{"id":12233,"date":"2014-10-09T07:00:45","date_gmt":"2014-10-09T07:00:45","guid":{"rendered":"http:\/\/www.appelloalpopolo.it\/?p=12233"},"modified":"2014-10-09T07:00:45","modified_gmt":"2014-10-09T07:00:45","slug":"la-lingua-di-un-popolo-e-la-sua-anima","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=12233","title":{"rendered":"La lingua di un popolo \u00e8 la sua anima."},"content":{"rendered":"<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Rivela ci\u00f2 che ha perso, ci\u00f2 che ha ottenuto, ci\u00f2 che vorrebbe essere e ci\u00f2 che invece \u00e8.<br \/>\nLe parole di cui si \u00e8 sbarazzata e quelle che invece ha accolto, diffuso e rimarcato, sono i suoni che ancora riecheggiano dalla storia delle sue guerre, dei suoi idoli antichi e dei suoi dei moderni, delle sue speranze e delle sue paure, delle sue glorie e delle sue colpe.<br \/>\nLe parole che sentiamo oggi nei Tg, nei giornali, parlano spesso di paura: paura della crisi, paura di non farcela, paura di non essere all&#8217;altezza. e parlano spesso anche di colpe: di essere troppo corrotti, troppo incompetenti, troppo bamboccioni, troppo italiani, magari, e poco europei.<br \/>\nSono parole che riecheggiano dalla verbosit\u00e0 di una guerra moderna che si sta combattendo, appunto, con le parole. Infatti sono parole che mirano a svilire, a intimare, a minacciare, a distruggere, ogni residua ribellione, ogni speranza di parole nuove.<br \/>\nQuesta \u00e8 oggi la nostra lingua. Questa \u00e8 ormai la nostra anima che ha accolto, diffuso e rimarcato colpe e paure che non conosceva e da cui \u00e8 stata letteralmente invasa con le armi dell&#8217;assolutismo mediatico. La fonte dell&#8217;invasione, v&#8217;\u00e8 forse bisogno di cercarla? sappiamo ormai tutti dov&#8217;\u00e8.<br \/>\nQuel che magari rimane da cercare \u00e8 com&#8217;\u00e8 l&#8217;anima del popolo tedesco e quale, dunque, l&#8217;origine della sua lingua.<\/p>\n<p>E se si cerca si trova, anche se, come talvolta accade, i libri migliori non sono pi\u00f9 in commercio, come la &#8220;<em>Grammatica dell&#8217;antico nordico<\/em>&#8221; di Marco Scovazzi.<br \/>\nResa dunque debita gratitudine al luminoso istituto delle biblioteche, scopriamo che:<\/p>\n<p>&#8221;<br \/>\nDi solito, per un processo di astrazione abbastanza diffuso, si parla semplicemente di una lingua germanica, cio\u00e8 quell&#8217;insieme di elementi linguistici che, per il fatto di essere comuni ai dialetti parlati dai germani in et\u00e0 storica (gotico, antico nordico, antico alto tedesco, antico sassone e anglo-sassone) hanno fatto supporre l&#8217;esistenza di una pi\u00f9 antica fase linguistica comune, da collocarsi cronologicamente nella preistoria.<br \/>\nIn realt\u00e0 non si deve vedere nel protogermanico un sistema linguistico fisso e preciso da cui, per differenziazioni successive, si sarebbero poi originati i dialetti germanici documentati, parlati e scritti. Vanno invece inclusi nel sistema una variet\u00e0 infinita di forme nate altrove.<br \/>\nL&#8217;evoluzione del complesso linguistico nordico si sviluppa nell&#8217;arco di tre periodi:<br \/>\n1) periodo runico (all&#8217;incirca dal secolo V agli inizi del secolo IX)<br \/>\n2) periodo vichingo (dagli inizi del secolo IX alla fine del secolo XI)<br \/>\n3) periodo nordico classico o norreno (dalla fine del secolo XI alla met\u00e0 del secolo XIV)<\/p>\n<p>&#8211; Nel periodo runico ci si serviva delle cosiddette <em>rune<\/em>, particolari caratteri che si diffusero nell&#8217;area germanica antica e che erano stati <strong>modellati sugli analoghi segni degli alfabeti etrusco-italici<\/strong>.<br \/>\nCon ogni probabilit\u00e0 quei segni alfabetici si diffusero dall&#8217;area mediterranea a quella scandinava seguendo le vie dei commerci che, agli albori dell&#8217;et\u00e0 volgare, collegavano, pi\u00f9 strettamente di quanto si possa pensare, anche terre cos\u00ec lontane.<br \/>\nForse gi\u00e0 nella cosiddetta &#8220;patria comune&#8221; dei germani, cio\u00e8 in quella zona che doveva abbracciare la penisola scandinava meridionale, la penisola dello J\u00fctland e le coste baltiche della Germania, si costitu\u00ec l&#8217;alfabeto runico primitivo di 24 lettere, di cui si avvalsero poi, in maniera particolare, i popoli del nord.<br \/>\nLe iscrizioni runiche hanno un contenuto elementare e mirano a fissare concezioni ed eventi che si riferiscono alla sfera politica, religiosa e familiare.<br \/>\nNon bisogna per\u00f2 credere che la scrittura runica sia caratteristica della sola area scandinava. Essa si diffuse, per effetto della diaspora sempre pi\u00f9 ampia delle trib\u00f9 germaniche, anche nell&#8217;area occupata dagli anglo-sassoni e in quella che fu scelta come propria sede dai tedeschi antichi.<\/p>\n<p>&#8211; Nell&#8217;et\u00e0 vichinga le parlate delle terre nordiche, pur continuando ad essere fissate quasi esclusivamente con i segni runici, andarono incontro ad una rilevante evoluzione.<br \/>\nIl movimento vichingo, cui si accost\u00f2 parallelamente il flusso migratorio dalla Norvegia all&#8217;Islanda (a partire dall&#8217;870), ebbe per effetto l&#8217;inserimento dell&#8217;area culturale e politica scandinava nell&#8217;ambito della storia e delle civilt\u00e0 europee.<br \/>\nI vichinghi si spinsero nelle pianure russe e veleggiarono fino alle coste del Labrador; conquistarono l&#8217;Irlanda e gran parte della Britannia; costituirono infine nella Normandia, quella piattaforma di penetrazione politica e militare che tanta importanza avrebbe assunto nella storia dell&#8217;Europa medievale.<br \/>\nL&#8217;improvviso moto di espansione non poteva non avere riflessi sulla lingua che in questi secoli si arricch\u00ec in misura cospicua, non solo per l&#8217;accoglimento di parole e locuzioni nuove, ma per la diffusione di mezzi morfologici e di strumenti sintattici fino ad allora sconosciuti.<br \/>\nA questo proposito torna utile ricordare che in tale periodo fu <strong>assai viva l&#8217;attrazione esercitata dalla civilt\u00e0 latina medievale<\/strong> che per il tramite e l&#8217;autorit\u00e0 dell&#8217;impero carolingio, s&#8217;irradi\u00f2 verso le terre boreali. E quasi contemporaneo fu il progredire dell&#8217;attivit\u00e0 delle missioni evangelizzatrici in Scandinavia.<br \/>\nMa accanto a queste forze e impulsi nuovi, occorre considerare anche la reazione che si produsse in Scandinavia in seguito agli eventi politici. Quando il sovrano Haraldr H\u00e1rfagr decise di unificare sotto il suo scettro tutte le terre norvegesi, e di costituire sui modelli carolingi uno stato a organizzazione feudale, molti fra i suoi avversari politici preferirono l&#8217;esilio e si trasferirono in Islanda. Questa migrazione diede vita, oltre a una forte espansione dei dialetti norvegesi antichi, a un&#8217;importantissima reviviscenza di valori culturali: i coloni che migravano in Islanda rimanevano fortemente attaccati alla tradizione norvegese seriamente minacciata dalla tirannide sovvertitrice di Haraldr, cosicch\u00e9 quei coloni trapiantarono nelle terre d&#8217;Islanda gli antichi istituti politici e sociali, le tradizioni poetiche e religiose pi\u00f9 arcaiche della propria terra d&#8217;origine.<br \/>\nNasce in questo contesto la grande letteratura islandese medievale, prima tramandata oralmente di generazione in generazione, da poeti e narratori, poi fissata definitivamente per iscritto con la <strong>diffusione dell&#8217;alfabeto latino in Islanda.<\/strong><br \/>\nI carmi pi\u00f9 antichi dell&#8217;Edda, la maggior parte delle saghe e i versi degli scaldi, hanno avuto la loro genesi in questo periodo eccezionale del mondo nordico, segnato dai due moti di espansione, cos\u00ec diversi e cos\u00ec fecondi: l&#8217;egemonia dei vichinghi e la diaspora degli esuli norvegesi in Islanda.<\/p>\n<p>Baster\u00e0 appena qualche esempio per dimostrare l&#8217;influenza e a volte persino l&#8217;estrema identit\u00e0 tra la nostra matrice linguistica e il cronologicamente successivo protogermanico:<br \/>\n<em>latino<\/em>: angor (affanno); <em>antico nordico<\/em>: angr (preoccupazione)<br \/>\n<em>latino<\/em>: r\u012bpa (riva); <em>antico nordico<\/em>: r\u00edfa (dividere)<br \/>\n<em>greco<\/em>: n\u00fbn (ora); <em>antico nordico<\/em>: n\u00fa<br \/>\n<em>latino<\/em>: aug\u0113re (aumentare); <em>antico nordico<\/em>: auka (accrescere); <em>gotico<\/em>: aukan<br \/>\n<em>greco<\/em>: ste\u00edchein (camminare);<em> antico nordico<\/em>: st\u00edga (salire)<br \/>\n<em>latino<\/em>: ventus (vento); <em>antico nordico<\/em>: vindr (vento)<br \/>\n<em>latino<\/em>: Venus (dea dell&#8217;amore); <em>antico nordico<\/em>: vinr (amico)<\/p>\n<p>&#8211; Il terzo periodo vede, accanto all&#8217;appassionata opera di raccolta e trascrizione dei capolavori sopravvissuti nella tradizione orale, anche un&#8217;intensa attivit\u00e0 letteraria. Va ricordata soprattutto la figura del grande letterato <em>Snorri Sturluson<\/em> e la sua opera di alto valore storico e stilistico: la <em>Heimskringla<\/em>, in cui narr\u00f2 le vicende dei sovrani di Norvegia.<br \/>\nPer quel che riguarda pi\u00f9 specificamente la lingua dobbiamo dire che pur nei limiti di una tendenza conservatrice frutto dello spirito tradizionalmente arcaico della societ\u00e0 islandese, questo terzo periodo \u00e8 apportatore di palesi innovazioni. La prosa di Snorri \u00e8 diversa da quella delle saghe pi\u00f9 antiche e queste ultime sono lontane, per modi espressivi e locuzioni sintattiche, dalla <em>Sturlunga Saga<\/em> (composta agli inizi del XIV secolo), l&#8217;avventurosa e affascinante descrizione delle ultime vicende della libera nazione islandese, soggiogata dalla monarchia norvegese nell&#8217;anno 1264.<br \/>\n&#8221;<\/p>\n<p>Riassumendo:<br \/>\n&#8211; i primi modelli linguistici germanici sono di origine italo-etrusca.<br \/>\n&#8211; i secondi sviluppi linguistici sono legati all&#8217;influenza scandinava, ma \u00e8 sempre viva e presente quella della civilt\u00e0 latina medievale.<br \/>\n&#8211; successivamente vi \u00e8 un misto di tradizione e innovazione<\/p>\n<p>Ricordatevene quando qualcuno vi dice di prendere a modello i tedeschi, o di aspettare sempre con le ginocchia molli l&#8217;ok di Berlino prima di fare qualunque cosa in casa nostra.<br \/>\nRiattingiamo alle belle parole della nostra lingua e della nostra anima: dignit\u00e0, lavoro, Italia.<br \/>\nE se proprio qualcuno volesse ancora prendere a modello i tedeschi, ora sa che lo pu\u00f2 fare in un unico modo: prendendo a modello noi stessi.<br \/>\nPersino quelli che chiedono &#8220;pi\u00f9 Europa&#8221;, per essere un po&#8217; pi\u00f9 crucchi, non hanno che da diventare un po&#8217; pi\u00f9 italiani.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&nbsp; Rivela ci\u00f2 che ha perso, ci\u00f2 che ha ottenuto, ci\u00f2 che vorrebbe essere e ci\u00f2 che invece \u00e8. 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