{"id":12230,"date":"2014-10-07T23:23:03","date_gmt":"2014-10-07T23:23:03","guid":{"rendered":"http:\/\/www.appelloalpopolo.it\/?p=12230"},"modified":"2014-10-07T23:23:03","modified_gmt":"2014-10-07T23:23:03","slug":"il-regime-di-libera-circolazione-dei-capitali","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=12230","title":{"rendered":"Il regime di libera circolazione dei capitali"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"http:\/\/www.appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2014\/10\/lire100euro.jpg\" target=\"_blank\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright  wp-image-12231\" src=\"http:\/\/www.appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2014\/10\/lire100euro-295x300.jpg\" alt=\"lire100euro\" width=\"208\" height=\"212\" \/><\/a>A partire dal \u201c<em>divorzio<\/em>\u201d, un\u2019imponente produzione legislativa trasform\u00f2 completamente il regime finanziario seguito dall\u2019Italia, ponendo fine a una condizione alla quale possiamo riferirci con l\u2019espressione \u201c<strong><em>repressione finanziaria<\/em><\/strong>\u201d. Dal documento programmatico presentato all\u2019Assemblea nazionale dell\u2019ARS (PESCARA 15 e 16 giugno 2013) leggiamo:<\/p>\n<p>\u201c<em>Primo presupposto del regime di repressione finanziaria \u00e8 che il risparmio dei residenti, cittadini o stranieri, famiglie o imprese, non possa uscire liberamente dall\u2019Italia: chi intenda far uscire il proprio risparmio dall\u2019Italia deve chiedere un\u2019autorizzazione amministrativa. Questo principio oggi stupisce e insospettisce la persona comune, la quale, generalmente, ha l\u2019animo e la mente conquistati da (oltre) venti anni di ideologia liberoscambista. Eppure \u00e8 stato un principio vigente dagli anni trenta al 1990, quando fu abolito il controllo amministrativo sulla circolazione dei capitali. In particolare in Italia sono state vigenti dal 1956 al 1990 le seguenti disposizioni normative, contenute nel D.L. 6 giugno 1956, n. 476, convertito con modificazioni dalla L. 25 giugno 1956, n. 786: \u201c<strong>Ai residenti \u00e8 fatto divieto di possedere quote di partecipazione in societ\u00e0 aventi la sede fuori del territorio della Repubblica nonch\u00e9 titoli azionari e obbligazionari emessi o pagabili all\u2019estero se non in base ad autorizzazioni ministeriali<\/strong>\u201d (art. 5, I comma); \u201c<strong>Le cessioni, gli acquisti e ogni altro atto di disposizione fra residenti e non residenti, concernenti i titoli di credito di qualsiasi specie, non possono effettuarsi se non in base ad autorizzazioni ministeriali<\/strong>\u201d (art. 6, I comma); \u201c<strong>L\u2019esportazione dei titoli di credito menzionati al precedente comma, nonch\u00e9 dei biglietti di Stato e di banca \u201cnazionali\u201d, pu\u00f2 effettuarsi in base ad autorizzazioni ministeriali<\/strong>\u201c (art. 6, II comma); pi\u00f9 in generale, \u201c<strong>Ai residenti \u00e8 fatto divieto di compiere qualsiasi atto idoneo a produrre obbligazioni fra essi e non residenti, esclusi i contratti di vendita di merci per l\u2019esportazione nonch\u00e9 i contratti di acquisto di merci per l\u2019importazione, se non in base ad autorizzazioni ministeriali. Ai residenti \u00e8 fatto divieto di effettuare esportazioni ed importazioni di merci se non in base ad autorizzazioni ministeriali<\/strong>\u201d (art. 2, I comma)<\/em>\u201d.<\/p>\n<p>Lo smantellamento del regime di repressione finanziaria vigente in Italia \u00e8 avvenuto attraverso una serie di interventi succedutisi per tutti gli anni \u201880. Nel 1983 venne presa la prima e forse pi\u00f9 importante decisione, l\u2019accantonamento del \u201c<strong><em>massimale sugli impieghi<\/em><\/strong>\u201d. Questo era uno strumento della politica creditizia che autorizzava lo Stato a fissare un limite massimo alla crescita dei prestiti bancari, sia globalmente che in riferimento a particolari categorie di prestiti. L\u2019utilizzo del \u201c<em>massimale sugli impieghi<\/em>\u201d poneva sotto il controllo dello Stato il flusso dei prestiti bancari al mercato, consentendo di limitare la quantit\u00e0 di denaro che le banche potevano prestare senza che la Banca d\u2019Italia dovesse, per ci\u00f2, alzare il tasso di sconto; questo impediva che un aumento dei tassi si riflettesse sui costi per la remunerazione del debito pubblico, anche perch\u00e9 le banche in possesso di liquidit\u00e0 in eccesso, non potendo espandere i loro prestiti oltre i limiti prefissati, non avevano altra scelta che acquistare titoli di stato, facendone scendere gli interessi. Inoltre, poich\u00e9 lo Stato poteva profilare il massimale in base alle tipologie di prestiti (<em>mutui piuttosto che prestiti commerciali, ad esempio<\/em>), esso aveva il pieno potere di intervenire sul mercato per stroncare, sul nascere, ogni accenno di bolla. Quella immobiliare, che ha devastato l\u2019economia spagnola e ha creato serie difficolt\u00e0 anche nel nostro paese,\u00a0 poteva essere repressa con un semplice atto amministrativo.<\/p>\n<p>In Italia il controllo del credito attraverso il massimale degli impieghi era stato attuato dalla Banca d\u2019Italia, per la prima volta, il 26.7.1973. Nel 1978, in vista dell\u2019entrata nello SME, la portata di tale provvedimento venne attenuata, per poi abolirlo nel 1983. Esso venne ripristinato, seppur temporaneamente, in occasione dell\u2019esplodere di gravi crisi valutarie (dal 16.1.1985 al giugno 1986 e dal 13.9.1987 fino al 31.3.1988) causate dalle difficolt\u00e0 del nostro paese di sostenere il peso dell\u2019adesione allo SME.<\/p>\n<p>Un secondo strumento era il cosiddetto \u201c<strong><em>vincolo di portafoglio<\/em><\/strong>\u201d, consistente nell\u2019obbligo, imposto dallo Stato alle banche, di \u201c<em>accrescere la quantit\u00e0 di titoli di stato in portafoglio per un ammontare minimo rispetto alla consistenza od all\u2019incremento dei depositi<\/em>\u201d. In sostanza lo Stato, attraverso il vincolo di portafoglio, obbligava le banche all\u2019acquisto di una quota minima di titoli del Tesoro contribuendo, anche per questa via, a mantenerne bassi gli interessi. Anche il vincolo di portafoglio, introdotto nel 1973 insieme con il massimale sugli impieghi, sub\u00ec un\u2019attenuazione nel 1978, sempre in funzione dell\u2019entrata nello SME, e fu definitivamente revocato nel triennio 1986\/1988 (adeguamento alle direttive CEE 566\/1986 e 61\/1988).<\/p>\n<p>Oltre al massimale sugli impieghi e al vincolo di portafoglio, altre modifiche al regime di repressione finanziaria riguardarono l\u2019abolizione degli strumenti volti a limitare la fuoruscita di capitali nazionali all\u2019estero, come l\u2019obbligo del \u201c<strong><em>deposito vincolato infruttifero sull\u2019acquisto di attivit\u00e0 estere<\/em><\/strong>\u201d (abolito nel 1987) e il \u201c<strong><em>divieto di investimenti all\u2019estero a breve termine<\/em><\/strong>\u201d, abolito nel 1990 con l\u2019adeguamento alla direttiva CEE sulla liberalizzazione dei movimenti di capitale a breve termine (d.m. 27.4.1990 n. 91, entrato in vigore il 14.5.1990).<\/p>\n<p>L\u2019insieme di tali provvedimenti appare particolarmente gravi ove si consideri il fatto che, in una fase di aumento generalizzato dei tassi di interesse, durante la quale sarebbe stato opportuno incanalare il risparmio delle famiglie verso impieghi domestici, si aprivano le porte all\u2019<strong>esportazione legale di capitali alla ricerca del massimo rendimento<\/strong>. Negli stessi anni, giova ricordarlo, l\u2019Italia dovette adottare una politica volta ad importare capitali esteri, pagando tassi di interesse sempre pi\u00f9 elevati, per compensare lo squilibrio nei movimenti delle merci (e dunque il minor afflusso di valuta) conseguenza dei cambi fissi dello SME. Ovviamente l\u2019aumento generalizzato dei tassi di interesse a livello mondiale, al quale non era possibile sfuggire proprio in virt\u00f9 delle liberalizzazioni, produsse effetti depressivi sugli investimenti. Il Governo fu costretto ad intervenire sistematicamente in favore della grande industria, moltiplicando trasferimenti e sussidi, appesantendo ulteriormente il debito pubblico. L\u2019effetto combinato sui conti dello Stato dell\u2019adesione allo SME e della liberalizzazione del mercato dei capitali fu impressionante. Nel 1985, per la prima volta, il tasso medio pagato sul debito pubblico divenne maggiore della crescita del PIL. Per evitare gli effetti moltiplicatori insiti in questa circostanza si cominci\u00f2 a parlare di riduzione della spesa pubblica.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>A partire dal \u201cdivorzio\u201d, un\u2019imponente produzione legislativa trasform\u00f2 completamente il regime finanziario seguito dall\u2019Italia, ponendo fine a una condizione alla quale possiamo riferirci con l\u2019espressione \u201crepressione finanziaria\u201d. 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