria mediatica. I mass-media possono, abilmente manovrati, indurre apatia sociale con un bombardamento d&#8217;informazioni mischiate all&#8217;intrattenimento; sono infatti diventati strumenti di <em>\u201cinfosvago\u201d<\/em>, che diffondono l\u2019informazione per divertire e il divertimento per disinformare e indottrinare. Una societ\u00e0 fissata e parossisticamente contratta soltanto su suoni e immagini ossessivamente scanditi perde la dimensione e la concezione del dialogo e si consegna all\u2019impero dell\u2019ipnosi collettiva eterodiretta. La televisione \u00e8 la moderna catena mentale a cui sono legati gli schiavi tratti al \u201cMercato\u201d, distratti dalla contingenza sociale e politica, resi deliberatamente apatici e disabituati a pensare. La sua funzione politica consiste nell\u2019ottundere la capacit\u00e0 di giudizio e di reazione, livellare gusti e idee in modo da rendere le persone indifferenti alle notizie vere che, trasmesse per flusso ininterrotto e annegate in un mare di notizie finte, di fatto sono sottratte alla riflessione. Questa forma di raffinata censura \u00e8 l\u2019ultimo anello della catena manipolativa. Milioni di Italiani, vittime di questo apparato di disinformazione, subiscono un indottrinamento antropologico e culturale che li ha convinti di aver vissuto sopra i propri mezzi, di non potersi permettere lo stato sociale, di aver portato troppo in alto la spesa pubblica e di dover liberalizzare ancora il mercato del lavoro. Soltanto una minoranza esigua di cittadini, in perenne ricerca della corretta informazione, percepisce l\u2019avanzata inarrestabile del progetto di impoverimento nel nostro Paese attuato dai partiti euroallineati e dalle banche. Costoro dispongono di mezzi finanziari e tecnologici praticamente illimitati, controllano strettamente la propaganda dei media che, insistendo con ostinazione sui vizi nazionali (corruzione, evasione fiscale, \u2026), instillano sensi di colpa e complessi di inferiorit\u00e0 e spingono gran parte degli Italiani a odiare e disprezzare il proprio paese. Quanto pi\u00f9 ci si abbandona a una spregevole geremiade sui vizi nazionali e ci si crogiola in essa, tanto meno si trova la forza morale di ribellarsi per recuperare la Costituzione, ricostruire la Repubblica e far risorgere la Patria. Insomma l\u2019opinione pubblica, soggiogata dalla propaganda e incapace di distinguere il bene dal male, non coglie quello che sta accadendo. <em>&#8220;Finch\u00e9 non diverranno coscienti della loro forza, non si ribelleranno e, finch\u00e9 non si ribelleranno, non diverranno coscienti della loro forza.&#8221;(G. Orwell, \u201c1984\u201d<\/em>). Non solo odio e disprezzo alimentati contro se stessi, ma paure e false speranze sono i sentimenti tra i quali il popolo oscilla frastornato. La paura del salto nel buio, delle conseguenze artatamente drammatizzate di un ritorno alla lira e di un\u2019uscita dall&#8217;UE, del domani pi\u00f9 drammatico del presente, si alterna con la speranza che arrivi un liberatore, che le cose cambino da sole; che lo straniero cattivo rinsavisca; che \u201cio speriamo che me la cavo\u201d, che la crisi finir\u00e0 sicuramente entro \u201cquest\u2019anno\u201d, riferito a tutti gli anni dal 2008 a oggi.<\/p>\n<p>Immiserito, corrotto, ignorante, stupido, invecchiato, plagiato e manipolato, davvero <em>vulgus decipi vult<\/em>? Ma c\u2019\u00e8 ancora un\u2019ipotesi a spiegazione dell&#8217;inerzia popolare: la disumanizzazione e l\u2019impersonalit\u00e0 del potere. Il popolo non sa contro di chi reagire, non vede il nemico. In chi s\u2019incarna il potere? Dove \u00e8 insediato? Dove \u00e8 la sua Bastiglia? Il suo Palazzo d\u2019inverno? Carl Schmitt (1888 -1985), filosofo del diritto, sosteneva che l\u2019aspetto pi\u00f9 inquietante del potere \u00e8 la sua disumanizzazione <em>(Dialogo sul potere)<\/em>. Il suddito, fino a che vede il despota, mantiene l\u2019esatta percezione del male, pu\u00f2 figurarselo e sa che, eliminando quel male, pu\u00f2 riavere la libert\u00e0. Ma quando il potere \u00e8 impersonale, anonimo, diffuso, insediato da nessuna parte, il cittadino si smarrisce e vive il potere come automatismo. L\u2019Unione europea \u00e8 giunta progressivamente a espropriare totalmente il potere ai cittadini a vantaggio di funzioni e centri direzionali lontanissimi dall\u2019agor\u00e0, dall\u2019assemblea, dai parlamenti, dal demos.<\/p>\n<p>Infine, pu\u00f2 giovare l\u2019accenno anche alla tesi definibile come ideologico-messianica: saremmo ormai incapaci di concepire la societ\u00e0 alternativa. Anche i ceti popolari si sarebbero rassegnati a vedere il capitalismo come l&#8217;unica realt\u00e0 possibile, contro la quale non ha senso ribellarsi e all\u2019interno della quale la distruzione dei diritti e dei redditi appare loro come una catastrofe naturale. \u00c8 una spiegazione che forse riesce a convincere l\u2019ideologo, ma non il cittadino comune che, quando decide di sollevarsi, non ha in mente nessuna societ\u00e0 paradisiaca collocata nel futuro. In passato il popolo \u00e8 insorto infinite volte, in Europa e altrove, senza coltivare alcuna idea di societ\u00e0 alternativa, ma anzi chiedendo a volte il ripristino dei vecchi rapporti sociali, la tutela da false innovazioni o dall&#8217;arrivo di nuovi padroni. Insomma, la\u00a0rivolta pu\u00f2 nascere anche senza essere ispirata da un\u2019ideale societ\u00e0 futura, perch\u00e9 non questa manca al popolo, ma la prospettiva immediata, praticabile, credibile, giusta, che nella situazione attuale, \u00e8 la fuoruscita dalla Unione europea e dall&#8217;euro, imperniata intorno al recupero delle sovranit\u00e0 nazionali. Non sono ancora molti a prospettare questa riconquista, per la quale bisogna studiare, prepararsi, riaggregarsi, riflettere, trovare soluzioni e candidarsi alla guida di se stessi come Popolo, in breve far nascere il nuovo Principe.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>approfondimenti<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/il-main-stream.blogspot.it\/2014\/08\/oggetti-e-argomenti-per-una-disperazione.html\">http:\/\/il-main-stream.blogspot.it\/2014\/08\/oggetti-e-argomenti-per-una-disperazione.html<\/a><\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/il-main-stream.blogspot.it\/2014\/04\/alle-spalle-dei-rivoluzionari.html\">http:\/\/il-main-stream.blogspot.it\/2014\/04\/alle-spalle-dei-rivoluzionari.html<\/a><\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/il-main-stream.blogspot.it\/2014\/02\/perche-la-gente-non-si-ribella.html\">http:\/\/il-main-stream.blogspot.it\/2014\/02\/perche-la-gente-non-si-ribella.html<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>N\u00e9 indolenza n\u00e9 rassegnazione di Luciano Del Vecchio John Locke (1632 \u2013 1704), primo teorico del regime liberale, sosteneva che il popolo ha il diritto di ribellarsi contro il potere che viola i diritti naturali e osservava anche che gli oppressi tendono a sopportare a lungo senza rivoltarsi e che solo dopo una lunga serie di abusi si scuotono e si ribellano. 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