{"id":12218,"date":"2014-10-06T04:36:24","date_gmt":"2014-10-06T04:36:24","guid":{"rendered":"http:\/\/www.appelloalpopolo.it\/?p=12218"},"modified":"2014-10-06T04:36:24","modified_gmt":"2014-10-06T04:36:24","slug":"la-potenza-del-nemico","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=12218","title":{"rendered":"La potenza del nemico"},"content":{"rendered":"<p>Continuo le riflessioni sul \u201cperch\u00e9 la gente non si ribella\u201d. Tempo fa leggevo, dal sito del \u201cCorriere\u201d, un articolo sull&#8217;Universit\u00e0, il cui contenuto non ricordo e adesso non \u00e8 importante. Mi colp\u00ec un commento. Si trattava di un precario universitario che lamentava, del tutto giustamente, la propria condizione. Ci\u00f2 che era interessante era la sua proposta per risolvere i problemi dell&#8217;Universit\u00e0 e, se non ho capito male, anche quelli dei precari come lui: ovvero, rendere precari una met\u00e0 degli attuali docenti e ricercatori non precari. Non \u00e8 importante adesso recuperare quel commento e discutere su cosa intendesse veramente l&#8217;autore. La cosa davvero interessante \u00e8 che esso \u00e8 un piccolo segnale che permette di capire qualcosa sullo \u201cspirito del tempo\u201d. \u00c8 chiaro infatti che nessuno, se subisce un&#8217;ingiustizia, chiederebbe che essa fosse subita anche da altri. Chi viene derubato in autobus se la prende con la sorte, con la mancanza di sicurezza, magari con gli immigrati, ma difficilmente dichiara che anche gli altri dovrebbero venire derubati. Una donna che subisce violenza chiede che il responsabile sia punito e che le altre donne siano pi\u00f9 protette, non che subiscano la stessa violenza. Ma lo stesso vale per chi subisce non una ingiustizia (cio\u00e8 un danno ingiusto derivante da un&#8217;azione altrui) ma una disgrazia non legata a volont\u00e0 altrui: se qualcuno cade per le scale se la prende con la sfortuna o con la propria disattenzione, magari con il cattivo funzionamento della sanit\u00e0 se viene curato male, ma di certo non chiede che anche gli altri debbano cadere per le scale. In base a queste semplici considerazioni, uno si aspetterebbe che la richiesta di un precario sia quella di non essere pi\u00f9 precario, cio\u00e8 di essere assunto con un contratto a tempo indeterminato. Magari, addirittura, uno si aspetta  che un precario manifesti solidariet\u00e0 agli altri precari, e chieda quindi che non ci siano pi\u00f9 precari, cio\u00e8 che anche gli altri precari siano assunti. Invece, sorprendentemente, abbiamo un precario che chiede di precarizzare anche chi precario non \u00e8. Cosa significa questo? Dalle osservazioni appena fatte, sembrerebbe di capire che la condizione di precariet\u00e0 non \u00e8 percepita come una ingiustizia e nemmeno come una disgrazia. Ma allora come viene percepita, da chi fa una proposta come quella citata? Evidentemente, viene percepita come uno stato normale, giusto e benefico per la societ\u00e0 (perch\u00e9 rende pi\u00f9 efficienti e produttivi, immagino), che purtroppo, per la solita arretratezza del nostro paese, non \u00e8 distribuito secondo giustizia. Si tratta allora non di combattere la precariet\u00e0 ma di rendere precario chi se lo merita, chi non \u00e8 abbastanza produttivo, efficiente e cos\u00ec via. Si potrebbe sollevare qualche serio dubbio sul fatto che chi non \u00e8 abbastanza produttivo (qualsiasi cosa significhi \u201cessere produttivo\u201d) lo diventi una volta reso precario, ma non \u00e8 questo il punto. Il punto \u00e8, naturalmente,  che chi ragiona in questo modo ha perfettamente assorbito l&#8217;ideologia dominante. E non vale, temo, rispondere che si tratta solo di un commento ad un articolo, perch\u00e9 penso si tratti invece della manifestazione particolarmente chiara di un problema di fondo, del fatto cio\u00e8  che le vittime condividono i principi su cui si basa il sistema di potere di cui sono vittime. \u00c8 questa la base vera della  potenza del nemico. Ma se questa \u00e8 la situazione, \u00e8 evidente che un peggioramento delle condizioni materiali di vita di per s\u00e9  non porta alla ribellione, perch\u00e9 verr\u00e0 vissuto o come una disgrazia di fronte alla quale arrangiarsi, o come l&#8217;esca per una guerra fra poveri. Solo strappando i ceti subalterni dalla loro adesione al pensiero dominante, si pu\u00f2 sperare di trasformare il disagio in rivolta. Ma come farlo, non lo sappiamo.<\/p>\n<p>Questa articolo \u00e8 pubblicato anche sul blog &#8220;mainstream&#8221;:<br \/>\nhttp:\/\/il-main-stream.blogspot.it\/2014\/10\/la-potenza-del-nemico.html<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Continuo le riflessioni sul \u201cperch\u00e9 la gente non si ribella\u201d. Tempo fa leggevo, dal sito del \u201cCorriere\u201d, un articolo sull&#8217;Universit\u00e0, il cui contenuto non ricordo e adesso non \u00e8 importante. Mi colp\u00ec un commento. Si trattava di un precario universitario che lamentava, del tutto giustamente, la propria condizione. 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