{"id":12277,"date":"2014-10-16T00:05:36","date_gmt":"2014-10-16T00:05:36","guid":{"rendered":"http:\/\/www.appelloalpopolo.it\/?p=12277"},"modified":"2014-10-16T00:05:36","modified_gmt":"2014-10-16T00:05:36","slug":"lart-18-la-vera-posta-in-gioco","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=12277","title":{"rendered":"L&#039;art.18: la vera posta in gioco"},"content":{"rendered":"<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-size: medium;\">Il 1\u00b0 giugno del 1970 Mariateresa, una operaia diciassettenne di una tappezzeria veneta, fu licenziata dalla sua azienda perch\u00e9 assente ingiustificata; la ragazza aveva partecipato allo sciopero proclamato a livello nazionale per il rinnovo del contratto di categoria; fu quella la prima volta nella storia italiana in cui un Giudice della Repubblica applic\u00f2 l\u2019art. 18 della Legge 20\/05\/1970 n.300 meglio conosciuta come lo Statuto dei Lavoratori, e dispose il reintegro della ragazza nel posto di lavoro. La ragazza fu riassunta una settimana pi\u00f9 tardi. Maria Teresa continu\u00f2 tuttavia ad essere vessata all\u2019interno della sua azienda e dopo qualche tempo si dimise.<\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-size: medium;\">Il 29 settembre 2014 una convulsa Direzione del PD ha dato il via libera alla definitiva abrogazione dell\u2019art.18 dello Statuto dei Lavoratori; dopo anni e anni di dibattiti politici, manifestazioni, interi palinsesti televisivi dedicati all\u2019argomento, due referendum falliti (quello del 2000 proposto dal Partito Radicale che voleva eliminarlo, e quello del 2003 proposto da Democrazia Proletaria che voleva estendere le tutele dell\u2019art. 18 anche ai lavoratori di aziende con meno di quindici dipendenti) alla fine cala definitivamente il sipario su uno dei simboli pi\u00f9 importanti di quelle conquiste sindacali che derivano dalle lotte nelle fabbriche iniziate nel 1967 e proseguite nei moti del \u201868.<\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-size: medium;\">L\u2019impresa che nessun Governo di centro o di destra e nemmeno alcun governo tecnico era mai riuscito ad ultimare viene paradossalmente portata a termine da un Governo che ama definirsi \u201cdi sinistra\u201d ma che della Sinistra non conosce la storia, il linguaggio, i simboli. <\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-size: medium;\">Ma che cos\u2019\u00e8 esattamente l\u2019art.18 e perch\u00e9 esso ha scatenato questa lunga guerra tra opposte fazioni? Ha ancora senso battersi oggi per mantenere in vita questo simbolo di un\u2019epoca che forse non c\u2019\u00e8 pi\u00f9? <\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-size: medium;\"><a href=\"http:\/\/www.intrage.it\/approfondimenti\/lavoro\/articolo18.pdf\">L\u2019art.18 delle Legge 300\/70<\/a> nella sua originaria formulazione prevedeva l\u2019obbligo per l\u2019azienda con pi\u00f9 di quindici dipendenti di reintegrare il lavoratore vittima di un licenziamento privo di giusta causa o di giustificato motivo; in altri termini lo Statuto dei Lavoratori consentiva il licenziamento soltanto per giusta causa o giustificato motivo ovvero per gravi ragioni legate o al suo comportamento (licenziamenti disciplinari) oppure al funzionamento dell\u2019azienda (licenziamenti economici). Se il giudice per\u00f2 stabiliva che il licenziamento era illegittimo, un lavoratore -qualsiasi lavoratore- aveva diritto a un indennizzo. Ma per i lavoratori di aziende con pi\u00f9 di quindici dipendenti oltre all\u2019indennizzo il Giudice stabiliva, ex art.18, l\u2019obbligo di reintegro del lavoratore nel proprio posto di lavoro con effetti \u201cex tunc\u201d cio\u00e8 che retroagivano alla data del licenziamento ritenuto illegittimo. <\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-size: medium;\">Nel corso degli ultimi dieci anni il mercato del lavoro in Italia \u00e8 stato oggetto di <a href=\"http:\/\/www.bollettinoadapt.it\/old\/files\/document\/1910WP_06_38.pdf\">una serie di \u201criforme\u201d<\/a> e tutte quante fondate sul mantra della \u201cflessibilit\u00e0\u201d del mercato del lavoro considerata la chiave per la crescita e l\u2019occupazione, ma tutte queste \u201criforme\u201d, pur demolendo pian piano le tutele e le guarentigie dello Statuto dei Lavoratori, non erano riuscite ad intaccare l\u2019ultimo baluardo eretto a tutela della dignit\u00e0 del lavoro: il diritto alla reintegrazione nel posto di lavoro. Berlusconi ci aveva anche provato a modificarlo ma la reazione violenta ed organizzata dei sindacati, che portarono in piazza tre milioni di lavoratori, l\u2019aveva costretto a fare marcia indietro. <\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-size: medium;\">Ma alla fine del 2011 arriv\u00f2 il Governo tecnico Monti e il ministro Fornero, tra le lacrime, fece approvare una legge che oltre a colpire pensioni e pensionati, inferse un colpo mortale anche all\u2019art. 18, svuotandolo di fatto di gran parte del suo significato. La \u201criforma\u201d Fornero di fatto liberalizzava il licenziamento individuale senza obbligo di reintegro. Bastava infatti la giustificazione economica (che diventa \u201cgiusta causa\u201d, o meglio \u201cgiustificato motivo oggettivo\u201d) per far partire le lettere di licenziamento compensate da un minimo di preavviso e da un indennizzo da 12 a 24 mensilit\u00e0, a seconda dell\u2019anzianit\u00e0. Questo percorso era prima consentito unicamente per i licenziamenti collettivi e doveva essere confermato dalla dichiarazione di uno \u201cstato di crisi\u201d dell\u2019azienda. La legge Fornero non solo lo ha esteso ai licenziamenti individuali ma, cosa ancora pi\u00f9 grave, ha invertito l\u2019onere della prova per cui ora \u00e8 il lavoratore a dover dare la prova, spesso impossibile, della eventuale illegittimit\u00e0 del licenziamento, anche nel caso di licenziamento discriminatorio. Ove mai venga raggiunta tale prova il Giudice, e non pi\u00f9 il lavoratore, sceglie se disporre il reintegro o il pagamento dell\u2019indennit\u00e0. L\u2019art.18 per effetto di questa \u201criforma\u201d era gi\u00e0 in stato comatoso.<\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-size: medium;\">Ma siccome ogni nuovo Governo ha la necessit\u00e0 di mettere la sua bandierina sul mercato del lavoro ecco che il Governo Renzi si appresta a \u201criformare\u201d nuovamente il diritto del lavoro e a cancellare definitivamente quel che resta dell\u2019art. 18. <\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-size: medium;\">Sarebbe sin troppo facile dimostrare che sia la legge 16 maggio 2014 n. 78 (meglio nota come Legge Poletti o Jobs act atto primo), che la nuova \u201criforma\u201d in via di approvazione (Jobs act atto secondo) altro non sono che un ulteriore passo avanti verso una maggiore flessibilit\u00e0, liberalizzazione e, conseguentemente, verso una <a href=\"http:\/\/quaderni.sanprecario.info\/2014\/07\/job-act-dal-diritto-del-lavoro-al-lavoro-senza-diritti-di-giovanni-giovannelli\/\">\u201cprecarizzazione\u201d<\/a> del lavoro. <\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-size: medium;\">L\u2019idea di fondo, diretta emanazione dei Trattati Europei, \u00e8 che pi\u00f9 si aumenta la flessibilit\u00e0 del lavoro, pi\u00f9 lo si liberalizza, pi\u00f9 le imprese saranno invogliate ad assumere lavoratori, sia pure precari, e questo determinerebbe crescita e maggiore occupazione. Esistono evidenze scientifiche, studi, esempi concreti che questa idea di fondo sia giusta? Assolutamente no, anzi esistono <a href=\"http:\/\/www.emilianobrancaccio.it\/2012\/02\/03\/la-maggiore-precarieta-non-riduce-la-disoccupazione\/\">evidenze contrarie<\/a> e studi che dimostrano che ad ogni aumento della flessibilit\u00e0 del mercato del lavoro non corrisponde affatto un aumento dei livelli occupazionali. Ma senza ricorrere agli studi scientifici basterebbe guardare alla nostra storia recente. <\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-size: medium;\">Nessuno pu\u00f2 dubitare che l\u2019Italia, al pari degli altri Paesi europei, abbia introdotto nel corso degli ultimi dieci anni elevati livelli di flessibilizzazione e liberalizzazione del mercato del lavoro; quanti nuovi posti di lavoro hanno creato? Nessuno, anzi <a href=\"https:\/\/www.agi.it\/economia\/notizie\/lavoro_cnel_dal_2008_persi_5_mln_posti_in_ue_1_1_in_italia-201409301018-eco-rt10052\">il CNEL ci dice<\/a> che dal 2008 ad oggi si sono persi in Italia un milione e centomila posti di lavoro e nell\u2019UE circa cinque milioni di posti di lavoro. Un \u201csuccesso\u201d enorme che per\u00f2 non ha minimamente intaccato la fideistica adesione alle mortifere politiche imposte da Bruxelles. <\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-size: medium;\">Ma la cosa pi\u00f9 grave, e quella sulla quale vorrei che tutti quanti riflettessimo in maniera pi\u00f9 adeguata, \u00e8 il mutamento di prospettiva, di visione, di valori e di ideali che stiamo gradualmente subendo da anni e che, a mio avviso, costituisce l\u2019aspetto pi\u00f9 oscuro e al tempo stesso pi\u00f9 triste di questo \u201cnew deal europeo\u201d. <\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-size: medium;\">Lo Statuto dei lavoratori porta come sottotitolo \u201c<\/span><span style=\"font-size: medium;\"><span style=\"text-decoration: underline;\"><b>norme sulla tutela della libert\u00e0 e dignit\u00e0 dei lavoratori\u201d<\/b><\/span><\/span><span style=\"font-size: medium;\">; esso era destinato, dunque, a tutelare i diritti delle persone, uomini e donne, in carne e ossa, cittadini lavoratori. Oltre che ad anni di lotte e di conquiste sindacali, lo Statuto dei Lavoratori traeva la sua forza e il suo afflato da una Carta Costituzionale avanzata e moderna che indicava precisi valori e principi fondanti: <\/span><span style=\"font-size: medium;\"><i><b>\u201cl\u2019Italia \u00e8 una repubblica fondata <\/b><\/i><\/span><span style=\"font-size: medium;\"><i><span style=\"text-decoration: underline;\"><b>sul lavoro<\/b><\/span><\/i><\/span><span style=\"font-size: medium;\"><i><b>\u2026\u201d<\/b><\/i><\/span><span style=\"font-size: medium;\"> (art.1); \u201c <\/span><span style=\"font-size: medium;\"><i><b>il lavoratore ha diritto ad una retribuzione proporzionata alla quantit\u00e0 e qualit\u00e0 del suo lavoro ed <\/b><\/i><\/span><span style=\"font-size: medium;\"><i><span style=\"text-decoration: underline;\"><b>in ogni caso sufficiente ad assicurare a se e alla sua famiglia un\u2019esistenza libera e dignitosa<\/b><\/span><\/i><\/span><span style=\"font-size: medium;\">\u201d (art.36); \u201c<\/span><span style=\"font-size: medium;\"><i><b>E\u2019 compito della Repubblica <\/b><\/i><\/span><span style=\"font-size: medium;\"><i><span style=\"text-decoration: underline;\"><b>rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale<\/b><\/span><\/i><\/span><span style=\"font-size: medium;\"><i><b> che, limitando di fatto la libert\u00e0 e l\u2019eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l\u2019effettiva partecipazione <\/b><\/i><\/span><span style=\"font-size: medium;\"><i><span style=\"text-decoration: underline;\"><b>di tutti i lavoratori<\/b><\/span><\/i><\/span><span style=\"font-size: medium;\"><i><b> all\u2019organizzazione politica economica e sociale del Paese<\/b><\/i><\/span><span style=\"font-size: medium;\">\u201d (art.3)<\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-size: medium;\">La Costituzione repubblicana considera quindi il lavoro come un diritto e la piena occupazione come un obiettivo da conseguire, concreto e attuale. Con i trattati europei, al contrario, siamo passati dalla tutela del diritto al lavoro, inteso quale strumento di libert\u00e0 e di dignit\u00e0, alla <\/span><span style=\"font-size: medium;\"><span style=\"text-decoration: underline;\"><b>raccomandazione<\/b><\/span><\/span><span style=\"font-size: medium;\"> di adoperarsi \u201c<\/span><span style=\"font-size: medium;\"><i><b>per sviluppare una strategia coordinata a favore dell\u2019occupazione<\/b><\/i><\/span><span style=\"font-size: medium;\">\u201d; dalla tutela del cittadino lavoratore siamo passati alla \u201c<\/span><span style=\"font-size: medium;\"><i><b>promozione di una <\/b><\/i><\/span><span style=\"font-size: medium;\"><i><span style=\"text-decoration: underline;\"><b>forza lavoro<\/b><\/span><\/i><\/span><span style=\"font-size: medium;\"><i><b> competente, qualificata, adattabile <\/b><\/i><\/span><span style=\"font-size: medium;\"><i><span style=\"text-decoration: underline;\"><b>ai mercati del lavoro<\/b><\/span><\/i><\/span><span style=\"font-size: medium;\"><i><b>\u2026<\/b><\/i><\/span><span style=\"font-size: medium;\">\u201d (Art:145 TFUE); dall\u2019obiettivo di conseguire la piena occupazione alla <\/span><span style=\"font-size: medium;\"><i><b>raccomandazione<\/b><\/i><\/span><span style=\"font-size: medium;\"> \u201c<\/span><span style=\"font-size: medium;\"><i><b>di contribuire ad un elevato <\/b><\/i><\/span><span style=\"font-size: medium;\"><i><span style=\"text-decoration: underline;\"><b>livello di occupazione<\/b><\/span><\/i><\/span><span style=\"font-size: medium;\"><i><b>, promuovendo la cooperazione tra gli Stati membri sostenendone e, se necessario, integrandone l\u2019azione<\/b><\/i><\/span><span style=\"font-size: medium;\">\u201d (Art.147 TFUE). E\u2019 una rivoluzione copernicana silenziosa e progressiva ma non per questo meno devastante.<\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-size: medium;\">Il modello di capitalismo neo-liberista di Maastricht e dell\u2019Unione monetaria, considera la piena occupazione una conseguenza (peraltro del tutto eventuale) di un mercato totalmente libero e concorrenziale che tenda ad un equilibrio naturale per effetto della legge di domanda e offerta. Conseguentemente non \u00e8 pi\u00f9 lo Stato a garantire il diritto, come nella visione classica di stampo ottocentesco, <\/span><span style=\"font-size: medium;\"><span style=\"text-decoration: underline;\">ma il mercato<\/span><\/span><span style=\"font-size: medium;\"> e, all\u2019interno di questo, i soggetti in esso dotati del pi\u00f9 ampio potere e ricatto contrattuale, le imprese. E\u2019 un processo continuo ed inarrestabile verso la \u201cmercificazione del diritto al lavoro\u201d al pari della \u201cmercificazione\u201d di molti altri diritti fondamentali: salute, istruzione, pensione. Per cui oggi non ci si chiede pi\u00f9 se un diritto spetta o meno al cittadino ma ci si chiede \u201cse ce lo potremo permettere\u201d, se \u00e8 compatibile con le condizioni \u201cdi mercato\u201d. Ed \u00e8 il motivo per il quale oggi \u00e8 mutato anche il lessico: oggi esiste la \u201cforza lavoro\u201d, il \u201ccapitale umano\u201d, il \u201cmercato del lavoro\u201d e non pi\u00f9 il diritto del cittadino-lavoratore. La civilt\u00e0 del lavoro \u00e8 all\u2019origine del modello sociale europeo. Oggi \u00e8 in atto un tentativo di riscrivere la storia, per mettere in discussione le fondamenta della convivenza civile, in Italia e in Europa. Il buon Gino Giugni, uno dei padri fondatori dello Statuto dei Lavoratori sarebbe inorridito difronte al \u201cdecreto Poletti\u201d. <\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-size: medium;\">Per questo motivo la frase pi\u00f9 grave, triste e pericolosa pronunciata dal \u201cparolaio di Firenze\u201d a sostegno dell\u2019abolizione dell\u2019art. 18 \u00e8 che \u201c<\/span><span style=\"font-size: medium;\"><b>il lavoro non \u00e8 un diritto ma un dovere<\/b><\/span><span style=\"font-size: medium;\">\u201d! Mi auguro solo che nell\u2019ansia affabulatoria che lo contraddistingue gli sia \u201cscappata\u201d senza nemmeno che si sia reso conto della portata di quell\u2019affermazione. <\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-size: medium;\">Al contrario l\u2019art. 18 non andava assolutamente abolito. E non per ragioni economiche. La sua abolizione non determiner\u00e0 un solo posto di lavoro in pi\u00f9, alcun beneficio concreto per le imprese, alcun euro risparmiato a carico delle casse statali; ma anche mantenerlo in vita avrebbe avuto effetti economici assolutamente trascurabili. Eppure non vi \u00e8 alcun dubbio che esso rappresenti storicamente l\u2019avamposto pi\u00f9 avanzato di una concezione che pensa al lavoro non come a una merce ma come un diritto; che esso rappresenti e non soltanto simbolicamente il risultato di decenni di battaglie, di conquiste, di tutele che hanno caratterizzato la storia sindacale e politica del nostro Paese; esso rappresenta l\u2019emblema di una concezione del diritto del lavoro che mette al centro le persone e non il mercato. Perdere definitivamente l\u2019articolo 18 ci render\u00e0 tutti un po\u2019 pi\u00f9 poveri. <\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il 1\u00b0 giugno del 1970 Mariateresa, una operaia diciassettenne di una tappezzeria veneta, fu licenziata dalla sua azienda perch\u00e9 assente ingiustificata; la ragazza aveva partecipato allo sciopero proclamato a livello nazionale per il rinnovo del contratto di categoria; fu quella la prima volta nella storia italiana in cui un Giudice della Repubblica applic\u00f2 l\u2019art. 18 della Legge 20\/05\/1970 n.300 meglio conosciuta come lo Statuto dei Lavoratori, e dispose il reintegro della ragazza nel posto di&#46;&#46;&#46;<\/p>\n","protected":false},"author":48,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"jetpack_post_was_ever_published":false,"_jetpack_newsletter_access":"","_jetpack_dont_email_post_to_subs":false,"_jetpack_newsletter_tier_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paywalled_content":false,"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":true,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","enabled":false},"version":2}},"categories":[14,6],"tags":[3802,3803],"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_featured_media_url":"","jetpack_sharing_enabled":true,"jetpack_shortlink":"https:\/\/wp.me\/p7ZaJ4-3c1","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/12277"}],"collection":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/48"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=12277"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/12277\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=12277"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=12277"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=12277"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}