{"id":12289,"date":"2014-10-18T08:12:51","date_gmt":"2014-10-18T08:12:51","guid":{"rendered":"http:\/\/www.appelloalpopolo.it\/?p=12289"},"modified":"2014-10-18T08:12:51","modified_gmt":"2014-10-18T08:12:51","slug":"ricciotti-e-altri-eroi-dimenticati-del-risorgimento-2","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=12289","title":{"rendered":"Ricciotti e altri eroi dimenticati del Risorgimento (2)"},"content":{"rendered":"<p><em>Il presente articolo costituisce seguito e parte integrante del precedente \u201c<\/em><a href=\"http:\/\/www.appelloalpopolo.it\/?p=11853\"><em>Ricciotti e altri eroi dimenticati del Risorgimento (1)<\/em><\/a><em>\u201d<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: center\">* \u00a0* \u00a0*<\/p>\n<p>Nicola usc\u00ec dal carcere nel marzo del 1831, quando Gregorio XVI decise di esiliarlo in Corsica. Nell\u2019isola ebbe a che fare con soldati francesi massoni, circostanza che gli procur\u00f2, essendo lui stesso affiliato alla Massoneria dal 1820, la conoscenza del rivoluzionario <a href=\"http:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Giovanni_La_Cecilia\">Giovanni La Cecilia<\/a>, carbonaro e massone, stretto collaboratore di Mazzini.<\/p>\n<p>Fu cos\u00ec che Ricciotti pot\u00e9 conoscere personalmente l\u2019<em>apostolo<\/em> del Risorgimento e venire direttamente a contatto con le idee di quest\u2019ultimo.<\/p>\n<p>Presto Nicola riusc\u00ec a rientrare in Italia, alla ricerca dei vecchi contatti. A Cesena ritrov\u00f2 l\u2019ex compagno di cella Fattiboni. A gennaio del 1832 raggiunse il fratello Domenico a Roma.<\/p>\n<p>Domenico Ricciotti, gi\u00e0 nel 1824 fu trasferito per motivi di salute da Civita Castellana a Castel Sant\u2019Angelo, dove divenne il capo dei detenuti politici. Riottenuta la libert\u00e0, nel 1830 apr\u00ec una bottega e si mise subito in contatto con i patrioti romani, intraprendendo un intensa attivit\u00e0 di proselitismo.<\/p>\n<p>La presenza di Nicola a Roma nel 1832 fu determinante per l\u2019introduzione degli ideali repubblicani nell\u2019ambiente romano. In una riunione a casa di Domenico, i patrioti romani accettarono a maggioranza il programma mazziniano.<\/p>\n<p>Lo stesso Nicola, sul finire dell\u2019anno a Marsiglia e alla presenza di Mazzini, ader\u00ec alla Giovine Italia. Adott\u00f2 lo pseudonimo di Botzaris (in memoria di Marco Botzaris, rivoluzionario greco morto nel 1824).<\/p>\n<p>Sempre a Marsiglia, nel 1833, Nicola conobbe Garibaldi.<\/p>\n<p>Nello stesso anno, ad Ancona, organizz\u00f2 autonomamente un tentativo insurrezionale senza successo.<\/p>\n<p>Nel 1834, in contemporanea con i tentativi di Mazzini in Savoia e di Garibaldi a Genova, organizza dei moti in Abruzzo, dove poteva contare sulla presenza di Luigi e don Nicola Marcocci, suoi parenti e vecchi sodali, che nel frattempo avevano tessuto una rete di contatti a Teramo.<\/p>\n<p>Dopo il fallimento di Mazzini e Garibaldi, \u00e8 costretto a tornare a Marsiglia, senza dar corso ai suoi propositi in Abruzzo.<\/p>\n<p>Grazie ad importanti amicizie ai vertici del governo francese, riusc\u00ec ad ottenere una raccomandazione per potersi recare in Spagna e combattere contro i <em>carlisti<\/em>. Il suo proposito era quello di ricevere una vera formazione militare, specializzandosi in particolare nell\u2019arte della guerriglia.<\/p>\n<p>Fu nominato tenente del I battaglione franco dei Tiratori di Navarra.<\/p>\n<p>In Spagna raggiunse in breve tempo i pi\u00f9 alti gradi militari combattendo con valore. Fu ripetutamente ferito e catturato, riuscendo sempre a sfuggire e a combattere nuovamente. Trovandosi come unico superstite del battaglione dei Tiratori, dapprima addestr\u00f2 un gruppo di <em>indios<\/em>, poi riusc\u00ec a ricostituire una sua squadra composta da 13 italiani, tra i quali Francesco Alzani, <a href=\"http:\/\/www.treccani.it\/enciclopedia\/enrico-cialdini_(Dizionario-Biografico)\/\">Enrico Cialdini<\/a>, Nicola Fabrizi di Modena, <a href=\"https:\/\/www.google.it\/url?sa=t&amp;rct=j&amp;q=&amp;esrc=s&amp;source=web&amp;cd=1&amp;cad=rja&amp;uact=8&amp;ved=0CCMQFjAA&amp;url=http%3A%2F%2Fit.wikipedia.org%2Fwiki%2FManfredo_Fanti&amp;ei=yblBVPX_LqSBywPg54CgDg&amp;usg=AFQjCNHa0knMfyRkCDhQxXVV9ZV6D6Xw6g&amp;sig2=pLXRN9JMg7GfX4vAaS6KRA&amp;bvm=bv.77648437,d.bGQ\">Manfredo Fanti<\/a> e <a href=\"http:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Giuseppe_Ricciardi_(1808)\">Giuseppe Napoleone Ricciardi<\/a>.<\/p>\n<p>Il pensiero ricorrente di Nicola, in questo periodo, era la rivoluzione italiana, da compiere con le medesime tecniche insurrezionali sperimentate in Spagna.<\/p>\n<p>Dopo essere stato decorato al valore, nel 1841, il Nostro si conged\u00f2 con il grado di comandante e si diresse alla volta dell\u2019Italia, dove &#8211; rifornito di documenti falsi dal cugino Domenico &#8211; tocc\u00f2 tutti i centri in cui beneficiava di supporto logistico. Fu ad Acquapendente, accolto dal vescovo Nicola Belletti (zio della moglie di suo cugino Domenico) ignaro della sua vera identit\u00e0. Quindi, vestito da frate, si rec\u00f2 a Roma presso il fratello Domenico, a Teramo presso i fratelli Marcocci, a Ravenna presso Luigi Bianchi e la nipote Domenica Vittoria Ricciotti, a Terni presso Ludovico Sconocchia e la nipote Rosa Ricciotti, e ad Ancona presso il cugino Pietro Ricciotti.<\/p>\n<p>Nel 1843 si rec\u00f2 a Parigi presso <a href=\"http:\/\/www.treccani.it\/enciclopedia\/giuseppe-lamberti_(Dizionario-Biografico)\/\">Giuseppe Lamberti<\/a>, quindi a Londra presso Giuseppe Mazzini, quale indiscusso capo militare. Con il <em>profeta<\/em>, memore dei fallimenti dei moti del 1821 e di quelli a cavallo tra il 1831 e il 1834, condivideva l\u2019idea di una serie di piccole sollevazioni da organizzare contemporaneamente in pi\u00f9 luoghi della Penisola.<\/p>\n<p>Dopo le passate esperienze fallimentari era attentissimo a non tralasciare nessun dettaglio prima di dar vita ad una rivoluzione sul campo.<\/p>\n<p>Di ritorno in Italia nel marzo del 1844, nuovamente rifornito di documenti falsi dal cugino, evitava di lasciare tracce scritte per non palesare la sua presenza. Si serviva delle nipoti Rosa e Domenica Vittoria come corrieri tra la Romagna e il Lazio.<\/p>\n<p>Tuttavia, fu tradito e tratto in arresto mentre si trovava a Marsiglia, dove perse tutti i suoi soldi. Espulso in Inghilterra, torn\u00f2 a Londra dal Mazzini, presso il quale apprese dei propositi rivoluzionari di due giovani fratelli veneziani: <a href=\"http:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Fratelli_Bandiera\">Attilio ed Emilio Bandiera<\/a>.<\/p>\n<p>Di fronte all\u2019impossibilit\u00e0 di attraversare nuovamente l\u2019Italia internamente senza essere intercettato, matur\u00f2 l\u2019idea di raggiungere le coste adriatiche via mare, passando per lo stretto di Gibilterra.<\/p>\n<p>Come agente indipendente della Giovine Italia, in qualit\u00e0 di capo militare, segu\u00ec i suoi propositi e salp\u00f2 alla volta dell\u2019Italia. Giunto a Corf\u00f9, il 5 giugno del 1844, invece di dirigersi subito verso Ancona secondo i piani, attese qualche giorno.<\/p>\n<p>Nell\u2019isola greca si trovavano alcuni esuli italiani tra cui i fratelli Bandiera, disertori dell\u2019esercito austriaco.<\/p>\n<p>Da una nota di Attilio Bandiera al Mazzini sappiamo che Ricciotti aspettava una lettera durante la sua permanenza a Corf\u00f9. La lettera avrebbe dovuto contenere importanti istruzioni sui luoghi da raggiungere e sugli abboccamenti previsti dopo lo sbarco atteso in Ancona.<\/p>\n<p>La lettera arriv\u00f2 per mano di Rosa Ricciotti &#8211; la figlia ventiquattrenne di Domenico Ricciotti &#8211; che si imbarc\u00f2 in compagnia del marito in una delle navi che trasportavano il grano tra la Grecia e la Puglia. La giovane donna per evitare la Casilina, continuamente percorsa dalla polizia, attravers\u00f2 le paludi pontine dove contrasse la malaria. Mor\u00ec l\u2019anno seguente a causa delle febbri malariche.<\/p>\n<p>Nicola apprese dalla lettera dell\u2019impossibilit\u00e0 di muoversi secondo i piani, e quindi dovette per l\u2019ennesima volta desistere dai propositi iniziali. Fu probabilmente questa la ragione che spinse il rivoluzionario ad unirsi al gruppo capeggiato dai Bandiera.<\/p>\n<p>I due fratelli avevano appena scelto di partire verso Cosenza nell\u2019errata convinzione di trovare un gruppo di liberali pronti alla sollevazione (nel marzo dello stesso anno a Cosenza era scoppiata una rivolta che port\u00f2 alla condanna a morte di 21 persone coinvolte).<\/p>\n<p>Per parte sua, Ricciotti ritenne di poter offrire la sua perizia militare al servizio di un gruppo di giovani coraggiosi ma inesperti di tecniche di guerriglia; prese il comando militare della spedizione, ma non riusc\u00ec a frenare l\u2019irruenza e la giovanile incoscienza di Attilio Bandiera.<\/p>\n<p>Il giovane veneziano &#8211; avendo la maggioranza del gruppo dalla sua parte &#8211; volle procedere verso Cosenza nonostante la notizia della fine della rivolta appresa dopo lo sbarco sulle coste calabresi. Diversamente, Nicola intendeva puntare prima su Crotone. Quest\u2019ultima infatti non aveva i dispiegamenti militari di Cosenza, blindata in seguito al moto represso nel mese di marzo. Un primo e pi\u00f9 probabile successo su Crotone avrebbe consentito al gruppo di acquisire rinforzi essenziali.<\/p>\n<p>A far precipitare la situazione concorse il tradimento del corso <a href=\"http:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Pietro_Boccheciampe\">Pietro Boccheciampe<\/a>, il quale &#8211; certo del fallimento &#8211; prefer\u00ec salvare la propria pelle denunciando i compagni.<\/p>\n<p>Dopo un breve conflitto a fuoco con le guardie borboniche, il gruppo fu catturato. La corte marziale condann\u00f2 a morte i superstiti dello scontro: i fratelli Bandiera, Nicola Ricciotti, <a href=\"http:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Giovanni_Venerucci\">Giovanni Venerucci<\/a>, <a href=\"https:\/\/www.google.it\/url?sa=t&amp;rct=j&amp;q=&amp;esrc=s&amp;source=web&amp;cd=1&amp;cad=rja&amp;uact=8&amp;ved=0CCMQFjAA&amp;url=http%3A%2F%2Fit.wikipedia.org%2Fwiki%2FAnacarsi_Nardi&amp;ei=F7tBVKbiJobgyQON64KACg&amp;usg=AFQjCNGSY95rd_kNhRHY1MNbYgOrWnABQg&amp;sig2=_2LdJJlupj7PCVY3AJUkYg&amp;bvm=bv.77648437,d.bGQ\">Anacarsi Nardi<\/a>, Giacomo Rocca, Domenico Moro, Francesco Berti e <a href=\"http:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Domenico_Lupatelli\">Domenico Lupatelli<\/a>.<\/p>\n<p>L\u2019esecuzione avvenne il 25 luglio del 1844 nella contrada Vallone di Rovito. Nicola venne colpito alla bocca mentre gridava <em>Viva l\u2019Italia<\/em>.<\/p>\n<p>Il Mazzini, che vedeva in Ricciotti un\u2019importante arma, comment\u00f2 l\u2019accaduto scrivendo che \u201c<em>la catastrofe dei Bandiera e Ricciotti [\u2026] m\u2019ha empito l\u2019anima di tale amarezza che non ho provato da un pezzo\u201d.<\/em><\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2014\/10\/Martiri-di-Vallone-di-Rovito.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\" wp-image-12290 aligncenter\" src=\"http:\/\/www.appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2014\/10\/Martiri-di-Vallone-di-Rovito-218x300.jpg\" alt=\"Martiri di Vallone di Rovito\" width=\"358\" height=\"493\" srcset=\"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2014\/10\/Martiri-di-Vallone-di-Rovito-218x300.jpg 218w, https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2014\/10\/Martiri-di-Vallone-di-Rovito-768x1055.jpg 768w, https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2014\/10\/Martiri-di-Vallone-di-Rovito.jpg 822w\" sizes=\"(max-width: 358px) 100vw, 358px\" \/><\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: center\"><em>I martiri di Vallone di Rovito (al centro N. Ricciotti)<\/em><\/p>\n<p>Emilio Bandiera, in un\u2019ultima drammatica lettera ai genitori, espresse un cocente senso di colpa cercando di riabilitare il nome di Ricciotti: \u201c<em>La morte \u00e8 all\u2019uomo inevitabile, val meglio dunque incontrarla per ci\u00f2 che la coscienza fa credere onesto e virtuoso \u00e8 <sup>\u00a0<\/sup>[\u2026] Muoio contento; ci\u00f2 solo che mi rincresce si \u00e8 che il soverchio mio ardore trascin\u00f2 forse nell\u2019estrema rovina questi illustri disgraziati che mi fanno corona, e pi\u00f9 di tutti Nicola Ricciotti, onore, speranza e conforto dell\u2019Italia derelitta. [\u2026] Questa lettera vi sar\u00e0 permesso, o miei genitori, far pubblica come l\u2019ultima che dai vostri ricevete. Perci\u00f2 vi preghiamo di attestare all\u2019Italia ed al mondo intero, che N. Ricciotti non ebbe parte alcuna alla sciagurata determinazione che ci condusse a morte. Giunto appena in Corf\u00f9 e diretto da tutt\u2019altra parte, cedette ad un\u2019amicizia breve di tempo, ma veemente d\u2019affetto; invitato da noi, con noi volle dividere gloria o pericolo. Beneditelo miei cari, poich\u00e9 i vostri figli saran morti nelle sue braccia, col solo dolore, ripeto di avergli dimandato una tanto triste prova di fratellanza. L\u2019ultima preghiera che vi addrizziamo si \u00e8 di fare risuonare pi\u00f9 che sia possibile questa solenne verit\u00e0\u201d<\/em> (in Riccardo Pierantoni, <em>Storia dei fratelli Bandiera e loro compagni in Calabria<\/em>. Milano, Cogliati, 1909., pagg. 501 e 502).<\/p>\n<p>La spedizione calabrese divenne il simbolo stesso del coraggio e della lotta per la libert\u00e0, infondendo nell\u2019animo di tanti giovani patrioti la spinta all\u2019azione e al sacrificio. Tanto \u00e8 vero che nel settembre del 1860 <a href=\"http:\/\/www.treccani.it\/enciclopedia\/nino-bixio_(Dizionario-Biografico)\/\">Nino Bixio<\/a> schier\u00f2 il suo esercito di fronte ai resti mortali dei caduti di Cosenza, pronunciando le seguenti parole: \u201c<em>soldati della rivoluzione italiana, soldati della rivoluzione europea, noi che non ci inchiniamo che davanti a Dio e a Garibaldi, noi ci inchiniamo dinnanzi alle ossa di Nicola Ricciotti, dei fratelli Bandiera e di tutti i fucilati loro compagni che sono i nostri santi<\/em>\u201d (in A. Fortuna, <em>Nella inaugurazione de monumento a Nicola Ricciotti, martiri e patrioti della Regione<\/em>\u201d, numero unico della Nuova Gazzetta Latina, Frosinone 9 ottobre 1910, pag. 14).<\/p>\n<p>Il risveglio del popolo oppresso avvenne dunque per un\u2019azione isolata, impulsiva e apparentemente insensata, in grado di scavare in profondit\u00e0 nelle coscienze, di far riscoprire la strada per l\u2019autodeterminazione e rinvigorire il senso della lotta per il progresso materiale e spirituale.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Gianluigi Leone<\/p>\n<p>(ARS Lazio)<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>NOTA: Per gli approfondimenti, si segnala il volume \u201c<em><a href=\"http:\/\/www.telefree.it\/news.php?op=view&amp;id=12831\">Nicola Ricciotti e il Risorgimento Nazionale: il caso Frosinone<\/a>\u201d<\/em> (Comune di Frosinone, Assessorato alla Cultura, collana \u201cL\u2019Archivio della Memoria\u201d, vol. 1, 2004) di Domenico Ricciotti, da cui sono tratte le notizie storiche e biografiche contenute nel presente articolo.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il presente articolo costituisce seguito e parte integrante del precedente \u201cRicciotti e altri eroi dimenticati del Risorgimento (1)\u201d * \u00a0* \u00a0* Nicola usc\u00ec dal carcere nel marzo del 1831, quando Gregorio XVI decise di esiliarlo in Corsica. 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